mercoledì 20 dicembre 2017

ARRIVANO I NUOVI SERVI DELLA GLEBA: IL RITORNO ALL’ETA’ FEUDALE

La Segreteria Provinciale Lega Nord – Liga Veneta di Vicenza ritiene surreale la vicenda che si sta consumando a Longare, con riferimento all’ipotesi di arrivo di 15 presunti profughi che si apprestano a soggiornare presso il complesso storico della pieve di San Mauro abate, ai piedi delle colline di Costozza, luogo incantevole che dovrebbe essere un volano per il turismo.

Per l’ennesima volta, la locale Amministrazione comunale è stata scavalcata da opinabili accordi stipulati fra la Prefettura ed i privati interessati a prendere parte all’appetitoso business della cosiddetta “accoglienza diffusa”, nonostante il crescente malcontento dei cittadini.

In questa circostanza, però, il fatto sembra ancora più grave: la proprietaria del complesso storico, la nobildonna Federica Thiene, ha dichiarato di aver preso precisi accordi con la cooperativa modenese L’Angolo, affinché sia avviato un “progetto di inserimento sociale attraverso l’insegnamento di un mestiere, che riporterà ad antico splendore un edificio storico”. La verità che si nasconde dietro questa elegante dichiarazione è però un’altra: l’intento da parte della proprietà è quello di formare nuovi “artigiani, falegnami, muratori e giardinieri”, che possano prendere parte alla ristrutturazione dello stesso complesso storico in cui soggiorneranno.

Ci troviamo innanzi ad un incredibile ritorno all’epoca feudale: il reclutamento di nuovi servitori, che lavoreranno in una nobile dimora in cambio di vitto e alloggio. Un perverso meccanismo di sfruttamento di manodopera non qualificata, che potenzialmente farà concorrenza sleale ai nostri lavoratori ed alle nostre imprese. Un’evoluzione del sistema di accoglienza, che sempre più diventa intreccio di affari e convenienze private, pagate però con i soldi pubblici.

Sarà quindi intenzione della Segreteria Provinciale della Lega Nord – Liga Veneta di Vicenza organizzare una manifestazione, invitando importanti personalità politiche, che sia di supporto ai cittadini di Longare nel difendere giustamente il territorio e la comunità in cui vivono da queste nuove speculazioni.

Erik Umberto Pretto – Segretario Provinciale Lega Nord Vicenza
Denis Frison – Segretario Circoscrizione 13 Lega Nord
Sergio Cisco – Segretario Sezione Longare
Sebastiano Busin – Responsabile Consulta “Sicurezza e Immigrazione”

domenica 22 ottobre 2017

In Veneto trionfa il ‘sì’: l’autonomia ottiene il 98%

Il 98% dei 2.328.949 veneti che hanno votato per il referendum sull’autonomia ha detto ‘Sì’.
Sì alla richiesta del governatore Luca Zaia di esprimersi favorevolmente, in modo che a Roma si sappia che la maggioranza dei cittadini della regione vuole vedere avviato un percorso che la porti in direzione di regioni come il Friuli Venezia Giulia o il Trentino Alto Adige.
“Vogliamo trattenere il 90% delle tasse nel nostro territorio”, ha commentato Zaia a caldo, subito dopo aver specificato che “questo dato è il nostro big bang”.
2.273.985 sono i ‘sì’ che hanno dato ragione al governatore, contro i 43.938 ‘no’ di coloro che non hanno voluto astenersi e si sono recati alle urne per esprimere la loro scelta.
“Noi chiediamo tutte le 23 materie, e i nove decimi delle tasse – ha sottolineato Zaia, confermando che già oggi avrebbe dato il via ufficiale al progetto -Incontreremo il presidente del consiglio Gentiloni appena saremo pronti. Nelle ultime 48 ore ci arrivavano le fatture dal ministero, ma è storia passata. Il Veneto è disponibile al dialogo col governo e a diventare laboratorio dell’autonomia”.
“Aperti al dialogo” è la risposta del governo.
A.B. (altovicentinonline.it)

