sabato 9 maggio 2015

Immigrati, le Regioni contro Alfano: "Basta più arrivi incontrollati"


Levata di scudi dei governatori contro il Viminale: "Il ministro degli Interni non ci rispetta, dirama le circolari ai prefetti senza consultarci e non tiene conto delle esigenze dei cittadini". Dal Friuli al Molise al Piemonte all'Abruzzo, il coro dei no continua a crescere.
La Val d'Aosta fa scuola. Dopo la decisione del governatore valdostano Augusto Rollandin di rifiutare i 79 profughi assegnati da Angelino Alfano alla Regione alpina, sempre più presidenti di Regione si allineano a questa politica.
Oggi gli amministratori sono convocati al Viminale per le 17.30, ma il ministro degli Interni pare aver già preso le proprie decisioni da tempo, senza dare troppa importanza alle esigenze di chi governa il territorio: la circolare con cui Alfano imponeva ai prefetti di trovare posto ad altri 9mila disperati ha mandato su tutte le furie i presidenti delle venti Regioni italiane.
Al di là delle Regioni del Sud, che molto spesso si trovano gli immigrati direttamente sulle spiagge, e ben poco possono insistere che non ne vogliono più accogliere, le risposte ad Alfano suonano come un vero e proprio fuoco di fila di "no". A partire dai governatori leghisti delle grandi regioni del Nord, Lombardia e Veneto. Mentre Maroni accusa il Viminale di "prendere in giro" i governatori, il presidente del Veneto Luca Zaia conferma al Giornale.it che nella sua Regione di nuovi ingressi non ce ne saranno, "per nessun motivo". È un no ad oltranza, che però non accomuna solo gli amministratori del Carroccio, spesso accusati di xenofobia e intolleranza.
Chi sostiene questa tesi, difatti, dovrà fare i conti anche con il rifiuto, ad esempio, del Friuli Venezia-Giulia: pur non rinunciando alla polemica ("in Friuli ci stiamo organizzando a differenza di altre Regioni che parlano e basta..."), la presidente Debora Serracchiani ha già ricordato in più occasione che il suo Friuli, "Regione piccola", non può più accogliere profughi perché "saturo".
La marea del diniego, però, rischia naturalmente di innescare una reazione a catena, perché se alcune Regioni "chiudono" ai nuovi arrivi, le altre saranno costrette a dover gestire sempre più arrivi. E il problema non riguarda solo il Nord: per il Molise parla, tra gli altri, il vicepresidente Michele Petraroia, del Pd: "La nostra è la Regione con il maggior numero di profughi in rapporto alla popolazione, un immigrato ogni 261 abitanti - spiega telefonicamente al Giornale.it - Siamo disposti a lavorare sull'accoglienza diffusa, ma non abbiamo assolutamente intenzione di prendere ordini dal Viminale che agisce attraverso i prefetti senza tener conto delle esigenze del territorio."
Dalla Toscana il presidente uscente Enrico Rossi ricorda che "bisogna porre dei limiti quantitativi all'accoglienza", sottolineando l'esigenza di un maggior rispetto delle esigenze del territorio e dei residenti.
Soprattutto a sinistra l'imbarazzo è palpabile: da un lato non si vuole scontentare il governo Renzi, dall'altro si teme di perdere consenso elettorale. Il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino prova timidamente a puntare il dito contro Roma, parlando in modo piuttosto vago di "branche dello Stato che non collaborano, quando l'emergenza immigrazione già c'è." Altri, come i suoi colleghi Zingaretti (Lazio) e Vendola (Puglia) preferiscono glissare e non si fanno trovare al telefono. Stessa solfa con Stefano Bonaccini, governatore dem dell'Emilia-Romagna.
Mentre la rabbia delle Regioni ribolle, Alfano non rinuncia a parlare, anche a pochi minuti dal vertice con gli amministratori locali: "Credo che un criterio di giustizia debba valere per tutti: sia per i Paesi d'Europa, sia per le Regioni d'Italia. Equa distribuzione in Europa ed equa distribuzione in Italia - ha spiegato - mi sembrano due principi su cui nessuno può essere contro. I Comuni - ha intimato poi il titolare dell'Interno - attuino subito la circolare diramata per far lavorare gratis i profughi".
Molti sindaci, però, sembrano schierati fianco a fianco con i presidenti delle Regioni. Quella della Val d'Aosta rischia di rivelarsi solo la prima pietra di una frana dalle dimensioni imprevedibili. E dalle conseguenze imponderabili.
di Giovanni Masini (Giornale)

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