sabato 30 luglio 2016

Noventa Vicentina. L'imam vicentino «Resta in Siria per la jihad»

Emergono nuovi particolari sulla vicenda di Mohammed Madad, 52 anni, l'imam marocchino di Noventa Vicentina, espulso su provvedimento del ministro dell’Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato.
Parlando al telefono con un amico siriano gli dice di rimanere in Siria per fare la jihad. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, l'imam pronuncia quelle parole perché per lui la jihad deve essere interpretata come guerra santa e opzione politico/militare per difendere la propria patria, in quel caso la Siria.
È anche emerso che ogni settimana mandava in Marocco con Money Transfer migliaia di euro, aspetto sul quale gli inquirenti stanno ora cercando di fare luce.
Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che in un post su Facebook ha scritto: «Espulso un Imam estremista, che viveva e predicava fra Reggio Emilia e Vicenza, e aveva chiamato una dei 4 figli Jihad, "guerra santa". Dai, concediamo spazi e moschee, l’Islam è pace e amore».
Da Il Giornale di Vicenza

Montecchio Maggiore (VI). Chiede aiuto in parrocchia ma paga l’imam

MONTECCHIO MAGGIORE. Soldi per la moschea sì, ma non per dar da mangiare ai propri figli. È un caso, non è la prassi. Ma capita anche questo nella comunità bengalese di Alte di Montecchio Maggiore, la più popolosa di tutto il Vicentino e forse anche la più florida tanto da aprire in poco tempo due centri di preghiera, entrambi nel raggio di un centinaio di metri dalla chiesa di San Paolo, andati ad aggiungersi a quello di viale Milano, ma incapace, almeno in questa circostanza, di dare sostegno al proprio connazionale. «Eppure l’elemosina è uno dei cinque pilastri della religione musulmana», sottolinea il parroco del quartiere don Guido Bottega, che s’è imbattuto nella vicenda. O meglio, gli è piombata in parrocchia, alla quale quel musulmano aveva chiesto un aiuto.
La parrocchia di Alte distribuisce pacchi alimentari, e nella frazione tutti ne sono a conoscenza. La crisi economica ha messo in difficoltà più di un nucleo famigliare, italiano e non, e sono in tanti a bussare alla porta di don Guido. (...)
Giorgio Zordan (GdV)

Marostica (VI). Nordafricano insegue ragazzine: «Siete ariane, vi ammazzo tutte»

«Vi ammazzo, ariane di m…». Sono queste le parole rivolte da un nordafricano a tre quattordicenni di Marostica. Parole alle quali stava per seguire un’aggressione, visto che l’uomo ha tentato di fare cadere una delle ragazzine dalla bicicletta. È un episodio inquietante quello verificatosi domenica sera a Marostica e sul quale stanno cercando di fare luce sia i carabinieri sia l’Amministrazione comunale. L’accaduto ha creato grande scalpore nella città scaligera.
«VI AMMAZZO…». Domenica scorsa tre ragazzine di 14 anni sono tornate a casa dopo aver passato la serata in bicicletta tra il centro storico e le vie di Marostica. Doveva essere la classica serata spensierata di estate ma così non è stato. Le tre amiche hanno riflettuto per tre giorni prima di decidere di raccontare ai loro genitori quanto accaduto. Alla fine, però, hanno deciso di riferire l’accaduto.
«Mercoledì mia figlia mi ha raccontato quanto era successo a lei e alle sue amiche - racconta una madre -. Erano in bicicletta in quartiere San Benedetto, tra Campo Marzio lo skatepark di via Ponte Cattaneo. (...)
Enrico Saretta (GdV)

venerdì 29 luglio 2016

Noventa Vicentina. Espulso imam salafita. Chiama la figlia Jihad. Predica l’islam radicale

Aveva chiamato una dei suoi quattro figli Jihad, letteralmente traducibile con “sforzo” ma termine che in arabo ha un ampio spettro di significati tra cui Guerra santa, ma non è stato espulso per questo. L’imam di Noventa Vicentina Mohammed Madad, 52 anni, marocchino, che da dicembre aveva assunto l’incarico di guida spirituale del centro di preghiera e cultura islamica “Assonna”, è stato allontanato dall’Italia perché ha cercato di avviare un processo di «radicalizzazione» della sua comunità di fedeli e perché la sua presenza costituiva «una minaccia per la sicurezza dello Stato». Ne è convinto il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che, sulla base delle indagini della Digos, ha emesso il provvedimento a carico dell’imam, vietandogli di tornare in Italia per i prossimi 15 anni.
L’ESPULSIONE. Madad è stato rintracciato dagli poliziotti della Digos e dell’ufficio immigrazione martedì mattina a Noventa, nell’abitazione che aveva preso in affitto in via Godicello. (...)
Valentino Gonzato (GdV)

