venerdì 31 luglio 2015

Violenze al corteo contro la presenza dei nomadi, multe per 30 mila euro a sette attivisti del centro sociale

VICENZA. Dopo la manifestazione di protesta fioccano le multe. La procura ha chiesto e ottenuto dal giudice sette decreti penali di condanna a carico di altrettanti attivisti del Bocciodromo, che avrebbero dato vita ad un corteo in risposta a quello organizzato da Forza Nuova un anno e mezzo fa contro la presenza dei nomadi.
Nei giorni scorsi, il tribunale ha notificato le sanzioni ed ora i diretti interessati potranno opporsi e scegliere di farsi processare per dimostrare la loro innocenza. Altrimenti, dovranno pagare complessivamente poco meno di 30 mila euro. Si tratta di Enrico Borinato, 19 anni, di Schio; Juan Carlos Cucco, 27, di Vicenza, Maurilio Anselmo Dal Lago, 49, di Longare; Elena Guerra, 22, di Torri di Quartesolo, Giacomo Nardello, 25, di Vicenza, Antonio Pinna, 30, di Thiene, e lo storico leader della sinistra antagonista in città Francesco Pavin, 35, di Vicenza. Sono tutti assistiti dall’avv. Aurora D’Agostino.
I fatti contestati sarebbero avvenuti la sera del 12 marzo dell’anno scorso. Stando alla relazione della Digos, cassonetti spostati e lancio di fumogeni contro il cordone della polizia. GdV 31.07.2015 

A Schio i profughi in villeggiatura ma metà di questi sono scappati nei boschi

Sono quasi 1000 i profughi che arriveranno nel Vicentino. Basta confrontarsi con la gente comune di quelle terre per percepire il timore che si prova nei confronti di quella che rischia di essere una vera e propria invasione.
Già a luglio 2014, Il Giornale di Vicenza lanciava l'allarme: i profughi raddoppieranno. Una profezia azzeccata solo a metà perché i numeri parlano chiaro e mostrano come i profughi che stanno arrivando in queste terre siano in realtà molti di più.
Il sindaco di Schio, Valter Orsi, ha dato per esempio la disponibilità ad accogliere 40 profughi che sono stati ospitati all'interno dell'ex colonia alpina "Città di Schio" di Valli del Pasubio. Da qui, una ventina di immigrati, come riporta Il Gazzettino, "si sono dileguati a piedi verso Valli o Rovereto, senza lasciare traccia". Di loro non si è più riusciti a sapere nulla. Dove siano finiti nessuno lo sa. L'ex colonia si trova in una zona privilegiata, nei pressi del Pian delle Fugasse, nel Comune di Valli del Pasubio. Qui, spesso, le colonie di bambini vengono a fare picnic. Le mamme di questi bambini sono parecchie preoccupate e non hanno mancato di segnalare le loro perplessità alle autorità.
Ciò che le amministrazioni del Vicentino non riescono a comprendere, al di là delle buone intenzioni, è che i cittadini non sono più in grado di sostenere questa situazione. C'è chi teme per la propria salute e chi è preoccupato delle fughe dei disperati. Alex Cioni, portavoce di "Prima gli italiani" è pronto a dare battaglia con manifestazioni pubbliche a favore di quei cittadini di Schio che non riescono più a sopportare questa situazione.
di Matteo Carnieletto (Giornale)

