sabato 30 maggio 2015

Thiene (VI). Zaia con Salvini: «Il lavoro? Prima ai nostri ragazzi»

Piazza gremita, centri sociali sorvegliati «I 35 euro dei soldi pubblici per gli stranieri vanno ai pensionati. Serve dare dignità al popolo veneto» Poi sui rom: «Pronte le ruspe se non si adeguano».
THIENE. Se qualcuno, i centri sociali, sperava nello scontro, è rimasto deluso. Se qualcun altro, la Lega, contava di chiudere la campagna elettorale in terra vicentina col botto, ha fatto centro. Piazza stracolma ed entusiasmo alle stelle ieri pomeriggio a Thiene per il comizio conclusivo di Luca Zaia e Matteo Salvini, nell´ultima volata prima dell´apertura delle urne domenica. E la differenza tra loro, Lega e il centro sociale Arcadia di Schio, presente con una trentina di simpatizzanti in piazza Scalcerle, protetta, se mai ce ne fosse stato bisogno, da un cordone di forze dell´ordine, il governatore in carica del Veneto ha voluto marcarla bene: «Dove passa la Lega non restano cassonetti incendiati e auto bruciate, noi le piazze le riempiamo di gente perbene», ha sottolineato Zaia dal palco in piazza Chilesotti. LA TRUPPA. Accanto a lui, schierati al gran completo i big del Carroccio berico, dai deputati Erika Stefani e Filippo Busin, all´europarlamentare Mara Bizzotto e, ancora, Antonio Mondardo, Marino Finozzi, Roberto Ciambetti e Giampaolo Dozzo. Un migliaio le persone accalcate in piazza, «senza bisogno di offrire spritz e concerti», ironizza Zaia lanciando una stoccata alla candidata Pd Alessandra Moretti. «Vogliamo dirlo che non tutti i ventenni, per fortuna, sono come quei disadattati parassiti dei centri sociali?» Basta una frase pronunciata da Matteo Salvini per far risuonare un´ovazione generale, fragorosa. «Matteo sei un mito!», gli urla una signora visibilmente emozionata di trovarselo di fronte a pochi metri. Lui, t-shirt e l´immancabile tablet in mano, prepara il secondo affondo, non senza aver prima rivolto un affettuoso saluto al duevillese Mario Pieropan, scomparso qualche settimana fa in un terribile incidente domestico. «Proprio perché il voto alla Lega è un voto anche per Mario siamo qui a chiedervi di impegnarvi in prima persona per convincere amici e vicini di casa ad andare a votare domenica: è ora di ridare dignità al popolo veneto, troppo spesso messo da parte per fare spazio a rom e migranti». Migranti che, precisa il segretario, la Lega non respinge in toto, ma per i quali, come per i rom, devono essere applicati gli stessi diritti e doveri degli italiani: «Se così non fosse? La risposta la sapete: ruspa». Facendo riferimento anche alla necessità di norme rigorose e certezza della pena, non manca un pensiero per il benzinaio di Nanto Graziano Stacchio, né per Adriano Celentano, fresco di avvicinamento alle posizioni salviniane: «Questo vuol dire usare il buon senso e non trincerarsi dietro colori e ideologie». E rivolgendosi alla folla Salvini incita: «Domenica si fa la storia, si cambia il paese». LA PROMESSA. Una sicurezza che traspare anche dalle parole di Zaia che, pur non volendo snocciolare dati e risultati del suo Governo in Veneto, né attaccare il programma politico degli avversari, fa una promessa alla piazza: «Qualunque posto di lavoro libero, prima andrà ai nostri ragazzi, alla nostra gente, poi agli immigrati. 35 euro al giorno di soldi pubblici non li dobbiamo dare agli stranieri, ma ai nostri pensionati ed è per questo che come presidente di Regione ho detto no all´accoglimento di nuovi stranieri». Immagine simbolo della manifestazione, prima dell´ultima tappa in serata a Verona, l´abbraccio di Zaia e Salvini immortalati, tutti e due, con la felpa con la scritta Thiene, regalo della città pronto per entrare a far parte della monumentale collezione del segretario leghista. Finisce il comizio, i leader scendono dal palco, la gente se ne va alla chetichella, non prima di un selfie con Salvini e Zaia. Le forze dell´ordine possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: uova e pomodori, per una volta, sono rimasti nelle case. 
COPYRIGHT (GdV) Giulia Armeni

A Thiene bagno di folla per la Lega. Salvini trasforma Zaia nel Leone di San Marco

Luca Zaia è arrivato a Thiene per dire che il Governatore è lui e vuole esserlo ancora. C’è voluto Matteo Salvini da Milano per tirare fuori il Presidente del Veneto dal suo guscio di fatti e buone maniere, ma bisogna ammettere che la mossa è risultata vincente. Dopo una presentazione tutta cuore del leader supremo della Lega Nord, Luca Zaia, che si ricandida domenica alla poltrona della Regione, ha sfoderato una grinta contagiosa che ha travolto la grande folla di Piazza Chilesotti facendo capire che a Thiene, si voglia o no, il cuore del Carroccio batte sempre forte. 
“Alla faccia di 4 parassiti che volevano rovinare la festa, siamo qui più forti che mai – ha esordito Salvini sorridendo alle minacce dei centri sociali – Domenica dovete votare per tenervi la Regione con Luca Zaia come Governatore e il passo successivo sarà aiutare me a sfidare Renzi e prenderci il paese. Governeremo l’Italia per portare buon senso. Vogliamo cancellare la Legge Fornero, eliminare l’Imu per gli agricoltori che si fanno ‘un mazzo così’, liberare l’economia e l’impresa, abolire gli studi di settore, togliere l’obbligo dei pagamenti elettronici e finirla con il limite dei mille euro in contanti. Non regaliamo 80 euro con la mano destra e poi ne chiediamo 150 con la sinistra come fa quel fenomeno che è al governo del paese – ha continuato il Matteo della Lega Nord – e dobbiamo aiutare prima la nostra gente. Anche i veneti sono stati un popolo di immigrati, ma nessuno pagava loro colazione, pranzo e cena. Chi scappa dalla guerra è il benvenuto, purchè rispetti le regole. Infine – ha sottolineato – dobbiamo commerciare con la Russia e capire che Putin non è il nemico”.
Ormai è noto che una delle parole più ricorrenti nei comizi di Salvini sia ‘ruspe’, riferito ai rom e ai campi nomadi che il leader leghista vorrebbe far radere al suolo. Un termine che oggi Thiene ha fatto suo, con la piazza che lo gridava a squarciagola al suo Matteo preferito.
“Oggi si vive nelle case, la legittima difesa contro certi crimini dovrebbe essere un diritto e le Forze dell’Ordine devono essere tutelate dallo stato. Per i miei gusti le scuole sono troppo a sinistra, vogliamo reintrodurre l’anno di servizio civile per insegnare l’educazione ai giovani, far pagare le tasse alla prostituzione e garantire asili nido gratis a tutti i bambini, in modo che le mamme possano lavorare. La Lega è il buon senso – ha concluso – Domenica è il vostro giorno del referendum”.
Salvini ha poi ricordato i soldati morti nella Prima Guerra Mondiale, quando, solcando il Piave cantavano ‘Non passa lo straniero’. E specificando di amare e invidiare la Bandiera di San Marco e di voler mandare a lavorare Matteo Renzi e “le sue sanguisughe”, ha passato la parola a un Luca Zaia che, finalmente, ha tirato fuori gli attributi.
“Dove passa un leghista non ci sono vetri rotti – ha esordito ricordando i fatti di Milano e le minacce di chi voleva ‘spaccare tutto’ – Riempiamo le piazze senza concerti né regali, ma solo con le nostre idee. Non perdiamo tempo a criticare gli avversari, potete cercare quanto volete, ma io non mi sono mai abbassato a fare campagna elettorale parlando male degli altri, noi usiamo come slogan solo i nostri programmi. Non siamo stati travolti da scandali – ha sottolineato Zaia riferendosi agli episodi di corruzione che hanno travolto il mondo politico nell’affaire Mose – Vogliamo sicurezza nel nostro paese e certezza della pena per chi delinque. Dobbiamo aiutare i profughi a casa loro perché qui non c’è più posto e l’immigrazione è ben accetta quando chi decide di stare nel nostro paese è in grado di rispettare le regole. La sanità veneta – ha continuato – è un’eccellenza che riconosce anche il governo. Ma se qualcuno ancora la critica per attaccare me, allora io dico: andate a curarvi da un’altra parte”.
Zaia ha fatto sue tutte le parole dette poco prima da Matteo Salvini, ha ripetuto i concetti e calcato la mano su ciò che riguarda direttamente la Regione, della quale lui vuole mantenere ben saldo il timone. “Ricordatevi che è fondamentale andare a votare, voglio grande affluenza della Lega alle urne – ha spiegato Zaia – e lo si può fare solo domenica 31 maggio. Non si può votare il lunedì e non c’è ballottaggio – ha detto poi sottolineando che secondo lui il suo unico nemico è l’astensionismo. E a chi ha messo in discussione quest’ultima frase, Luca Zaia ha risposto con lo sguardo glaciale e l’atteggiamento di chi sente di avere le armi giuste per combattere. “Io ho i nervi saldi – ha concluso – non voglio un esercito che trema”. 
Anna Bianchini (Altovicentinonline)