Orgoglio Lombardo-Veneto: è il giorno del referendum

Oggi oltre undici milioni di elettori tra Lombardia e Veneto possono rivendicare al governo una maggiore autonomia e la possibilità di trattenere più risorse possibili sul territorio. Basta un sì. Si vota per il referendum consultivo dalle ore 7 alle 23, nella Regione governata da Roberto Maroni i cittadini chiamati alle urne sono 7,8 milioni, quasi il doppio del Veneto (4 milioni) dove il presidente Luca Zaia deve raggiungere il quorum, pari alla metà più uno degli aventi diritto. «Se non si raggiunge la soglia non mi dimetto» ha già avvertito Zaia. Non serve il 50% più uno in Lombardia e l'obiettivo che si è posto Maroni è di pareggiare almeno il referendum costituzionale sull'articolo V del 2001, quindi «un'affluenza del 34% sarebbe un successo» ha ammesso alla vigilia. In compenso l'ex ministro si è imbarcato nel primo test di voto elettronico in Italia, i lombardi andranno in cabina con i tablet (ce ne sono 24.700 suddivisi tra le 9.224 sezioni e rimarranno in dotazione alle scuole). Gli esperti assicurano che sono a prova di hacker anche se il Pd e la sinistra fino a ieri hanno sollevato dubbi sulla sicurezza e la tenuta del sistema. Oggi la prova sul campo.
«Volete voi che la Regione Lombardia in considerazione della sua specialità nel quadro dell'unità nazionale intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi è per gli effetti di cui all'articolo 116, terzo comma della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all'articolo richiamato» è il quesito a cui devono rispondere i lombardi. Più breve nella forma, ma è la stessa sostanza, quello del Veneto: «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?».
Si vota nella sezione indicata sulla tessera elettorale ma questa volta non è necessario portarla con sé, basta presentare agli scrutatori un documento di identità valido (dalla carta d'identità alla patente, passaporto, porto d'armi, libretto della pensione, tesserino di un ordine professionale).
Luca Zaia aprirà alle 7 il seggio di San Vendemiano, in provincia di Treviso, Maroni voterà intorno alle 11 nella sua Lozza, in provincia di Varese mentre il leader della Lega Matteo Salvini si presenterà quasi alla stessa ora al seggio di via Marinetti a Milano. E il segretario che sta costruendo un progetto di Lega nazionale, ben lontano dalla secessione promessa per anni dal senatur Umberto Bossi, anche nelle ultime ore di campagna elettorale si è trovato a frenare la spinta autonomista dei governatori lumbard. «Se passa il sì - ha precisato - comincia un percorso legittimo e costituzionalmente previsto. Non sarà come per Barcellona e Madrid dove si stanno scannando. Noi non vogliamo uscire da niente e da nessuno, è un referendum nell'ambito dell'unità nazionale che prevede che su alcune competenze (scuola, sanità, ricerca) la Regione Lombardia e il Veneto possano scegliere autonomamente». Maroni gli ha ricordato che «il nostro movimento si chiama Lega Nord e nell'articolo 1 dello Statuto c'è scritto che l'indipendenza della Padania è tra le finalità».
Da Il Giornale

Referendum autonomia. Sammy Basso “Andate a votare”


“La voce del popolo non si può ignorare: il 22 ottobre andate a votare”. E’ questo il messaggio lanciato da Sammy Basso, il celebre 22enne di Tezze sul Brenta affetto da progeria.
Appello generico per il voto, con Sammy che ha però rivelato apertamente il suo intento di votare “si” all’autonomia del Veneto. Un video messaggio diffuso tramite Facebook della durata di tre minuti nel quale il giovane tocca diversi punti caldi sulla consultazione referendaria.
“Il referendum è politico? Falso, tutti i partiti sono allineati sul si – esordisce Sammy – è poi incostituzionale? No, è perfettamente in linea con gli articoli 5 e 116 della Costituzione Italiana. Vero è che si poteva fare la trattativa per l’autonomia senza referendum, ma il Veneto ci ha provato e il governo non ha mai risposto. Se ci sarà partecipazione e consenso non si potrà ignorare la voce del popolo”.
Altro tema trattato è quello del concetto di autonomia. “Non si vota per l’indipendenza, ma per l’autonomia – ha spiegato Sammy – regime già previsto per cinque regioni italiane. Nessuno qui vuole fare come in Catalogna, è una legittima richiesta. Tanto più che per me l’essere riconosciuto veneto è la base per sentirmi italiano: l’Italia è formata da tante culture diverse, che sono la base di essa. Io sono italiano perché prima sono veneto”.
“Per questi motivi il 22 andate a votare. Io barrerò la casella sì, promettetemi che anche voi voterete – ha concluso Sammy – si o no ma andate, non astenetevi”.
Da Ecovicentino.it

