sabato 31 dicembre 2016

Che squallore Obama! Ora capite che uomo è

Eh sì, ora potete verificare di persona che tipo di persona sia Barack Obama. E soprattutto potete rendervi conto di quanto importante e destabilizzante sia stata la vittoria di Trump, che ha posto fine a un lunghissimo periodo di potere esercitato da un gruppo élitario – neoconservatore ma non solo – che, ha dominato Washington, rovinando sia gli Usa sia il mondo.
Circa tre settimane fa in un’intervista al blog di Beppe Grillo affermavo che l’establishment di Obama, che riva le sue radici strategiche e ideologiche nell’amministrazione Bush, avrebbe fatto di tutto per mettere in difficoltà o addirittura impedire l’elezione di Trump.
Avete visto cos’è successo negli Stati Uniti: manifestazioni di piazza, riconteggio dei voti in alcuni Stati, pressioni senza precedenti sui Grandi Elettori affinché rinnegassero il voto popolare. Tutto inutile, per fortuna. Per fermare Trump restano solo due modi: un colpo di stato parlamentare o l’eliminazione fisica. Entrambi non ipotizzabili, al momento.
La reazione scomposta di Obama in questi giorni, però, non rivela solo la stizza di un presidente uscente e la scarsa caratura di un uomo ampiamente sopravvalutato, evidenzia soprattutto la frustrazione di un clan che vede svanire il perseguimento dei propri obiettivi strategici. Infatti: gli Usa hanno perso la guerra in Siria, combattuta la fianco dei peggiori gruppi fondamentalisti.
Nessun rappresentante dell’establishment uscente è stato eletto nei posti chiave dell’Amministrazione Trump.
La globalizzazione e il continuo smantellamento delle sovranità nazionali non sono più garantite, anzi rischiano di essere fermate da Trump che crede nei valori e negli interessi nazionali.
L’obiettivo di conquistare il controllo dell’Eurasia, facendo cadere Putin, sostituendolo con un presidente filomaericano, è fallito; Putin oggi è più forte che mai.
Persino Israele, che si è subito allineata a Trump, è diventata ostile. Il via libera alla Risoluzione Onu rappresenta un’inversione a “U” clamorosa e dai chiari intenti punitivi.
Le ultime decisioni dell’Amministrazione Obama segnalano il tentativo di far deragliare il nuovo corso di Trump o perlomeno di metterlo in fortissima difficoltà sia con Israele, sia, soprattutto, con la Russia. La speranza segreta della Casa Bianca era che Putin potesse cedere a una reazione impulsiva, tale da mettere davvero in imbarazzo Trump. E invece il presidente russo ha tenuto i nervi a posto. Anzi ha dato a Obama l’ennesima lezione di stile, rifiutandosi di espellere a propria volta 35 diplomatici americani. Le nuove sanzioni e l’espulsione di 35 diplomatici russi sono comunque un colpo basso, tale da provocare tensioni con il Congresso, ma non così gravi da far desistere Trump dall’avviare un nuovo corso con Putin.
Quanto alle accuse di ingerenze russe nel voto americano sono risibili, pretestuose, come spiego nella breve intervista al blog di Beppe Grillo.
Quel che conta, alla fine di un incredibile 2016, è la sostanza. Ovvero: il clan che ha governato l’America per almeno 16 anni lascia per la prima volta il potere. E chi si è opposto, dentro e fuori gli Usa, a politiche egemoniche autenticamente neoimperiali trova motivi di speranza.
Ed è un’ottima notizia per il mondo.
Auguri a tutti. 
MarcelloFoa (Il Giornale)

Vicenza. Nomadi, solo una famiglia su 37 paga il canone


VICENZA. Dopo le bollette il canone. Non si può dire che le aspettative di palazzo Trissino siano andate a buon fine. Solo una famiglia sulle 37 residenti all’interno dei campo nomadi di viale Cricoli e Diaz ha infatti versato la prima rata del canone per il mantenimento della piazzola introdotto dalla giunta a inizio anno. La conferma arriva direttamente dal Comune che spiega come «dalle verifiche contabili risulta che solo un concessionario dei 37 totali (28 concessioni al Cricoli e 9 al Diaz) ha pagato la prima rata entro la scadenza di novembre»; vale a dire 50 euro rispetto ai 100 annuali. L’amministrazione ha inoltre aggiunto che «nei primi giorni di gennaio saranno inviate dal Comune ai concessionari le lettere di sollecito per il versamento della prima rata
Nicola Negrin GdV 31.12.2016

giovedì 29 dicembre 2016

Marano, quale futuro per il park a piazza Silva?