venerdì 29 maggio 2015

I centri sociali a Thiene vogliono contestare Salvini e Zaia ma sono in quattro gatti (con bandiera rossa)

Polizia, carabinieri e polizia locale, in tutto una settantina di uomini e donne, hanno iniziato a presidiare il centro storico già dalle 16. Una cintura di forze dell’ordine in divisa e in borghese (ci sono anche i reparti speciali)per prevenire eventuali disordini a Thiene, dove intorno alle 19, è previsto l’arrivo del leader della Lega Nord Matteo Salvini, che chiuderà la campagna elettorale.
La questura, competente in materia di ordine pubblico, ha contato circa 300 manifestanti dei centri sociali che attraverso i social network hanno preannunciato proteste nei confronti del carismatico, ma contestatissimo Salvini. Tra questi, solo una cinquantina , al momento sono arrivati a Thiene, ma è troppo presto per tracciare un bilancio.
La speranza è che in molti ci abbiano ripensato e che la loro sia una manifestazione non violenta.
D’altra parte Thiene non è una grande città e si fa fatica a pensare il piccolo centro storico come ‘teatro di disordini’.
Le forze dell’ordine hanno predisposto un servizio imponente e la loro massiccia presenza lascia bene sperare. ‘Siamo qui per la presenza indesiderata di Salvini e Zaia – hanno detto i manifestanti – c’è una Thiene che ripudia le idee di questi signori. Si sono alleati con i neo fasciti di Casa aund. Usano metodi violenti violenti’.
Redazione Altovicentinonline (foto di Marta Boriero)

Venerdì 29 maggio. Luca Zaia e Matteo Salvini a Thiene (VI) in piazza Chilesotti.


giovedì 28 maggio 2015

Quote profughi, Zaia ad Alfano: "fa disinformazione soltanto perché si vota"

Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia replica al Ministro dell’Interno Angelino Alfano sul Piano Quote profughi presentato dal Governo alle Regioni.
Se non bastasse quello che ha detto ufficialmente l’Assessore della Regione Lombardia Massimo Garavaglia circa il no assoluto espresso dal Veneto al piano di riparto dei migranti presentato dal Governo alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni nel luglio 2014, aggiungo che il 7 maggio scorso, alle ore 17.30, nella sede del Ministero dell’Interno, il Ministro Alfano ha aperto il summit con Regioni e Comuni sull’argomento migranti (al quale ero presente), ricordando lui stesso la posizione contraria del Veneto.
Direi quindi che la leggenda metropolitana del sì Veneto ai profughi, l’ha smentita personalmente lo stesso Ministro.
Dispiace che un’Istituzione si pieghi a fare disinformazione soltanto perché si è in vista di un voto, i no del Veneto all’arrivo di nuovi immigrati sono stati tanti, espliciti, reiterati e ufficiali e non sto quindi a ribadirli.
Al Ministro Alfano, cui la memoria evidentemente fa difetto, do appuntamento al 31 maggio.

lunedì 25 maggio 2015

Livorno, i profughi in hotel con piscina: "Grazie, ma ci annoiamo"

Tredici profughi ospitati in un hotel di Livorno: "Noi, annoiati con tablet e cuffie a bordo piscina. Così non va bene"
Ai profughi una stanza d'hotel, piscina, tablet e rimborso spese non bastano più. Vogliono altro. Insomma l'Italia e l'Europa spendono fiumi di euro per garantire un'accoglienza dignitosa a chi arriva sulle nostre coste invano.
Almeno è questo il quadro che emerge da Livorno dove 13 profughi che qualche giorno fa si erano lamentati per la loro destinazione, chiedendo un albergo con stanze dignitose, adesso, pur essendo stati accontentati si lamentano ancora. L'8 maggio scorso i tredici africani avevano rifiutato una destinazione perchè sprovvista di wi fi, chiedendone una con conssessione internet. Dopo l'impabarzzo in Prefettura, i tredici profughi sono stati trasferiti all'hotel "La Rosa dei venti", una struttura alberghiera di Pisa provvista anche di Piscina. Ma a quanto pare non è bastato. I profughi continuano a lamentarsi. Il look hip-hop, i 13 profughi stanno a bordo piscina con tanto di cuffie e tablet in mano. Intervistati da un cornista del Tirreno però confessano di non gradire questo tipo di ospitalità: "Ci annoiamo, perché stiamo vivendo lo stesso giorno da un anno e mezzo. Chiediamo solo che ci diano i documenti che abbiamo chiesto per poter essere liberi di realizzare i nostri sogni in Italia. Ognuno di noi ha dei progetti: c’è chi vorrebbe tornare a studiare e chi cerca un lavoro. Qui, lontani dal centro del paese, siamo in trappola". E ancora: "Aspettiamo qui perché non sappiamo dove andare. Vorremmo solo che si facesse in fretta e che si trovasse il modo per riempire le nostre giornate. Siamo stanchi e annoiati".Per il loro soggiorno, alla “Rosa dei venti” gli africani percepiscono 2,50 euro al giorno dall’associazione Diogene che a sua volta beneficia di un contributo di circa 35 euro per ogni profugo grazie al bando della prefettura. "Ma che ce ne facciamo? Non sono niente a confronto dello stipendio garantito da un lavoro. Siamo in prigione, nessuno viene a sistemare le camere e manca la lavatrice. Mangiamo pasta da mesi. Ringraziamo dell’accoglienza ma vorremmo solo poter essere liberi di scegliere la nostra sorte che sia lo studio o un lavoro". 
di Mario Valenza (Giornale)

domenica 24 maggio 2015

Rosà (Vi), subisce un nuovo furto. Messaggio sulle vetrine del negozio: "Teniamo duro anche se lo Stato italiano protegge i ladri"

Nel Veneto esasperato dai furti, quello che finisce in copertina quando il benzinaio Stacchio spara a un ladro per proteggere una donna, ci sono negozianti che usano anche l'amara ironia. Maurizio Mottes, titolare di un negozio di abbigliamento a Rosà (Vicenza) una mattina si è alzato, è andato a lavoro e ha visto i vetri della sua attività completamente sfondati. "Sembrava una bomba, o un grave incidente", ha raccontato al Corriere del Veneto. Invece è stato un "semplice" furto, non il primo: "Il vetro spesso che ho fatto montare non ha ceduto per quanto sia andato in frantumi, ma ha ceduto il serramento. In appena due minuti in tre hanno svaligiato il negozio di capi uomo e donna griffati, mentre un quarto aspettava in auto". I danni per il solo serramento sono di 4mila euro, molto, molto più alto il valore della refurtiva. Mottes, il giorno dopo, ha reagito tappezzando il negozio con un messaggio: "Ennesimo furto!! Teniamo duro e rimaniamo aperti nonostante i ladri e lo Stato italiano che li protegge!". Nessuna polemica, invece, con le forze dell'ordine: "Con i mezzi che hanno… fanno del loro meglio". 