Noventa Vicentina. Espulso imam radicale. La moschea resta vuota. Ma c'è chi lo difende


NOVENTA VICENTINA. Adi passa per due volte in bici davanti al centro islamico di via delle Arti. Al terzo giro si ferma e, interrogato sull’imam espulso, indica la mano destra. «Vedi? Nessun dito è uguale. Così, se chiedi a cinque persone cosa pensano di Mohammed Madad, sentirai cinque opinioni diverse. Io non lo conosco, ma mi dispiace per lui». Il giorno dopo l’espulsione della guida spirituale, la moschea “Assonna” rimane vuota. Visto da fuori il capannone della zona artigianale è un anonimo cubo di cemento che, oltre ai musulmani del Basso Vicentino, ospita una palestra, un’agenzia immobiliare, una televisione digitale e un negozio di peluche. Il presidente del centro Abdellah Tadumant, operaio in una carpenteria, è in turno di lavoro. «Se la polizia ha deciso di mandarlo via dall’Italia, forse c’è qualcosa che noi non sappiamo», si è limitato a dire ai fedeli che gli hanno chiesto spiegazioni. Ma secondo indiscrezioni la comunità musulmana si sarebbe spaccata su quell’imam arrivato da pochi mesi e che non piaceva proprio a tutti. (...)
Paolo Mutterle (GdV)

Caldogno (VI). Giro di squillo dietro l'arrivo delle profughe?

Auto che passano, rallentano, si fermano davanti, o poco distante, quello che ormai per tutti i calidonensi è “l'hotel delle profughe”, in via Roma. Forse casualmente, forse per motivi precisi. Per vederci chiaro, la polizia locale dell'Unione dei Comuni ha deciso, negli ultimi giorni, di intensificare i controlli fino a tarda sera. Scopo degli agenti, come spiegato dal comandante Ermanno Pianegonda, è «riuscire ad identificare gli automobilisti che (lo documentano anche alcuni video dei residenti della zona) fanno salire e scendere dalle auto le giovani africane».
E così, durante i primi appostamenti, presenze poco chiare sono già state registrate: in particolare è stato segnalato il passaggio di una vettura, radiata dalla circolazione, risultata essere intestata ad un prestanome di fuori provincia, già possessore di altre 90 vetture. «Non sappiamo chi ci fosse alla guida e stiamo lavorando per capire se dietro a questi movimenti possa nascondersi un giro di sfruttamento della prostituzione, che verrebbe immediatamente denunciato alla Prefettura», spiega il comandante Pianegonda. (...)
Giulia Armeni (GdV)

martedì 26 luglio 2016

Arzignano (VI), mille al corteo contro il campo profughi

Più di mille persone hanno partecipato alla manifestazione di ieri sera, ad Arzignano, organizzata dal comitato No profughi ad Arzignano, per protestare contro l’ipotesi dell’insediamento di un campo profughi in città. Il corteo, illuminato dalle fiaccole, si è mosso per le strade in maniera ordinata e silenziosa, ed ha visto la partecipazione di famiglie, uomini, donne, bambini, persone di diversa estrazione politica e anche diversi stranieri.
“Due gli striscioni presenti – si legge in una nota diramata in proposito dal comitato organizzatore – ‘Giù le mani da Arzignano’ e ‘No campi profughi in questa città’, ma nessuna bandiera politica, nessun coro, a sfilare solo la dignità e la fermezza di un’intera comunità. Un fiume umano che, partito dal parcheggio Destra Chiampo, ha attraversato le vie del centro fino ad arrivare sotto il comune, in piazza Libertà, dove ha preso la parola il portavoce del comitato, Daniele Beschin”.
“Un corteo – ha precisato Beschin – lontano da logiche razziste, una manifestazione e una presa di posizione dettate solo dal buonsenso di una cittadinanza, italiana e straniera, che si rende conto che l’arrivo di presunti profughi, metterebbe a rischio l’intero tessuto economico e sociale della vallata, creando una bomba ad orologeria anche per quel processo di integrazione e pacifica convivenza che abbiamo costruito negli anni con le comunità straniere che oggi vivono in città. La nostra battaglia è per gli arzignanesi e anche per coloro che qui si sono integrati, vivono, lavorano e pagano regolarmente le tasse, rispettando le regole della comunità”.
Non sono mancati nel corso del comizio finale, alcuni affondi al prefetto di Vicenza, Eugenio Soldà, accusato, dagli oratori, di fare valutazioni fuori luogo, senza consultare la cittadinanza.
“Abbiamo il diritto – ha concluso Beschin – di essere padroni a casa nostra e di dire ‘No’ a decisioni che potrebbero sconvolgere l’assetto della nostra città, difenderemo ogni quartiere di Arzignano, in maniera composta ma con grande fermezza, pronti ad alzare le barricate se necessario. Il prefetto se ne faccia una ragione, Arzignano non è terreno fertile per portare profughi e una manifestazione con una partecipazione così imponente rappresenta una pietra tombale a qualsiasi progetto in tal senso. Ne va del rispetto che abbiamo per i nostri padri, per la nostra comunità italiana e straniera, e perché vogliamo consegnare ai nostri figli una città più solidale, nella libertà e nella sicurezza”. 
Ilaria Martini(Vicenzareport)