La scorsa settimana il Comune di Marano Vicentino aveva dato notizia della restituzione ai privati dell’area sterrata a lato di piazza Silva. Si tratta di un parcheggio sterrato che per un decennio è stato usato come parcheggio pubblico provvisorio, secondo quanto previsto dal Piano urbanistico, ma che sarà restituito ai proprietari, come da loro insindacabile richiesta.
“Nel 2004 – spiega una nota del comune che ripercorre in sintesi la vicenda – i proprietari acconsentirono ad aprire l’area e ad usarla come parcheggio pubblico, dato che quella sarebbe stata la futura destinazione prevista dal piano di recupero. Nel 2015 hanno poi voluto indietro l’area, chiedendo al Comune anche il pagamento di un affitto, impossibile da pagare da parte dell’amministrazione secondo la legge finanziaria, che blocca la possibilità degli enti locali di prendere in affitto immobili”.
“L’area quindi ritorna a pieno titolo alla proprietà che ne ha fatta esplicita richiesta. Un eventuale e futuro utilizzo dell’area a uso parcheggio, così come previsto dal vigente Piano urbanistico, sarebbe praticabile solo tramite una remota possibilità di esproprio. In ogni caso, l’amministrazione ha in programma di incontrare di nuovo la proprietà, per verificare la possibilità di una mediazione tra i bisogni dei proprietari dell’area e del Comune”.
In questi giorni sulla vicenda è intervenuto Erik Umberto Pretto, capogruppo consiliare “Noi di Marano”, presentando un’interrogazione. “Considerato – ha spiegato Pretto – che è stato chiuso, all’improvviso e senza un congruo preavviso, il parcheggio sterrato posto a lato di piazza Silva, e ritenuta questa area di strategica importanza per le necessità dei cittadini maranesi che, soprattutto nel giorno di mercato, vi parcheggiavano le automobili, chiediamo che al consiglio comunale vengano illustrati alcuni punti”.
“In particolare – ha proseguito – i termini dell’accordo siglato nel 2004 fra la proprietà dell’area ed il Comune, la destinazione urbanistica dell’area secondo il Pat ed eventuali altri appositi strumenti vigenti, i motivi concreti che hanno spinto la proprietà a chiederne la restituzione. E ancora, quali siano state le richieste avanzate dalla proprietà al Comune per la prosecuzione dell’uso pubblico del bene, come l’amministrazione comunale intenda ovviare al disagio improvvisamente arrecato alla cittadinanza e, infine, quale sia lo stato di fatto del piano di recupero all’interno del quale l’area in oggetto sarebbe stata definitivamente adibita a parcheggio pubblico”. 
Ilaria Martini (Vicenza Report 29 dicembre 2016)

Discorso di fine anno di Mattarella, Mara Bizzotto: non è il mio presidente!

"Mattarella non è il mio Presidente! Non ascoltiamo il discorso di fine anno di un Presidente della Repubblica che non ci rappresenta e che, con Gentiloni, ha appena nominato l'ennesimo Governo abusivo mai eletto dal popolo italiano". Lo dichiara in una nota che pubblichiamo l'europarlamentare della Lega Nord Mara Bizzotto che lancia la campagna di fine anno per boicottare il discorso del 31 dicembre del Capo dello Stato Sergio Mattarella. "Non esiste un solo valido motivo per ascoltare le chiacchiere a rete unificate di Mattarella - dichiara l'eurodeputata Bizzotto- Siamo stanchi di sentire la solita aria fritta di chi, dimostrando totale disinteresse per la volontà popolare, ha dato il via libera al quarto Presidente del Consiglio consecutivo non eletto dai cittadini. Cosa potrà mai insegnarci di buono a fine anno il cattocomunista Mattarella che, in combutta con Renzi, Napolitano e il PD, ha appena varato un Governo che rappresenta l'ennesimo furto di democrazia ai danni dei nostri cittadini?"
"Mattarella ha tutto il diritto di dire e fare ciò che vuole, e purtroppo lo sta dimostrando proprio in questi giorni con un Governo, quello ‘Gentiloni-Renziloni', assolutamente scandaloso, pieno zeppo di personaggi impresentabili sonoramente bocciati dal voto degli italiani al referendum del 4 dicembre - spiega l'europarlamentare Bizzotto- E noi abbiamo il sacrosanto diritto di non ascoltarlo, di dissentire dalle sue azioni e dalle sue prediche, e di non sentirci rappresentati da un Presidente sempre più distante dalla volontà e dai bisogni reali dei cittadini e del Paese".
"E poi il Presidente degli italiani dovrebbe pensare a tutelare gli italiani: Mattarella invece, ha occhi e orecchie solo per gli immigrati, meglio se clandestini - continua l'on. Bizzotto - Fiumi di parole e di pelosa retorica per extracomunitari e clandestini, silenzio totale per milioni di italiani poveri e disoccupati, per gli esodati, per i nostri imprenditori che si suicidano per colpa della crisi. E questo sarebbe il Presidente degli italiani?"
"Basta quindi con il predicozzo di fine anno di chi, al pari del suo predecessore Napolitano, è da annoverare politicamente tra i responsabili della deriva del nostro Paese - conclude l'europarlamentare Mara Bizzotto - La sera del 31 dicembre spegniamo la televisione e dedichiamoci a qualcosa di meglio del cattocomunista Mattarella".
 Vicenzapiù

sabato 24 dicembre 2016

Da Vicenza a tutti un augurio di Buon Natale


Assicurazione obbligatoria per i clandestini pagata dagli italiani? Bizzotto (Ln): «Assurdo assicurare i migranti»