sabato 23 maggio 2015

Proiezione del film "Il Leone di Vetro" sabato 23 maggio all'Auditorium di Marano Vicentino


Per il terzo anno consecutivo sconosciuti hanno preso di mira i manifesti della Lega Nord di Marano

Per il terzo anno consecutivo sconosciuti hanno preso di mira i manifesti della Lega Nord di Marano collocati in piazzetta Santa Maria, strappandoli e imbrattandoli di vernice. Il locale direttivo della Lega non ha dubbi: «I colpevoli non sono ragazzini in vena di scherzi ma adulti determinati a impedire agli elettori di conoscere le diverse forze politiche».«Non ci sono più dubbi ormai - spiega il direttivo della Lega - anche per chi poteva averli, sull'esistenza a Marano di qualche fanatico estremista dell'odio o di un gruppuscolo ispirato a ideologie della violenza e della prevaricazione politica, lontano molte decine di anni dagli ideali della democrazia. Ancora una volta un atto violento contro chi esprime solamente le proprie idee, un gesto che, ricordiamo, viola la legge. A chi volesse cercare di sminuire, ancora una volta, la gravità del raid vandalico, consigliamo di misurare l'altezza delle zone colpite. Questi non sono ragazzini, ma adulti determinati». 
A.D.I. COPYRIGHT (GdV 22.05.2015)

venerdì 22 maggio 2015

Campagna elettorale: china pericolosissima


Il Codice penale all’articolo 294 è chiaro: “Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni” Non basta?

La Corte Costituzionale con la sentenza 125 del 1974 spiegò che: “E' vero che l'impedimento della riunione elettorale costituisce fatto più grave della semplice turbativa in ordine al bene direttamente tutelato, rappresentato dal regolare svolgimento della competizione elettorale. Va peraltro osservato che la turbativa dei comizi è un evento assai pericoloso per la sicurezza pubblica, tale da giustificare, sotto questo profilo, la previsione di pene edittali altrettanto gravi e pari a quelle previste per l'ipotesi d'impedimento”. Secondo la Corte, dunque, non solo l’impedimento, ma anche la semplice turbativa è pericolosa e va repressa e condannata. Andiamo a leggere cosa prevede il Testo Unico del 5 febbraio 1948, n 26, all’art. 72: “Chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale, sia pubblica che privata, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 309 a 1549 €”. Quanto sta accadendo in questi giorni attorno a Matteo Salvini rientra nella casistica individuata dalla normativa vigente o le leggi non hanno alcun valore quando dovrebbero essere di tutela ad un personaggio scomodo per chi tiene la leva del comando? Perché non si applica la legge? Forse certi contestatori sono liberi di fare ciò che vogliono e a loro viene permesso tutto? Se così fosse, che razza di democrazia è quella che usa estremisti per intimorire gli avversari impedendo loro di fare persino campagna elettorale? Queste ed altre domande sorgono spontanee e stagliano inquietanti ombre sul futuro. Ombre che non dovrebbero mai comparire nel cielo della democrazia, soprattutto quando i contestatori violenti attaccano un uomo politico ed un movimento trasparente e chiaro, accusandolo di chissà quali colpe, e tacciono, invece, proni, davanti ad autentiche nefandezze come la legge Fornero, l’abolizione dei diritti dei lavoratori, le tragedie degli esodati, la mancata applicazione delle sentenze sulle pensioni e via dicendo. Mentre alle grandi multinazionali e i alle potenti lobby che manovrano Matteo Renzi viene perdonato tutto senza la benché minima ombra di critica, mentre si aprono le porte delle patrie galere lasciando in giro fior fiore di delinquenti graziati da una depenalizzazione dei voluta dal governo in carica, i contestatori, gli antagonisti, i No qua no la, scendono in piazza per impedire all’unica voce dell’opposizione reale di esprimersi: Il ministero degli Interni non interviene, non si applica la legge per difendere la democrazia. Stiamo imboccando una china pericolosa. Pericolossissima. 
Roberto Ciambetti, assessore Regione Veneto

giovedì 21 maggio 2015

Coletto: benvenuto a Renzi... Chiarisca giallo telefonata a “Lady Mi Correggo”

L’Assessore regionale alla Sanità del Veneto Luca Coletto, candidato alle elezioni del 31 maggio come capolista della Lega Nord nel collegio di Verona, rivolge un “saluto speciale” che pubblichiamo integralmente di seguito al premier Matteo Renzi arrivato la mattina del 21 maggio a Vicenza per un appuntamento elettorale organizzato dal Pd in appoggio alla candidata presidente in Veneto Alessandra Moretti.
Benvenuto in Veneto a Matteo Renzi, Segretario Nazionale del Pd ma anche Presidente del Consiglio di un Governo che dovrebbe essere di tutti gli italiani,  che oggi viene a fare campagna elettorale per la candidata presidente del suo partito. Al Premier chiedo per prima cosa che chiarisca se è vero che un suo Ministro ha fatto, oppure no, una telefonata alla sua candidata Presidente del PD, definendo ‘allarmante’ la situazione della sanità veneta. Sarebbe un bel gesto di trasparenza, perché da queste parti le bugie hanno le gambe corte e oramai da 48 ore il silenzio istituzionale del Governo, un cui importante Ministro avrebbe detto questa cosa, è assordante.
Di allarmante non c’è di sicuro la sanità veneta, ma quel Def di Renzi che fissa al 6,6% la quota del Pil dedicata alla sanità italiana nel 2020, non tenendo in considerazione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato al 6,5% la soglia dove inizia a calare l’aspettativa di vita della gente. Anche su questo i veneti vorrebbero delle spiegazioni sul perché il Governo li sta indirizzando più verso la Grecia che verso una Europa che, come l’Olanda, arriva a dedicare alla sanità il 10% del Pil.
Di allarmante c’è anche l’ultima pensata elettorale della candidata Moretti, che vorrebbe tagliare 200 milioni ai beni sanitari (magari comprando protesi cinesi!) per pagare il treno agli studenti, evidentemente non sapendo (di nuovo!) che l’Articolo 1 comma 4 del Patto Nazionale per la Salute dispone che i risparmi ottenuti in sanità rimangano alle Regioni per le finalità sanitarie”.Comunque per evitare al premier di commettere di nuovo l’errore che ha già fatto, evidentemente mal informato dalle sue antenne territoriali, ed evitare alla sua candidata lo scettro di “Lady Mi Correggo” (evento ultimamente piuttosto frequente) fornisco anche a Renzi alcune informazioni sicure sulla sanità veneta, a cominciare dal fatto che le Ullss sono 21 e non 22, che il bilancio della sanità veneta è in attivo fin dal 2010 e lo sarà anche per l’ultimo anno monitorato dal Mef e cioè il 2014, che il Veneto ha il minor tasso di ospedalizzazione d’Italia con 17.448 posti letto per acuti pari al 3,5%, 3.000 posti letto dedicati alle cure intermedie (Ospedali di Comunità e Hospice), 30.000 per le cure residenziali e 120.000 impegnative di cura domiciliari; che gli ospedali veneti sono 68, di cui 42 pubblici e 26 privati accreditati, che il saldo attivo veneto della mobilità extraregionale ammonta a 100 milioni, inequivocabile segnale di qualità; che l’Istituto Oncologico Veneto, che secondo la sua candidata sarebbe la causa di un presunta fuga di malati veneti verso Aviano, esprime tali eccellenze che giusto la scorsa settimana è stato ufficialmente riconosciuto dalla Società Italiana di Osteoncologia come Centro d’Eccellenza Nazionale, il primo al nord. Il tutto senza fare debiti, senza un euro di Irpef regionale aggiuntiva a quella nazionale, senza nessun ticket regionale in aggiunta a quelli nazionali. Potrei continuare a lungo, magari parlando degli oltre 200 milioni di tagli che Renzi ci vuole appioppare ogni anno dal 2015 al 2017, ma mi fermo qui. A proposito: consiglio al premier e alla sua candidata di fare i complimenti al San Bortolo (questo è il nome dell’ospedale della città dove si trovano) il cui reparto di nefrologia, da eccellenza nazionale qual è, è stato giusto l’altro ieri clinicizzato ed è diventato universitario, nell’ambito dell’Ateneo di Padova. Se si dimenticassero, rischierebbero di dover fare l’ennesima precisazione postuma.