venerdì 15 luglio 2016

Vicenza Hotel Viest: venerdì 15 luglio 2016. "Deformazione della Costituzione? NO GRAZIE!


Tonezza (VI). Emergenza profughi incontro pubblico partecipato e infuocato

Oltre 250 persone hanno preso parte martedì sera, all’assemblea pubblica che si è tenuta a Tonezza. Un incontro voluto dalla cittadinanza e accettato dal sindaco Diego Dalla Via, che ha ricevuto il plauso del Comitato Prima Noi, per aver accettato un ‘confronto non facile’. Gli abitanti del piccolo centro che attualmente ospita oltre 80 profughi, hanno avuto modo di manifestare il proprio malcontento per quanto sta accadendo nel comune che Alex Cioni ha definito ‘commissariato dal Prefetto’.
Oltre al primo cittadino di Tonezza che sta vivendo giorni di fuoco per quanto è capitato ad un Comune che si è ritrovato invaso da richiedenti asilo, era presente anche il presidente della Conferenza dei Sindaci Ulss 4 Robertino Cappozzo, il comandante della Polizia Locale Giovanni Scarpellini ed il comandante dei Carabinieri di Schio Vincenzo Gardin.
Questi ultimi, domenica scorsa, erano dovuti intervenire tempestivamente per la lite divampata all’interno dell’hotel che ospita i migranti, che erano arrivati alle mani per futili motivi. Questioni legate all’etnia d’appartenenza dei profughi, la cui gestione, quando si tratta di numeri del genere, diventa ingestibile da parte delle cooperative.
Si ricorda che il Comitato Prima Noi ha raccolto 600 firme, che rappresentano il malcontento degli abitanti di Tonezza, che sono alle prese con il rilancio del turismo di una zona non più ‘viva’ come un tempo e si stanno ritrovando a fronteggiare una situazione che scoraggia chi prima sceglieva il paese per qualche giorno di vacanza e ora preferisce disertarlo.
Altovicentinonline 13.07.2016

Zaia su immigrazione: "Espellere immediatamente profughi violenti’

“Facinorosi, prepotenti e violenti vanno espulsi immediatamente, senza tentennare o temporeggiare. Nessuno status può giustificare comportamenti come quelli che si sono visti a Conetta, o in altre zone del Veneto dove si è arrivati a gettare a terra il cibo non gradito”.
Con questa parole, e con la richiesta di espulsione immediata per i responsabili, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia interviene di fronte all’innalzarsi della tensione sul fronte dell’immigrazione, in particolare, ieri e oggi, in un’area che comprende i Comuni di Cona, Bagnoli e Agna, con i centri di accoglienza di Conetta e Bagnoli. 
 “Se ve ne fosse ancora bisogno – aggiunge Zaia – ecco l’ennesima dimostrazione che la creazione di ghetti come le caserme dismesse è la peggiore delle soluzioni, adottata con un approccio tanto emergenziale quanto caotico, conseguenza prima della debolezza con cui Italia e Europa hanno affrontato in passato e stanno affrontando ora una situazione di catastrofe annunciata”. 
 “In Veneto, con Conetta e Bagnoli, è stato creato un ghetto di un migliaio di persone – aggiunge Zaia – il che ha inevitabilmente coinvolto anche territori, come Agna, sui quali si è comunque riversata la pressione di una presenza numericamente insostenibile. Ancor meno sostenibile perché inaccettabile – conclude Zaia – è che dai comportamenti di alcune di queste persone si debbano subire anche messaggi di rivolta. Mi auguro che le tensioni possano essere sopite, cominciando a cacciare coloro che le sobillano con i loro comportamenti, ma se Europa e Stato non riescono a realizzare meccanismi di selezione dell’accoglienza, di lotta al racket, di aiuto nei paesi di provenienza, tensioni e rivolte rischiano di diventare amaro pane quotidiano”.

