lunedì 30 gennaio 2017

Erik Pretto nuovo segretario provinciale della Lega Nord. 32 anni, è di Marano Vicentino

La Lega Nord, dopo il commissariamento, ha scelto oggi il suo nuovo segretario provinciale: Erik Pretto, consigliere di minoranza a Marano Vicentino.
32 anni, Pretto si è aggiudicato 243 voti contro i 206 dell’altra candidata, Milena Cecchetto, sindaco di Montecchio Maggiore, una vittoria per meno di 40 voti. Per l’incoronazione è giunto a Vicenza il segretario federale Matteo Salvini, che ha invitato Cecchetto e Pretto a collaborare.
“Partiamo dall’esperienza del referendum costituzionale – ha detto Pretto – per lanciarci a breve in una nuova campagna, quella per il referendum sull’autonomia della nostra regione”.
Congresso Provinciale Liga Veneta - Lega Nord. Il segretario Federale Matteo Salvini; il segretario Nazionale Toni Da Re e il neo segretario provinciale Erik Pretto.
Da Ecovicentino.it

Lega Nord. Erik Pretto è il nuovo segretario provinciale

Con la maggioranza dei voti a scrutinio segreto degli oltre 600 militanti Erik Pretto è stato eletto nuovo segretario provinciale del Carroccio domenica pomeriggio al congresso della Lega Nord che si è svolto all’Alfa Hotel a Vicenza.
Il consigliere di opposizione di Marano Vicentino, 32 anni, ha superato Milena Cecchetto, 44 anni, sindaco di Montecchio Maggiore al secondo mandato, con 244 voti contro 208. 
Segretario, quali saranno le linee guida future della sua attività politica nei prossimi anni di incarico? 
‘In sintesi: unità del movimento, meritocrazia, autonomia del Veneto, cultura politica degli amministratori e ripresa delle attività per l’identità veneta. L’unità del movimento è il mio primo obiettivo futuro da perseguire attraverso un dialogo concreto con i militanti in modo da superare vecchie divisioni e storiche fazioni. Non meno importante sarà una riorganizzazione su base meritocratica del movimento, che è molto forte per quanto riguarda i valori dei militanti, ma manca purtroppo un coordinamento efficiente. In sostanza si tratterà di mettere la persona competente al posto giusto. In quest’ottica sarà essenziale anche la preparazione politica degli amministratori della Lega Nord, in particolar modo delle giovani leve’. 
Anche autonomia e identità veneta avranno uno spazio importante, quindi? 
‘L’autonomia del Veneto è la nostra vera battaglia di sempre. Intendo riproporre una serie di appuntamenti sul tema sulla falsariga di quelli che ho organizzato per il ‘No referendum’ sulle modifiche costituzionali. In due mesi siamo riusciti a concretizzare 57 serate in tutta la provincia di Vicenza con una partecipazione di pubblico incredibile. Ed infine è nelle mie intenzioni ricostituire la Consulta per l’identità veneta, della quale sono membro ma che è praticamente ferma da alcuni anni. Qui saranno date le linee programmatiche per gli amministratori del nostro movimento, ma anche culturali per la nostra identità veneta’. 
E’ indubbio che il movimento vicentino sta vivendo una fase di stasi. Cosa va cambiato nella Lega, secondo lei? 
‘Pensare ai militanti solo come voti in occasioni delle scadenze elettorali. Vanno invece presi in considerazione per quel che sono: delle teste libere e pensanti, un valore aggiunto per il nostro movimento’. 
Lei è anche consigliere di opposizione a Marano Vicentino, dove in maggio è previsto il rinnovo dell’amministrazione. Si vocifera di una sua candidatura a sindaco per il centrodestra contro l’attuale compagine di centrosinistra di Piera Moro… 
‘Con l’incarico di segretario provinciale ho accettato un impegno che richiede tempo e una notevole energia. E’ molto probabile che dovrò valutare l’opportunità di rinunciare a candidarmi alla carica di sindaco. Questo però non mi impedirà di seguire le elezioni in ‘seconda linea’. In ogni caso non rinuncerò a dare il mio aiuto ed il mio supporto durante la campagna elettorale.’
di Redazione Altovicentinonline

mercoledì 25 gennaio 2017

Marano. Marciapiedi inagibili per il ghiaccio. Pretto attacca: “Non dovevano occuparsene i profughi?”