Marano. Manifesti Lega Nord strappati. “E’ il terzo anno di fila”

Non si placano le polemiche sui manifesti per le prossime elezioni regionali. Dopo la denuncia sporta nei giorni scorsi, dal Movimento 5 Stelle di Thiene, secondo il quale i partiti non rispettano gli spazi per le affissioni, questa volta è la Lega Nord ad alzare la voce. La sezione leghista di Marano Vicentino infatti ha denunciato il danneggiamento dei suoi manifesti elettorali in via Marconi, episodio che si ripete per la terza volta consecutiva negli ultimi tre anni.
“Ci risiamo di nuovo. Sono tornati e sempre nello stesso posto. Non ci sono più dubbi ormai, a Marano esiste qualche fanatico estremista dell’odio lontano decine di anni dalla democrazia”, tuona la sezione leghista di Marano Vicentino, estenuata dal metodico ripetersi di questi episodi.
“Ancora una volta un atto violento contro chi esprime le proprie idee – ha continuato il direttivo – ma anche contro i singoli cittadini, penalizzati in quanto privati della possibilità di avere una panoramica completa dei candidati alla regione Veneto”.
La sezione del Carroccio di Maranoha poi  ricordato che atti vandalici di questo tipo infrangono la legge sia dal punto di vista del Codice civile che penale, il quale, nell’articolo 294, recita: “Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà (nel caso specifico la lacerazione dei manifesti ndr) è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.
A pochi giorni dalle elezioni quindi la corsa alla Regione si fa sempre più serrata, nel contesto di un clima politico incendiato in primis dai candidati stessi, ma anche dai singoli cittadini.
F.P. (Altovicentinonline)

Occupazione abusiva alla stazione del treni di Marano. Il comune sapeva

Non hanno una casa Occupano la stazione.
Una famiglia di nordafricani ha preso possesso del vecchio stabile abbandonato delle Ferrovie Il Comune lo sapeva: «È una situazione delicata».
Ancora un'occupazione abusiva all'ex stazione ferroviaria di Marano, dove da qualche mese ha preso casa una famiglia di origine marocchina. Nella struttura di proprietà di Ferrovie dello Stato, sprovvista di acqua ma dotata di energia elettrica, vivono papà e mamma, assieme ai figli minori da poco iscritti a scuola, i quali fino a poco tempo fa risiedevano a Malo. Dopo un lungo vagabondare di casello in casello, la famiglia straniera è infine approdata allo scalo di Marano, dove si è ricavata un alloggio di fortuna, sperando di poter passare inosservata. 
E in effetti, a guardarla da fuori, la stazione parrebbe proprio abbandonata: porte e balconi sono costantemente chiusi, e gli "inquilini" escono raramente, solo nell'intervallo tra il passaggio di un treno e l'altro, per non farsi vedere da passeggeri e controllori che invece hanno notato la loro gallina scorazzare liberamente nel cortile dello scalo. (...)
GdV 20.05.2015.

mercoledì 20 maggio 2015

Marano. La Lega attacca: “La maggioranza imbavaglia l’opposizione”

“Metodi che ricordano il regime sovietico quelli usati in consiglio comunale a Marano Vicentino. La maggioranza guidata dal sindaco Piera Moro è solita ricorrere a condotte poco democratiche per deviare e non rispondere alle istanze presentate dall’opposizione. Il gioco è questo: prima di tutto si sono diminuite le convocazioni dei consigli comunali, una ogni mese e mezzo – due e non più una al mese come si usava; secondo, le interrogazioni e interpellanze vengono discusse per ultime come da regolamento comunale; terzo, si dilungano le discussioni dei punti precedenti all’ordine del giorno in modo da arrivare intorno alla mezzanotte e dichiarare così conclusa la seduta del consiglio, rimandando a quella successiva i punti rimanenti. Infatti, in base, al regolamento comunale vigente a Marano Vicentino, le sedute del consiglio comunale non possono protrarsi oltre le ore 24.00 del giorno stesso. Tutti gli argomenti non discussi vengono perciò rimandati al consiglio successivo il quale, tuttavia, non riprende dal punto in cui si era rimasti precedentemente, ma lascia la priorità agli atti proposti dall’amministrazione comunale. A farne le spese sono i consiglieri di minoranza che, assieme, rappresentano oltre il 40% dei cittadini votanti alle scorse elezioni amministrative. Un atteggiamento che, alla luce di ciò, fa decisamente preoccupare e arrabbiare. E la storia non finisce qui, perché questa settimana è arrivata la ciliegina sulla torta. Più di un mese fa erano stati presentati da parte del consigliere Pretto degli interventi d’attualità e a carattere di urgenza, uno sull’emergenza immigrazione, uno sui tagli ai comuni imposti dal governo e uno su un incrocio stradale che sta creando parecchie discordie all’intersezione fra via Prole e la strada Maranese. Ovviamente queste istanze all’ultimo consiglio non sono state trattate, per via del metodo raccontato in precedenza. Siccome questi atti avevano anche un intento politico in vista delle elezioni regionali del 31 maggio, alla richiesta ufficiale di convocazione di un nuovo consiglio comunale entro il 31 maggio la risposta è stata che per la prima volta a memoria d’uomo a Marano Vicentino ci sarà una seduta del consiglio comunale di venerdì sera. Sì, proprio venerdì sera 29 maggio. Inutile star qui a raccontare altri simili vicende, a Marano funziona così. Una cosa però è certa, chi fugge dal confronto o non è all’altezza o nasconde qualcosa”.
dal Il Giornale di Vicenza 20.05.2015

La stazione Fs di Marano Vicentino occupata da una famiglia marocchina


MARANO VICENTINO – Da alcune settimane, un paio di mesi o forse più, una famiglia marocchina composta da padre, madre (entrambi senza lavoro) e tre figli minorenni ha occupato il piano superiore della stazione ferroviaria. La famiglia extracomunitaria ha fatto della stazione Fs la sua casa.
Un modo di agire che ha indispettito buona parte dei residenti nei pressi della stazione che si sono rivolti alla politica, a Erik Pretto capogruppo di opposizione in consiglio comunale con la civica “Noi di Marano”, che si è mosso per avere risposte dal sindaco Piera Moro.
“Ho presentato un’interrogazione che sarà discussa - spiega Pretto - venerdì 29 maggio. Come opposizione chiediamo al sindaco lumi sulla presenza della famiglia nella stazione, illegittima perché frutto di un’occupazione. Tra l’altro non si sa da quanto tempo la famiglia sia lì. Non si tratta di cacciarla, ma di risolvere un problema che urta molti maranesi che in tempo di crisi vivono con dignità la loro povertà, nel rispetto della legge, anche senza chiedere aiuto al Comune. Vogliamo capire bene chi sono gli occupanti e cosa fanno per vivere, così da trovare una soluzione positiva per tutti”.
di Vittorino Bernardi (Il Gazzettino) del 20.05.2015

martedì 19 maggio 2015

Tredicenne nomade incinta al sesto mese ruba a casa del parroco.