Bizzotto (Ln): «Assurdo assicurare i migranti» 
«Assicurazione obbligatoria per i clandestini presunti profughi pagata dagli italiani per risarcire i danni causati dagli immigrati? Sarebbe ennesima grave ingiustizia contro i nostri cittadini». Non usa mezze parole l'europarlamentare della Lega Nord Mara Bizzotto commentando così l'ipotesi emersa nei giorni scorsi proprio nella città del Palladio.«Per quale assurdo motivo i nostri cittadini, che già sono tartassati di tasse da uno Stato che funziona poco e male e che già subiscono i pesanti costi sociali ed economici di questa immigrazione fuori controllo, dovrebbero pagare di tasca propria anche un'assicurazione a questi immigrati? - si chiede l'europarlamentare -. Ma si è mai visto in nessuna parte del mondo che chi causa un danno non paghi e che siano invece le vittime a risarcire se stesse pagando un'assicurazione a chi i danni li crea? Il nostro Paese è scivolato ben oltre i limiti del ridicolo».«A questi presunti profughi, a cui viene regalata anche la carta d'identità senza sapere neppure chi sono veramente - continua - già paghiamo vitto, alloggio e servizi vari per svariati anni, senza contare i disagi e i problemi di sicurezza e ordine pubblico che creano nel territorio e che sono sempre a carico di noi contribuenti».
GdV

Nessuno paga per i danni dei migranti. Se i soldi non ci sono? «Pazienza»

La legge impone a chi ferisce qualcuno o danneggia qualcosa di rimborsare personalmente. Se i soldi non ci sono? «Pazienza». 
Migranti o non migranti la legge parla chiaro. Chi causa un danno risponde personalmente con il proprio patrimonio. È una questione che appartiene alla sfera del diritto civile. Stop. D'altra parte, affermano gli addetti ai lavori, ci sono molti italiani che pur ritenuti responsabili non risarciscono il danno perché privi di mezzi economici o patrimoniali. La domanda, sollevata in questi giorni da alcuni lettori che raccontano di aver vissuto l'esperienza in prima persona, è semplice. Premesso che notoriamente sembrano non avere un euro in tasca, chi paga per i richiedenti asilo che, anche fosse in maniera colposa, provocano danni a terzi? E se, per superare il problema, un domani il governo creasse una copertura assicurativa per i migranti a carico dei contribuenti? LA NORMATIVA. Le risposte necessitano un passo indietro. La norma di riferimento che, come un ombrello copre tutte le fattispecie, è l'art. 2043 del codice civile. E il parere degli addetti ai lavori, come detto, è unanime perché lo stesso riferimento difficilmente lascia spazio a scappatoie. Il comandante della polizia locale del capoluogo berico Cristiano Rosini sostiene che «il perno della questione non è nell'essere o non essere profugo, perché in materia civilistica i codici sono sufficientemente esaustivi e non discriminano». Insomma, a fin dei conti se il portafogli è vuoto inutile insistere. «Se però - continua l'ufficiale - il migrante al momento dell'incidente viaggiasse per conto della cooperativa che lo ospita o per un ipotetico datore di lavoro potrebbero essere proprio questi ultimi a essere chiamati a rispondere dei danni». TRA TEORIA E PRATICA. «In linea teorica - afferma l'avvocato Daniele Accebbi - chi ha ricevuto un danno da un migrante potrebbe chiedersi: "Posso rivalermi sullo Stato?". In fin dei conti, si potrebbe imputare la presenza dell'irregolare in Italia alla disattenzione dello Stato». In realtà, continua il legale esperto in materia di infortunistica, «il collegamento, il nesso di causalità è così lontano da rendere il ragionamento troppo sofisticato». E perciò inutile nelle aule di tribunale. E allora la riflessione proposta sposta la prospettiva, iniziando proprio dall'indossare i panni di chi, il danno, lo ha subito. «Di fronte all'impossibilità di essere risarciti, indipendentemente dal fatto che chi causa il danno sia migrante o meno - spiega - la ricetta è una sola: rassegnarsi. Semmai dovrebbe intervenire il legislatore». L'ASSICURAZIONE. Già, ma in che modo il legislatore potrebbe intervenire? La risposta dell'avvocato è immediata. «Creare un'assicurazione obbligatoria per i richiedenti asilo a carico dei contribuenti», afferma. Anche in questo caso il ragionamento dell'avvocato sembra essere, almeno dal suo punto di vista, lapalissiano. Dice: «Se in qualche modo finanziamo con le nostre imposte i 20 miliardi che servono per salvare alcune banche, perché non farlo anche per creare una copertura assicurativa per queste persone? Perché poi, uno alla fine se lo chiede, perché dovrei pagare per tamponare gli incauti investimenti di alcuni?». Tra molti "perché", un'ultima considerazione: «Non possiamo illuderci di fermare il fenomeno migratorio. Se perdessimo anche il valore della mutua solidarietà che giustificherebbe un'assicurazione, le cose potrebbero essere peggio di quanto già non sono».
Federico Murzio (GdV)

martedì 20 dicembre 2016

Terrorismo, Luca Zaia: è guerra non convenzionale, serve tolleranza zero con leggi speciali