Il ghiaccio che rende inagibili alcuni marciapiedi di Marano Vicentino, transennati e bloccati da cartelli di divieto di transito, riaccende le polemiche tra amministrazione comunale e opposizione sulla gestione di richiedenti asilo ed il loro impiego nei lavori socialmente utili.
“Il sindaco Piera Moro aveva assicurato che i profughi sarebbero stati utilizzati per svolgere lavori socialmente utili, principalmente nella manutenzione delle strade”, ha spiegato Erik Umberto Pretto, capogruppo di Noi di Marano.
E dove sono ora questi uomini, visto che molti marciapiedi sono inagibili e ricoperti di ghiaccio e nessuno sembra averli cosparsi di sale o si sia occupato di ripulirli?
“La nevicata che c’è stata 10 giorni fa e che ha coinvolto il nostro territorio è un evento atmosferico assolutamente ordinario, sia per il periodo sia per la quantità di neve caduta – ha commentato Pretto –  Ma Marano Vicentino le principali piste ciclabili sono state sbarrate, con tanto di cartello di divieto di transito e anche molti marciapiedi che si trovano all’ombra si presentano tuttora impraticabili, perché ricoperti da un consistente strato di ghiaccio”.
Pretto continua la denuncia, segnalando che il comune di Marano Vicentino è dotato di un piano operativo che, in caso di nevicate, prevede l’intervento di una ditta esterna che agisce con spazzaneve. Lo stesso dovrebbe succedere in caso di necessità di sale o ghiaia, mentre in caso di pulizia delle strade, il lavoro deve essere effettuato da dipendenti comunali. E profughi, se serve.
“Nessuno si è preso la briga di  spargere un pugno di sale o di ghiaino, o di rimuovere almeno in parte neve e ghiaccio dal fondo, in modo da rendere marciapiedi e piste ciclabili accessibili alla cittadinanza – ha sottolineato Pretto – L’unica soluzione trovata dall’Amministrazione comunale è stata quella di chiudere le piste ciclabili, costringendo ciclisti e pedoni a transitare sulle strade trafficate, accanto alle auto di passaggio, per evitare di scivolare sul ghiaccio. A lamentarsi sono soprattutto i residenti lungo la circonvallazione di Viale Europa. Riteniamo che il problema reale sia la mancanza di organizzazione e ci tornano in mente alcune affermazioni fatte dal sindaco quando ci siamo trovati a dover affrontare l’emergenza profughi. Piera Moro – ha continuato il consigliere di opposizione – aveva assicurato che i richiedenti asilo residenti in paese avrebbero collaborato per il benessere della comunità. Dove sono  dunque, nel momento in cui la comunità che li ospita e mantiene ha bisogno di qualche braccio in più? Dove sono le cooperative che li gestiscono, che in accordo con il comune si erano rese disponibili ad impiegare queste persone in attività socialmente utili? Mancano forse badili nei nostri magazzini comunali? O si è forse scelto di mantenere queste persone in casa, dopo il grave danno compiuto al muro di recinzione del cimitero, quando un ‘presunto profugo’ ne aveva abbattuto una parte dopo essersi messo alla guida di un veicolo comunale pur essendo sprovvisto di patente di guida?”
A.B. (Altovicentinonline)

lunedì 23 gennaio 2017

Vicenza. Richiedente asilo nigeriano vuole la pizza gratis e scatena il caos. Finisce in cella

VICENZA. Prima pretendeva che il titolare gli servisse la pizza gratis poi ha dato in escandescenze nel locale e ha infastidito non solo i gestori ma anche i clienti. Serata movimentata alla pizzeria "Capriccio" di via del Mercato Nuovo. Il proprietario del locale ha chiamato la polizia. Il giovane, un nigeriano di 28 anni, che ha presentato domanda d'asilo in Italia, ha cercato di scappare ma è  stato tutto inutile: è stato fermato poco dopo dagli agenti delle volanti e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. In attesa del processo il giudice gli ha imposto il divieto di dimora in Veneto.
GdV 23.01.2016

‘Domenica No Grazie’. Parte dal Veneto la sfida per regolarizzare le norme sulle aperture festive degli esercizi commerciali

Una sollecitazione ai parlamentari veneti perché si adoperino per arrivare il più rapidamente possibile all’approvazione della proposta di legge, attualmente ferma in commissione al Senato in seconda lettura, sulla disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali e parallelamente la presentazione alla Conferenza Stato-Regioni di un analogo documento di condivisione della comune volontà di modificare la normativa in materia. Sono le linee d’azione emerse a Venezia in occasione della sfida “etica” lanciata oggi dal tavolo regionale, aperto alle associazioni di categoria, alle parti sociali e con il coinvolgimento dei parlamentari veneti, per individuare strategie idonee a superare la delicata problematica della liberalizzazione degli orari di vendita e dei giorni di apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali, competenza di cui le Regioni sono state espropriate.
La convocazione è partita dall’assessore regionale allo sviluppo economico e al commercio Roberto Marcato insieme all’assessore alle politiche sociali Manuela Lanzarin, accogliendo una richiesta in tal senso del movimento “Domenica No Grazie” rappresentato oggi da Tiziana D’Andrea, e di don Enrico Torta.
E’ stato ricordato che la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità delle disposizioni regionali che disciplinavano questa materia. Con l’entrata in vigore della normativa statale in materia di liberalizzazione delle attività economiche ed in particolare del decreto legge n. 201/2011, il cosiddetto “Decreto Salva Italia”, è stata imposta la liberalizzazione anche per quanto riguarda gli orari di vendita e i giorni di apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali. L’apertura anche in occasione delle recenti festività natalizie da parte di qualche centro commerciale ha nuovamente suscitato polemiche e prese di posizione.
“Abbiamo coinvolto i parlamentari – ha spiegato Marcato – perchè il tema è di carattere nazionale e necessita di un intervento del Parlamento, in quanto il decreto ha tolto alle Regioni la potestà di normare questa materia”.
Se da un lato viene messo in discussione l’effettivo valore aggiunto delle liberalizzazioni sul tessuto economico veneto, dall’altro l’accento viene posto anche sull’aspetto etico-sociale della questione – ha fatto presente l’assessore Lanzarin –  in quanto va a incidere negativamente sulla qualità della vita delle famiglie. Rilievi a cui la grande distribuzione risponde con i dati sull’aumento del fatturato e dell’occupazione.
“L’obiettivo ottimale – ha fatto rilevare Marcato – sarebbe che le competenze tornassero alle Regioni, in modo da poter modulare sul territorio le aperture. Evidentemente questo richiede un cambiamento culturale e un’opera di sensibilizzazione da fare insieme. In attesa che ci siano le condizioni per questa inversione di tendenza, occorre utilizzare gli strumenti attualmente disponibili a livello nazionale per limitare le aperture e con il coinvolgimento dei parlamentari veneti di tutti gli schieramenti politici, perché di tratta di una battaglia trasversale, cercare di far arrivare in porto almeno la proposta di legge che è già in discussione ma che deve poter completare il suo iter”.
Tiziana D’Andrea ha spiegato le motivazioni del movimento “Domenica No Grazie”, precisando di ritenere ragionevole un massimo di 12 aperture domenicali, escludendo qualsiasi altra festività. Da parte sua don Enrico Torta ha fatto presente i pericoli di una liberalizzazione estrema, in cui a prevalere sono i consumi e gli interessi economici senza nessuna considerazione per la dignità umana.
a cura dell’Ufficio Stampa della Regione Veneto

domenica 22 gennaio 2017

Multato per oltre 300 euro per aver appeso lo striscione "No clandestini"