«È la corte a dirlo: Il referendum può cambiare Roma»

PADOVA. Ha difeso la Regione in tutte e tre le battaglie davanti alla Corte costituzionale per l’autonomia, nelle diverse stagioni politiche venete. E oggi il prof. Mario Bertolissi, costituzionalista padovano, non ha dubbi: c’è un’occasione storica per i veneti.
Già nel ’92 la Regione chiese di poter avere un’autonomia speciale, e la Lega era minoritaria rispetto ai vecchi partiti. Dove ha le radici questa battaglia?
Le radici stanno nelle differenze che esistono, e che sono ai confini della regione stessa, riferibili al Friuli V. G. e Trentino Alto A. Perché al di là di tutti i discorsi volti a caratterizzare una formazione politica rispetto a un’altra, ci sono dati oggettivi che esistono da sempre. Il tutto si è acuito con la crisi.
È la differenza con Trento e Trieste a fare la questione veneta?
Se si guarda alla spesa pubblica regionalizzata, conteggiando quello che viene speso da tutte le pubbliche amministrazioni, si vedono differenze enormi tra quello che viene speso in Veneto per ogni cittadino rispetto a loro. E cito dati della Ragioneria dello Stato, così evitiamo dubbi. L’ultima indagine è del 2016: la spesa per cittadino in Alto Adige è di 8964 euro, in Trentino è 7638, in Friuli 5203 e in Veneto solo 2741 euro.
Cioè metà del Friuli, addirittura un terzo delle altre.
Esatto: la differenza non è di 10 o 20 euro. E se si moltiplica per tutti, e anno dopo anno, sono cifre sbalorditive. Si capisce bene che qui non c’entra la Lega o altri partiti: queste differenze erano state poste da sempre, perché identificavano un problema oggettivo che incide sulle condizioni di vita dei cittadini, sulla competitività del sistema economico e così via. Questo è il dato da cui si deve partire.
Lo stesso Trentino si è dichiarato a favore del voto veneto.
Le dico di più: mentre qui si scannano tra i partiti, pochi giorni fa su Rai3 un sindaco trentino ha sottolineato che i Comuni trentini hanno avuto negli ultimi anni un taglio di spesa par al 2,7%, e invece i sindaci veneti hanno subito un taglio del 27%: dieci volte tanto. E il giorno dopo il governatore pugliese Michele Emiliano ha stupito tutti affermando alla Rai: “Io la penso come Maroni: fanno bene, perché anche la Lombardia a Roma non conta nulla”.
Ci sono leader nazionali che vedono l’inizio di un’ondata di referendum in altre regioni.
Guardi, queste cose lasciano il tempo che trovano. Stiamo con i piedi per terra e guardiamo i dati. Paolo Pagliaro su La7 ha misurato non il residuo fiscale, ma quello attivo e passivo dei Comuni lombardi, veneti e siciliani. Al primo posto ci sono i veneti, con una quota insignificante di residuo attivo e passivo perché amministrano bene. C’è buona amministrazione, ma anche discriminazione finanziaria: ecco il filo rosso che unisce di fatto le istanze per l’autonomia veneta.
Ed è una storia che appunto parte da 25 anni fa.
Io ho seguito tutte queste cause davanti alla Corte costituzionale: 1992, 2000 e 2015. E se la Regione Veneto non avesse sgombrato il campo ottenendo dalla Corte costituzionale il via libera, non si sarebbe mosso nessuno. Gli altri hanno solo da tacere: sono venuti tutti a rimorchio.
Ma perché la sentenza dell’Alta Corte che approva il referendum è fondamentale?
Perché se si va a leggere le tre diverse sentenze ci si accorge, contrariamente a quanto ritengono tanti sapientoni che parlano tanto ma non studiano, di quale apertura di credito verso il Veneto abbia fatto la Corte nel 2015. Nelle sentenze precedenti aveva ritenuto addirittura che il referendum consultivo, che è atto di indirizzo politico, con il responso del corpo elettorale di una regione come il Veneto avrebbe condizionato pesantemente il Parlamento nelle decisioni.