giovedì 30 luglio 2015

Udine, i profughi protestano perché vogliono stare in hotel

Il capogruppo della Lega alla Camera si sfoga su Facebook dopo il sit-in dei profughi di Udine contro la Croce Rossa: "Basta accoglienza buonista"
“È inaccettabile quanto avvenuto a Udine. Clandestini, perché sono e rimangono clandestini, che protestano perché vogliono essere alloggiati in hotel, perché vogliono almeno 10 lamette a testa per farsi la barba, perché il cibo non è di loro gradimento...".
A scrivere è Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera che, con un post su Facebook ha deciso di commentare così la notizia, apparsa sul Gazzettino Veneto, delle proteste dei profughi contro le modalità d’accoglienza della Croce Rossa.
Stando alla ricostruzione di Fedriga, però, non è affatto vero che siano stati trattati male o che non sia stato previsto per loro un corso di italiano ma anzi “gli operatori della Croce Rossa confermano che è stato fatto ma solo 5 su 17 vi hanno partecipato e gli altri 12 invece giocavano a carte". "Non solo: hanno anche gettato i vestiti ricevuti, come confermano sempre gli operatori della Croce Rossa. Queste persone - prosegue Fedriga - sono state in hotel a Lignano e poi a Forni Avoltri. Adesso non accettano di essere trasferiti in una struttura che non sia un albergo o un camping. È inaccettabile”.
La colpa è del “governo Renzi e la Regione a guida Serracchiani, che permettono questo stanno umiliando i nostri cittadini, soprattutto quelli che vivono la crisi sulla loro pelle. Stanno mortificando – attacca l’esponente leghista - quelle madri e quei padri che non riescono a garantire il cibo per i loro figli viste le difficoltà economiche che sta vivendo il nostro Paese. Stanno offendendo quelle persone che non hanno un tetto sotto il quale far vivere la propria famiglia”. Non usa vie di mezzo contro gli ingrati: “I sedicenti migranti che protestano se ne vadano a calci nel sedere. Dovrebbero essere riconoscenti e ringraziare senza dire null'altro, invece si permettono di inscenare sit-in e manifestazioni. Adesso basta! Ridiamo dignità ai nostri cittadini, utilizziamo le risorse per garantire una risposta alla loro necessità. Basta accoglienza buonista – conclude Fedriga - che sta rendendo i nostri territori invivibili e insicuri. Prima la nostra gente”.
di Francesco Curridori (Giornale)