Dovrà pagare una multa di 308 euro, oltre a 6,60 euro di spese postali, per aver affisso uno striscione con scritto "No clandestini" sulla recinzione esterna della sala consigliare in occasione dell'assemblea sui profughi che si è tenuta lo scorso 13 ottobre. La sanzione amministrativa è stata notificata qualche giorno fa dalla polizia locale a Enrico Voltan, 50 anni, di Due Carrare. Il motivo, secondo il verbale di accertamento, è riconducibile alla violazione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. «L'illecito non è stato contestato immediatamente per ragioni di tutela dell'ordine pubblico», si legge nello stesso verbale. Basito il diretto interessato: «In primo luogo desidero chiarire che ho agito a titolo personale. Volevo semplicemente protestare contro l'arrivo indiscriminato dei profughi nel nostro territorio. L'ho fatto in maniera assolutamente pacifica». «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione: lo dice esplicitamente l'articolo 21 della nostra Costituzione. Di fatto, quella sera mi è stata negata questa possibilità».
Da Il Gazzettino

domenica 15 gennaio 2017

Buona Scuola, Zaia: in Veneto mancano all’appello 7 mila docenti e 218 dirigenti scolastici


“Non mancano soltanto 7 mila docenti nelle scuole del Veneto. Non risultano all’appello anche 218 dirigenti scolastici. E il Ministero della Pubblica Istruzione cosa fa? Autorizza soltanto 285 posti in tutta Italia. Cornuti e mazziati, dunque. Come se negli ospedali scomparissero di colpo tutti i primari. Vi immaginate cosa accadrebbe?”. Dopo aver analizzato e spiegato nei giorni scorsi le follie del piano Renzi/Faraone di assunzioni in ruolo di docenti che non ne avevano diritto dimenticando quelli da collocare realmente in cattedra (con un costo complessivo che si aggirerà sui 10 miliardi di euro), e l’inefficienza ministeriale che ha portato a una carenza di insegnanti al Nord (- 22.000) contro assurdi esuberi al Centro-Sud (+ 4.600 soltanto in Sicilia), il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, pone oggi l’accento sull’insufficiente numero di dirigenti scolastici in servizio nelle scuole del Nord, e in particolare in Veneto, Piemonte, Lombardia, Liguria e Friuli Venezia Giulia.
“Gli esperti del settore mi testimoniano che la carenza è stata determinata dal consistente numero di pensionamenti dell’ultimo triennio, non compensati da nuove immissioni in ruolo – dice Zaia –. In Veneto, per esempio, sono stati assunti in ruolo tutti i vincitori e tutti gli idonei dell’ultimo concorso del 2011, sono state accolte tutte le domande di mobilità interregionale in entrata da altre regioni e non è stato concesso il nulla osta ai dirigenti scolastici che hanno chiesto il trasferimento in uscita. Nonostante ciò, sono vuoti 168 posti, di cui 29 in scuole sottodimensionate”.
“Il risultato? – si chiede Zaia – Che i posti vacanti sono assegnati in reggenza a un dirigente scolastico disponibile a divedere il suo orario di lavoro fra la scuola in cui è titolare e quella in cui viene nominato reggente. Ci sono dirigenti, in Veneto, che si sono ritrovati a dirigere ben 14 scuole contemporaneamente. Alle 168 reggenze citate, bisogna poi sommare 50 reggenze per effetto dei pensionamenti del prossimo anno. Il ‘buco’ dei presidi veneti arriverà dunque a quota 218 tra soli nove mesi”.
“In tutto questo il Ministro fa orecchie da mercante – conclude Zaia – forse perché distratto a reperire i soldi per le assunzioni (giuste o clientelari) che ha fatto, il 20 ottobre ha dichiarato in Senato che autorizzerà soltanto 285 posti in tutta Italia. Sono pochissimi, se si considerano le esigenze delle Regioni. Le immissioni di dirigenti calcolate sul numero totale autorizzato dal Ministero potrebbero aggirarsi intorno alle 15 o 20 unità per regione. Le famiglie e gli studenti, che pagano le imposte, si vedono negare un diritto costituzionale. In aula, sulla cattedra e nell’ufficio del preside”.

Striscione in viale Diaz contro i nomadi: "votiamo tutti Pd". Vicenza ai Vicentini: dedica a “Io non pago affitto” di Bello Figo

Durante la scorsa notte alcuni militanti di Vicenza ai Vicentini hanno affisso uno striscione in viale Diaz per richiamare l’ attenzione della città sulle problematiche dei campi nomadi cittadini. L’ azione segue di pochi giorni la notizia del mancato pagamento dei canoni di affitto da parte di trentasei nuclei familiari su trentasette tra quelli che risiedono nei campi di viale Cricoli e viale Diaz. Il messaggio riportato dallo striscione si richiama, per affinità di tematiche, ad alcuni versi del celebre artista-profugo africano “Bello Figo”, estratti dal componimento “Non pago affitto”, mediante il quale il cantante-migrante esprime la propria gratitudine verso gli Italiani.

