martedì 30 settembre 2014

Referendum indipendenza Veneto: da lunedì operativo il conto corrente regionale


Regione Veneto - La Regione renderà operativo da lunedì il conto corrente, già aperto, sul quale fare affluire i versamenti per il finanziamento del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto come previsto dalla legge regionale 16/2014. Il numero di IBAN del conto corrente è il seguente: IT 37 C 02008 02017 000103397411.
Per quanto attiene, invece, al referendum sull’autonomia, per la sua particolare natura giuridica, esso è finanziabile, come disposto dalla legge regionale 15/2014, con fondi del bilancio regionale.
“E’ l’inizio di un viaggio, che abbiamo voluto costituzionale, legittimo, giuridicamente inattaccabile – è il commento del Presidente del Veneto, Lucia Zaia. Come in Scozia, prende il via una grande pagina di democrazia. Questo conto è la miglior risposta agli scettici che andavano dicendo che non si sarebbe mai arrivati ai blocchi di partenza, la dimostrazione che non si può chiudere la bocca a un popolo che chiede solo di esprimersi. Così come abbiamo deciso di resistere in giudizio di fronte alla Consulta contro l’impugnativa dei neo-centralisti romani, vogliamo a tutti i costi garantire la consultazione”.
“Deve essere chiaro a tutti che la forza di questa mossa storica sta proprio nel percorso di legittimità che abbiamo imboccato - prosegue Zaia. Lo stesso conto è frutto di una attenta consultazione di tutti i dirigenti competenti per materia della Regione, perché vogliamo che sia tutelata ogni fase dei versamenti, compresa l’eventuale restituzione dei fondi affluiti. Abbiamo dunque compiuto tutte le verifiche del caso e garantito ai veneti ogni tutela”.
“E al Governo – conclude Zaia - mandiamo contestualmente a dire: nessuno potrà impedire ai veneti di esprimersi”.

domenica 28 settembre 2014

Mare Nostrum, Zaia: i Prefetti si ribellino a Roma, il popolo veneto al loro fianco

Regione Veneto - “I Prefetti del Veneto, a loro volta lasciati soli da Roma, lanciano allarmi sempre più espliciti sulle gravi difficoltà a rispondere ai flussi di migranti spediti in Veneto dall’operazione Mare Nostrum. Sappiano che avranno la solidarietà del Popolo Veneto se avranno la forza di ribellarsi a Roma e di rifiutarsi, perché ne hanno ottimi motivi, di continuare a ricevere migranti in una terra che non ha più modo di ospitarli”.
Lo ha detto stamattina il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, intervistato da Radio Padova sui temi più scottanti del momento, tra i quali l’afflusso continuo di immigrati provenienti dall’operazione Mare Nostrum.
“Questa – ha aggiunto Zaia – è una sfida che lancio io, ma anche una mano che tendo ai Prefetti, perché non è accettabile che Roma continui a scaricare sui territori un problema che non possono risolvere. Il Veneto – ha ricordato Zaia – in materia di accoglienza ha già dato e oggi ospita più di 500 mila immigrati, ora tocca ad altri fare qualcosa”.
“Mare Nostrum costa alla collettività già ben più di un miliardo e ha portato qui già almeno 150 mila disperati con l’illusione di arrivare in un paradiso che non c’è. Li avremmo sicuramente aiutati di più e meglio investendo questi soldi a casa loro, per aiutarli a crescere, a costruirsi attività produttive e quindi lavoro, a realizzare scuole e ospedali grazie ai quali oggi, forse, l’Africa non starebbe ad esempio vivendo la tragedia di Ebola”.

Boldrini: per ogni occidentale decapitato migliaia di vittime musulmane


Crocifissioni, decapitazioni, persecuzioni. La pulizia etnica dei cristiani c'è ed è terrificante ma pare sempre secondaria rispetto alle sofferenze degli islamici...
Crocifissioni, decapitazioni, persecuzioni. La pulizia etnica dei cristiani c'è ma pare sempre secondaria rispetto alle sofferenze dei musulmani. Così almeno la pensa Laura Boldrini. «Per ogni occidentale decapitato - spiega la presidente della Camera durante un incontro con la stampa estera - ci sono migliaia di vittime musulmane: la comunità musulmana è quella che soffre di più, lì ci sono le prime vittime». Seguono le solite parole d'ordine politically correct. «L'Isis - afferma la terza carica dello Stato - non è l'Islam ma è una devianza, ha uno scopo politico, il califfato, che è una vecchia idea politica. L'Isis quindi è una devianza religiosa che usa l'Islam a scopi politici». Da qui il «no ad una guerra di civiltà o di religione».
Inutile poi domandarsi se l'immigrazione di massa che sta riguardando l'Italia possa elevare il rischio terrorismo. «Non c'è alcun nesso - protesta infatti la Boldrini - tra terrorismo ed immigrazione. Il terrorista ha l'unico obiettivo di salvare la propria vita fino al momento in cui compie l'attentato. Se sale a bordo di una carretta del mare la sua vita la mette a rischio. E non gli mancano i mezzi per prendere un comodo aereo. E' giusto che ci siano controlli ed identificazioni e che la guardia venga tenuta alta, ma chi intende compiere un attentato mi sa che lo abbiamo già nelle nostre città». E su come uno straniero che via già nelle nostre città si possa trasformare in uno spietato jihadista la Boldrini, ovviamente, ha idee molto chiare: colpa della mancata integrazione. «Laddove questi giovani non hanno trovato modo di sentirsi parte di un disegno condiviso - afferma la presidente della Camera - si sono sentiti ai margini, la loro rabbia è aumentata all'inverosimile e il primo che gli ha dato la possibilità di sentirsi utili per qualcosa di folle, ha avuto ottimi riscontri».

venerdì 26 settembre 2014

Zaia: “Mare Nostrum? Va sempre peggio”

“Governo di Roma e Ue insistono a negare l’evidenza: Mare Nostrum, mal gestita e caotica, sta aumentando di giorno in giorno problemi, disagi e timori sui territori, nei quali degli esseri umani vengono scaricati dopo aver fatto balenare loro l’illusione di poter vivere in un paradiso che non esiste”. Così il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia torna ad intervenire sulla situazione in Veneto legata ai continui arrivi di migranti provenienti dall’operazione “Mare Nostrum”. “Oggi apprendiamo che da marzo, solo a Vicenza, sono arrivati 800 profughi, dei quali solo 233 sono rimasti. Significa che sono stati creati 567 fantasmi, molti dei quali avranno raggiunto una frontiera dell’Europa, solidale solo a parole, prendendo un calcio e tornando sui loro passi. Così non può andare avanti! E’ disumano per i profughi, per le popolazioni sul territorio, per i volontari che tentano di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, persino per i Prefetti, ai quali lo Stato non sa dire altro che ‘arrangiatevi, oggi ne dovete sistemare 600, dove sono affari vostri’”. “Se Renzi e il suo Governo contano in Europa e nel mondo così tanto come ci viene spacciato via tweet quasi tutti i giorni – incalza il Governatore del Veneto – devono far valere le ragioni del buon senso e dell’umanità e pretendere un tavolo europeo davvero solidale, dove ogni Stato, e intendo tutti ma proprio tutti, sia pronto a farsi carico della tragedia, perché tale è diventata, che sta scuotendo l’Italia, al sud come al nord, e a ospitare quei migranti che chiedono di raggiungere questa o quella nazione. Per ora Premier e Ministri hanno ricevuto solo complimenti che hanno il sapore amaro della derisione. Ritrovino la dignità e agiscano, sennò sarà inevitabile che l’opposizione dei territori e degli Enti Locali cresca di giorno in giorno. E chi parla di razzismo stia attento a come parli”. 
“Il Veneto, con i suoi oltre 500 mila immigrati accolti in questi anni – aggiunge Zaia – è terra di accoglienza aldilà di ogni stereotipo che gli si vuole accollare, ma non è terra di stupidi e non è disposto a subire soprusi”. “La Regione Veneto – ricorda Zaia – ha ora il compito primario, dettato dalla Costituzione, di occuparsi prioritariamente della salute pubblica e lo stiamo facendo da mesi con ottimi risultati, sia con le verifiche delle nostre task force sanitarie sui siti improvvidamente indicati come sedi di accoglienza, sia con la profilassi e prevenzione sulle persone arrivate, sia con il protocollo di prevenzione dall’ebola, attivato a Vicenza e scattato a Padova e Mestre di fronte a casi sospetti che poi, fortunatamente, sono risultati essere malaria. Quando lo predisponemmo – conclude Zaia – ci fu chi rise, chi parlò di allarmismo, chi blaterò di razzismo. Ora si vede quanto serve e quanto abbiamo fatto bene a predisporlo. Potrei aspettarmi delle scuse che non arriveranno. Ma mi basta e avanza la tranquillità dei nostri cittadini che, almeno sul piano della salute pubblica, devono sapere che la Regione c’è, dal primo minuto”.