Vi racconto tutte le bugie degli immigrati che chiedono asilo

Altro che fuga dalle guerre. Un mediatore culturale che lavora per le commissioni che giudicano gli immigrati ci racconta come i richiedenti asilo s'inventino violenze e persecuzioni.
“La maggior parte delle storie sono inventate, costruite”. Uchenna - nome di fantasia della fonte che chiede di rimanere anonima - fa l'interprete per i profughi che si presentano a fare domanda d’asilo. Per questo può dire davvero, e senza filtri ideologici, chi sono veramente gli immigrati che arrivano sulle nostre coste.
Essere mediatore culturale per la commissione territoriale, cioè quella che decide se e chi può ottenere lo status di rifugiati, permette infatti di toccare con mano le storie (vere o presunte) dei profughi. Quello che ne esce fuori è un'immagine ben diversa da quella del migrante bisognoso che viene disegnata dai media.
A giudicare i richiedenti asilo dovrebbero esserci quattro persone per ogni commissione: un rappresentate della prefettura, uno dell'Unhcr, un'altro del Comune e l'ultimo per la questura. "Ora rimangono solo in 1 o 2 a seguire l'intervista - dice Uchenna - perché ci sono diversi problemi di carattere organizzativo". Da inizio anno arrivano talmente tante richieste che se fossero tutti presenti ad ogni colloquio non si finirebbe mai. Il sistema è praticamente al collasso: "Adesso riusciamo a fare 8 interviste al giorno, ma il ministero dell'Interno ha mandato una circolare per obbligarci a farne più di 12". Ci riuscite? "Non proprio, ma dobbiamo: infatti la commissione non va in vacanza. Abbiamo il lavoro programmato fino al 2017".
Questo significa che in molti casi i tempi di attesa per ottenere il parere della commissione possono essere estremamente lunghi. Intanto l'Italia ospita a spese proprie numerosi immigrati che poi non otterranno mai lo status si di rifugiato. E sono molti, moltissimi: "La maggioranza di quelli che dalla Nigeria stanno arrivando sulle coste italiane - afferma Uchenna - non fuggono certo da pericoli: sono in cerca di soldi e successo per poter tornare un giorno a casa e pavoneggiare la ricchezza raggiunta".
Per farlo, quindi, molte volte s'inventano storie di sofferenze e persecuzioni che non hanno mai subito: "Mi capita spesso di sentir raccontare la stessa identica storia da diversi immigrati".
Come si fa a capire se quello che raccontano è vero?
"Si basa quasi tutto sull'ultima domanda, quando viene chiesto il motivo per cui non si vuole tornare nel proprio paese. Spesso le risposte sono fantasiose: qualcuno dice di aver paura che una volta rientrato a casa il padre sia intenzionato ad ucciderlo. Capisce anche lei che per valutare situazioni simili ci sono ben pochi elementi".
Quali risposte danno solitamente gli immigrati a questa domanda?
"Da qualche tempo molti nigeriani affermano di essere soggetti ad un malocchio: raccontano di una setta che sarebbe presente in Nigeria e che perseguita chi non entra a far parte dell’associazione”
Abbastanza fantasiosa...
"Mi capita di ascoltarne tante altre. E tutte che si ripetono".
Quali?
"Le donne, per esempio, raccontano di essere state trascinate in case chiuse in Libia e sfruttate come prostitute. Tra gli uomini, invece, è tipica la storia dei problemi di eredità. Sarebbero scappati perché, una volta diventati orfani, un loro parente malvagio e più ricco starebbe provando ad impossessarsi del loro patrimonio. La storia suona così: 'Lo zio mi ha denunciato per cose che non ho mai fatto, ma vista la sua posizione sociale è più potente di me. E per queso ho paura'".
Sente davvero così spesso questi racconti?
"Assolutamente sì. E c'è molto di falso: prima di iniziare con la storia dello 'zio cattivo' narrano di essere figli unici e di non aver nessun familiare a casa. Ma è rarissimo che ci siano famiglie con un solo figlio: in Nigeria minimo si hanno tre fratelli".
E queste 'scuse' vengono di solito accettate o rigettate dalla commissione?
"Come interprete non vengo a sapere se un intervistato ottiene o meno l'asilo. Ma durante l'intervista riesco a capire se si sta mentendo o se si dice la verità: le donne, ad esempio, estremizzano le storie di violenza sessuale, ma non è difficile comprendere se l'hanno subita davvero oppure no. Questo nonostante i profughi siano ben accorti nel documentarsi su quello che raccontano”.
Ad esempio?
"Senza citare nomi, alcune ragazze raccontano di essere lesbiche e qualcuno alla commissione ha anche portato un foglio stampato da internet di un articolo riguardante un evento di omofobia in Nigeria. Senza contare, poi, che sovente non appena si siedono all'interrogazione chiedono di cambiare la data di nascita".
Perché?
"Provano a farsi passare per minorenni, così da ottenere senza problemi il diritto d'asilo. Questo comportamento dovrebbe far scattare più di un campanello d'allarme: è probabile che dietro quella persona non ci sia nessun passato di violenze o sofferenze. Durante l'intervista basta guardare il volto dei migranti per capire se hanno subito soprusi: si legge negli occhi se quello che raccontano lo hanno subito sulla loro pelle o se l'hanno preparato a tavolino".
Non è assurdo che l'Italia debba sostenere i costi dell'accoglienza per sentirsi raccontare queste bugie?
"Se io facessi parte della commissione non saprei come reagire. Spesso suggerisco ai richiedenti asilo di dire la verità, ma loro alla fine mi chiedono: 'Sorella ho detto bene la storia?'. Quando sento queste cose capisco che quello che hanno raccontato è una sorta di favoletta imparata a memoria".
Passiamo oltre. Come mai tutti quelli che arrivano sui barconi sono senza documenti?
"Chi approda in Italia dice di non averlo mai avuto o di averlo perso in Libia. In Nigeria falsificare documenti e cambiare più volte identità è una cosa normale. Fanno lo stesso durante il riconoscimento a Lampedusa".
Come fa ad esserne certo?
"Prendo come esempio sempre la Nigeria: se hai un determinato nome o cognome si capisce se provieni dal Nord o dal Sud. Ci sono state persone che mi hanno detto di essere in fuga dalla lotta tra cristiani e mussulmani che c'è nel Nord del Paese. Poi però hanno un nome "meridionale": mi fa pensare che ci sia di mezzo una menzogna. La maggior parte delle identità vengono inventate all’arrivo, questo rende praticamente impossibile verificare davvero la storia dell'immigrato".
Quale tipologia di persone decide di intraprendere il "viaggio della speranza"?
"Partono i ragazzi che vogliono vedere l'Europa, giovani che hanno accumulato dei soldi e che hanno dei contatti per organizzare il viaggio. Tutto è studiato e ci sono persone qui in Italia che favoriscono questi flussi.
Non è vero che ad arrivare sono le persone indigenti, che ovviamente non hanno le risorse per affrontare un simile percorso. Salgono sui barconi quei giovani cui magari era stato rifiutato il visto ufficiale. Lo dice anche un mio collega: ‘Sveglia Uchenna, questi mentono tutti’”.
Perché vengono qui?
“I nigeriani sono persone appariscenti. Vengono in Europa con la speranza di arricchirsi e poi tornare a casa per costruirsi una bella casa, ostentando la propria ricchezza”.
Tra i migranti che arrivano in Italia ci sono anche persone pericolose?
“Piuttosto credo che lo diventino dopo. Una volta ottenuto il permesso di soggiorno, questi ragazzi pensano di trovare immediatamente lavoro. Ma l’Italia non è l’Eldorado, così vanno a finire nelle mani degli spacciatori di droga che spesso sono loro connazionali. I nigeriani in Italia gestiscono droga e prostituzione”.
Come si risolvono questi problemi?
“Da immigrata regolare dico che l’Italia è troppo debole. Il fatto che ci sia la possibilità di fare ricorso contro la decisione della commissione è assurdo. Nel frattempo, infatti, queste persone vivono nella clandestinità a spese dell’Italia. Bisogna rendere più dura le legge sull’immigrazione: nel momento in cui la domanda d’asilo è stata rigettata, gli immigrati devono essere rimandati immediatamente nel loro Paese. Più l’Italia continua ad essere poco chiara sul tema, più queste persone ne approfitteranno per partire dall’Africa anche se sanno benissimo di non aver nessuna possibilità di ottenere accoglienza. Ma in Italia vige la legge del ‘poverino’”.
Cos’è?
“Nelle commissioni si sente dire ad ogni racconto strapplacrime: ‘Poverino’. Eppure questi spesso non fanno che raccontare bugie”.
di Giuseppe De Lorenzo (Giornale)