“Da tempo ci è stata dichiarata guerra, una guerra non convenzionale da parte di chi non ha regole e scrupoli a uccidere donne, bambini, persone inermi, anche in momenti di gioia. Il Bataclan con tanti giovani brutalmente assassinati tra i quali la nostra Valeria Solesin, Nizza, e ora il mercatino di Natale parlano chiaro. Non abbassare la guardia non basta più, occorre passare alla tolleranza zero, con leggi speciali che permettano agli Stati di setacciare i territori”. Lo dichiara il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, dicendosi “profondamente addolorato” per le vittime dell’attentato a Berlino.
“La tragedia di Berlino – evidenzia Zaia – è accaduta tra l’altro in un contesto internazionale drammatico, con l’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara e con altri allarmi. Così non può andare avanti – aggiunge il Governatore del Veneto – l’Europa distratta e sonnacchiosa deve dare un segnale forte, e gli Stati membri devono varare leggi speciali per contrastare il terrorismo in ogni sua forma e l’estremismo religioso che si esplicita con atti da condannare senza se e senza ma”. Zaia conclude rivolgendo un appello “affinchè la condanna sia unanime e sia condivisa veramente da tutti”
Giunta regionale del Veneto

Vicenza. Aspiranti profughi volontari, addetti alla pulizia stradale, impegnati nel faticoso lavoro 20.12.2016



Il Pd di Marano Vicentino dopo la batosta elettorale e le malattie della Moretti sponsorizza pellegrinaggi


lunedì 19 dicembre 2016

Thiene (VI). Senza merenda per capire la fame. Lega Nord: "Vogliono insegnare il ramadan"

Probabilmente chi ha proposto di far saltare la merenda ai bambini della scuola elementare di Lampertico non pensava che un gesto nato con la volontà di essere ‘educativo’ si sarebbe trasformato in uno scontro politico. E invece così è successo e a scendere in campo contro la decisione presa dagli insegnanti è Alberto Zannini, segretario della Lega Nord di Thiene, che parla a nome del gruppo e spiega che “ci sono tanti modi per sensibilizzare i bambini senza usare concetti politici o religiosi”.
Tutto è nato lunedì scorso, quando Rabeah Allhajyhia, consigliere comunale di Altavilla, cittadina italiana dal 2004, siriana di nascita e attivista per un’associazione che lotta per la libertà della Siria, ha presenziato a scuola per spiegare il concetto di essere profughi e soffrire la fame. Da lì la proposta di far rinunciare i bambini alla loro merenda nel giorno di venerdì e di regalare 50 centesimi ad un’associazione siriana che si occupa di minori in difficoltà.
Un gesto che nasconde un pensiero profondo, ritenuto da molti genitori troppo profondo per bambini così piccoli, che “se togli loro il cibo capiscono che stanno male, ma non possiamo pensare che possano andare oltre a questo”.
Il sospetto che dietro ci fosse una matrice politica, lo avevano già dichiarato alcuni genitori (tenuti anonimi per tutelare i minori), che lamentano da tempo una posizione “troppo sinistroide della suola”.
“E’ assurdo voler insegnare queste cose a bambini così piccoli – ha commentato Zannini – Forse stanno facendo i primi approcci al ramadan? Ma come possono i genitori accettare senza arrabbiarsi? Ma soprattutto: perché legare il concetto di fame solo ai profughi quando basta guardarsi intorno per capire che ‘la fame’ è una realtà che ci tocca da vicino anche se non siamo in guerra?”
E’ di ieri infatti la notizia che una 14enne di Udine è svenuta in classe perché senza cibo, riscaldamento in casa né acqua calda da giorni. Un problema sempre più ricorrente, che tocca oggi anche il ricco Nord Est e che viene denunciato ormai quotidianamente.
“Insegnanti e maestri sono troppo schierati politicamente – ha sottolineato Zannini – E’ ora di finirla di usare la scuola come un palcoscenico politico, si deve pensare ai bambini e alla loro istruzione. Quello che è stato fatto a Lampertico è sinonimo del buonismo più becero. E poco importa se alcuni genitori hanno messo lo stesso la merenda ai figli, il concetto promosso da maestri e dirigenza scolastica è gravissimo. Questo buonismo, promosso politicamente da alcuni partiti, è solo un modo per non affrontare fino in fondo i problemi. Non ci vogliamo rendere conto che le soluzioni sono difficili – ha continuato – quindi si preferisce mascherare il non agire da  ‘buone azioni’. E’ chiaro che davanti ad una persona in difficoltà, ai bambini si insegna ad aiutare. E loro sicuramente lo fanno con il cuore. Ma il concetto ‘profugo’, ‘fame’, ‘accoglienza’, implicano una consapevolezza molto più profonda, che non riguarda solo il lato umano, ma la sfera politica, economica e sociale. Se vogliamo insegnare ai bambini a fare del bene, perché non scegliere qualcosa di adatto alla loro età e che sia slegato da posizioni politiche? Andare a trovare ad un anziano, aiutare un compagno in difficoltà, portare una bustina di cibo al canile. Ci sono tantissime buone azioni, che non hanno colore politico né religioso e che sono adatte a bambini delle elementari. Mi chiedo inoltre – ha concluso Zannini – perché quando nelle nostre scuole vogliono ‘insegnare’ qualcosa chiamano sempre musulmani o finti profughi e mai rappresentanti di ideologie o religioni diverse”. 
Anna Bianchini (Altovicentinonline)