giovedì 25 settembre 2014

Mare Nostrum, Zaia: i "fantasmi" sono forse migliaia, 567 solo a Vicenza


“Governo di Roma e Ue insistono a negare l’evidenza: Mare Nostrum, mal gestita e caotica, sta aumentando di giorno in giorno problemi, disagi e timori sui territori, nei quali degli esseri umani vengono scaricati dopo aver fatto balenare loro l’illusione di poter vivere in un paradiso che non esiste”.
Così il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia torna ad intervenire sulla situazione in Veneto legata ai continui arrivi di migranti provenienti dall’operazione “Mare Nostrum”.
“Oggi apprendiamo che da marzo, solo a Vicenza, sono arrivati 800 profughi, dei quali solo 233 sono rimasti. Significa che sono stati creati 567 fantasmi, molti dei quali avranno raggiunto una frontiera dell’Europa, solidale solo a parole, prendendo un calcio e tornando sui loro passi. Così non può andare avanti! E’ disumano per i profughi, per le popolazioni sul territorio, per i volontari che tentano di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, persino per i Prefetti, ai quali lo Stato non sa dire altro che ‘arrangiatevi, oggi ne dovete sistemare 600, dove sono affari vostri’”.
“Se Renzi e il suo Governo contano in Europa e nel mondo così tanto come ci viene spacciato via tweet quasi tutti i giorni – incalza il Governatore del Veneto – devono far valere le ragioni del buon senso e dell’umanità e pretendere un tavolo europeo davvero solidale, dove ogni Stato, e intendo tutti ma proprio tutti, sia pronto a farsi carico della tragedia, perché tale è diventata, che sta scuotendo l’Italia, al sud come al nord, e a ospitare quei migranti che chiedono di raggiungere questa o quella nazione. Per ora Premier e Ministri hanno ricevuto solo complimenti che hanno il sapore amaro della derisione. Ritrovino la dignità e agiscano, sennò sarà inevitabile che l’opposizione dei territori e degli Enti Locali cresca di giorno in giorno. E chi parla di razzismo stia attento a come parli”.
“Il Veneto, con i suoi oltre 500 mila immigrati accolti in questi anni – aggiunge Zaia – è terra di accoglienza aldilà di ogni stereotipo che gli si vuole accollare, ma non è terra di stupidi e non è disposto a subire soprusi”.
“La Regione Veneto – ricorda Zaia – ha ora il compito primario, dettato dalla Costituzione, di occuparsi prioritariamente della salute pubblica e lo stiamo facendo da mesi con ottimi risultati, sia con le verifiche delle nostre task force sanitarie sui siti improvvidamente indicati come sedi di accoglienza, sia con la profilassi e prevenzione sulle persone arrivate, sia con il protocollo di prevenzione dall’Ebola, attivato a Vicenza e scattato a Padova e Mestre di fronte a casi sospetti che poi, fortunatamente, sono risultati essere Malaria. Quando lo predisponemmo – conclude Zaia – ci fu chi rise, chi parlò di allarmismo, chi blaterò di razzismo. Ora si vede quanto serve e quanto abbiamo fatto bene a predisporlo. Potrei aspettarmi delle scuse che non arriveranno. Ma mi basta e avanza la tranquillità dei nostri cittadini che, almeno sul piano della salute pubblica, devono sapere che la Regione c’è, dal primo minuto”.

Agricoltura, Manzato: perché lo Stato ha premiato le regioni che non spendono?


Stupore e “ammirazione” per la distorsione della verità. Sono questi i “sentimenti” dell’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato di fronte alle affermazioni della ministra degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, fatte rispondendo al question time su questo tema. Secondo la ministra, come riportato da una nota d’agenzia “la riduzione della quota di finanziamento nazionale” dei fondi europei “non costituisce una scelta del governo a svantaggio delle Regioni ma risponde ad una richiesta dalla Commissione europea” ed è legata alla bassa capacità di spesa da parte di alcune amministrazioni”.
“Questo avrebbe consentito, secondo Lanzetta – fa presente Manzato – “di evitare il disimpegno automatico delle risorse comunitarie” mentre bisogna impedire “un inutile e ingiustificato rischio di perdita di risorse”. Prendo per buone queste affermazioni e non dubito della buona fede della ministra – dice ancora l’assessore del Veneto – però onestamente non riesco a trovare traccia di queste motivazioni sul taglio del tasso di partecipazione nazionale alla programmazione dello sviluppo rurale. Ripeto quanto detto ancora nel gennaio scorso: si vede che pianificare bene e concretizzare programmazioni agricole efficienti capaci di utilizzare il 95 per cento della spesa, in questo Paese è una capacità che va punita”.
“Sulla base delle modalità di riparto di fatto imposte dal Ministero e accettate dalle Regioni del Sud, il Veneto dovrà trovare nel suo bilancio 202 milioni di euro su 1,18 miliardi per l’attuazione del suo Programma di Sviluppo Rurale, mentre, ad esempio, alla Puglia basteranno 194 milioni dalle proprie casse a fronte di un totale di 1,67 miliardi di finanziamento totale. Il tutto con meccanismi contabili circa la quota di partecipazione statale e regionale che non hanno altra logica, se non proprio quello di portare più fondi al Mezzogiorno a spese del settentrione. Questa scelta non ha alcun aggancio con la capacità di spesa e nemmeno con quella di creare ricchezza e lavoro, né con la realtà del peso delle agricolture di territorio sui mercati mondiali. Insomma: anche in questa occasione il Governo mette una pezza, tardiva, che è peggio del buco”.

Vicenza. Profughi inseguiti. Bloccata la fuga all'arrivo del treno

Degli 800 accolti da marzo ne sono rimasti 233 e molti hanno lasciato il Paese prima delle visite e del fotosegnalamento obbligatorio per legge.
VICENZA. La colazione in hotel, il saluto all'addetto della reception, poi via in taxi verso la stazione. Come turisti che hanno fretta di visitare posti nuovi e non vedono l'ora di lasciare la città. Peccato che quelle famiglie non fossero in ferie: erano profughi arrivati solo qualche ora prima e già pronti a scappare verso mete lontane, forse anche all'estero. Naturalmente senza essersi fatti fotosegnalare. Un minuto di ritardo dei poliziotti e nessuno li avrebbe più trovati. 
ACCERCHIATI IN STAZIONE. Quando gli agenti sono arrivati in stazione e li hanno accerchiati il treno stava arrivando. E per un soffio è fallito il piano di fuga per dieci siriani che a quel punto sono stati portati in questura, sottoposti a tutti gli accertamenti e alle pratiche burocratiche. E solo allora sono stati liberi di andarsene. Ma quello di ieri è l'ultimo capitolo di un'estate difficile. E basta guardare i numeri per capirlo: da marzo più di ottocento gli stranieri arrivati in città ma solo 233 quelli ancora in carico. E allora da dove cominciare? (...)

GdV 25.09.2014

mercoledì 24 settembre 2014

Immigrazione, Stefani: a Vicenza 230 mila euro a clandestini, è follia


"Ho letto con sgomento e indignazione quanto costano l'accoglienza dei clandestini nella sola provincia di Vicenza. Finora la prefettura di Vicenza ha ricevuto dal ministero dell'Interno e ha distribuito quasi 230.000 euro a cooperative sociali, alberghi e altre strutture. Se queste somme fossero devolute ai giovani, alle nostre aziende, ai servizi sociali dei Comuni riusciremmo ad uscire dalla crisi stagnante che sta attanagliando i veneti e a offrire servizi adeguati visto carico indecente di tassazione al quale sono sottoposti i veneti.

Somme del genere destinate ai soli immigrati sono un'offesa alle difficoltà che incontrano le nostre famiglie, una vera propria ingiustizia e una discriminazione insopportabile nei confronti dei cittadini".
Lo dichiara la Erika Stefani, senatrice della Lega Nord.