L’ iniziativa di Vicenza ai Vicentini torna quindi a puntare il dito sulla perdurante insofferenza dei nomadi al rispetto delle leggi e delle regole, oltre che sull’ ormai conclamato fallimento della gestione Variati rispetto a questo problema, ad oggi irrisolto.
Infatti , il nuovo regolamento stilato dopo gli ultimi costosi lavori per la ristrutturazione dei campi rimane lettera morta, così come risuonano vuoti i passati proclami da sceriffo del Sindaco.
Auspichiamo che l’ amministrazione cambi registro e porti fino alle estreme conseguenze l’ azione di recupero dei soldi dovuti alla città dai nomadi: pagare o sgomberare.
La misura è colma, e l’ incasso dei canoni di affitto dovuti dai nomadi è un doveroso segno di rispetto che Variati deve ai propri concittadini perbene, già presi in giro al tempo dei pagamenti delle bollette degli stessi scrocconi.
L’ ormai invalsa abitudine del Comune di essere indulgente verso ogni intemperanza dei sinti e dei rom cittadini deve finire: si chiuda in fretta questo ennesimo penoso episodio, frutto dell’ incapacità e del falso-buonismo di una amministrazione sempre più inadeguata a garantire l’ ordine in città.
Direttivo Vicenza ai Vicentini

Articolo da Vicenzapiù

giovedì 12 gennaio 2017

Almeno 6 profughi per i paesi sotto i duemila abitanti. La Regione Veneto dice no al nuovo piano di ridistribuzione obbligatoria

“Abbiamo appreso ora del nuovo piano concordato tra ministero dell’Interno e Anci nazionale che prevede la redistribuzione obbligatoria in tutti i comuni del Veneto di 14.560 migranti, con una quota minima di 6 assegnati per i comuni sotto i duemila abitanti.
Un piano, peraltro, che non è stato concordato con l’Anci regionale, e che sotto il profilo tecnico, giuridico e di gestione presenta numerose criticità e incognite. A cominciare dai vincoli di obbligatorietà che il governo intende far valere nei confronti delle amministrazioni locali”. E’ la prima valutazione espressa dall’assessore al sociale Manuela Lanzarin, in rappresentanza della Giunta regionale e del presidente Luca Zaia, al tavolo di coordinamento regionale, convocato dal prefetto di Venezia, con i rappresentanti delle prefetture venete, dell’Anci, del comune di Venezia e con il capo dipartimento del Viminale per l’Immigrazione, Mario Morcone, collegato in videoconferenza, che ha illustrato il piano governativo per ripartire i richiedenti asilo tra tutte le regioni in quota proporzionale al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali.
“Mi chiedo cosa farà il Viminale con le amministrazioni che hanno detto no all’accoglienza diffusa o che non riusciranno a farsi carico della quota obbligatoria assegnata”, ha proseguito l’assessore, che ha preferito condurre il confronto sul piano tecnico, lasciando il giudizio politico al confronto tra i governatori delle Regioni e il ministro Minniti, in programma il 19 gennaio a Roma.
“Al prefetto Morcone, ai prefetti veneti e ai sindaci dell’Anci – spiega l’assessore al Sociale – ho ribadito che il Veneto ha già dato, e sta continuando a dare, in termini di accoglienza.  Con 517 mila immigrati residenti e integrati, pari al 10,4 per cento della popolazione, e quasi 30 mila migranti arrivati a seguito di sbarchi ed esodi, il Veneto è la terza regione d’Italia per numero di presenze straniere, alle spalle di Lombardia e Sicilia.  I dati del Ministero e delle Prefetture smentiscono i luoghi comuni: qui in Veneto non facciamo barricate, siamo una regione accogliente. Ma pretendiamo di sapere chi accogliamo e con quale progetto di vita. Non intendiamo avallare in alcun modo l’attuale gestione caotica, improvvisata  e fallimentare dell’emergenza profughi, né nuove misure impositive. La riproposizione della distribuzione coercitiva e capillare dei migranti in base a un parametro numerico, senza garanzie, senza aver rivisto la nostra legislazione in materia di asilo e immigrazione, senza un piano europeo di ricollocamento e in assenza di accordi bilaterali per il rimpatrio di chi non ha diritto allo ‘status’ di rifugiato,  rappresenta una ulteriore ‘bomba’ per il tessuto sociale e la sicurezza del paese”.
“Al prossimo incontro dei governatori del 19 gennaio a Roma con il ministro Minniti, il presidente Zaia avrà occasione di confrontarsi personalmente con il governo e il piano del Viminale – ha aggiunto Manuela Lanzarin – Ma la posizione della Regione Veneto è nota. Su 30 mila nuovi arrivati in Veneto negli ultimi tre anni  solo 1 su 3 ha i requisiti per essere accolto come profugo  Il Veneto è disponibile ad aiutare chi ha effettivamente diritto alla protezione internazionale, ma non  può e non vuole mettere in crisi il proprio sistema di welfare per dare ospitalità a chi non ne ha diritto”.
“L’accoglienza diffusa, affidata alla buona volontà di sindaci, associazioni e privati, senza una precisa catena di interventi preventivi che fermi chi non ha diritto ad entrare nel nostro paese, rappresenta solo l’ennesima illusione per governare un fenomeno che sta assumendo dimensioni planetarie. Non ci servono i ‘pannicelli caldi’ o le soluzioni ‘tampone’, dobbiamo mettere un argine alle partenze dalle coste africane, con centri di identificazione in loco, accordi con i paesi della sponda sud del Mediterraneo e corridoi umanitari per i veri rifugiati”.

martedì 10 gennaio 2017

Veneto. In un anno spesi 3 milioni per prestazioni mediche a migranti. Zaia: ‘E poi veniamo accusati di razzismo’