Zaia contro i tagli del ministro «Mi dimetterei»

Il governatore Luca Zaia alza le barricate sulla sanità veneta e attacca il ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin: «Non accetto lezioni da lei sui tagli. Se fossi al suo posto mi sarei già dimesso». Ma oggi a dimettersi, con tutta probabilità, dovrà essere l’assessore regionale, Luca Coletto, dalla carica di coordinatore di settore dei colleghi di tutta Italia nella Conferenza delle Regioni. Un passaggio di riassetto dovuto, viste le recenti elezioni. Ma se è vero che in politica niente mai avviene per caso, il mancato rinnovo può essere anche letto come una sorta di ”azione punitiva“ nei confronti di un Veneto troppo “anti- renziano“ a cominciare dal recente attacco sulla gestione dei trasferimenti alla Sicilia da Zaia messi a confronto con i pochi milioni, due, destinati ai veneti colpiti dal tornado. (...)
GdV 29,07,2015

mercoledì 29 luglio 2015

Zaia: immigrati gettano a terra il cibo dei volontari, rabbia e disgusto

"Chi scappa dalla fame non getta il cibo per terra. Chi fugge dalle carestie ringrazia se una mano compassionevole gli allunga un pezzo di pane. Credo che chi ne sa più di me potrebbe addirittura ipotizzare un reato in questo gesto dissennato e disumano messo in atto da chi dice di aver bisogno ed evidentemente non ne ha affatto".
E' il durissimo commento del Presidente del veneto Luca Zaia alle proteste che in questi giorni numerosi immigrati mettono in atto contro la qualità del cibo fornito loro dai centri di volontariato.
"Questa è gente che va rimandata a casa, senza se e senza ma, per fare posto a chi ha davvero bisogno,  a madri e bambini che fuggono davvero da situazioni di fame e privazioni - riprende Zaia - a costoro i veneti darebbero ospitalità, ai veri poveri e ai veri bisognosi dobbiamo aprire la nostra casa".
"Gettare il cibo a terra, oltraggiare la mano che te lo porge è qualcosa che suscita orrore - conclude Zaia - per giunta in una terra come il Veneto, che sa cosa sono le privazioni e la fame, le ha combattute con una emigrazione che ci ha fatto onore, l'ha combattuta con il lavoro duro e i sacrifici. Il cibo nelle famiglie venete è sacro. Non sprecarlo è la prima cosa che ci hanno insegnato le nostre madri. Provo rabbia e disgusto a vederlo gettato in strada".
Nota della Regione Veneto