Profughi, Bizzotto: cifre spese scandalose


“Che in provincia di Vicenza siano stati spesi circa 228 mila euro in soli 3 mesi, da marzo a giugno, per l’accoglienza di clandestini presunti profughi, è un vero e proprio insulto per migliaia di famiglie vicentine che non arrivano alla fine del mese e che dallo Stato ricevono lo zero assoluto in termini di aiuti e di sostegno.
Basta con questo sperpero di denaro pubblico, è ora di finirla con questa demenziale operazione che si chiama ‘Mare Nostrum’ che, ad oggi, ha prodotto l’inarrestabile invasione di oltre 130 mila extracomunitari sbarcati nelle nostre coste nel solo 2014”.
Lo dichiara l'europarlamentare leghista Mara Bizzotto, vice segretaria veneta della Lega Nord, dopo i numeri resi noti dalla Prefettura di Vicenza sulla gestione dei profughi nel periodo tra marzo e giugno 2014.
“Se la cifra spesa per i soli 3 mesi primaverili è di quasi 228 mila euro, chissà a quanto ammontano i costi raggiunti nei mesi estivi con lo spaventoso aumento degli sbarchi – continua l’eurodeputata Bizzotto - Mentre Paesi molto più civili del nostro, come l’Austria e la Germania, non spendono un euro per questi clandestini e, anzi, quando li prendono li ricacciano in Italia, noi siamo l’unico Paese di fessi al mondo che se li va a prendere in mare aperto e che spende centinaia di milioni di euro per accogliere amorevolmente dei perfetti sconosciuti che portano ai nostri territori soltanto una serie impressionante di problemi”.
“C’è davvero di che essere sbalorditi di fronte al ‘capolavoro’ compiuto dal governo Renzi-Alfano che è riuscito a far invadere le nostre città utilizzando i soldi degli italiani. Uno scandalo che non ha eguali nel mondo!” conclude Mara Bizzotto.

Profughi, il costo è di 227 mila euro in appena 3 mesi

Ieri sera in città sono arrivati altri quindici siriani. Il ministero ha rivisto i numeri dell'accoglienza. Al Vicentino per ora ne sono stati assegnati 662.
VICENZA. I migranti costano. Finora la prefettura di Vicenza ha ricevuto dal ministero dell'Interno ed ha distribuito 227.941 euro ai vari attori che stanno tirando le fila dell'accoglienza degli stranieri come le cooperative sociali, gli alberghi e le altre strutture. «La ripartizione inizia dal mese di marzo, quando ci sono stati i primi sbarchi e, quindi, i trasferimenti a Vicenza, fino al 30 giugno. È la prima tranche - spiega il prefetto vicario, Massimo Marchesiello - che non sarà la più consistente visto che da giugno in poi l'emergenza si è fatta più seria con decine e decine di arrivi. Le cooperative sociali, infatti, stanno attendendo una nuova rata. Si tratta di fondi - precisa Marchesiello - già pattuiti che si trovavano all'interno della prima circolare che arrivò dal Viminale e venne inviata a tutte le amministrazioni comunali nella quale si chiedeva la disponibilità per l'accoglienza». 
Allora, gli enti locali a rispondere in maniera affermativa furono solamente un paio: Monteviale e l'Unione dei Comuni del Marosticense. (...)
GdV 24.09.2014

Tribunale di Bassano. Zaia non ci sta: «Oltre al danno anche la beffa»


Il governatore: «Uno spreco che suscita indignazione, rabbia e frustrazione».
I 150 mila euro, divisi tra la sede del Giudice di pace in largo Parolini e Palazzo Antonibon, che il Comune deve pagare senza poter disporre dei locali dell'ex Tribunale, mandano su tutte le furie il governatore regionale Luca Zaia che usa parole durissime contro lo spreco di risorse pubbliche.
«Il danno e la beffa: questo è il trattamento che riserva lo Stato italiano al Veneto - continua il governatore - Che cosa si può provare se non indignazione, rabbia e frustrazione assistendo a questo spreco?».
Uno spreco evidente reso ancor più odioso da una crisi che non accenna a mollare la presa.
«Sono soldi buttati via con indifferenza quasi ostentata e provocatoria da parte dei poteri centrali - rimarca Zaia - Gli stessi che hanno messo in ginocchio il sistema di gestione della giustizia nel Vicentino e che hanno privato una delle aree più produttive d'Italia di un presidio di estrema importanza e utilità, contribuendo così a rendere ancor più difficile la vita di cittadini e imprese». (...)
GdV 24.09.2014.

martedì 23 settembre 2014

Toniolo lancia appello ai parlamentari veneti: 'Aiutateci a conquistare l'autonomia per il bene dei nostri figli'

"Mi appello ai 74 parlamentari eletti in Veneto (50 deputati e 24 senatori) che ci rappresentano a Roma: aiutateci a portare forme di decentramento e autonomia alla nostra Regione, altrimenti qui stenterà ad esserci una ripresa economica: facciamo squadra per giungere a questo obiettivo, ce lo chiedono tutti i nostri interlocutori!" Lo afferma il presidente della Prima commissione consiliare della Regione del Veneto, Costantino Toniolo , che ha presentato la proposta di legge poi votata dall'aula per l'indizione di un referendum consultivo sull'autonomia della Regione. Legge bloccata con motivazioni di incostituzionalità dal CdM assieme alla norma per il referendum consultivo sull'indipendenza.
"Se andiamo avanti così è in forse la sopravvivenza del nostro tessuto economico veneto", prosegue Toniolo, "che è caratterizzato ancora da una maggioranza di PMI e da microimprese: realtà che faticano seriamente a far fronte alla pesante burocrazia che caratterizza il nostro Paese (nonostante tutti i nostri interventi regionali per alleggerirla) e che faticano anche ad ottenere prestiti dalle banche e che soffrono la concorrenza di realtà parallele e simili che prosperano nelle regioni autonome confinanti!"
"Negli ambienti degli amministratori locali veneti si continua a non capire per quale motivo il Governo abbia fatto di tutt'un'erba un fascio", sottolinea Toniolo, "abbia bloccato entrambi i referendum: ma una cosa è la richiesta di decentramento e autonomia e federalismo, e un'altra è l'indipendenza e/o la secessione! Lo capisce anche un bambino!"
"Sono convinto che una risposta positiva arriverà anche alla luce della consultazione scozzese e dal decentramento concesso da Londra a Edimburgo nonostante la sconfitta degli indipendentisti", conclude Toniolo: "a Roma devono capire che il Veneto non può essere spremuto come un limone, che oramai siamo oltre ogni limite, che da qui la gente comincia ad emigrare come avveniva nel '800 e nel '900. Non c'è solo l'emigrazione di persone formate ad alto livello, o la fuga di cervelli riferita ai ricercatori formati nelle nostre ottime università", puntualizza Toniolo, "comincia ad esserci un'emigrazione soprattutto tra i giovani che vanno in cerca di un semplice lavoro dipendente altrove, e molti vanno in altri paesi europei dove la pressione fiscale è più bassa e dove le aziende nascono e prosperano".
"Qui se andiamo avanti così", conclude Toniolo, "rischia di non esserci più alcun futuro per i nostri figli e per i nostri nipoti".
"Mi appello ai parlamentari veneti prima di tutto, che facciano pressione sul governo per concedere "ossigeno economico" alla nostra Regione: vi ringrazieranno le categorie economiche, i disoccupati che troveranno lavoro e tutti i cittadini e soprattutto le future generazioni di italiani del Veneto!"


lunedì 22 settembre 2014

Zaia pronto a raccogliere i fondi per il referendum: a Cittadella è un coro leghista