“Da gennaio 2015 a novembre 2016 la sanità veneta ha speso 2 milioni 951 mila 700 euro per visite, esami e cure agli immigrati. Oggi la cifra avrà ampiamente superato i 3 milioni. Questo hanno fatto quelli che venivano definiti come gli irriducibili razzisti veneti, oggi forse un po’ meno dopo le posizioni espresse dal neo Ministro Minniti”.
Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia evidenzia i costi sanitari sopportati dalla Regione per l’assistenza agli immigrati e le azioni di prevenzione rivolte alla salvaguardia della sanità pubblica, che emerge dall’aggiornamento del report sulla situazione della popolazione migrante realizzata dalla Direzione Prevenzione e aggiornata al novembre 2016.
“Adesso vediamo come verrà risarcito questo ingente impiego di risorse – dice Zaia – da parte di chi continua a scaricare sui territori e sui Sindaci i problemi, e i tanti costi, giustificando il tutto con la parola emergenza, che tale non è perché l’ondata migratoria è cosa nota da almeno quattro anni. Roma deve ora porsi il tema urgente di rimborsare la spesa ai cittadini veneti contribuenti, perché questi non sono fondi né europei né statali. Li ha messi il Veneto, usando soldi dei veneti, per garantire la sanità pubblica e la salute delle persone. Tutte, compresi gli immigrati. Ora questi tre milioni devono tornare a casa”.
Secondo il Report, da maggio 2015 a novembre 2016, sono state effettuate 19.000 visite a cura del personale dei servizi di igiene pubblica sul territorio; 7.300 sono state le visite specialistiche; 25.000 le vaccinazioni somministrate; 11.000 e test di Mantoux (per la Tbc) effettuati; 8.600 le altre prestazioni di vario tipo, delle quali 2.600 radiografie al torace.
“A fine anno – fa notare il Governatore – in Veneto erano arrivati complessivamente 32.862 stranieri, dei quali 14.075 rimasti nei luoghi di accoglienza e 18.707 spariti nel nulla. ‘Fantasmi’ dei quali nessuno sa nemmeno nome e cognome, figuriamoci come stanno, cosa fanno, se delinquono, se soffrono, se sobillano qualche radicalismo religioso.”
“Anche calcolando il miracolistico ‘tre per mille’ che secondo alcuni risolverebbe tutto – conclude Zaia – il Veneto ha già dato, in termini numerici e in termini di impegno, prima di tutto sanitario. E’ arrivata l’ora di ricevere risarcimenti e di bloccare i flussi alla fonte con centri di accoglienza e smistamento in nordafrica dove assistere i veri profughi e respingere tutti gli altri che, ormai la stima è unanime, sono i due terzi del totale”.
IL REPORT IN SINTESI
La raccolta dati, effettuata dai Dipartimenti di Prevenzione e, per le Aziende Ulss 15, 16, 17 anche dalla Struttura A. P. Immigrazione, registra la presenza di quasi 14.000 migranti al 30/11/2016 con un aumento stimato di quasi 12.000 unità rispetto all’inizio della sorveglianza (+500%).
Dall’inizio del 2016 si è calcolato un aumento mensile di circa 560 migranti (+5,7%) con un massimo riscontrato nel mese di ottobre di circa 1.470 (+12,2%).
Rispetto al mese di ottobre sono stati registrati 214 profughi in più per un aumento regionale del 2%.
Le Aziende Ulss che dal mese precedente hanno registrato i maggiori incrementi percentuali sono quelle di Padova (+13,4%) e Bussolengo (+11,9%).
Le visite a carico dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica hanno registrato, a partire dai mesi estivi di quest’anno, un aumento rispetto al periodo precedente (fine 2015 – maggio 2016) e in media vengono erogate 1250 prestazioni mensili.
Le visite specialistiche richieste si stabilizzano nel medesimo periodo, attorno a 600 rispetto ad una media dell’intero periodo di osservazione di 350.
Inoltre, in questo mese, sono state somministrate oltre 1.200 vaccinazioni, in prevalenza per morbillo, parotite e rosolia, per difterite, tetano, pertosse e polio. Si evidenzia che da aprile 2016 c’è stato un aumento dell’utilizzo del vaccino per varicella, a causa di alcuni casi di malattia registrata tra i profughi durante gli ultimi mesi.
Si stima che complessivamente, dall’inizio della sorveglianza, siano quasi 25.000 le vaccinazioni somministrate agli immigrati accolti nel territorio regionale; di cui 8.800 per morbillo, parotite e tetano e quasi 11.600 per difterite, tetano, pertosse.
Si valuta, inoltre, che siano all’incirca 11.000 i test mantoux eseguiti per la diagnosi precoce della tubercolosi.
a cura dell’Ufficio Stampa della Regione Veneto

venerdì 6 gennaio 2017

Per Alessandra Moretti, tornata guarita dall'India, la sicurezza è un tema della sinistra

«Quella che abbiamo di fronte è la sfida più importante del secolo per la nostra democrazia: accoglienza umanitaria per coloro che hanno diritto e rispetto della legge sono un'equazione possibile a patto che la smettiamo tutti di prenderci in giro». Lo scrive in un post su Fb la consigliera regionale del Pd in Veneto Alessandra Moretti. «Lo dico a Zaia e a quanti soffiano sul fuoco dello scontro di civiltà e lo dico a certa sinistra che negli anni ha confuso i diritti dei rifugiati con la troppa tolleranza per chi delinque - aggiunge Moretti -. La sicurezza è un tema della sinistra, se le ricette leghiste hanno fallito, se la nuova destra fasciogrillina è capace solo di slogan, sta a noi adesso trovare soluzioni adeguate». «Bene dunque il piano del ministro Minniti, che prevede di superare i Cie così come li abbiamo conosciuti grazie all'ex ministro dell'Interno Maroni, e propone una nuova ricetta il cui obiettivo è garantire un'accoglienza umana per i rifugiati che ne hanno diritto e rispondere a un' esigenza di sicurezza che proviene soprattutto dalle fasce più deboli della popolazione» conclude Moretti.
Il Gazzettino Venerdì 6 Gennaio 2017