Tradotto: il referendum pesa, e molto.
Certo, e chi va a dire che non conta niente è solo un disinformato e un ignorante e dovrebbe studiarsi i documenti. Perché queste cose non le ho dette io, le ha dette la Corte costituzionale.
Però il Governo aveva detto alla Regione: “Va bene, venite qui e trattiamo”. E la Regione ha detto “No, prima faccio il referendum”.
No guardi, non è stato assolutamente così. Prima di tutto, non solo il Veneto ma anche altre Regioni, compresa la Toscana, si erano fatte avanti per chiedere di attivare i meccanismi previsti dalla Costituzione. Il Governo non ha neanche risposto: questo è il fatto. La controprova viene dal fatto che adesso l’Emilia Romagna è stata spinta a muoversi, ma la domanda è: perché non l’ha fatto prima?
Quindi tutto deriva dalla mossa del voto veneto?
È l’elementare successione degli eventi a parlare. A Bologna si sono mossi dopo il Veneto. “Si poteva fare”, dicono: certo, ma me lo vieni a dire tu che sei partito dopo di me, e quando ho già dato il via al referendum? Resto allibito dalla pochezza di questi argomenti.
La vicenda però si intreccia con quella catalana: e c’è chi dice “non voto, perché poi ci portano a chiedere l’indipendenza”.
La risposta è semplice: la sentenza del 2015 della Corte costituzionale che ha ammesso questo referendum ha anche bocciato il referendum per l’indipendenza. Ci muoviamo nella più limpida legalità costituzionale. Siamo agli antipodi da Barcellona.
Altre obiezioni: “È solo questione di soldi e di egoismo veneto”.
Ulteriore sciocchezza: l’ho già detto, uno che becca 2700 euro di spesa pubblica contro la media nazionale di 3500, ed è a contatto con Regioni speciali, come può essere accusato di egoismo? Il problema è reale, e lo scrisse nel 2008 il governatore della Banca d’Italia: “Stiamo assistendo a trasferimenti imponenti di risorse da nord al sud”. Chi è diligente, spende meno, e prende meno degli altri, ha il diritto di chiedere di ridefinire il quadro.
Cioè si può prevedere che il referendum apra a un nuovo quadro di organizzazione nazionale?
Se la Repubblica fosse sensibile alle cose serie, approfitterebbe di questo passo per mettere ordine. Perché il nostro Paese è basato sulla discriminazione: il criterio della famosa “spesa storica” premiava le amministrazioni che dissipavano, e puniva chi tirava la cinghia. Un suicidio. E a pagare è chi ha meno mezzi: a quelli che stanno bene non interessa che, per le poche risorse spese qui, ci sia un calo di servizi, di viabilità, di asili nido, di ospedali.
Per questo dice “ci suicidiamo” a non votare?
Certo, non si discute. Se il problema è “riparametriamo un po’ le cose” rispetto a una situazione di dati certificata dalla Ragioneria di Stato, e lei dice “no” a migliori servizi, mi pare come dire. “Mi sparo per fare dispetto a qualcuno”.
Salvini ha detto: «Quando sarò premier riceverò Zaia e Maroni, mi chiederanno 100 e io gli dirò ’facciamo 40’». Chiunque entra nell’ottica di sedersi a Roma, comincia a vedere l’autonomia come un problema?
La risposta di Salvini la dice lunga: il problema non è tra partiti ma tra Regioni che sono attive, propositive, e altre che sono aiutate da sempre. Salvini a Roma sarà portatore di interessi riferibili ai suoi elettori anche di centro e sud, è ovvio.
Piero Erle