Luca, è l'ultima volta che voglio presentarti come governatore. La prossima devi essere il presidente dello Stato veneto»: la profezia è di Roberto Calderoli al raduno leghista di Cittadella, come riferisce Caludio Baccarin sulle pagine de Il Mattino di Padova. Con l'occasione l'ex ministro delle Politiche agricole ha affermato che «chiuderemo la partita del conto per il finanziamento del referendum».
«Quello del fondo non è un problema- ha continuato calderoli -, lo abbiamo affrontato con i gruppi indipendentisti. Se ci fossero 14 milioni di euro offerti da qualche privato lo faremmo subito. La Scozia ha dimostrato che il referendum è legale, questa sarà la base giuridica del nostro ricorso. Andremo a Roma a difendere fino in fondo le nostre due leggi referendarie. È da repubblica delle banane pensare che i borboni di Roma applicano la dittatura della Corona inglese, che ha permesso agli scozzesi di esprimersi».
Ha fatto eco Matteo Salvini: «Non penso che aspetteremo quello che arriva da Roma. La Scozia insegna; il Veneto voterà il referendum. Gli scozzesi sono arrivati a votare dopo 300 anni di battaglia, noi speriamo di mettercene meno. Ma questo vale anche per Lombardia, Salento, Calabria e Sardegna».
Inviti in tal senso anche da Flavio Tosi: « Inviti in tal senso anche da Flavio Tosi: «Bisogna proseguire nella direzione della creazione di un fondo per raccogliere risorse private. La legge non prevede fondi pubblici. La Corte Costituzionale si può pronunciare in tre mesi o in sei anni. Luca, vai avanti, e poi se da Roma qualcuno avrà l'ardire d'impedire alla gente di esprimersi con i soldi propri, usando fondi privati, voglio vedere che imputazione verrebbe data se anche ci fosse un diniego della Consulta».
Il diretto interessato Zaia, che ha definito il referendum l'altra faccia dello «stop all'invasione», sottolinea: «Non accetteremo più che i nostri imprenditori sopportino una pressione fiscale del 68%. Non accetteremo che i nostri concorsi siano presi d'assalto da chi viene da fuori Veneto. Non vogliamo che le case popolari siano date ai non veneti. I 21 miliardi di euro che paghiamo a Roma sono più che sufficienti a dire: "State fuori dalle palle". Roma ci dà a volontà soltanto immigrati. Bene, noi ne abbiamo accolti 500.000, che in larga parte si sono integrati. Ma adesso vi dico che qui non c'è più spazio per nessuno; e non siamo razzisti»
di Claudio Baccarin *da Il Mattino di Padova

domenica 21 settembre 2014

L'abisso che ci separa da Londra ed Edimburgo


Comunque vada è già un successo. Ci sono già due vincitrici nel referendum scozzese: libertà e democrazia. Con una lezione di civiltà che non merita altri commenti in Scozia si affronta, con una compostezza sconosciuta in Italia, una prova straordinaria in cui si chiede ai cittadini di pronunciarsi se rimanere o meno nel Regno Unito.
I leader dei partiti britannici, unionisti per definizione, diversamente da quanto accade altrove, in Spagna come in Italia, hanno garantito a Edimburgo una maxi-devoluzione di poteri: questa concessione è la dimostrazione che le ragioni scozzesi non sono infondate.
Nel 1996 Tony Blair, alla guida dei Laburisti, aprì una nuova stagione nella devoluzione di poteri da Londra a Edimburgo e, in misura diversa, a Cardiff e proprio il 18 settembre del 1997 i Gallesi dettero il loro assenso per un ampliamento dell’autonomia della loro terra.
Di devoluzione, in verità, in Gran Bretagna si era iniziato a parlare nel 1919, con la “Conference on Devolution” organizzato dalla Camera dei Comuni su iniziativa di un gruppo di parlamentari conservatori. Già in quell’occasione, nel 1919, si era evidenziata la necessità di un diverso approccio alle realtà gallesi e scozzesi determinate in Galles dalla maggior rilevanza dell’aspetto linguistico culturale, in Scozia dal radicamento diffuso del valore dell’autogoverno, dando così l’avvio all’impianto asimmetrico, con diversi livelli di autonomia riconosciuta a determinate zone.
Nella storia e nell’attualità della cronaca odierna istituzionale britannica emerge un dato: il profondo rispetto della libertà dei cittadini e la supremazia del cittadino rispetto allo stato. Lo stato è uno strumento al servizio del cittadino.
Ben diverso l’approccio culturale, e politico, dei Paesi latini e dell’Italia dove il cittadino è un suddito del quale lo stato non si fida. Anzi: talvolta, per far valere un proprio diritto bisogna dar battaglia. In Italia il caso del Sudtirolo, con la sua stagione delle bombe, da questo punto di vista è emblematico e chi, come me, ripugna e aborrisce la violenza si chiede perché gli venga negata la strada maestra della democrazia riconosciuta oggi in Scozia.
E’ in virtù dell’atteggiamento culturale, stato-padrone contro cittadino-suddito, che lo stato italiano, le sue consorterie e apparati, impediscono al cittadino di pronunciarsi su temi che lo riguardano e sui quali, invece, avrebbe ben diritto a dire la propria.
Scriveva Sergio Romano ancora negli anni Novanta relativamente all’Italia: “Alle grandi istituzioni, ai partiti nazionali e ai sindacati il federalismo non è mai piaciuto” aggiungendo poi “la verità è che la classe politica nazionale sa perfettamente che l’autentica autonomia di alcune importanti regioni la priverebbe di gran parte della sua autorità…Esiste una nomenklatura politica, amministrativa, economica, sindacale, per cui l’Italia deve restare ‘una e indivisibile’. Per coloro che ne fanno parte non è soltanto una patria: è anche un grande collegio elettorale, un serbatoio di voti, un datore di lavoro, la ragione sociale del loro mestiere”.
L’abisso che ci separa da Londra ed Edimburgo (e dall’Europa avanzata) è evidente. Il referendum scozzese del 18 settembre conferma che un vero stato antepone ai proprio interessi quelli dei cittadini e qualunque sia il risultato della consultazione essa dimostrerà l’arretratezza del sistema italiano e il vero divario che ci allontana dai Paesi a democrazia avanzata, che, non casualmente, sono anche i Paesi a maggior indice di sviluppo economico.

di Roberto Ciambetti, Assessore Regione Veneto 

Troppi immigrati, l'Austria chiude le frontiere

Vienna chiede di sospendere gli accordi di Schengen e intanto "rispedisce" in Italia 30 stranieri al giorno. I poliziotti denunciano: «Al Brennero situazione insostenibile».
L'operazione Mare Nostrum e la gestione dell'emergenza profughi da parte dell'Italia non sta facendo infuriare solo i sindaci e i governatori italiani. Anche l'Austria non ne può più di quello succede ai suoi confini. Tanto che il governo austriaco sta trattando con Bruxelles la sospensione temporanea degli accordi di Schengen e la reintroduzione dei controlli lungo la frontiera con l'Italia. Da Vienna fanno sapere che nel 2014 sono già 4.700 gli stranieri fermati nel Paese, quasi tutti sono stati respinti in Italia, una media di circa 30 persone "rispedite" ogni giorno oltre il confine. Delle persone fermate solo 300 hanno chiesto asilo politico in Austria. Per questo il ministro degli interni Johanna Mikl-Leitner e i governatori di Salisburgo, Burgenland, Bassa e Alta Austria non escludono la reintroduzione dei controlli di frontiera, mentre il loro collega Tirolese Guenther Platter auspica invece solo controlli mirati e non a tappeto. Al confine, intanto, la situazione è sempre più difficile: il sindacato di Polizia Coisp parla esplicitamente di «emergenza» al commissariato del Brennero. «Nei mesi di luglio e agosto le autorità austriache hanno "rispedito" in Italia oltre 1.400 stranieri, mentre a settembre il numero supererà abbondantemente le 700 riammissioni». Secondo il Coisp, «la situazione odierna, già di per sè critica, si è ulteriormente deteriorata in quanto al rifiuto dello straniero di sottoporsi ai rilievi dattiloscopici previsti dalla legge, deve seguire una denuncia», che comporta notevoli difficoltà amministrative e organizzative. «Il personale di polizia - prosegue la nota - si trova quindi costretto a cercare un interprete tra le proprie amicizie (cuochi, camerieri, pizzaioli)».  «I numeri - sottolinea il Cosip - sono impressionanti: negli ultimi due giorni circa 80 stranieri e altri 50 tra siriani e eritrei. Per non parlare dei minori. Questa situazione non può ricadere sulle spalle dei colleghi, lasciati soli a gestire un flusso migratorio di proporzioni mai viste». Maurizio Fugatti, commissario della Lega Nord del Trentino denuncia che «Il Governo ha abbandonato le Forze di Polizia al proprio destino e anche al Brennero la situazione è al collasso. Solidarietà ai poliziotti che stanno lavorando al Brennero in una situazione difficile e senza mezzi e strutture. Il Governo si svegli e non lasci i poliziotti allo sbando». «L'Italia - ha continuato Fugatti - prenda esempio dall'Austria e cominci a prendere in considerazione la chiusura di tutte le frontiere, vista la notizia secondo cui l'Austria sta discutendo la sospensione di Schengen». «Data la straordinaria ondata migratoria provocata da Mare Nostrum - ha proposto l'esponente leghista - bisogna sospendere immediatamente quest'operazione criminale e chiudere tutti i confini. Non possiamo continuare ad essere l'unico Paese dell'Ue che sostiene quest'onere».