Nei centri dello scandalo cresce la "coop Ncd": Cona, dai rifiuti all’accoglienza

Dal business dei rifiuti a quello dei migranti. È un passaggio senza soluzione di continuità quello di Ecofficina, la cooperativa padovana che gestisce il centro di accoglienza di Cona dove martedì scorso la morte di una ragazza ivoriana ha scatenato la protesta dei richiedenti asilo. Fino a due anni fa la coop si chiamava Ecofficina e faceva affari con lo smaltimento dei rifiuti nei Comuni del Sud padovano. Il trait-d'union tra i due mondi è Simone Borile, ex Dc, ex consigliere provinciale del Pdl e oggi vicino all'Ncd, fino al 2015 presidente del consorzio Padova Sud che gestisce i rifiuti urbani di 58 Comuni della Provincia di Padova e, al tempo stesso, vicepresidente e direttore (con uno stipendio di circa 200 mila euro l'anno) di una società interamente partecipata dal consorzio, la Padova Tre Srl.
È attraverso Padova Tre che Borile, a partire dal 2011, affida incarichi e lavori alla coop Ecofficina, di cui la moglie Sara Felpati è consigliere, è stata amministratrice delegata e dal giugno 2016 è vicepresidente. Fatture che lievitano negli anni, dai 42 mila euro del 2011 agli 838 mila del 2015, per un totale - secondo i calcoli del consorzio Padova Sud - di quasi 3,4 milioni di euro. Una cifra di cui ora il nuovo presidente del consorzio di smaltimento è deciso a chiedere conto: "Il consiglio di amministrazione ha approvato il 29 dicembre un'azione di responsabilità nei confronti di Simone Borile - spiega al Fatto il presidente del consorzio Padova Sud, Alessandro Baldin -. Abbiamo seri dubbi che dietro questi soldi ci fossero fatturazioni per operazioni totalmente inesistenti. L'amministratore di Padova Tre era lo stesso padrone di Ecofficina". Un'ipotesi su cui indaga anche la Guardia di finanza e che Borile, contattato dal Fatto, ha preferito non commentare.
La coop Ecofficina nel frattempo dai rifiuti si butta sui migranti. Nel 2015 cambia ragione sociale e si scorpora in Ecofficina Servizi, dedicata al settore ambientale, ed Ecofficina Educational (poi Edeco) che si specializza in "servizi socio-sanitari ed educativi".
Nonostante sia nuova nel campo dell'accoglienza, la "cooperativa pigliatutto" riesce ad aggiudicarsi i principali bandi delle Prefetture per l'emergenza migranti. Anche quando non ne avrebbe i requisiti, come nel caso del bando della Prefettura di Padova che richiedeva "l'esperienza, almeno biennale, nell'ambito dell'accoglienza di cittadini stranieri": una condizione che Ecofficina nel 2015 non poteva soddisfare, avendo cominciato l'attività con i migranti solo nel maggio dell'anno precedente. Ma a risolvere l'incongruenza viene in soccorso una nota del viceprefetto Pasquale Aversa, che cinque giorni prima della scadenza del bando elimina la parola "biennale" dai requisiti necessari per partecipare alla gara.
A curare i rapporti con le Prefetture è sempre Borile, che nel maggio scorso finisce indagato per truffa aggravata e falso insieme al presidente di Ecofficina, Gaetano Battocchio, per il bando di accoglienza del Comune di Due Carrare: anche in questo caso a Ecofficina sembra mancare l'esperienza necessaria di due anni e un giorno per partecipare alla gara. Nel mirino degli inquirenti finiscono i documenti presentati dalla cooperativa per firmare la convenzione con gli uffici territoriali del governo, e nel registro degli indagati della Procura di Padova viene iscritto anche il nome di una funzionaria della prefettura.
La deputata del M5s Silvia Benedetti punta il dito contro i legami politici che la cooperativa avrebbe con esponenti del Ncd di Angelino Alfano, che peraltro ha spesso a che fare con chi si occupa dell'accoglienza ai migranti (il sottosegretario Giuseppe Castiglione è coinvolto nell'indagine sul Cara di Mineo in Sicilia): "Alcuni appalti - osserva Benedetti - sono stati affidati alla coop Ecofficina dalla Provincia di Padova, che vedeva presidente Barbara Degani del Ncd", ora sottosegretario all'Ambiente sempre in quota Alfano.
La sorella del sottosegretario Degani è dipendente della società di smaltimento rifiuti Padova Tre, al centro delle contestazioni del consorzio di Comuni che con la gestione Borile ha visto crescere un buco di 30 milioni di euro, su cui la nuova gestione intende fare chiarezza.
Intanto Ecofficina, che è arrivata a fatturare fino a 10 milioni di euro all'anno per la sola accoglienza dei migranti in Veneto, nel settembre scorso viene sospesa da Confcooperative, contraria al suo operato "che non risponde alle logiche della buona accoglienza, della qualità dell'intervento, dell'integrazione e della relazione - ha spiegato il presidente Ugo Campagnaro al Corriere del Veneto -. È un modello che guarda soprattutto al business e vogliamo prenderne le distanze".
di Andrea Tornago, da Il Fatto Quotidiano

mercoledì 4 gennaio 2017

Vicenza. Scippata a 97 anni da giovane immigrato di colore. Cade e si frattura. Badante la difende