lunedì 12 dicembre 2016

Carta d'identità agli immigrati, scontro Comuni e Prefetture. "Questi signori non sono profughi, sono richiedenti asilo".

Dopo Tradate, anche Oderzo sul piede di guerra. Il prefetto vuole dare la carta d'identità ai richiedenti asilo. Ma il sindaco si oppone. Zaia: "Non è sicuro darla a persone di cui non sappiamo nulla".

"Questi signori non sono profughi, sono richiedenti asilo". Il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, sbatte i pugni sul tavolo.
Il braccio di ferro tra il sindaco di Oderzo Maria Scardellato e il prefetto di Treviso Laura Lega ha valicato i confini del paese della provincia di Treviso. Il nuovo fronte è la carta di identità che la Prefettura impone di dare ai richiedenti asilo. "Tra un anno, un anno e mezzo, avremo una risposta se sono profughi oppure no e la statistica ci dice che due su tre, tra un anno, non saranno profughi - sbotta Zaia - e allora io mi chiedo per quale motivo dobbiamo dare una carta d'identità in mano ad una persona che comunque si rischia che non sia un profugo".
Non è la prima volta la direttiva sulla carta d'identità ai richiedenti asilo divide il braccio armato del Viminale dalle amministrazioni locali. A ottobre, dopo diversi giorni di scontri, il sindaco di Tradate Laura Cavalotti era riuscita a spuntare la possibilità di valutare caso per caso. Adesso il problema si riprersenta a Oderzo, in Veneto. Per il sindaco Scardellato "regalare" la carta d'identità ai richiedenti asilo è innanzitutto un pericolo per la sicurezza dei cittadini. Per la prefettura, invece, il documento di identità va rilasciato senza se e senza ma dal momento che, stando alle leggi che regolano l'immigrazione in Italia, garantisce ulteriori tutele ai richiedenti asilo. Lo scontro si è fatto più aspro dopo che venerdì scorso un gruppo di migranti di origini nigeriane si è presentato dai vertici dell'ex caserma Zanusso per lamentare le precarie condizioni di vita all'interno della struttura. "Abbiamo freddo e vogliamo subito la carta d'identità perché ce ne vogliamo andare via da qui", hanno gridato gli immigrati ingaggiando uno scontro con il personale della struttura. Tanto che la direzione della struttura si è vista costretta a chiedere l'intervento dei carabinieri.
Per il momento il sindaco di Oderzo non rilascerà alcun documento, almeno finché il Viminale non darà certezze sugli immigrati che ne fanno rischiesta. Non solo. La Scardellato ha più e più volte chiesto di poter entrare nell'ex caserma Zanusso per capire quanti extracomunitari siano alloggiati e in quali condizioni. "Se il problema è identificare - commenta Zaia - si faccia un documento alternativo per i richiedenti asilo ma, finché non sono profughi, non è corretto a mio avviso dare loro la carta d'identità". D'altra parte, se ci sono i termini giuridici per non farlo, è più sicuro che i sindaci facciano così. "Al momento - continua Zaia - siamo in un limbo nel quale delle persone delle quali non sappiamo nulla chiedono un riconoscimento e allora completiamo questa analisi e capiamo se hanno titolo".
Sergio Rame (Il Giornale)