sabato 20 settembre 2014

Profughi e tensioni a Vicenza e in tutto il Veneto, Zaia: ora basta


Continuano le tensioni sulla questione dei migranti e il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia lancia un duro attacco all’Europa e al Governo italiano sulla situazione sempre più difficile che si registra a Vicenza, con le recenti polemiche sugli episodi avvenuti a Campo Marzo, e in diversi territori del Veneto, dove continua pressoché ininterrotto il flusso di profughi inviati nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum. Di seguito il testo integrale del messaggio diffuso da Zaia.
"Ora basta, questa è una dittatura della confusione, alla quale, legittimamente e con il mio pieno appoggio, i territori cominciano a ribellarsi, da Vicenza a Verona, da Belluno, a Treviso, a Padova, con ottime ragioni, fino alla triste barzelletta del sindaco di Giazza, piccolo Comune in provincia di Verona, che ha saputo dell’arrivo di ben 22 profughi al bar del paese, non dallo Stato. Quello che avevo previsto fin dall’inizio si sta purtroppo verificando: centinaia di migliaia di disperati illusi di essere portati in paradiso e poi abbandonati a sé stessi; decine di Comuni messi in croce senza fondi e senza indicazioni precise; l’allarme sociale che cresce e comincia ad essere recepito anche con atti formali, come il no ai profughi votato dai Consigli Comunali vicentini di Tezze e Rosà. Mentre da settimane si azzuffano a Roma per nominare due giudici costituzionali, l’Italia affonda in Mare Nostrum! A Treviso come ovunque i profughi arrivano e subito dopo scompaiono nel nulla, cercando frontiere dove vengono respinti a calci da quell’Europa solidale che esiste solo nelle parole dei suoi super pagati burocrati, rivelandosi invece culla dell’egoismo, e finendo inevitabilmente per finire nelle maglie della clandestinità, o peggio della delinquenza, come a Vicenza, dove si scopre che le ‘bande del machete’ di Campo Marzo sono almeno in parte composte da ‘profughi’ arrivati anche poco tempo prima, e che la gang dei nigeriani che spacciava droga a fiumi in città era composta da soggetti in possesso di un permesso per motivi umanitari. Ergo: all’arrivo sulle nostre coste i controlli sono zero e i problemi se li sfangano i sindaci, le forze dell’ordine (come non avessero altro da fare), il volontariato, che butta il cuore oltre l’ostacolo ma non può fare miracoli.
Una soluzione seria è oramai urgentissima e non può che essere un forte coinvolgimento di tutta l’Europa, che deve togliersi, almeno in questo caso, l’atteggiamento da politicante burocrate, e creare una task force di Paesi solidali, ognuno pronto ad accogliere i migranti che chiedono di arrivarci, per quota parte e senza egoismi. A quel punto noi potremmo anche impegnarci nella prima accoglienza, ma potendoci organizzare sapendo che l’Europa c’è, e tutta insieme si adopera per dare una risposta civile al dramma e alle sofferenze di centinaia di migliaia di essere umani. Per ora però le non risposte del Governo italiano e dell’Europa sono invece tristemente incivili e paurosamente costose, tanto che i miliardi spesi e che si spenderanno per trattare questi uomini donne e bambini come bestie o quasi, potrebbero creare sviluppo, lavoro e salute se solo venissero usati per interventi nei paesi d’origine, a cominciare da acquedotti, ospedali, istruzione, formazione professionale. Sarebbero un aiuto concretissimo mirato allo sviluppo, invece vengono buttati letteralmente a mare senza risolvere assolutamente nulla".

Bassano (VI), sindaci in rivolta contro Roma ed i profughi

Poletto: «Tutta la situazione è gestita in maniera disordinata». Dalla Valle: «Un problema che va risolto altrove e non nei Comuni».
BASSANO. Non c'è più posto per i profughi nel Bassanese. I sindaci dei maggiori Comuni del comprensorio, a destra come a sinistra e con toni più o meno moderati, sollevano dubbi sull'efficacia e dell'operazione Mare Nostrum e spiegano di non essere più in grado di fare fronte a nuovi arrivi. La questione è stata riportata alla ribalta dalla dura mozione approvata dalle amministrazioni leghiste di Rosà e Tezze contro il piano umanitario Mare Nostrum e contro l'invio di nuovi profughi nelle municipalità italiane. Una presa di posizione politica che ha trovato pieno sostegno a Romano da parte del sindaco Rossella Olivo. Anche i primi cittadini di Bassano, Cassola e Marostica, però, pur restii ad adottare azioni simili, concordano sul fatto che il Governo centrale sta gestendo male un problema molto grave e spiegano di non essere in grado di accogliere altre persone straniere.
«L'emergenza esiste, è innegabile - dichiara il sindaco di Bassano Riccardo Poletto - Noi non ce la sentiamo di fare ostruzionismo a priori però è vero che lo Stato centrale sta gestendo la questione in modo disordinato. (...)

GdV 20.09.2014

venerdì 19 settembre 2014

Vicenza. Consigli Comunali contro “Mare nostrum”. Mozione a Rosà e Tezze: «Non vogliamo profughi»

Lanzarin: «Occupiamoci delle fasce deboli della nostra società» Lago: «Pensiamo a pensionati e imprenditori in piena crisi».
ROSÀ-TEZZE. Sono state approvate dai consigli comunali di Rosà e Tezze due mozioni presentate dalla Lega Nord sull'operazione “Mare nostrum”, della quale si chiede l'interruzione ribadendo la non disponibilità ad accogliere alcun profugo nel territorio comunale.
Ad illustrare la proposta a Rosà è stato il vicesindaco Manuela Lanzarin. «Il Governo taglia i fondi - ha dichiarato - lasciandoci poche disponibilità per aiutare i nostri concittadini e ci chiede un aiuto per ospitare disperati che sono il frutto di una politica becera che non è in grado di affrontare il problema alla base. L'operazione “Mare Nostrum” ha costi esorbitanti, tra i 10 ed il 14 milioni di euro al mese, se si sommano le spese per il personale e manutenzioni varie. Nelle ultime settimane sono stati impegnati navi ed aerei per soccorrere 4 mila persone. Paghiamo di tasca nostra l'accoglienza e corriamo il rischio di ammalarci di Tbc e di Ebola. L'attenzione dovrebbe essere rivolta, piuttosto, prima di tutto, alle fasce più deboli della nostra popolazione».
La maggioranza ha votato compatta la mozione. (...)
GdV 19.09.2014

Ciambetti, requisire immobili per i profughi? Proposta indecente!


"L'ipotesi di requisire immobili pubblici per dare ospitalita' ai profughi di Mare Nostrum e' solo l'ultima 'proposta indecente' di una operativita' tutta all'italiana, improvvisata, raffazzonata, dilettantesca". L' assessore regionale al Bilancio ed Enti locali del Veneto e' decisamente critico sugli esiti dell' Operazione Mare Nostrum.
"Io raccolgo il senso di spaesamento e arrabbiatura di tanti sindaci - spiega Ciambetti -I nostri Comuni non hanno piu' spazi di manovra e non possono piu' accogliere nuovi invii: questa e' la verita' con cui bisogna fare i conti. Iniziative come quella del Prefetto di Venezia sono benzina sul fuoco del crescente malessere. Lo stato fa la voce grossa, requisisce, impone la solidarieta' e nello stesso momento impedisce ai sindaci e agli amministratori pubblici di spendere fondi e risorse esistenti per aiutare chi, tra i cittadini contribuenti, e' in difficolta' in citta' dove le problematiche socio-economiche stanno diventando esplosive. Lo stato mostra il suo vero volto, il volto di chi tratta i cittadini e le Istituzioni democratiche come sudditi succubi di un potere che e' totalmente disinteressato ai veri problemi della nostra comunita'. Sta crescendo un malessere nella cittadinanza che e' foriero di tensioni difficilmente gestibili, anche queste conseguenza dell'insipienza con cui lo stato sta malamente gestendo una fase storica drammatica"
Roberto Ciambetti, LN 