VICENZA. Una pensionata di 97 anni, Palmira Camerra, residente in via Giolitti, è stata scippata all'uscita dalla messa da un bandito che l'ha trascinata per terra rompendole un braccio.
L'inquietante episodio è avvenuto la sera del 31 dicembre in via Faccio, in zona Mercato Nuovo, mentre la pensionata rientrava a casa a braccetto con la propria badante, Crenguta Iacob, romena di 44 anni. Quest'ultima ha affrontato il ladro ed è riuscita a impedirgli di fuggire con la borsetta della propria assistita.
Entrambe le donne sono poi state soccorse e portate al pronto soccorso del San Bortolo per farsi visitare. In base alla descrizione fatta dalla badante, il balordo, che era arrivato in bicicletta, sarebbe un giovane immigrato di colore. Le forze dell'ordine gli stanno dando la caccia.
Valentino Gonzato (GdV)

Schio. 5 giorni di carcere per Cioni: “Manifestazione anti profughi non autorizzata”

Condanna penale ad Alex Cioni, con 1.300 euro di multa e 5 giorni di prigione, per aver organizzato una manifestazione non autorizzata a Schio contro i profughi in arrivo all’Hotel Eden.
Un fulmine a ciel sereno, che ha colto di sorpresa il leader e portavoce di ‘Prima Noi’ il comitato di cittadini che si sono riuniti per contrastare l’immigrazione clandestina e l’accoglienza “indiscriminata” di profughi africani.
“Un’intimidazione di stampo politico che mira a fermarci – ha spiegato Cioni, che farà ricorso alla condanna e non ha nessuna intenzione di smettere l’attività del Comitato –  nonostante la pressione di qualche politico a cui evidentemente diamo fastidio. Tra l’altro, una sentenza penale di questo tipo non prevede il contraddittorio né la presenza in aula, si viene giudicati e si subisce la sentenza”.
Condanna comunque sospesa, perché l’imputato è incensurato. La sentenza penale riguarda un fatto successo il 17 luglio scorso. All’annuncio dell’arrivo di qualche decina di profughi africani all’Hotel Eden di Schio, Cioni e Prima Noi avevano affisso alcuni striscioni alle vetrate per manifestare il loro dissenso all’utilizzo dell’immobile come centro di accoglienza.
“Uno striscione in un posto privato non è una manifestazione per cui la condanna per manifestazione è assurda – ha spiegato Cioni – Chiamare manifestazione un’iniziativa come la nostra, che tra l’atro è durata pochi minuti, non ha senso ed è chiaro che il fatto è stato strumentalizzato. Ho sempre rispettato leggi e regole e non facciamo nulla di nascosto. Si possono non condividere le nostre idee, ma non c’è nulla di sovversivo. In ogni caso – ha continuato – io prendo la condanna come un regalo, perché è chiaramente un segnale politico che sa tanto di intimidazione e minaccia. E fatto da un’istituzione pubblica è anche piuttosto grave”.
Per Cioni, non ci sono i presupposti per considerare ‘manifestazione senza preavviso’ quanto successo il 17 luglio 2016.
“Prescindendo dall’aspetto giuridico, siamo dinnanzi ad un abuso da parte di alcuni funzionari di polizia che con questa denuncia evidenziano logiche più politiche che di pubblica sicurezza – ha sottolineato Cioni – Mentre certi funzionari attuano incautamente una caccia alle streghe, i confini italiani sono un colabrodo e ci ritroviamo con decine di migliaia di falsi profughi che bivaccano nelle nostre città di cui molti già attivi nella rete della criminalità comune, mentre altri potrebbero essere elementi connessi al terrorismo di matrice jihadista. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, ma è vergognoso che lo Stato arrivi a mostrare i muscoli con chi agisce in piena ed assoluta trasparenza. Comunque – ha concluso – questo provvedimento non ci impedirà di proseguire nelle nostre attività di sensibilizzazione pubblica nel contrasto alle politiche di immigrazione e il relativo affare milionario che ci gira attorno”.
A.B. (Altovicentinonline)

martedì 3 gennaio 2017

La donne del Pd (Puppato, Moretti, Salemi, Zottis, Boschi, Fedeli, ecc.) commentate da una lettrice di Vicenzapiù

Il Capodanno è appena archiviato e le due nipotine di Stalin, Mao, Pol Pot, Beria, Ulbricht, Hoxa e altri, introducono il Carnevale. Mancano però molte settimane all'inizio della kermesse veneziana con tanto di maschere e putipù. Ma Salemi&Zoppis, il duo di capodanno, vuole prendersi in tempo, arrivare primo al carnevale in modo da farsi notare, naturalmente senza maschere, ma solo con le loro faccette. Faccette di bronzo incredibili queste due, che appartengono al PD, a quel partito cioè che ha fatto strame di ogni moralità portando allo sfascio e facendo pagare ai contribuenti italiani vari buchi bancari, tra cui in particolare si staglia il Bucone, ossia il buco immenso del Monte Paschi di Siena. Magari la coppia di donne di cui sopra non conosce nulla del caso MPS, non può essere che così. Perchè? Ma se conoscono le azioni criminali compiute dal PD toscano e nazionale che hanno portato al disastro la più antica banca del mondo, non avrebbero il coraggio di parlare, di scrivere simili banalità, sia per quanto attiene alla sostanza storica, sia per quanto attiene al valore economico della faccenda. MPS ha procurato danni finanziari innominabili, sono state sperperate cifre da capogiro, cifre con cui si potevano fare alcune finanziarie. Tra gli aumenti di capitale indotti e quelli da fare, parliamo di decine di miliardi (sì, miliardi di euro!). Forse il duo Z&S manco sa che un miliardo di euro corrisponde a circa duemila miliardi di vecchie (care) lire; che dieci miliardi corrispondono a ventimila miliardi di vecchie lire.
Macchè, che cacchio vuoi che siano i miliardi del MPS di Siena che noi tutti dobbiamo pagare?: inezie, cazzate. Quello che conta è lo stratosferico importo di 15.000 euro (trenta milioni di lire) che la Regione Veneto spreca per una " storiaccia "brutta, perchè non piace alle due signorine. Loro vorrebbero riscriverla, oggi si fa così! Ecco dunque cosa fanno le donne del PD: minchiate come Puppato, Moretti, Salemi e Zottis. Sono le maestrine, poco colte e molto saccenti, che fanno lezioncine sulle puttanate e non dicono nulla sulle cose macroscopiche. E' incredibile la faccia tosta di queste donne del PD. Maria Elena Boschi viene trombata in maniera totalizzante, da perdere il fiato, e fa dimettere Renzi mentre lei sta ancora al Governo; la Fedeli imbroglia sui titoli di studio (una cosa per cui dovrebbe dimettersi seduta sante e sparire dalla circolazione); la Moretti va in vacanza mentre gli altri lavorano e si dimette solo perchè fortunatamente scoperta. L'elenco di queste perle è infinito: ci mancava quella del duo Zottis &Salemi. Sono seccate per i 15.000 euro a nostro carico, mentre io sono ultraseccata per i loro emolumenti stratosferici a nostro carico. Una cosa questa che solo un popolo bue come quello italiano può permettere. 
Commento di pachiara9 da Vicenzapiù ‘Iniziative di promozione e valorizzazione dell'Identità veneta'