Renzi gioca a calcetto e trova un tetto ai clandestini, in Riviera ancora sfollati


“Ai soloni che pontificano sui media senza cognizione di causa, dico solo una cosa: il problema, quanto ai fondi da Roma per il tornado in Veneto, nasce dall’incapacità del Governo che non manda in Riviera del Brenta le risorse necessarie, ed anzi, taglia costantemente milioni di euro a una regione virtuosa come la nostra. Il problema sono anche i galli nostrani, che si azzuffano nel pollaio tra loro invece di far fronte comune per reperire fondi, attaccando l’unico che sta facendo qualcosa per i cittadini  ancora sfollati, cioè il presidente Zaia. Trovo tutto questo vergognoso e ipocrita”.
Così il capogruppo leghista in Regione, Nicola Finco, in merito agli attacchi al Governatore arrivati da più parti negli ultimi giorni. “L’apoteosi è la Moretti, che pur di non ammettere la latitanza del suo Premier in merito alla destinazione di 90 milioni alle vittime del tornado, difende addirittura lo stanziamento di 500 milioni da Roma alla Sicilia sprecona, giustificandolo come ‘una partita di giro’. Ecco, allora se proprio vuol rendersi utile, Moretti vada da Renzi e porti a casa i soldi necessari a chi ha perso tutto”.
“A proposito – prosegue Finco – dove sta Renzi? Non aveva promesso di venire in Riviera a vedere e valutare i danni? Son passate tre settimane esatte, e lo abbiamo visto solo sui giornali fotografato mentre gioca a calcio balilla con Orfini. Forse si vergogna di aver dato al veneto solo 2 milioni dei 100 necessari. Forse è impegnato a trovare collocazione in Veneto a centinaia di clandestini, che son la sua assoluta priorità, mentre gli sfollati del tornado ancora non hanno una casa e per mesi non l’avranno. E in tutto questo la Moretti ancora pontifica, difendendo l’amico Crocetta e il mezzo miliardo che Roma gli ha appena devoluto per sanare il Bilancio siculo in rosso, lasciando il nostro Veneto all’asciutto”.
Nota del Gruppo Lega Nord Consiglio regionale del Veneto

Valli del Pasubio (VI). Genitori preoccupati per i campeggi dei bambini. “I profughi non li rendono sicuri”.

Le ferie in arrivo, con campeggi per bambini dislocati nei boschi e piccoli scouts che gironzolano per le contrade.
Con l’arrivo dell’estate, Valli del Pasubio si prepara a sfoderare le sue armi in materia di turismo. Rispetto agli anni precedenti però, alcuni genitori non considerano più il paese così sicuro per i loro figli.
Attraverso le pagine del popolare social network Facebook, c’è chi ha manifestato la preoccupazione per la presenza dei circa 40 profughi che alloggiano alla Ex Colonia di Schio, che si trova al Pian delle Fugazze.
Senza troppi giri di parole una mamma si è chiesta: “Avreste il coraggio di mandare i vostri figli ai campeggi dispersi nei boschi quando sapete che a pochi metri c’è una colonia che ospita una quarantina di migranti dei quali il più vecchio ha 35 anni?”
Sull’onda del malcontento generale per la presenza degli africani, la  preoccupazione a cui si riferisce la mamma in questione è che dopo mesi di viaggio, ormoni repressi e testosterone galoppante, i profughi si trasformino in potenziali pericoli per i bambini.
“Serviamo loro i nostri figli su un piatto d’argento?’, chiede provocatoriamente la donna.
La mamma preoccupata per la sicurezza del campeggio dei figli ha ottenuto su Facebook un po’ di seguito, ma c’è anche chi la pensa in maniera molto diversa.
E’ il casi di Igino Michieletto, ex Sindaco di Scorzè, che si è recato alla Ex Colonia per valutare se l’area verde nelle vicinanze può essere usata come punto di ritrovo per i genitori che vanno in visita ai loro piccoli scout.
Nessun problema per lui per la presenza di quei ‘giovanotti’, che a prima vista se ne stanno tranquilli seduti al loro posto, parlando a bassa voce con gli occhi segnati dall’incertezza.
“Non trovo giusto prendercela direttamente con i profughi –  ha commentato su Facebook un’altra mamma – E’ chiaro che ci sono anche dei delinquenti, ma tra di loro ci sono anche brave persone. La colpa di tutto è del governo, che non tutela i cittadini e non è in grado di gestire questa emergenza”.
A.B. (Altovicentinonline)