Referendum. la Lega marcia su palazzo Chigi: Renzi non ci tapperà la bocca


Alla vigilia del voto sull’indipendenza scozzese, la Lega Veneta chiede che sia data voce anche ai cittadini veneti. C’erano tutti i parlamentari del territorio - e non solo - questa mattina davanti a Montecitorio (foto) per una simbolica “marcia su palazzo Chigi”, con bandiere col Leone di San Marco, striscioni, magliette e cartelli.
Hanno chiesto “libertà di parola per il popolo Veneto”, polemizzando “con un governo che vuole soffocare la voce dei cittadini”. Il riferimento è alla decisione, assunta dal consiglio dei ministri l’8 agosto scorso, di impugnare la legge regionale sul referendum consultivo, deliberata da palazzo Balbi. “Il futuro dei veneti nelle mani dei veneti”, dicevano gli striscioni esposti. Unica la voce degli eletti territoriali del Carroccio. In corteo, alla manifestazione di questa mattina, il segretario della Liga Veneta e sindaco di Verona Flavio Tosi, con i deputati Matteo Bragantini, Filippo Busin, Roberto Caon, Marco Marcolin ed Emanuele Prataviera e i senatori Raffaela Bellot, Patrizia Bisinella, Emanuela Munerato, Erika Stefani, Paolo Tosato. In delegazione anche molti altri colleghi del Nord, che sposano la causa. “Il governo sta dimostrando di avere paura della volontà del popolo e sta di fatto privando i nostri cittadini della libertà di scelta democratica”, hanno detto i parlamentari leghisti. Per il Carroccio la consultazione s’ha da fare, al di là dei veti governativi: “Ogni anno regaliamo a Roma 21 miliardi di tasse, che non ritornano sul nostro territorio, Roma ci sta dissanguando. Chiediamo, come altre regioni italiane, di poter conservare il nostro gettito e di poter decidere il nostro futuro”. Ma le ragioni del referendum oltre che economiche, sono anche identitarie e culturali: “La bandiera del Leon è simbolo di 1.400 anni di storia, non sarà il Renzi di turno a soffocare la voce di un popolo che ha un passato comune e radici inossidabili”.

giovedì 18 settembre 2014

Indipendenza della Scozia. Zaia: 'Un'opportunità che viene negata al popolo veneto'

“Tifiamo per la Scozia e per la sua indipendenza e speriamo che dalle urne esca un risultato in questo senso. Ma quale che sarà l’esito della consultazione, una cosa è certa: in Gran Bretagna si sarà comunque scritta una grande pagina di democrazia che in Italia, invece, non si vuole scrivere”.
Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, parla del referendum per l’indipendenza della Scozia che si celebrerà il 18 settembre prossimo.
“Là il Regno Unito dei Windsor  consente a un popolo fiero e antico di esprimersi, qui l’Italia dei Borboni nega al popolo veneto di contarsi per verificare per via legale e costituzionale se prevalgono i sì o i no all’autonomia e/o all’indipendenza” sottolinea  Zaia, riferendosi al ricorso del Governo centrale avverso le due leggi approvate dal Consiglio regionale del Veneto che indicono altrettanti referendum in materia.
“La diga comunque è rotta per tutti quei movimenti italiani ed europei che chiedono pacificamente alle genti di esprimersi sulla propria autodeterminazione – conclude il governatore del Veneto –. Il Governo italiano tragga insegnamento da questa lezione di rispetto civile e democratico ed eviti di rendersi protagonista di una nuova strage di legalità”. 

mercoledì 17 settembre 2014

Novanta profughi da fotosegnalare: «La questura di Padova non è un Cie»


Protesta del Coisp: «Dopo la scabbia, anche due colleghi affetti da tubercolosi». Domani il sit-in dalle 10 alle 12.30. Il sindaco Bitonci: "Requisire immobili? Incredibile".

PADOVA. Novanta profughi nel piazzale della questura di Padova. La foto scattata da alcuni rappresentanti sindacali immortala la situazione vissuta oggi dagli agenti che hanno dovuto fare fronte all'emergenza sbarchi. Duro l'intervento dei rappresentanti delle sigle sindacali che annunciano provvedimenti.
Intanto è arrivato il comunicato ufficiale del Coisp.
"Dopo la notizia che due poliziotti della questura di Padova hanno contratto la scabbia e alcuni colleghi del Reparto Mobile di Padova sono risultati positivi al test cutaneo della tubercolina (Mantoux) che prova il contatto con persone affette da tbc, oggi, dopo l’invio di profughi nella Provincia di Padova disposto dal Ministero dell’Interno, abbiamo fatto l’amara scoperta che la questura di Padova è diventata un nuovo Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione). Il Segretario Generale Provinciale del Co.I.S.P. di Padova Loris Frison afferma: «Possibile che nessuno abbia pensato che la struttura della Questura ove sono stati accolti stamane i profughi non è idonea per ospitarli in quanto non ha locali appositi? O forse, come al solito, si è pensato che tanto ci sono i soliti cretini dei poliziotti che in qualche modo rimedieranno. Di sicuro, chi li ha accolti non conosce le condizioni fisiche e non serve un luminare per capire che diverse patologie hanno lunghi periodi di incubazione e quindi facilmente sfuggibili al primo controllo medico, di certo i poliziotti dovranno garantire l'ordine e la sicurezza».
Duro l'intervento del sindaco Massimo Bitonci.
“Le dichiarazioni del Prefetto di Venezia Domenico Cuttaia, in merito alla possibilità di requisire immobili della Pubblica Amministrazione per ospitare i profughi in arrivo, hanno dell'incredibile. Trovare una collocazione per i nuovi arrivati è compito del Governo e di chi ha voluto l'operazione “Mare Nostrum”. I sindaci non hanno responsabilità e non possono privare i cittadini di strutture comunali che dovrebbero accogliere chi ne ha diritto e attende un alloggio da anni in situazione di grave indigenza”.
da Il Mattino di Padova

Padova: l’amministrazione Pd a guida del famigerato Zanonato, manteneva un ‘siriano’ a 2.500 euro al mese

Padova: Comune dava 200 mila euro a immigrato.
Che Padova fosse divenuta una mucca nella quale gli immigrati e i preti frikeattoni mungevano e i padovani pagavano, si sapeva, che il livello fosse quello che sta venendo fuori, non lo si poteva immaginare.
La notizia da Padova, è di quelle che evidenziano perfettamente la deriva che colpisce i Comuni, una volta che sono guidati da fanatici dell’immigrazione.
Si è scoperto che l’amministrazione Pd a guida del famigerato Zanonato, manteneva un ‘siriano’ a 2.500 euro al mese. Lui, e la sua famiglia hanno ricevuto durante l’amministrazione Zanonato-Rossi oltre 200 mila euro. Soldi nostri.
“L’Amministrazione precedente chiamava solidarietà quello che è spreco di soldi pubblici a carico della collettività – spiega il sindaco Massimo Bitonci – La nuova Amministrazione privilegerà i padovani che finora sono stati esclusi. Quei 200.000 euro dovevano finire in tasca a 200 anziani con pensione minima o a 200 famiglie di nostri concittadini che non arrivano alla fine del mese”.

martedì 16 settembre 2014

Vogliamo finire così?