Marano. l'opposizione affila le armi

A soli cinque mesi dalla fine del mandato da sindaco di Piera Moro, il centrosinistra di Marano Vicentino non ha ancora fatto trapelare il nome del giovane che si candiderà a sostituire la guida dell’attuale amministrazione comunale. Infatti, come promesso dalla stessa Piera Moro, durante la serata di presentazione della sua lista civica “Marano Bene Comune” il 12 dicembre 2011 presso il Cinema Campana, lei non sarà disponibile ad una ricandidatura per un secondo mandato amministrativo.
In quella serata, l’allora candidato sindaco Piera Moro era stata molto chiara nel confermare la scadenza del suo impegno politico, indicando con sicurezza chi sarebbero stati i suoi successori. Le sue parole furono precisamente le seguenti: “Ho 58 anni. Una cosa abbiamo detto, molto forte, dentro alla lista civica: dobbiamo per forza stare assieme almeno dieci anni, cinque non bastano. Dobbiamo lavorare, e per lavorare ci vuole anche il tempo. Allora io ho detto: no, a 68 anni non ha senso. Il mio impegno è quello di finire bene. Si lavora sodo cinque anni per preparare i giovani alla politica, dentro al paese, quindi ci sono io adesso, magari, o forse ci sarò, perché bisogna vincere le elezioni, però se ci sarò questo sarà il mio impegno: lavorare con i giovani perché nel prossimo quinquennio ci siano loro”.
Dove sono dunque, i giovani? In questi cinque anni non abbiamo francamente visto emergere delle figure giovani e carismatiche all’interno della compagine di maggioranza. Ogni decisione sembrava essere presa o comunque ispirata dal sindaco che, così facendo, a nostro giudizio non ha dato abbastanza spazio a quelle figure nuove che si era promessa di far crescere. Forse perché il sindaco è stato troppo occupato a cercare di trovare il modo per portare a termine, entro la naturale scadenza del mandato, le tante promesse fatte in campagna elettorale.
Sono infatti molte le promesse non ancora compiute contenute del programma di “Marano Bene Comune” 2012-2017, che noi non avevamo esitato a definire un “libro dei sogni”. Pensiamo, ad esempio, al completamento della rete maranese di piste ciclabili (con particolare riferimento alla realizzazione fisica del tratto lungo Via Stazione), alla creazione degli orti urbani, all’istituzione di un polo di ricerca universitario per lo studio di nuovi modelli di sviluppo, alla condivisione preventiva con la cittadinanza delle scelte in materia di aumento delle aliquote Imu e dell’addizionale Irpef comunale, alla creazione di una casa-appartamento per i cittadini maranesi adulti e diversamente abili, alla creazione di un nuovo centro culturale per ospitare esposizioni artistiche periodiche o permanenti, alla realizzazione di una nuova farmacia comunale, all’installazione di bacheche comunali telematiche e di cartelli toponomastici riportanti i nomi storici dei luoghi, ecc. La lista delle promesse non realizzate sarebbe davvero lunga, ma riteniamo di aver sufficientemente compreso che, alle tante parole, sono seguiti davvero pochi fatti.
In questo periodo di feste e di buoni propositi per l’anno nuovo, ci auguriamo che il 2017 possa portare alla cittadinanza maranese un’amministrazione comunale più pragmatica, meno ideologica e concretamente più vicina ai veri bisogni dei cittadini maranesi, meno attenta all’immagine e più focalizzata sui fatti, che sia disposta a destinare meno fondi pubblici per spettacoli e marketing autoreferenziale, concentrandosi maggiormente su opere ispirate dal comune buon senso.
Per questo motivo, in attesa che il centrosinistra maranese indichi il nome del giovane candidato sindaco che raccoglierà l’eredità politica di Piera Moro, i gruppi consiliari di minoranza “Noi di Marano” e “Progetto Veneto per Marano” stanno lavorando in maniera congiunta, per consegnare alla cittadinanza maranese una valida proposta amministrativa. Un’alternativa che non sia solo politica, ma soprattutto progettuale. Con questo buon proposito, cogliamo l’occasione per porgere ai cittadini maranesi i nostri migliori auguri di un felice e prospero nuovo anno. 
Erik Umberto Pretto – Capogruppo “Noi di Marano”
Ilario Pietribiasi – Capogruppo “Progetto Veneto per Marano”
Vicenzareport.it 29.12.2016