Enti locali, Lega Nord: Renzi umilia i veneti

Non vogliamo adeguarci a quella che sembra normalità e invece è follia. Non possiamo piegarci all'indifferenza di un governo che umilia i veneti concedendo 500 milioni per ripianare i debiti della regione Sicilia e dà ai comuni colpiti dal tornado solo due milioni a fronte dei 100 di danni stimati.
Ai veneti questi soldi servono per rientrare nelle abitazioni, per riaprire le attività non per foraggiare clientelismo e sprechi. Ai veneti questi soldi spettano, non sono un regalo, ma un atto dovuto!  E' inaccettabile e vergognosa questa irresponsabilità del governo. Per il Veneto questo Stato significa solo scippo di tasse e ricerca di alloggi da parte delle prefetture da destinare ai clandestini quando i cittadini veneti colpiti dalle calamità si pagano di tasca propria un alloggio alternativo. Da Renzi non è arrivata nessuna risposta alle emergenze ma  - come se non bastasse - un'ulteriore punizione con il taglio di 2.3 miliardi al sistema sanitario nazionale senza l'applicazione dei costi standard. Renzi ha deciso di affondarci, non ha capito che così facendo spinge ulteriormente i Veneti verso la libertà e l'indipendenza".
Nota di Paolo Tosato ed Erika Stefani senatori veneti della Lega Nord

martedì 28 luglio 2015

Anche gli emigrati italiani dicono no ai profughi

L'associazione internazionale Trevisani nel mondo: "Non possiamo accettare sempre nuovi clandestini"
Quante volte la sinistra, nelle dirette tv e sulle pagine dei giornali, hanno ripetuto fino allo sfinimento (dei lettori) che anche gli italiani sono stati profughi, che bisogna ricordarci dei nostri connazionali che con le grandi navi e la valigia di cartone andavano in America a cercare fortuna.
Motivi, questi, sufficienti per obbligare l'Italia ad accogliere tutti i profughi che arrivano dall'Africa.
Ce lo hanno raccontanto in tutte le salse. Eppure quelli che su quelle navi sono andate, che hanno cercato e trovato fortuna all'estero, non la pensano così. Anzi, l'esatto contrario. Don Canuto Toso, infatti, il presidente dell'Associazione internazionale "Trevisani nel mondo", durante il raduno con circa tremila trevisani che da ex emigrati sono ora rientrati in Italia, si è scagliato contro l'accoglienza indiscriminata degli immigrati.
"Oggi diciamo no - ha detto ai concittadini - non possiamo accettare sempre nuovi clandestini che si camuffano da rifugiati politici". CHiaro. E lo ha detto di fronte a chi è stato dalla parte dei "profughi", emigrati anche loro in un Paese straniero, spesso lontano migliaia di chilometri da casa.
Gli ha fatto eco il presidente del Veneto Luca Zaia, che sul prato dell'altopiano del Consiglio ha ricordato che "non c'è veneto che non ospiterebbe mamma o bambino in difficoltà, ma qui stiamo accogliendo di tutto". E poi ha aggiunto: "Non si dica che i veneti sono razzisti". Tutt'altro. Zaia ha proposto di fare corridoi umanitari in Africa per far arrivare in Europa solo chi veramente scappa dalle guerre.
Come riporta LaTribuna, alle sue parole hanno annuito anche gli ex emigrati. Che evidentemente non la pensano come la sinistra, ma sono più pragmatici: un Paese non può ospitare tutti gli immigrati che vogliono entrare. Loro lo sapevano e si adattorono. Ora chiedono a gran voce che il governo non faccia accoglienza indiscriminata. 
Di Giuseppe De Lorenzo (Giornale)