Recoaro Terme (VI). Raccolta firme per protestare contro l'arrivo dei migranti


Dopo la serata al teatro comunale dove è stata ipotizzata la proposta di "disobbedienza civile" per protestare sulla gestione che il governo e le istituzioni fanno dei richiedenti asilo, il "Gruppo spontaneo di cittadini" e la "Cittadinanza attiva" passano - come prima azione concreta - a una raccolta firme.«È solo la prima di una serie di iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione - osserva Massimo Poncina di "Cittadinanza attiva -. Non ce la prendiamo con i profughi ma protestiamo contro la loro gestione. Come cittadini chiediamo al governo di arginare il fenomeno dell'immigrazione».Nei fogli (dove sono già iniziate a essere apposte le firme) si legge infatti che «"Cittadini spontanei e attivi di Recoaro sollecitano il governo italiano ad attivarsi con la massima urgenza per arginare e regolamentare l'immigrazione di massa in corso verso il nostro Paese». Per i promotori si tratta di «un modello che ci auguriamo possa prendere piede anche in altro Comuni, non solo a Recoaro». L'obiettivo è di raggiungere le mille firme in pochi giorni. I volontari, moduli alla mano, stanno battendo centro e contrade per raccogliere le adesioni.Nel frattempo prosegue il dialogo tra i promotori dell'iniziativa e l'amministrazione comunale per cercare di trovare un punto di contatto. Nei prossimi giorni i cittadini incontreranno anche i rappresentanti dei gruppi di opposizione che siedono in Consiglio comunale per spiegare le loro intenzioni. Insomma, avanti tutta.
L.CRI (GdV)

Arsiero (VI). "Autista razzista": Profugo scrocca viaggio sul bus

Sale sul bus senza biglietto e alla richiesta dell'autista di pagare il ticket, si infuria e lo accusa di essere razzista. Un episodio avvenuto ad Arsiero, dove un gruppetto di richiedenti asilo ospitati a Tonezza, doveva fare rientro nella struttura e per farlo ha optato per un bus della Stv (Società trasporto viaggiatori di Vicenza). Una volta salito a bordo, l'autista non ha esitato a controllare anche i biglietti, di cui però erano sprovvisti. In particolare uno, dopo essere stato invitato a pagare la tariffa, è andato su tutte le furie, ricordando all'impiegato pubblico di «non essere il padrone dell'Italia», accusandolo di «essere un razzista» e di voler perfino «chiamare i carabinieri», gridando e inscenando una specie di pantomima sul mezzo, registrata con i cellulari da altri passeggeri che hanno confermato la versione.
L'autista ha provato ad insistere, ma vedendo che la situazione stava prendendo una brutta piega, ha optato per salvaguardare la sicurezza degli altri viaggiatori. «L'autista è stato costretto a desistere – spiegano da Stv - perchè la persona che non voleva pagare il biglietto teneva un atteggiamento conflittuale. C'era il pericolo che la situazione degenerasse e l'autista aveva l'obbligo di garantire innanzitutto la sicurezza dei passeggeri che stava trasportando, oltre che la sua. Per questo ha mantenuto la calma durante tutto il tragitto, nonostante le continue offese lanciate dal giovane immigrato. Grazie all'autista e al suo self control non ci sono state conseguenze peggiori. Una “calma” che però è costata la gratuità per un passeggero».
«Alla fine il solerte autista - considera Alex Cioni, portavoce del comitato Prima Noi - ha dovuto cedere e regalare il viaggio ai baldi giovanotti che allegramente e soddisfatti di aver fatto valere i propri diritti di poveri rifugiati africani, sono tornati nella loro residenza di montagna per accomodarsi al tavolo e profittare della cena pagata dai contribuenti italiani. Pochi giorni fa la stessa cosa è accaduta in stazione dei treni a Schio ma stavolta ha vinto, pare, l'inflessibile determinazione del controllore».
Silvia Dal Ceredo (GdV)

sabato 3 dicembre 2016

Recoaro Terme (VI). Barricate sui migranti «Disobbedienza civile»


«E ora disobbedienza civile». La proposta shock parte dall’assemblea pubblica al teatro comunale per discutere di migranti promossa dal “Gruppo spontaneo di cittadini” e da “Cittadinanza attiva”.
Massimo Poncina, uno degli organizzatori, dal palco ha lanciato la sua idea: «Preso atto della incapacità di affrontare a tutti i livelli governativi quella l’immigrazione suggerisco di applicare forme di disobbedienza civile». In che cosa consista questa forma di protesta Poncina lo chiarisce subito: «Nessuna barricata o cose del genere. Ad esempio potremmo non mandare i figli a scuola, il sindaco potrebbe non indossare la fascia tricolore, i negozianti potrebbero chiudere le attività e restituire le chiavi al primo cittadino. Queste sono solo alcune proposte che si potrebbero concordare assieme. Recoaro per nome, territorio e popolazione è in grado di fare questa operazione che potrebbe essere seguita da altri Comuni e scuotere l’immobilismo delle istituzioni», è la riflessione di Poncina”. In sala si parla del costante aumento del fenomeno dei richiedenti asilo nel Paese. (...)