Sì, la guerra all'Isis riguarda direttamente noi. Noi italiani, settentrionali, milanesi, abitanti di città da cui partono volontari della jihad. E dove potrebbero sorgere "polizie islamiche" che impongono la sharia. È già successo, in Inghilterra e in Germania. Vanno fermati, ora.
Essere interventisti in Iraq, chiedere a gran voce una guerra contro l’Isis, è una cosa che non ci riguarda da vicino? La guerra per stroncare il nuovo Califfato Islamico viene vista come un impegno altruista, per salvare dalle sue fauci i cristiani iracheni e soprattutto gli yezidi (e chissà perché si parla quasi solo degli yezidi e non dei cristiani: le religioni esotiche fanno più notizia?). Ma la guerra riguarda direttamente noi. Non noi “occidentali” in senso lato, ma proprio noi, italiani settentrionali, milanesi, torinesi, genovesi, trevisani, vicentini, pordenonesi, abitanti di città e cittadine da cui partono volontari della Jihad. E partono per tornare (sempre che non vengano ammazzati prima), per realizzare un disegno ideologico che non è affatto locale, ma universale. Mohammed Merah, lo stragista di Tolosa, si era fatto le ossa nella guerra di Siria. Mehdi Nemmouche, lo stragista di Bruxelles, aveva fatto esperienza nello stesso conflitto.
Gli attentati fanno paura, ma non sono tutto. Il pericolo peggiore consiste nella nascita di veri e propri emirati all’interno delle nostre città. Torino, Milano, Roma e tante altre città minori dell’Italia centro-settentrionale hanno già nuclei di quelli che potrebbero diventare ghetti islamici, veri e propri emirati in miniatura, con tanto di polizia religiosa che veglia sul rispetto della legge coranica. Succede già in tutte le maggiori metropoli ad alta immigrazione islamica, nell’Europa occidentale e settentrionale. Qualche esempio? A Wuppertal, se non ve ne siete accorti, la polizia tedesca ha smantellato un corpo di polizia islamica. Avete letto bene: polizia islamica, come in Arabia Saudita. Era formata da un tedesco convertito, Sven Lau, che ha ritrovato la sua purezza nell’Islam e ha iniziato a raccogliere gente disposta ad applicare la legge coranica in tutta la città, con le buone e con le cattive. Andavano dalle donne e le costringevano a mettersi il velo, andavano dai ragazzi e li costringevano a non fumare, a non giocare d’azzardo, a non andare in discoteca. Se la polizia non li avesse sciolti in tempo, avrebbero vietato concerti in pubblico, locali dove si vendono alcolici, salumerie (che sono haram! Proibite) e tutto ciò che riguarda il “malcostume” occidentale.
Quello di Wuppertal non è un caso unico. Anche a Londra i Tower Hamlets, per un certo periodo del 2011, sono diventati “Shariah Controlled Zone”, una zona in cui si applicava la sharia, la legge coranica. Anche in questo caso, una mini-polizia religiosa, formata da volontari, pattugliava le strade e implementava le norme coraniche. «Se le persone sono terrorizzate dal taglio della mano, non rubino – diceva il leader islamico Anjem Choudary ai suoi intervistatori – se la gente si scandalizza per la lapidazione delle adultere, si eviti l’adulterio». Per fortuna che questa polizia religiosa è stata sciolta dalle autorità. Ma il problema resta, perché a Birmingham i radicali islamici locali hanno tentato di conquistare le scuole pubbliche e cambiarne i programmi. In Inghilterra, dove sono già in funzione 85 corti islamiche, le minoranze musulmane sono già uno Stato nello Stato.
Di fronte a queste realtà, che sono diffuse anche in Francia, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia, oltre che nella già citata Germania, è facile commettere tre errori molto comuni. Il primo è la fuga a destra: considerare la nascita di queste enclave come un esito dell’immigrazione. Chi sostiene questa tesi se la prende, nel nome dell’identità italiana, anche con arabi cristiani, musulmani laici, animisti e buddhisti che mai e poi mai penserebbero di mettere in piedi un emirato nel cuore delle nostre città. Il secondo errore è il rifugio a sinistra: considerare che questa frammentazione sia dovuta alla povertà. Una spiegazione semplice, comoda, conforme ai dettami del politically correct, ma completamente falsa. I radicali islamici in Inghilterra non sono poveri. I radicali islamici in Germania neppure. In compenso, tanti altri immigrati poverissimi, cercano onestamente lavoro nelle nostre città. Il terzo errore è la santificazione (tipica dei libertari) delle comunità volontarie: se le nostre città si frammentano tanto meglio, ognuno si governa da sé in barba allo Stato. Neanche per sogno. Non c’è nulla di volontario in questi progetti. È un disegno egemonico teorizzato, in varie versioni simili tra loro, da Al Qaeda (“Ederat al Wahsh”, governare alla macchia di Abu Bakar Naji), dall’Isis (una strategia di destabilizzazione in tre fasi, teorizzata da Al Zarqawi ed ereditata da Al Baghdadi) e anche dai più “moderati” Fratelli Musulmani: è una colonizzazione ideologica e religiosa delle nostre città. Si assume il controllo di un quartiere, lo si sottopone alla legge coranica, si creano istituzioni parallele e poi si passa alla colonizzazione del quartiere successivo. Poi si passa alle regioni e infine si dichiara guerra al governo.
Il problema va affrontato subito, ma con estrema lucidità. Si deve combattere contro l’ideologia jihadista, i suoi predicatori, i suoi combattenti. Meglio attaccarli quando sono lontani, in Iraq e Siria, piuttosto che doverli affrontare qui nelle nostre vie, piazze e strade. Il problema va affrontato immediatamente con l’educazione, allontanando i musulmani da questa ideologia. E con la polizia: smantellando istituzioni parallele ovunque sorgano. E non continuando a dar ragione agli jihadisti, nel nome di un malcelato odio contro l’Occidente.

di Stafano Magni (Intraprendente)

lunedì 15 settembre 2014

Padova, i primi 100 giorni di Bitonci: Una città nuova

«La città sta cambiando: lo riconoscono anche i cittadini che ci fanno sentire il loro appoggio. I divieti? Per dare davvero opportunità servono regole».
Sindaco Bitonci, il suo mandato è arrivato ai primi cento giorni. Che cosa è cambiato a Padova?

«In cento giorni abbiamo ridotto gli stipendi di assessori e sindaco, abbiamo tagliato le auto blu, chiuso un bilancio non nostro, riuscendo anche, per la prima volta, a tagliare le tasse. Abbiamo dato il via a una serie di consultazioni con i residenti per ridiscutere scelte di mobilità imposte dalla precedente Amministrazione, che non aveva tenuto conto delle reali esigenze della città. Grazie al lavoro della Giunta siamo stati capaci, in attesa dell'approvazione definitiva da parte del Consiglio comunale del nuovo regolamento di polizia urbana, di ridurre drasticamente il fenomeno dell'abusivismo commerciale, concentrandoci nella lotta al degrado»."Cambiamo Padova", del resto, era il suo slogan... «Ci ha accompagnato durante la campagna elettorale e ad esso quotidianamente ci ispiriamo. Ora Padova sta cambiando: non lo dice solo l'Amministrazione, lo ripetono anche i cittadini che ci fanno sentire il loro appoggio».A differenza di Napoli, qui le regole si fanno rispettare. Anche se certa stampa parla di "città dei divieti": è così? «No. Padova non è la città dei divieti, ma delle opportunità. E perché le opportunità siano davvero per tutti, devono esserci regole. Dove le regole mancano o non sono rispettate, regnano arbitrio e sopraffazione».Rientra in questo ambito anche il - da taluni contestato - nuovo regolamento di polizia urbana? Ricordiamo che esso prevede misure severe contro chi, tra l'altro, lorda il suolo pubblico, lancia uova o farina, ospita in casa un numero eccessivo di persone, si sdraia sulle panchine, circola con abiti che offendono il comune senso del pudore, si bagna in una fontana, sale sugli alberi... «Il nuovo regolamento di polizia urbana, licenziato dalla Giunta, è uno strumento che consentirà di migliorare la vita di tutti, dando a tutti nuove opportunità, a scapito di maleducati, balordi e professionisti dell'illegalità. Invece di interpretare le novità sostenute dalla nuova Giunta, certa stampa tenta di sbeffeggiare il nostro operato, senza accorgersi che, così facendo, sbeffeggia le richieste dei cittadini e definisce negativamente se stessa. La sinistra si presta al gioco, incapace di trovare una sintesi tra la camicia bianca di Renzi e le urla dei centri sociali».
Perché se certi regolamenti li fanno i sindaci del Pd vanno bene, ma se li fa un sindaco della Lega sollevano polemiche?
«Perché un sindaco della Lega dà fastidio. A Padova il risultato elettorale delle recenti Amministrative parla chiaro. I cittadini hanno votato il cambiamento, promuovendo un programma elettorale che stiamo realizzando punto dopo punto. Cosa strana, veniamo attaccati per provvedimenti che, in parte, sono in vigore in altre città amministrate dalla sinistra, quali Vicenza, per restare in Veneto, o Bologna. Le polemiche strumentali non ci interessano: noi siamo al servizio dei cittadini».
A proposito di cittadini: che cosa li attende da qui alla fine dell'anno fra i provvedimenti più importanti che prenderà la sua Giunta?
«La prossima settimana daremo ai padovani un nuovo regolamento per l'assegnazione delle case popolari. Privilegeremo quella classe di esclusi dalle precedenti Amministrazioni, che hanno premiato, per vizio ideologico, una categoria specifica di persone, dimenticandosi dei padovani. Per ristabilire un minimo di giustizia sociale, nelle assegnazioni inseriremo il criterio di anzianità di residenza, secondo uno schema che preveda più punti per chi vive a Padova da 5, 7, 10 e 15 anni. Successivamente daremo il via a tutta una serie di opere pubbliche che la città attende da anni e la sinistra non ha mai saputo realizzare, per incapacità di fare sintesi o per mancanza di visione».
a.accorsi@lapadania.netPerché se certi regolamenti li fanno i sindaci del Pd vanno bene, ma se li fa un sindaco della Lega sollevano polemiche?«Perché un sindaco della Lega dà fastidio. A Padova il risultato elettorale delle recenti Amministrative parla chiaro. I cittadini hanno votato il cambiamento, promuovendo un programma elettorale che stiamo realizzando punto dopo punto. Cosa strana, veniamo attaccati per provvedimenti che, in parte, sono in vigore in altre città amministrate dalla sinistra, quali Vicenza, per restare in Veneto, o Bologna. Le polemiche strumentali non ci interessano: noi siamo al servizio dei cittadini».A proposito di cittadini: che cosa li attende da qui alla fine dell'anno fra i provvedimenti più importanti che prenderà la sua Giunta? «La prossima settimana daremo ai padovani un nuovo regolamento per l'assegnazione delle case popolari. Privilegeremo quella classe di esclusi dalle precedenti Amministrazioni, che hanno premiato, per vizio ideologico, una categoria specifica di persone, dimenticandosi dei padovani. Per ristabilire un minimo di giustizia sociale, nelle assegnazioni inseriremo il criterio di anzianità di residenza, secondo uno schema che preveda più punti per chi vive a Padova da 5, 7, 10 e 15 anni. Successivamente daremo il via a tutta una serie di opere pubbliche che la città attende da anni e la sinistra non ha mai saputo realizzare, per incapacità di fare sintesi o per mancanza di visione».
a.accorsi@lapadania.net