Immigrazione e regole non rispettate

Ci si può scandalizzare davanti alle parole del premier ungherese Viktor Orban per il quale l'immigrazione illegale è una "minaccia per l'Europa" e l'Unione europea non fa nulla per difendersi dalle "masse di clandestini" che contribuiscono "a far prosperare terrorismo, disoccupazione e criminalità", ma credo che molti veneti condividano questa analisi.
Ormai stiamo andando verso un punto di svolta e la tensione susseguente alle azioni di sostegno agli immigrati giunti attraverso il Canale di Sicilia o dalle frontiere orientali può far saltare equilibri sociali che la crisi economica, e scelte politiche non sempre adeguate, hanno già messo a dura prova.
Il 26 giugno 2013 si approvò il Regolamento UE n. 604, il cosiddetto Dublino III, accolto anche dall’attuale maggioranza di governo, che  stabilisce il principio generale per cui spetta allo Stato dell’Ue di primo ingresso la responsabilità di esaminare la domanda di asilo e dell’accoglienza del richiedente asilo oltre a indicare altri criteri per determinare lo Stato competente.
Una persona che, in fuga da guerre o persecuzioni,  arriva in Italia può chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato o la cosiddetta protezione sussidiaria attraverso un’unica procedura amministrativa.
Un conto è trattare chi  è in fuga da guerra o da persecuzioni, e che quindi chi ha diritto alle forme di tutela internazionali. Un conto è affrontare i flussi migratori di chi cerca lavoro, migliori condizioni di vita o vuole ricongiungersi a familiari già trasferiti all’estero. E’ su questo fronte che l’Italia dimostra una incapacità nel gestire un fenomeno complesso: spesso sentiamo dire che il problema  riguarda e coinvolge tutta l’Europa e che l’Italia non può essere lasciata sola. Da  Bruxelles, e in molte diplomazie europee, la questione è vista in maniera ben diversa: il problema è l’Italia, non l’Europa. E’ l’Italia perché non ha rispettato le norme comunitarie del 2013 e non si è attrezzata in maniera adeguata per attrezzare punti di accoglienza e riconoscimento dove distinguere richiedenti protezione dagli immigrati. Si è affrontata la questione nello stesso modo con cui, “si parva licet”, si è tentato di risolvere l’affollamento delle carceri: si sono aperte le porte anziché predisporre nuove strutture carcerarie, magari pensate per diverse strategie di recupero e finalità della pena. Anche nel caso degli immigrati si è fatto lo stesso: si sono aperte le porte nella speranza che gli immigrati e i clandestini  riuscissero a dileguarsi, passare le frontiere e diventare così un problema altrui. A tutt’oggi questa è la strategia, per molti aspetti inquietante e folle che non solo inquieta il premier ungherese Viktor Orban, ma disorienta i sindaci e quanti sono costretti a gestire all’ultimo minuto emergenze su emergenze.
Quando i sindaci veneti insorgono contro le imposizioni prefettizie, in realtà mettono in luce le contraddizioni del sistema italiano che non rispetta la norma europea e che lascia molti dubbi anche attorno al business che, come purtroppo si è visto a Roma,  personaggi senza scrupoli, anche vicini all’attuale governo, hanno imbastito spiegando che l’immigrazione rende più che il traffico di droga.
Infine c’è chi poi fa notare una contraddizione di fondo: come ha detto il presidente Obama, "L'Africa è in movimento, corre: la povertà diminuisce, i redditi salgono e la classe media è in crescita". Perché abbandonare un continente che può offrire nel volgere di pochi anni occasioni di lavoro nei più diversi campi?  Non è una domanda oziosa, all’interno di una questione complessa che non può essere affrontata con trascuratezza e frettolosamente, come buona parte dei cittadini veneti hanno ben capito.
Roberto Ciambetti, presidente Consiglio regionale Veneto

Zaia risponde alla mamma di Sofia: “assistenza è per tutti, non solo per i ricchi"