La "gita" a Vicenza per due ragazze residenti in un campo rom e sinti di Padova è iniziata sin dalle ore 10.30 del 18 maggio, quando in zona Pomari un signore ha visto due ragazze in stato di gravidanza avanzata che scavalcavano una recenzione per entrare nel giardino di un'abitazione in via Zandonai: una volta arrivata la polizia le due si erano già allontanante, ma si è potuto riscontrare il tentativo di forzare l'ingresso.
Agenti che alle 19.30 se le sono ritrovate di fronte presso la chiesa di San Lazzaro, dopo essere stati chiamati dalla perpetua che le ha trovate dentro lo studio del parroco mentre rubavano.
Una ha vent'anni, l'altra tredici ed è già al sesto-settimo mese di gravidanza. Entrambe risultano già con precedenti: la maggiorenne è stata di nuovo denunciata, l'altra non è imputabile ed è stata portata al Villaggio Sos di Vicenza.
"È una nomade che probabilmente sarà già scappata..." ipotizzano dalla Questura. 
da VicenzaPiù

Down discriminati? Zaia: voglio spiegazioni da Trenitalia e punizioni ai responsabili

“Trovo gravissimo quanto accaduto sabato scorso nelle stazioni di Conegliano e di Mestre, dove  per ben due volte il personale della biglietteria di Trenitalia ha respinto – secondo quanto riferito dagli accompagnatori - in maniera volgare, maleducata e irrispettosa un gruppo di ragazzi affetti dalla sindrome di down che, con cortesia, chiedevano soltanto di acquistare un biglietto per andarsene in gita a Venezia”.
E’ durissimo il commento del Presidente del Veneto Luca Zaia alla notizia, riportata dai giornali, di quanto accaduto sabato 16 maggio scorso nelle biglietterie delle due stazioni ferroviarie quando un gruppo di ragazzi aderenti alla Aidp sono stati costretti a perdere il treno perché le biglietterie li hanno fatti passare in coda agli altri passeggeri in coda.
“Ho scritto una lettera ai vertici di Trenitalia, e per conoscenza all’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, affinché provvedano a chiarire alla Regione Veneto, titolare del contratto di servizio per il trasporto ferroviario regionale, le esatte circostanze dell’accaduto. E ho chiesto inoltre che, qualora emergessero responsabilità individuali, come mi sembra chiaro fin d’ora che emergeranno, vengano puniti i responsabili – riprende il Presidente. Nel momento in cui sottoscriviamo un accordo con Trenitalia, il cui caposaldo è la tutela e il rispetto dei diritti dei viaggiatori, mi sembra assurdo che tali diritti vengano negati proprio a chi, pur nella sua fragilità, sta compiendo un percorso di autonomia e crescita personale e sociale che lo pongono perfettamente in grado di interloquire con l’erogatore di un servizio universale”.
“Non passerò sopra a questa vergogna – conclude il Presidente – e pretendo che il personale del front line sia specificatamente formato sul piano dei rapporti umano con gli utenti. Attiverò ispezioni in questo senso”.

Marano. Preso il "pirata" della Punto gialla è un giovane nomade senza patente

MARANO VICENTINO – È finita nella serata di ieri la fuga del nomade-pirata che alle 9.30 di sabato alla guida di una Fiat Punto gialla aveva provocato un incidente, per darsi alla fuga, in via Prole, nella strettoia a senso unico alternato, con un frontale su una Lancia Y condotta da una 45enne di Marano trasportata in ambulanza al pronto soccorso di Santorso per medicazioni ed esami.
Pur ferito, col sangue lasciato sul volante della Punto, il nomade era fuggito. Dalla targa dell’auto (sequestrata) la polizia locale Alto Vicentino intervenuta per i rilievi è risalita subito al proprietario, ma non alla persona che era alla guida. Dopo più di 48 ore di ricerche la matassa si è sbrogliata. Alla guida della Punto c'era L. M. di 24 anni, nomade, noto alle forze dell’ordine, che non ha mai conseguito la patente. A un primo contatto con gli agenti il giovane aveva dichiarato che non era lui il conducente della Punto, ma solo il passeggero, perché al volante c’era un suo amico minorenne.
Una dichiarazione presto caduta nel vuoto, per due forti riscontri: un testimone oculare e la sua frattura al naso provocata dall’impatto sul volante al momento del frontale. Confessata la verità per L. M. è scattata la denuncia per omissione di soccorso e per guida senza patente, mai conseguita.
da Il Gazzettino

Valdastico Nord, Stefani e Busin al governo: "garantire la prosecuzione dell'opera"

I parlamentari della Lega Nord, Erika Stefani e Filippo Busin, hanno presentato al ministro delle  Infrastrutture e dei Trasporti due interrogazioni alla Camera e al Senato per sapere “quali interventi urgenti, e in che tempi, il governo intenda adottare per garantire la prosecuzione delle opere strategiche della legge obiettivo attualmente rimaste escluse dall'elenco delle 25 opere inserite nel Def 2015, con particolare riferimento alla A31 Valdastico Nord”.
Tra le opere rimaste escluse dal programma delle attività prioritarie – si legge nelle interrogazioni – “ne figurano di già definite progettualmente e finanziariamente con accordi di programma sottoscritti tra lo Stato, le Regioni, gli enti locali e i soggetti finanziatori”. In particolare la prosecuzione a Nord della Valdastico che non richiede risorse statali, essendo interamente a carico del concessionario Serenissima Autostrade. In pratica l'opera la stanno già pagando gli utenti della A4. Chiediamo dunque, sottolineano Erika Stefani e Filippo Busin, “che il governo si pronunci in via definitiva su quest'opera essenziale per l'economia dei nostri territori, superando l'opposizione assolutamente pretestuosa della provincia autonoma di Trento, visto che il CIPE lo ha espressamente autorizzato a farlo”.
La nota della Lega Nord sulla A31 Valdastico Nord

lunedì 18 maggio 2015

Padova. Il Pd contro i negozianti che non vogliono i profughi: "I cittadini li boicottino"

A Padova i democratici chiedono di boicottare i commercianti che non vogliono i profughi nel centro storico.
A Padova è ormai scontro aperto tra commercianti e Pd.
Motivo dello scontro, sempre loro: gli immigrati.
A contrapporre la sezione cittadina del partito di Renzi agli esercenti espressione della "Associazione commercianti centro" c'è l'adesione data da quest'ultima alla manifestazione promossa dal sindaco (leghista) Massimo Bitonci per protestare contro l'accoglienza dei profughi nelle case private. Si tratta di una querelle che si trascina ormai da settimane: venerdì scorso il sindaco convoca una fiaccolata per protestare contro l'immigrazione clandestina, raccogliendo diversi apprezzamenti tra cui quello dei commercianti del centro.
Che, se i profughi dovessero installarsi nelle case del centro storico, temono di ritrovarsi con poco gradite "colonie" di immigrati che, a loro dire, metterebbero a repentaglio l'immagine, "per la cui riqualificazione si è molto lavorato", del centro storico.
La decisione del primo cittadino scatena subito la polemica, con sinistra e mondo dell'associazionismo che indicono una contromanifestazione. Alla fine la fiaccolata viene annullata, ma le polemiche restano.
A finire nel mirino dell'opposizione in consiglio comunale sono in particolare i negozianti. Il vicesegretario cittadino del Pd, Nereo Tiso, attacca Acc invitando al boicottaggio: "È svilente per i commercianti fare politica e organizzare manifestazioni. Io la spesa preferisco farla altrove. Nessuna associazione di categoria si sognerebbe mai di diventare strumento politico come hanno fatto loro. Dovrebbero avere a cuore la città non il gruppo che la governa." E attacca: "Questi commercianti hanno creato un danno pesante al turismo, creando problemi anche a tutti gli altri commercianti".
Durissima la reazione dei commercianti: "Boicottare è un atto gravissimo, significa denigrare e fare un danno d’immagine. Chi lo dice se ne assumerà le conseguenze. L’ultima volta che non si entrave nei negozi a causa di un simbolo era nella Germania nazista."
La tensione è palpabile: ora però resta da vedere se e come i padovani accoglieranno l'invito del Pd, o se invece preferiranno premiare i negozianti contrari ad ospitare i profughi nel centro storico.
di Ivan Francese (Giornale) 

Roma non è così lontana da Atene...