Luigi Cristina da GdV 03.12.2016

venerdì 2 dicembre 2016

Ecco i numeri che dimostrano le bugie sul referendum

I numeri dicono No. Smontate le bufale di Renzi e Boschi su casta e sprechi: ogni senatore costerà di più e l'iter legislativo non si velocizzerà.
Non è vero che la diminuizione del numero dei senatori porterà a un risparmio per le casse dello Stato, anzi: il costo medio di ogni senatore passerà da 869mila euro a 2,35 milioni di euro.
Il sito Truenumbers.it curato dal giornalista di Panorama Marco Cobianchi ha verificato, una a una, tutte le promesse fatte dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dai promotori del Sì al referendum confermativo sulla riforma della Costituzione firmata dal ministro Maria Elena Boschi. Ed ecco che rispetto ai risparmi per lo Stato e alla lotta alla Casta e allo snellimento delle procedure legislative, la freddezza dei numeri smonta le bufare propalate dal Sì una ad una. Ne abbiamo scelte cinque: il costo del Senato, appunto, l'iter delle leggi e il voto di fiducia e il costo del Cnel, che per il Csm è già stato abolito tanto che l'organismo di autogoverno della magistratura ha messo da parte 21 milioni per trasferirsi da Palazzo de' Marescialli nella sede di Palazzo Lubin. Con una curiosità: secondo il sito gli italiani che hanno cercato su Google lo scorso ottobre la parola referendum per informarsi rispetto alla riforma sono meno di 25mila.
L'abolizione del Cnel
Tra i 47 articoli che la riforma costituzionale intende modificare c'è anche quello riguardante il Cnel, che verrebbe abolito. Se passasse la riforma nello splendido Palazzo Lubin, sede del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, si trasferirebbe il Csm, il Consiglio superiore della magistratura che, a quanto pare, è sicurissima che la riforma otterrà il via libera degli italiani. Il grafico, infatti, mostra alcune delle maggiori spese previste dal Csm per l'anno in corso tra le quali spicca una uscita-monstre di oltre 21 milioni per pagare i costi del trasloco da Palazzo dei Marescialli a palazzo Lubin. Come vengono trovati questi soldi? Il Csm ha tagliato molte delle spese del suo bilancio colpendo soprattutto la spesa per il personale, calata del 7%: gli stipendi dei magistrati non sono stati toccati mentre sono stati colpiti quelli del «personale non di ruolo in servizio al Csm».
Meno senatori costeranno di più
La riforma costituzionale intende ridurre il numero dei senatori da 321 (compresi quelli a vita) a soli 100. Ma a quanto ammonterebbero i risparmi veri? Come si vede dal grafico si risparmierebbero 24,5 milioni per gli stipendi e 19,4 per diarie e rimborsi per un totale di 43,9 milioni di euro, lo 0,125% della spesa pubblica italiana. Ma c'è un aspetto, quello pensionistico, che non è stato mai preso in considerazione: di questi 315, almeno 150 avranno 60 anni e circa 90 di questi 150 saranno al termine di due legislature, quindi avranno il diritto alla pensione. Se ipotizziamo una spesa di 50mila euro per pensionato, abbiamo la cifra di 4,5 milioni di euro di esborso aggiuntivo. Ma c'è anche una piccola beffa: se il numero di senatori calerà del 69%, da 321 a 100, la spesa totale per il Senato scenderà solo del 16%, da 279 a 235 milioni. Vuol dire che pro-capite i senatori costeranno di più: da 869 mila euro si passerà a 2,35 milioni.
Palazzo Madama ha sempre dato fiducia al premier
Uno dei punti qualificanti del progetto di riforma costituzionale consiste nel fatto che il Senato non dovrà più concedere la fiducia al governo, basterà quella della Camera. In effetti, però, il Senato non ha mai negato la fiducia al governo. Nel grafico è indicato il numero di volte in cui, dal 2011 ad oggi, i governi hanno posto la questione di fiducia per far passare i propri Ddl. Matteo Renzi, in poco più di due anni di governo, fino a giugno del 2016, ha posto la fiducia in Senato ben 50 volte. Monti, che non si può dire sia stato un governo poco decisionista, l'ha posta solo 38 volte in 1 anno e mezzo e Letta solo 10 in un anno. Per fare un paragone, il governo Berlusconi IV, il secondo più longevo nella storia della Repubblica (7 maggio 2008-16 novembre 2011, 3 anni 6 mesi e 8 giorni), ha posto la fiducia appena 39 volte.
Per una legge bastano 57 giorni
È vero che il Senato rallenta l'iter di approvazione delle leggi? Vediamo i numeri. Come si vede dal grafico nel 2016 le leggi di iniziativa governativa hanno impiegato appena 107 giorni per essere approvate dalla Camera e 141 per essere approvate dal Senato. I decreti legge, che devono essere approvati entro 60 giorni dalla loro promulgazione pena la decadenza, sono stati approvati dalla Camera in 28 giorni e dal Senato in 14. Le leggi di iniziativa regionale hanno sono state ferme alla Camera più giorni, 113, che al Senato, 57, mentre le leggi che davvero faticano ad essere approvate sono quelle di iniziativa parlamentare. Impiegano ben 392 giorni alla Camera e 226 al Senato. Significa che il governo preferisce accordare una via preferenziale alle «proprie» leggi lasciando in coda quelle provenienti dal Parlamento o dalle Regioni.
Solo 24mila clic sul "referendum"
Pare che agli italiani l'appuntamento referendario del 4 dicembre non importi poi così tanto. Le ricerche che vengono effettuate dal nostro Paese su Google e che hanno per parola chiave «referendum» sono state pochissime, in ottobre. L'espressione «referendum costituzionale del 4 dicembre» è stata ricercata appena 18.100 volte. «Referendum costituzionale» solo 5.400 volte e ancora meno «referendum Italia», mille volte. L'espressione più pertinente all'oggetto, cioè «referendum confermativo», è stato ricercato sul motore di ricerca appena 480 volte. Gli italiani continuano, invece, ad essere interessatissimi ad avere notizie su «referendum Grecia», che si è svolto il 5 luglio del 2015 che, nello stesso arco di tempo, è stato ricercato ben 49.500 volte.
Il Giornale 02.12.2016