martedì 12 luglio 2016

Profughi, Zaia: ghetti come le caserme dismesse è la peggiore delle soluzioni

“Facinorosi, prepotenti e violenti vanno espulsi immediatamente, senza tentennare o temporeggiare. Nessuno status può giustificare comportamenti come quelli che si sono visti a Conetta, o in altre zone del Veneto dove si è arrivati a gettare a terra il cibo non gradito”. Con questa parole, e con la richiesta di espulsione immediata per i responsabili, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia interviene di fronte all’innalzarsi della tensione sul fronte dell’immigrazione, in particolare, ieri e oggi, in un’area che comprende i Comuni di Cona, Bagnoli e Agna, con i centri di accoglienza di Conetta e Bagnoli.
“Se ve ne fosse ancora bisogno – aggiunge Zaia – ecco l’ennesima dimostrazione che la creazione di ghetti come le caserme dismesse è la peggiore delle soluzioni, adottata con un approccio tanto emergenziale quanto caotico, conseguenza prima della debolezza con cui Italia e Europa hanno affrontato in passato e stanno affrontando ora una situazione di catastrofe annunciata”.
“In Veneto, con Conetta e Bagnoli, è stato creato un ghetto di un migliaio di persone – aggiunge Zaia – il che ha inevitabilmente coinvolto anche territori, come Agna, sui quali si è comunque riversata la pressione di una presenza numericamente insostenibile. Ancor meno sostenibile perché inaccettabile – conclude Zaia – è che dai comportamenti di alcune di queste persone si debbano subire anche messaggi di rivolta. Mi auguro che le tensioni possano essere sopite, cominciando a cacciare coloro che le sobillano con i loro comportamenti, ma se Europa e Stato non riescono a realizzare meccanismi di selezione dell’accoglienza, di lotta al racket, di aiuto nei paesi di provenienza, tensioni e rivolte rischiano di diventare amaro pane quotidiano”. 
Regione Veneto

lunedì 11 luglio 2016

Romano d'Ezzelino (VI). Lunedì 11 luglio 2016: incontro immigrazione clandestina emergenza sicurezza