sabato 13 settembre 2014

Zaia a Bressa: su regioni a statuto ordinario meglio se taceva


“Se c’è una certezza, storica, evidente e comprovata è che noi non siamo mai stati e mai saremo contro le autonomie. Lottiamo per la nostra e per avere pari opportunità rispetto a chi già ce l’ha, non per togliere qualcosa a qualcuno. La nostra responsabilità la esercitiamo tutti i giorni, con i mezzi di cui possiamo disporre”.
Così il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta le dichiarazioni fatte dal Sottosegretario agli Affari Regionali Gianclaudio Bressa che, parlando a un convegno a Trieste, ha detto tra l’altro che “In Italia il problema sono le Regioni a statuto ordinario e non quelle speciali” e che queste ultime sono “le uniche ad aver dimostrato responsabilità”.
“Bressa ha perduto un’occasione per tacere – aggiunge Zaia – ma se vuole parliamo pure e diciamo chiaramente e onestamente dove sta il problema. Parliamo di come si debbano fare le nozze coi fichi secchi in territori come il Veneto che non si trattengono dal 40 al 90 per cento delle entrate tributarie statali, come accade invece nella Provincia di Trento”.
“Invito Bressa – prosegue Zaia – a riflettere su alcuni esempi eclatanti a cominciare dal fatto che il Veneto, prima Regione Turistica d’Italia può disporre di 3 milioni di euro per la sua promozione, contro i 57 milioni della Provincia trentina”.
Zaia elenca quindi una serie di altri esempi eloquenti: la badante gratis (la Provincia di Trento eroga un “assegno di cura” integrativo all’indennità di accompagnamento che può arrivare fino a € 1.100 mensili); il reddito minimo per soggetti bisognosi fino a 950 euro per 4 mesi (3 rinnovi); libri di testo gratis per studenti delle elementari, medie e biennio superiori; il dentista: gratis da 0-18 anni; le borse di studio per frequenza di corsi di lingua straniera fino a 1.800 euro; lo stipendio di un insegnante di scuola superiore pari a 2.569 euro lordi mensili (cui possono aggiungersi indennità di bilinguismo annuale per 2.821 euro e indennità specializzazione annuale di 1.057 euro) a fronte dei 1.760 euro lordi mensili per l’insegnante in Veneto; agevolazioni IRAP di svariata natura e addirittura riduzione dell’aliquota a zero per le nuove imprese per il primo periodo di imposta e i 4 successivi: facilitazioni alle imprese per l’accesso al credito con finanziamenti da minimo. 30.000 euro fino a 2,5 milioni di euro per investimenti fissi, ricerca e innovazione, export o servizi.
“Occorre altro? – conclude Zaia - non credo; magari occorre pensare un attimo prima di parlare”.

Ciambetti lancia l'allarme: 'Non avremo più soldi per il riscaldamento nelle scuole nè per le strade'

“Temo che le future provincie, o come  le si voglia chiamare, non avranno i soldi per garantire le funzioni essenziali previste dalla norma: apertis verbis, in molte realtà non si saranno i soldi né per garantire la manutenzione delle strade, sgombero neve compreso, né per la manutenzione degli edifici scolastici,  compreso il riscaldamento”. L’assessore regionale al bilancio ed Enti Locali del Veneto Roberto Ciambetti commenta amaro l’esito della Conferenza Unificata Stato-Regioni sulle competenze delle aree vaste previste dalla Riforma Delrio per le Province e lancia l’allarme.
“Non faccio terrorismo né disinformazione – ha spiegato Ciambetti – ma tutti sappiamo che negli ultimi anni i Bilanci delle province sono stati ridotti al minimo e non solo per le dure manovre di spending review o  per i tagli nei trasferimenti statali: il Governo ha rigettato la nostra proposta con cui chiedevamo, consci delle ristrettezze segnalate in tutta Italia,  l’assicurazione di una adeguata copertura economico-finanziaria delle funzioni fondamentali assegnate alle realtà che andranno a sostituire le Province. Ci è arrivato un secco no. Parliamo di funzioni strategiche, come appunto la viabilità provinciale o la gestione degli edifici scolastici: è grave, gravissimo, che funzioni fondamentali, ineludibili, non trovino adeguata copertura economica. Chi governerà domani questi enti, chiunque sia, dovrà fare i conti con una grave insufficienza di fondi che non potranno garantire servizi essenziali. In un Paese in cui il trasporto su gomma è uno degli elementi essenziali per l’economia, come facciamo a non assicurare la manutenzione stradale nella viabilità interna? questo non è un risparmio, ma un harakiri ed è un harakiri non assicurare la fruibilità degli spazi nelle scuole, perché le province o chi a queste succederà, non avrà i soldi per la manutenzione o per pagare il riscaldamento”.
L’assessore regionale veneto non lesina critiche al governo: “Un conto è razionalizzare servizi, recuperare sprechi,  abbattere costi impropri – ha concluso Ciambetti – un altro è non calcolare gli esiti di una politica che sta sistematicamente smantellando le funzioni pubbliche. Che si tratti di non rinnovare i contratti dei lavoratori pubblici o di costringere enti a dare servizi fondamentali senza assicurare loro copertura adeguata di spese essenziali per la vita comune, il disegno è unico: delegittimare la funzione pubblica, svilire il valore delle Istituzioni locali e del lavoro che esse svolgono al servizio della comunità”.

ThieneOnLine, 11 Settembre 2014

venerdì 12 settembre 2014

Flavio Tosi: «Zaia bis la migliore soluzione»


Il sindaco di Verona appoggia il Governatore per il secondo mandato: «È il candidato perfetto».
Tra qualche mese si rinnovano le presidenze delle regioni. Tra i nuovi governatori da eleggere c'è anche il Veneto. E sul miglior candidato alla guida della Regione il sindaco di Verona, Flavio Tosinon ha alcun dubbio: è Luca Zaia, già eletto con un larghissimo margine nel 2010. «L'attuale governatore, è senza dubbio la miglior possibilità che possono avere i veneti per il loro futuro visti i risultati che è riuscito ad ottenere. Zaia è anche il governatore più amato nelle classifiche. Insomma il suo sfidante è avvertito».
Ma Tosi ha affrontato anche altre questioni, legate al dibattito sul centrodestra che ha spazio politico per riprendere la guida del Paese: se Renzi ha vinto le Europee è stato per abbandono dell'avversario. Di questo è convinto Tosi, che ieri all'evento Panorama d'Italia a Verona, ha spiegato le ragioni della scommessa politica che sta perseguendo con la sua Fondazione. «Ho lanciato la formula delle primarie del centrodestra perché occorre concordare un metodo per ricostruire quest'area politica - ha detto -. Le primarie sono meritocratiche, i cittadini scelgono, come dovrebbero poter fare anche per il Parlamento nazionale. Per questo in Forza Italia c'è una forte componente che si oppone alle primarie, sono quelli entrati in Parlamento solo perché Berlusconi gli ha regalato il posto. E naturalmente io mi candido alle primarie nazionali del centrodestra, anche se il Veneto sarà alle prossime regionali una cruciale sfida per il centrodestra». E proprio sulle prossime regionali il sindaco di Verona non ha avuto alcun dubbio su chi bisogna puntare: «Abbiamo un governatore uscente, Luca Zaia - ha sottolineato - che ha lavorato bene, è giusto che si ricandidi lui».