Abiti per i poveri Una maxi truffa da milioni di euro

Un’inchiesta su scala nazionale che tocca da vicino anche il Vicentino. È quella della guardia di finanza di Gorizia che ha chiuso le indagini su un vasto traffico di abiti usati, trasportati come rifiuti non pericolosi dal Nordest alla Campania. Venivano raccolti porta a porta dall’ormai noto “Partito dei poveri” e donati anche dai vicentini: ma non si trattava di beneficenza, bensì di un commercio in nero verso l’estero. E per la raccolta venivano utilizzati profughi asiatici, pagati (in nero) una miseria.
IL PDP. Il “partito dei poveri” è una realtà assai nota nel Vicentino. In molti si sono trovati sul cancello un bigliettino, firmato Pdp, in cui si chiedeva la donazione di abiti usati. La terminologia e le modalità, quando non era espressamente indicato, facevano pensare ad un’opera benefica, e per questo molti il giorno indicato lasciavano una borsa con i vecchi vestiti, che venivano raccolti da migranti. Erano arrivate diverse segnalazioni in passato, che avevano dato il via anche ad un’indagine dei carabinieri di Cervignano del Friuli, che aveva interessato anche il Vicentino.
GdV 02.12.2016

martedì 29 novembre 2016

Referendum, Matteo Salvini a Rosà (VI) per l'unica tappa vicentina: in arrivo molti esponenti regionali della Lega

La Lega Nord di Rosà annuncia che il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, sarà a Rosà mercoledì dalle ore 17.30 negli spazi del Bar Centrale nel cuore di Rosà come unica tappa per la provincia di Vicenza nel suo tour per l’intera Penisola "per urlare con forza il suo No alla riforma Costituzionale". Ad accogliere il leader della Lega il segretario nazionale Gianantonio Da Re, il commissario provinciale Franco Manzato, Paolo Franco nel suo ruolo di coordinatore del Comitato Veneto per il No, il segretario di sezione, Barbara Lanzarin ed il sindaco di Rosà, Paolo Bordignon. 
«Siamo contenti di ospitare il nostro Segretario – spiega Barbara Lanzarin – a Rosà per la seconda volta dopo la festa per i 25 anni della Sezione. Sarà un’occasione per parlare prima con lui del nostro lavoro e poi ascoltarlo nelle ragioni che con forza spingono a votare no. Questo referendum, per molteplici ragioni ed importanza del quesito, ci spinge tutti ad esprimere le nostre idee che segnano il deciso no ad un inganno del Governo travestito da riforma moderna».
Da Vicenzapiù

San Vito di Leguzzano (VI). Blue Helt incendia la roulotte per avere la casa dell’Ater. Svolta dei carabinieri. Incastrato da una telecamera


Se l’è incendiata da solo la roulotte Blu Helt e ora nei suoi confronti scatterà la denuncia per incendio. Lo ha fatto per ottenere un alloggio popolare, presuppongono i carabinieri della compagnia di Schio, che sono arrivati alla svolta e ora stanno identificando chi, domenica notte, assieme al ‘capofamiglia’, ha appiccato il rogo al mezzo che è stato completamente distrutto dalle fiamme. Ad incastrare Helt, le immagini estrapolate da una telecamera di sorveglianza che immortalano Helt assieme al complice (che potrebbe essere anche una donna) mentre carica oggetti personali e mobilia che non voleva andassero distrutti dal rogo che avrebbe appiccato. Prova schiacciante che c’era un piano ben studiato che però, è andato in fumo grazie ai militari che da subito, avevano capito che la storia della candela non era compatibile con quanto poi accaduto.

Blue Helt, infatti, ascoltato a verbale dagli investigatori del Capitano Vincenzo Gardin, aveva dichiarato che aveva lasciato una candela accesa all’interno della roulotte dove viveva con moglie e due figli piccoli. Che poi era andato a trovare il padre a Schio.
Per i carabinieri non ci sarebbero dubbi ormai e anche il movente è intuibile dato che il nomade aveva detto, subito dopo il rogo, di aver bisogno con urgenza di un alloggio popolare per dare un tetto ai figli, uno dei quali va a scuola a San Vito di Leguzzano e non poteva quindi subire un trasferimento altrove.
N.B. (Altovicentinonline)