Standard & Poor’s lascia il rating italiano sul debito a livello semi-spazzatura. La motivazione è semplice: la ripresa dell’economia italiana, il misero 0,3 per cento in più sbandierato dalla banda Renzi, è dato solo da fattori esterni, cioè la svalutazione dell’Euro e il calo del prezzo del petrolio.
Se consideriamo questi due fattori, capiremo come una economia che ha dei buoni fondamentali avrebbe dovuto crescere – dopo anni di crolli consecutivi – ben oltre il 2 per cento. Dunque lo 0,3% che dovrebbe stabilizzarsi quest’anno attorno allo 0,4 per cento per salire all’1 per cento nel biennio 2016-2017 è ben sotto le dinamiche esogene e questo è un indice di crisi o di malattia profonda del sistema economico: la ripresa è data solo dall’esterno, ma non è segnale di guarigione. Il prelievo fiscale, l’agonia del sistema creditizio che si trasmette nel mondo produttivo infettando il manifatturiero, che è poi la vera forza della nostra economia, minano qualunque possibilità di ripresa. Il voto di Standard & Poor’s, dunque, dovrebbe far riflettere e mettere sull’avviso: il governo della chiacchere, delle bugie, delle false riforme,non sta guidando il paese fuori dalla crisi.
I rischi rimangono altissimi, il debito italiano è vicinissimo alla spazzatura.
Roma non è così lontana da Atene.
Roberto Ciambetti, assessore regionale Veneto al bilancio

venerdì 15 maggio 2015

Debito pubblico in crescita, ma Regioni e pensionati tirano la cinghia

Sui numeri non si bara: è lo stato che non riesce a mettersi in regola. Il decentramento,  gli istituti di previdenza sociale invece hanno fatto la loro parte: il debito delle Amministrazioni pubbliche centrali  è aumentato in marzo di 15,3 miliardi, a 2.184,5 miliardi superando il precedente massimo di 2.169 toccato nel mese di febbraio.
La singolare anomalia di uno stato che pretende sacrifici da tutti, salvo poi esimersi dall’intraprendere qualsiasi dieta. I dati di Banklitalia suonano come sirena d’allarme che non può rimanere inascoltata. Le amministrazioni locali hanno diminuito il loro debito e anche gli istituti di previdenza sono riusciti a contenere l’indebitamento: nonostante ciò, il debito complessivo è cresciuto di una quindicina di miliardi, diciamo una mezza manovra finanziaria. Nel 2013 Le Regioni avevano un debito pari a 37 miliardi e 289 milioni, scesi a marzo 2015 a 33 miliardi e 764 milioni con una diminuzione del 9.45 per cento. Anche le Province hanno diminuito il loro monte debitorio del 5.83 % dal 2013 a marzo 2015, mentre i comuni sono scesi da 47 miliardi 463 milioni a 46 miliardi 183 milioni  con il calo del 2.6 per cento. Complessivamente le amministrazioni locali sono passate da 108 miliardi 585 del 2013 a 99 miliardi 618 milioni:  diminuzione dell’8.25 % complessivo. Nel dettaglio noto che il Nordest è passato dal 15 miliardi 456 milioni di stock debitorio nel 2013 a 13 miliardi 553 milioni, con un calo del 12.31, il che la dice lunga su chi, più di altri, si accolla in tutti i sensi il peso del risanamento. Ma il risanamento non può esistere se il debito, anziché diminuire, continua a crescere quando quasi tutti stiamo spendendo meno: la situazione è molto più grave di quanto non si pensi, perché c’è una emorragia di fondi che fa capo allo stato e che noi paghiamo abbattendo la qualità della vita.
Ma di questo tipo di emorragie si muore.
Roberto Ciambetti, assessore regionale del Veneto al bilancio

Il sondaggio da Santoro asfalta i buonisti dell'accoglianza ai migranti. Il 94% chiude la porta.

Lo sghignazzante SANTORO si è dimenticato di mostrare il risultato del sondaggio Twitter di #ServizioPubblico... ma che strano! Non sarà mica perché il NO all'accoglienza dei clandestini, con l'hashtag #CHIUDOLAPORTA, è al 94%??? Buonisti, falsi preti e sinistri assortiti ASFALTATI!

giovedì 14 maggio 2015

Algerini in fuga da Fiumicino mentre Alfano pontifica in tv. Salvini: "Fai ridere il mondo"

Il ministro in tv: "Pronti a guidare l'operazione contro gli scafisti". Ma si lascia scappare tre algerini a piedi. Salvini: "Sei ridicolo". E lui: "Le solite salvinate"
Sono da poco passate le 10. Negli studi di Agorà c'è il ministro dell'Interno Angelino Alfano a sare il solito show.
Si fa bello con le promesse: "Se l’Onu ci da l’ok, siamo pronti ad azioni mirate per fare contro i trafficanti di esseri umani tutto quello che serve". E ancora: "Il nostro obiettivo è diminuire la quota delle presenze in Italia". Ma, soprattutto, mostra i muscoli alla Lega Nord che non ha mai perso occasione per sfiduciarlo in piazza e in parlamento. "La Lega Nord ha avuto per alcuni anni il ministro dell’Interno e i migranti sono triplicati, che lezioni può dare ora? - dice - noi siamo i primi a portare risultati dall’Europa, come il piano presentato ieri". Peccato che mentre pontifichi in televisione, tre algerini col foglio di via dall'Italia forzino il portellone prima del decollo e fuggano a piedi. Tutto sotto gli occhi attoniti dell'aeroporto di Fiumicino.
A Fiumicino qualcosa è andato storto. Tre algerini per i quali era scattato il provvedimento di respingimento sono riusciti a fuggire mentre erano a bordo di un aereo in partenza da Fiumicino e diretto ad Istanbul, riuscendo a forzare il portellone di emergenza, mentre l’aereo era già in movimento. I tre si trovavano a bordo del velivolo di linea con altri diciotto connazionali che dovevano essere rimpatriati e altri passeggeri. Se ne sono andati a piedi, come se niente fosse. Una figuraccia a livello internazionale che fa sfigurare il governo e in particolar modo il Viminale. Eppure mentre i tre clandestini se la danno a gambe, Alfano è in tivù a candidare l'Italia alla guida della missione in Libia per fermare gli scafisti: "Siamo pronti ad intervenire, serve solo il consenso dell’Onu. Non abbiamo nessuna timidezza nel dire che le nostre forze armate hanno la capacità di andare avanti. Si tratta di un’azione contro gli scafisti, gli schiavisti del nostro secolo, sul modello dell’operazione antipirateria in Somalia. E contro questi assassini la comunità internazionale sta intervenendo. Noi siamo pronti ad assumere la leadership nel Mediterraneo nel quale ci sentiamo leader, come anche nel rapporto con la Libia". Per un ministro che si fa scappare tre algerini a piedi, non è certo un buon biglietto da visita.
La fuga dei tre algerini sembra una barzelletta. Purtroppo non c’è granché da ridere. Perché questo è il livello di sicurezza garantito nel nostro paese da Alfano. Solo nel 2014 sono fuggite 500 persone dall'aeroporto di Fiumicino. "Alfano ridicolo - tuona da Facebook Matteo Salvini - stai facendo ridere il mondo, e preoccupare gli italiani". Il ministro non la prende bene e, anziché rispondere nel merito, torna a rispondere per slogan: "La Lega ha avuto il ministero dell'Interno per anni. Cosa hanno ottenuto in Europa? Niente! A loro le urla e le salvinate a noi i risultati". Non una parola sull'ennesima figuraccia fatta in mondo visione.
di Sergio Rame (Giornale) 

Valdastico Nord. Zaia: Gioia Tauro del nord?