I guadagni di profugopoli sulle spalle di immigrati e cittadini

Mafia Capitale” scoperchiò lo sporco affare dell’accoglienza in Italia, che garantisce una redditività più elevata e più sicura del mercato della droga. Emergenza e intervento pubblico spesso nella storia italiana creano varchi in cui si radica l’illegalità: soldi facili da guadagnare, investimenti minimi, un mercato in costante crescita con le autorità statali disposte a tutto, persino a chiudere entrambi gli occhi, pur di risolvere, anche temporaneamente, il problema dell’accoglienza. Chi gestisce l’affare non ha nessun interesse a far sì che i flussi di migranti si interrompano: anche solo un guadagno di 10 € a immigrato sui 35 € medi garantiti dallo Stato, determina utili stratosferici.
A Sandrigo sono ospitati in due strutture circa 180 immigrati: al giorno c’è un guadagno teorico di 1.800 €, cioè 657.000 € all’anno di ricavi, garantiti e pagati dal contribuente. Il tutto nella sola Sandrigo. Al crescere degli ospiti, aumenta il profitto e diminuiscono le spese fisse. Si può capire perché ci sia chi tenta di accaparrarsi ogni spazio utile, ricorrendo ad ogni sotterfugio: pensate veramente che chi fa questi guadagni facili rinunci al business? Ecco la corsa anche a caseggiati, abitazioni e appartamenti in aree circoscritte con pressanti richieste e robuste pressioni da parte dei professionisti dell’accoglienza i quali sanno bene che nel volgere di pochi mesi potranno ammortizzare gli investimenti.
Secondo, Europol e Interpol solo in Libia ci sono 800 mila migranti che aspettano di sbarcare in Italia e in Europa e ogni altra settimana le Prefetture sono costrette a rivedere i calcoli dello smistamento nel territorio di nuovi arrivi: siamo al caos senza fine.
Purtroppo l’invasione è destinata ad ingrassare ulteriormente  i network criminali, un business illegale, business ricco, profittevole: l’ultimo rapporto congiunto Europol-Interpol calcola che il fatturato delle organizzazioni che gestiscono il traffico dei migranti verso l'Europa sia stato, nel 2015, fra i 5 e i 6 miliardi di euro ai quali vanno sommati i capitali lucrati sull’accoglienza: soldi su soldi che potenziano l’economia borderline e illegale con danni potenziali enormi.
In Veneto al  23 giugno scorso sono stati 23.422 gli immigrati accolti quest’anno e quelli presenti nelle strutture temporanee sono 9.386: la spesa a carico del contribuente per soli questi ultimi ammonta a 328.510 € al giorno, in proiezione annua 119 milioni 906.150 € con un guadagno minimo per i gestori dell’accoglienza pari a circa 34 milioni 258 mila € anno. Un mare di denaro: c’è chi nel mare è affogato tragicamente, vittima dei neoschiavisti, c’è chi nel mare, di soldi, ci sguazza.
Ma i dati economici non tengono conto dei costi sociali ulteriori che vanno ad aggravare la spesa pubblica locale, da quella socio-sanitaria alla tutela dell’ordine pubblico, per non parlare del costo figurativo dato dal disagio, dalle paure e preoccupazioni dei cittadini, molti dei quali hanno visto deprezzarsi a vista d’occhio i loro immobili nelle aree in cui soggiornano o stanziano gli immigrati o in cui gravitano i clandestini o quanti, disseminati nel territorio dalle prefetture, hanno fatto perdere le tracce, 14.036 nel solo Veneto quest’anno. 
Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto

Tonezza del Cimone (VI). Esplode la rissa tra profughi all'Hotel Belvedere: cittadini esasperati

Quello che si temeva è accaduto ed è scoppiata la rissa. E’ in corso l’intervento della Polizia Locale dopo che alcuni profughi che alloggiano all’Hotel Belvedere se le sono date di santa ragione. Che la situazione fosse ormai critica era risaputo da giorni. 80 immigrati che vivono all’Hotel Belvedere e che stanno esasperando la popolazione di un paese non certo abituato ad una simile ‘invasione’. Perchè 80 profughi, in un paese così piccolo, sono davvero un paradosso e se pensi che sono ammassati in una stessa struttura, la situazione si fa drammatica. E’ stato detto e ridetto che concentrarli in strutture tutti assieme non solo non favorisce l’integrazione, ma porta disordini.  Non è chiaro quanto accaduto all’interno dell’Hotel Belvedere. Si sa solo che due gruppetti di immigrati di etnia diversa hanno iniziato a litigare per poi passare alle mani. Sul posto, uno spiegamento di forze dell’ordine con il comandante della Polizia Locale Giovanni Scarpellini in testa.
‘Era prevedibile quanto sta accadendo – ha detto Alex Cioni, che sulla questione-Tonezza mantiene l’attenzione alta da mesi con il comitato Prima Noi – sono stato lì diverse volte e quei ragazzi gestiti così come in questo momento si sta facendo non solo non si integreranno mai, ma sono solo portatori di disordini, che non fanno bene a quel posto’.
Cioni riferisce di uno stato di esasperazione da parte degli abitanti di Tonezza, che davvero non ne possono più a convivere con quei ragazzi che sembra stiano in vacanza perenne, che sono troppi e che hanno letteralmente cambiato un comune, dove occorreva rilanciare il turismo, non affossarlo definitivamente. 
Altovicentinonline.it

lunedì 4 luglio 2016

Caldogno (VI): "venti profughe in arrivo, Comune nemmeno informato, cittadini sono calpestati"