Referendum autonomia Veneto: oggi si vota

Seggi aperti dalle 7 alle 23 in tutti i comuni del Veneto per il referendum sull’autonomia del Veneto.
Oltre 4 milioni di elettori sono attese alle urne per esprimere il loro parere, positivo o negativo, al referendum consultivo, che non ha valore vincolante ma indica la posizione dei cittadini in merito alla questione.
‘Vuoi che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?’ è la domanda.
Perché il referendum abbia valore sarà necessario che il numero dei votanti raggiunga il quorum (50% + 1 degli aventi diritto al voto). Per votare non serve la tessera elettorale ma ogni cittadino dovrà recarsi al seggio indicato nella tessera ed esibire un documento di riconoscimento valido. Al cittadino votante sarà rilasciata una ricevuta che certifica il voto.
Da Altovicentinonline.it

giovedì 19 ottobre 2017

Referendum autonomia. Pretto (LN-LV): “Invocare astensionismo significa sabotare la democrazia”

“Andare a votare è un dovere civico oltre che un diritto inalienabile ed è inaccettabile che un rappresentante istituzionale esorti all’astensionismo”.
Con queste parole Erik Umberto Pretto, segretario provinciale della Lega Nord, ha aspramente criticato Jacopo Bulgarini d’Elci, candidato sindaco a Vicenza, che in riferimento al referendum per l’autonomia del Veneto in programma il 22 ottobre, ha invocato “l’astensione contro il costoso e luccicante plebiscito di Luca Zaia”.
“Bisogna rafforzare la nostra capacità di negoziare con lo stato, sentendo l’opinione del Veneto e dimostrando che tutti vogliono più autonomia” aveva detto il governatore della regione Zaia, scatenando positivi riscontri da chi condivide la sua teoria e ponendosi in contrasto con chi invece considera inutile il referendum.
Erik Umberto Pretto è rimasto colpito dalla dichiarazione di Bulgarini D’Elci, delfino del sindaco di Vicenza e considerato il suo successore naturale. “In qualità di segretario provinciale della Lega Nord – Liga Veneta di Vicenza ritengo ottusa e certamente maldestra l’uscita sulla stampa di Jacopo Bulgarini d’Elci, candidato alle primarie del centro-sinistra in vista delle elezioni amministrative di Vicenza 2018, con la quale consigliava l’astensione al Referendum del 22 ottobre sull’autonomia del Veneto – ha dichiarato Erik Umberto Pretto – L’esercizio del voto è un diritto inalienabile, che dobbiamo anche considerare come un dovere civico. È infatti dovere di ciascun cittadino esprimere, quelle poche volte che ci è concesso, la propria opinione su tematiche di fondamentale importanza che possono cambiare le sorti delle nostre comunità e del territorio in cui viviamo. Appare surreale che un candidato sindaco, che si appresta a chiedere il voto dei cittadini vicentini per soddisfare le sue legittime ambizioni personali, consigli agli stessi cittadini di non recarsi a votare per un referendum così importante”.
Per avvalorare il suo pensiero, Pretto tira in campo anche Paolo Borsellino,  magistrato ucciso perché ‘scomodo’, che aveva detto: “Il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale, con la matita in mano”.
Secondo Pretto “In un vero Stato di diritto, le consultazioni popolari dovrebbero essere obbligatorie e soprattutto vincolanti su questioni di primaria importanza. Il voto non è uno strumento che va utilizzato soltanto quando ci fa comodo. In questo caso, è fondamentale esprimersi in favore o contro l’attribuzione alla nostra regione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Non è forse determinante, per noi veneti, avere maggiori risorse per gestire in autonomia le politiche sociali ed economiche, le tematiche sanitarie e scolastiche, per condurre le nostre comunità ed il nostro territorio a più alti livelli di qualità della vita e di sviluppo sostenibile? Incitare al non-voto significa sabotare la democrazia”.
Da Altovicentinonline.