“E’ bastato cambiare ministro e la prosecuzione dell’autostrada Valdastico a nord è sparita dai programmi governativi. Siamo passati dalla esplicita volontà dell’ex ministro Lupi di veder completata l’opera anche senza l’intesa con la Provincia di Trento, perché considerata strategica, alle timidezze del ministro Delrio che dichiara di non poter muovere passo se prima Trento non dà il suo assenso. Bella dimostrazione di idee chiare sulle priorità e come portarle avanti”.
Il presidente del Veneto esprime il disappunto dell’amministrazione regionale per il cambiamento messo in atto dal governo e reso pubblico dal ministro Delrio il quale, in occasione di una risposta ad un’interrogazioni in Senato sugli intendimenti del governo in merito al completamento della procedura per la realizzazione del tratto autostradale Valdastico Nord, ha detto che la questione è oggetto di un contenzioso sul quale occorrerà ancora attendere gli esiti, nel senso che è ancora in corso la trattativa con la provincia autonoma di Trento, che non ha ancora espresso intesa sulla realizzazione dell'opera. Poi si potrà discutere il tracciato.
“L’opera prima strategica e assolutamente da fare – dice il presidente – è diventata un intervento ordinario che può attendere. Il Veneto ribadisce invece che la decisione di procedere deve essere presa il più rapidamente possibile, anche in maniera unilaterale considerando oltre tutto che si tratta di un’infrastruttura che non ha costi per lo Stato e che non pesa sul bilancio pubblico”.
“Quando, al termine di uno specifico incontro a Palazzo Chigi con Renzi, mi mostrai dubbioso sull’ottimismo del premier e dei ministri, non mi sbagliavo - prosegue il presidente - e ora, con un governo che teme come la peste di andare a disturbare la provincia autonoma di Trento, il rischio è che la Valdastico, che per il tratto sud è interamente finanziata e con alcuni tratti già in via di completamento, finisca per diventare la Gioia Tauro del Nord, l’ennesima incompiuta. Un intero distretto industriale sappia fin d’ora a chi attribuire la responsabilità. Noi procediamo a tutta velocità, il governo frena”.
“La sua realizzazione – conclude – significa per noi poter disporre di un altro valico, di sgravare la A4 da milioni di passaggi di mezzi, limitandone sensibilmente così l’inquinamento e la pericolosità. Significa anche inserire il Polesine in una più ampia rete viaria”.

Valdastico Nord, voltafaccia clamoroso di Renzi e Delrio

Altro stop per la Valdastico Nord: il governo smentisce sé stesso e blocca tutto. Nel  ‘question time’ il ministro Delrio ha risposto  in aula ad una interrogazione dei deputati Dorina Bianchi e Causin sull’iter di questa infrastruttura per la quale il Cipe aveva dato il suo assenso già nel novembre scorso.
Per Delrio l’opera ‘è oggetto di un contenzioso del quale occorre attendere gli esiti’ visto che ‘la provincia di Trento non ha espresso intese sull’opera’ per cui non risulta possibile porre in essere concreti atti dell’opera’. Tradotto dal doreteismo di antica memoria: fermi tutti, Trento deve decidere.
Nei fatti che il governo è ostaggio della provincia di Trento. Avevo compreso la prudenza di questi mesi e pensavo che tutto fosse riconducibile alle elezioni a Trento, ma oggi assistiamo un voltafaccia clamoroso, una presa in giro senza precedenti. L'autostrada Valdastico Nord, il prolungamento a Nord della A31, da Vicenza fino a Trento, è da vent'anni osteggiato dalla Provincia autonoma di Trento. Il Cipe del 10 novembre 2014 aveva deciso per la prima volta di attivare la procedura speciale per scavalcare la mancata intesa con una Regione.
Già da mesi il governo aveva dato il suo assenso al prolungamento della Valdastico, Ricordate la conferenza stampa del 1 di agosto con il ministro Lupi e Matteo Renzi che presentano la mappa delle grandi opere dello Sblocca Italia con la Valdastico bene in evidenza con il suo miliardo e 31 milioni di € di lavori e l’impegno di Lupi ‘Il governo ha deciso di fare un assunzione di responsabilità e andare avanti con le opere infrastrutturali che servono a tutto il Paese e che creano occupazione’?  
E ricordate sempre Lupi spiegare ‘non è più possibile che enti  soprintendenze rallentino certe infrastrutture che interessano l'intero Paese, come la Valdastico Nord’. D’accordo, oggi al posto di Lupi c’è Del Rio, ma la marcia indietro governativa ha del sorprendente soprattutto dopo le parole del marzo scorso con il governatore trentino Ugo Rossi che aveva detto al Pd trentino  ‘Attenzione, l’intesa sulla Valdastico non significa che il Trentino abbia un potere di veto su quest’opera. Se il governo ci chiederà di sederci a un tavolo, dovremo essere pronti non solo a dire no, ma a porre dei paletti per risolvere qualche problema trentino, non solo veneto’.
Il governo non chiede nulla a Trento e si rimette alle decisioni trentine. Oggi Delrio ha fatto un regalo straordinario ai trentini e mette una seria ipoteca sulla realizzazione di quest’opera e sulla credibilità dell’esecutivo nazionale. Non si governa un paese con le bugie, con le promesse, con le parole non mantenute soprattutto se dietro quelle promesse ci sono cantieri per oltre un miliardo di €, lavoro, occupazione e rilancio vero dell’economia.
Sono sbalordito ma ancor più amareggiato per non dire altro.
Roberto Ciambetti, assessore regionale del Veneto

L'Europa ha pagato le primarie di Alessandra Moretti

A fare una pesante sortita lontano, ma non scollegata, dalle pure polemiche politiche, cioè sui contenuti dei programmi dei candidati alla presidenza del Veneto, domenica 20 maggio è stato il M5S, sempre attento agli incroci tra doveri pubblici e interessi privati.  «Il Pd usa risorse pubbliche per Alessandra Moretti»- ha tuonato il candidato pentastellato Jacopo Berti.
Che poi ha aggiunto: «Il Partito democratico chiama a raccolta collaboratori e assistenti di parlamentari e consiglieri vari, chiedendo che il personale dia una mano allo staff della Moretti a pochi giorni dalle elezioni. Peccato che fra i collaboratori e gli assistenti chiamati alle armi ci siano anche dipendenti del gruppo che figurano fra il personale del settore pubblico».
A dare seguito alla protesta di Berti  è stato Il senatore veneto del Movimento 5 Stelle Enrico Cappelletti che ha subito annunciato un'interrogazione sull'argomento: «ritengo inammissibile e vergognoso che gli assistenti e i collaboratori pagati con i soldi pubblici vengano chiamati ad aiutare una singola candidata».
Ma se, una volta verificata, sarebbe da condannare questa "direttiva" del PD, la volubile  "innamorata" di tanti personaggi politici, e non solo, ha fatto uso anche in proprio di "fondi europei" da europarlamentare, tecnicamente in maniera lecita ma con scelte da far arricciare il naso quando, ad esempio, per un periodo sia pur limitato ha usufruito, tra i suoi sei assistenti tra "accreditati" e "locali", del giovanissimo Giovanni Guzzo, figlio del dirigente regionale del Pd nonchè presidente di Acque Vicentine e consulente marketing di Latterie Vicentine e non solo.
Ma se il giovane Guzzo al tempo dell'incarico europeo avrà avuto solo la "sfortuna" di essere associato al cognome del padre, che rischia mettere in secondo piano le sue qualità personali, il suo "successore" alla corte europea di Alessandra, Enrico Peroni, già assistente dell'ex eurodeputato sempre del PD Franco Frigo e ora inserito nello staff morettiano per le regionali, sta dimostrando le sue nuove qualità: qualche anno fa reagì a una qualche critica, politica, su questo mezzo semplicemente rivendicando stizzito il suo impegno da "volontario" come segretario del Pd vicentino, ora infila in sequenza incarichi "assistenziali", pensiamo, giustamente, ben pagati.
Ma se su Guzzo figlio e sull'ex volontario Peroni (che strano però che Peroni tifi... Moretti!) Jacopo Berti potrebbe aggiungere ai nostri i suoi dubbi su un Pd in cui imperano sempre più il nepotismo e la militanza politica per la carriera personale, ci sarebbe da fare qualche valutazione in più sull'utilizzo, diciamo, improprio, di un'altra sua assistente pagata con fondi europei.
Alessandra Moretti ha condotto, infatti, un'impegnativa campagna per le primarie del Pd, che l'avrebbero incoronata come sfidante di Luca Zaia, non solo, lecitamente, da europarlamentare ma facendosi seguire e supportare passo passo da Beatrice Rutiloni alla guida del suo ufficio stampa.
Per le primarie del Pd, ripetiamo  e non per i più generali e pubblici rapporti col territorio degli europarlamentari nell'esercizio dele oro funzioni, pagata, quindi, non con i contributi dei grandi elettori locali che già avevano spinto per Moretti all'europarlamento e raccolti magari nella famosa cena chez Maltauro, ma con i soldi europei.
Come a dire che la nostra ineffabile trasformista, ora candidata del PDR (Partito di Renzi), ha fatto pagare all'Europa una parte delle spese per uscirne.
Magari l'Europa non si è strappata i capelli per il suo forfait.
E se tanto mi dà tanto col suo pronostico (augurio?) di un 6 - 1 alle prossime regionali 
Matteo Renzi, intelligente forse, furbo di sicuro (e abituato ad altri e alti livelli femminili con Boschi, Madia e Mogherini), sta mettendo a segno il suo ennesimo colpaccio: dopo averle tolto l'appeal femminile, l'unico per cui si distingueva, facendola vestire con un'improbabile collage da suora moderna e manager demodée, la sua sconfitta in Veneto lo libererebbe dell'inaffidabile Moretti col più classico del "promoveatur ut amoveatur".
Ma si consolino i suoi assistenti.
Alla futura consigliera regionale non mancheranno i soldi per pagarli, a lei mancheranno solo i talk show e le copertine con i suoi accompagnatori da gossip.
I più tristi, però, saranno i giornalisti che dopo il grande Berlusconi dovranno fare a meno anche della piccola Moretti.