Venti donne in arrivo a Caldogno dall’Africa: profughe che saranno ospitate prossimamente all’Hotel Marco Polo, in via Roma, nel centro del paese. La voce ha iniziato a rincorrersi insistentemente di bocca in bocca lo scorso fine settimana, fino a giungere anche alle orecchie del sindaco Nicola Ferronato. E il primo cittadino, preoccupato, contrariato e sorpreso per esserne venuto a conoscenza solo in questo modo, si è immediatamente attivato, cercando personalmente riscontri: «Pare che sia tutto vero, che questi arrivi siano già stati definiti e l’accoglienza di queste donne, prevalentemente provenienti dalla Nigeria e dalla Costa d’Avorio, sia già stata concordata tra Prefettura, Hotel Marco Polo e Cooperativa Sociale Con te – spiega il sindaco di Caldogno -.Sono arrabbiatissimo ed indignato, perché non è ammissibile che l’Amministrazione Comunale non sia stata nemmeno avvertita di un fatto così rilevante. Sia chiaro, Caldogno è un paese solidale, che molto ha fatto e molto fa per aiutare chi è in difficoltà. Proprio per questo è ancora più grave che nessuno ci abbia contattato per coinvolgerci in questa iniziativa di accoglienza, imponendoci tempi, numeri e modalità senza nemmeno informarci».
«Se non fossimo stati noi ad accogliere le segnalazioni preoccupate dei nostri concittadini – prosegue il sindaco Ferronato – e a quel punto non avessi alzato il telefono io per chiedere chiarimenti in Prefettura e alla Cooperativa ConTe, saremmo ancora all’oscuro di tutto. Questa è una totale mancanza di rispetto e di considerazione nei confronti del Comune che rappresento, e quindi di tutti i cittadini: siamo stati calpestati. Come si può pretendere che una comunità si presti positivamente all’accoglienza, se gli arrivi vengono imposti e calati dall’alto “di nascosto” in questo modo? Questa non è più una logica di accoglienza, di programmazione condivisa e diffusa sul territorio: diventa il tentativo di risolvere un problema scaricando il barile, senza nemmeno avere la cortesia e la correttezza di avvertire chi, questo peso, si troverà a doverlo portare e gestire. È inaccettabile e inammissibile». 
Comune di Caldogno

sabato 2 luglio 2016

Tonezza del Cimone (VI). Mette su facebook foto di un profugo. Offesa e spintonata

Attimi di paura per una mamma di 27 anni, che camminava spingendo il passeggino con la figlioletta, perché in una via centrale di Tonezza è stata strattonata e minacciata da due profughi dell’albergo Belvedere.
Un’aggressione che però avrebbe il movente in un episodio precedente. Il tutto sarebbe iniziato un pomeriggio nel parco giochi di fianco al campo da calcio vicino al Belvedere. La donna, un’italo-camerunense residente in paese con il marito, si era recata nell'area verde con la bambina, mentre nel campo vicino un gruppo di richiedenti asilo giocava a pallone. «Mia figlia voleva salire sullo scivolo – racconta – ma non ha potuto perché ai piedi della scaletta era riverso un profugo che dormiva». Non è chiaro se l'uomo avesse alzato un po’ il gomito oppure si fosse sdraiato dopo la partita, fatto sta che la donna non ha gradito la situazione e ha deciso di scattare una foto e postarla su un social, dove si sa, le notizie corrono veloci e ben presto i profughi hanno visto sui loro telefonini l’immagine corredata da una serie di commenti negativi scritti da diversi utenti. (...)
Silvia Dal Ceredo (Il Giornale di Vicenza)

Vicenza. Il ricorso del finto profugo? Fissato al 2020

Non è un profugo. Ma potrà comunque rimanere in Italia, e usufruire del programma di protezione destinato ai migranti, fino al 2020. La vicenda di Lucky Okolo, nigeriano di 22 anni, venuta a galla durante un controllo della polizia a Campo Marzo, è una prova di come, in certi casi, la macchina della giustizia giri a vuoto. Un motore ingolfato da una montagna di cause e rallentato da una cronica carenza di organico.
LE TAPPE DELLA VICENDA. Lo straniero è sbarcato a Lampedusa il 30 maggio dell’anno scorso dopo aver affrontato la traversata del mar Mediterraneo. È stato fotosegnalato in uno dei centri di identificazione ed espulsione siciliani per poi essere trasferito a Sassari, dove gli è stato trovato un posto letto in un appartamento gestito da una cooperativa. Ha subito fatto domanda per ottenere lo status di rifugiato, ma la commissione territoriale ha respinto la sua istanza a ottobre. E così, il nigeriano ha presentato ricorso al tribunale di Cagliari. (...)
Da Il Giornale di Vicenza