mercoledì 13 maggio 2015

Imposte locali? La colpa non è (tutta) del decentramento


L’analisi sulle imposte locali di Antonella Baccaro (Corsera 10 maggio 2015) mette in evidenza una mappa della fiscalità locale italiana per molti aspetti fuorviante: da assessore regionale del Veneto, che ha quadrato i conti regionali mantenendo l’addizionale regionale Irpef al minimo, e da membro della Conferenza delle Regioni, devo fare alcune precisazioni, perché una parte non marginale di quelle che son dette imposte locali di locale spesso hanno ben poco, talvolta solo il nome.
Nel 2001 lo stato trasferì a Regioni, Comuni e Province funzioni e servizi che oggi non sono più coperti da trasferimenti statali. Logica avrebbe voluto che al trasferimento di funzioni e risorse al decentramento corrispondesse una analoga diminuzione negli apparati e nei conti dello stato. Ciò non è accaduto e così il prelievo statale non è diminuito, anzi, mentre Regioni, Comuni e Province per far fronte a funzioni e servizi essenziali sono costretti a recuperare, con imposte proprie, delle risorse che lo Stato non trasferisce più e che invece dovevano essere vincolate alle deleghe, alle competenze e alle responsabilità.
Torniamo alle imposte locali che tali sono solo in parte, come l’addizionale regionale Irpef. Le Regioni non hanno possibilità di influire sull’aliquota base, 1.23%, introitata dallo stato, da questi riversata alle Regioni e vincolata alla copertura del fabbisogno sanitario per la fornitura dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Solo nel caso di un aumento rispetto al tetto minimo, cosa che in Veneto non è accaduto, si potrebbe parlare in senso stretto di addizionale regionale Analoghe considerazioni si dovrebbero fare per l’Imu, imposta comunale che attualmente riserva allo Stato il gettito dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, calcolato con aliquota standard dello 0,76%. Una quota dell’Imu di spettanza dei comuni, poi, alimenta un fondo nazionale di solidarietà comunale e va da sé che di municipale c’è il nome ma non tutto il gettito finisce nelle casse dei Comuni di residenza dei contribuenti. Dal 2011 le province delle regioni a statuto ordinario possono variare l’aliquota dell’imposta gravante sui premi R.C. Auto, partendo dalla base fissata al 12,50% fino ad un massimo di 3,5 punti, cosa che hanno fatto pressoché tutti, da ultimo, in Veneto, Vicenza per compensare in minima parte il prelievo di 24 milioni di euro pretesi dallo Stato per il 2015. In sintesi: molte imposte locali crescono per compensare la diminuzione dei trasferimenti statali con i quali si pagavano servizi necessari, ma dobbiamo anche aggiungere che una quota spesso non marginale di questi tributi viene incamerata dallo Stato. Per le Regioni, la quota di spesa più rilevante, oltre il 70 per cento dei bilanci, riguarda la sanità, cioè un servizio imprescindibile. La quota di Pil italiano relativa alla spese sanitarie era del 9.2% nel 2012, pressoché pari alla media dei Paesi Ocse (9.3%), ma più bassa di quella degli Stati Uniti (17.7% del Pil) , Paesi Bassi (11.8), Francia (11.6), Svizzera (11.4) e Germania (11.3). In valori di spesa pro capite in dollari Usa a parità di potere d'acquisto, l'Italia, dato 2012, spende 3.209 dollari, mentre la media Ocse è di 3.484 dollari. Le Regioni, dunque, dimostrano di essere competitive rispetto la media internazionale. Negli ultimi anni, buona parte del peso delle manovre di finanza pubblica, oltre il 48%, è stato sostenuto da Regioni, Province e Comuni, il 36% dai pensionati e solo il 15% dallo Stato. Il debito totale di Regioni ed Enti Locali è in diminuzione e ammonta al 31 marzo di quest’anno a circa 123 miliardi 222 milioni con una media pro-capite di 2027 € mentre il debito pubblico statale è di 2 mila 234 miliardi con una quota pro-capite di 36.031 €. Come più volte notato da vari analisti ed economisti, margini di recupero sugli sprechi anche regionali ce ne sono, certo, ma prima o poi bisognerà affrontare inefficienze di uno stato che di colpe del dissesto ne ha ben molte, e ben più gravi, di Regioni, Province o Comuni.
Roberto Ciambetti, Assessore al Bilancio della Regione Veneto

martedì 12 maggio 2015

Grazie all’accordo Ue ci becchiamo 60 mila clandestini in più

Bell’accordo quello del governo italiano con l’Unione europea sui migranti! Solo un esecutivo geniale poteva rivendersi l’intesa con la vecchia Europa come un successo, perfino aiutato da Miss Pesc Federica Mogherini. Perchè come raccontano le prime indiscrezioni, gli altri paesi Ue sono disposti a dividersi 40 mila migranti l’anno, alla sola condizione di mandare in Italia i loro ispettori a registrare chiunque arrivi sui barconi. Non si può dire, ma è la verità: grazie a questo accordo l’Italia dovrà tenersi almeno 60 mila clandestini più di quelli che ha oggi…Lasciamo da parte la propaganda politica di destra e di sinistra. La realtà è che l’Italia sull’immigrazione e sugli sbarchi ha scelto in questi anni la strada in cui più eccelle: quella dei furbetti del quartierino. Vero infatti che i barconi arrivano sulle coste della penisola. E infatti secondo i dati del ministero dell’Interno ne sono arrivati 170.100 nel 2014. Secondo il trattato di Dublino, l’Italia avrebbe dovuto registrarli tutti, prendendo le impronte digitali. Ma non l’ha fatto: ne ha registrato meno di uno su due. Con le impronte digitali infatti se l’immigrato fosse uscito dall’Italia, gli altri paesi ce lo avrebbero rispedito. Non registrandolo, quello in Francia o in Germania avrebbe raccontato quel che voleva, e nè Angela Merkel nè Francois Holland avrebbe potuto rispedirlo a Matteo Renzi.
A fronte dei 170.100 immigrati sbarcati sulle coste italiane nel 2014, ai centri di accoglienza temporanea ne sono stati inviati al massimo 66.066. Piùà di 100 mila se ne sono andati a spasso dove volevano, spesso varcando i confini e andando in altri paesi europei dove potevano ricongiungersi con i parenti già immigrati. Grazie al geniale accordo con la Ue tedeschi e francesi verranno qui a registrare anche quei 100 mila, e poi si divideranno insieme agli altri paesi europei 40 mila di loro. Risultato: 60 mila in più che dovranno restare in Italia, divisi fra le varie renitenti regioni. Mi è capitata in una trasmissione tv una discussione con una parlamentare Pd su questo tema. In diretta mi è scappato: “Dovremmo dire alla Ue: noi non prendiamo le impronte digitali, e così sono affari vostri…”. Durante la pausa pubblicitaria la piddina mi ha confidato: “è esattamente quello che stiamo facendo da tempo. Solo che io non posso dirlo pubblicamente…”. Ed è così che facendo i furbetti ci siamo impiccati da soli. Complimenti, signori!
di Franco Bechis