Il presidente della Regione Luca Zaia risponde direttamente all’appello lanciato dalla mamma di Sofia, la bambina di Cortina d’Ampezzo che da dieci anni combatte contro gravi deficit sensoriali. La famiglia, attraverso le pagine dei quotidiani locali, ha chiesto l’aiuto della Regione per affrontare i costi della struttura superspecializzata di Osimo (Ancona), gestita dal Filo d’Oro, che sarebbe disponibile ad accogliere la bambina dall’inizio del prossimo anno scolastico.
La retta giornaliera è di circa 300 euro e l’Ulss 1 di Belluno, secondo le regole regionali, è disponibile a coprirne solo metà.  
“La storia di Sofia e la tenacia coraggiosa di cui danno prova i suoi genitori mi ha profondamente commosso. Sono già al lavoro per verificare se vostra figlia può trovare adeguata assistenza nei centri specializzati del Veneto”.
“Anche il Veneto dispone di strutture di eccellenza, accreditate, per la riabilitazione di minori pluriminorati – replica il presidente Zaia – e sarà mia cura segnalarvi se vostra figlia potrà trovare adeguato supporto e qualificati programmi di riabilitazione in una di queste strutture. Qualora ciò non fosse possibile – prosegue il presidente – valuterò con i responsabili del dipartimento Sanità e assistenza ogni possibile soluzione perché Sofia possa avere tutta l’assistenza che merita dagli specialisti anconetani. Voglio rassicurare i coraggiosi genitori di Sofia e con loro tutte le famiglie che lottano per affrontare i problemi di un congiunto disabile: la sanità veneta è per tutti, non solo per i ricchi. E a tutti vuole garantire a tutti le medesime opportunità per raggiungere le massime possibilità di recupero e di indipendenza”.
La nota della Regione Veneto

lunedì 27 luglio 2015

Valli del Pasubio (VI). I profughi fuggono dalla comunità. Dov’è il vostro responsabile? «Ci ha detto che torna domani».

Nel giorno in cui il governatore Luca Zaia attacca il premier Renzi sull’emergenza profughi, l’ ex colonia alpina al Pian delle Fugazze è un porto di mare. Dopo che quasi la metà dei profughi ospitati era scappata nelle ore immediatamente successive al loro arrivo, ieri lungo la provinciale della Val Leogra c’erano numerosi africani in fuga. Gli altri, quelli che almeno per ora hanno deciso di restare nella struttra d’accoglienza del Comune di Schio, si possono vedere nel portico dell’ex colonia. Qualcuno si avvolge in una coperta per sopportare l’aria che tira dal Pasubio. Dov’è il vostro responsabile? «Ci ha detto che torna domani».
E ieri intanto alla festa della Lega a Montorio, Zaia attacca il governo: «Da quando c’è Renzi c’è stata l’invasione di profughi, nel 2015 toccheremo quota 200 mila». Inoltre il presidente ha ribadito il suo “no” all’utilizzo delle caserme. Dal Pd regionale la replica: «Pensi a gestire l’emergenza». Tornando all’Alta Val Leogra, con solo una tuta e le ciabatte, gli africani scendevano lungo la Sp 46. Diretti dove? Non lo sanno nemmeno loro. O almeno non lo dicono. «Verso la città». Vicenza? Verona? Milano? Fuori dall’Italia? Nessuno azzarda risposte. Forse sono soltanto ancora alla ricerca di quel sogno di Europa che avevano coltivato nel loro Paeese d’origine e che si è infranto dopo il loro arrivo. Di tornare indietro, comunque non se ne parla. Meglio l’ignoto. Inconsapevoli forse che il tetto che hanno abbandonato non lo ritroveranno più, perché chi rinuncia all’accoglienza dello Stato, poi deve continuare con le sue gambe.
Elia Cucovaz (GdV)

sabato 25 luglio 2015

Ex discoteca Ciao Ciao, Lega Nord: la sagra del protagonismo di Piera Moro

Dopo il numero di Marano Comunica di Febbraio 2015, reso indimenticabile per i foglietti “fatti scrivere” agli anziani, che frequentano il centro diurno, e per i messaggi non raccolti (forse si sperava arrivassero) da parte dei bambini del nido comunale, continua con l’ultimo numero della rivista comunale, il percorso di autocelebrazione, in perfetto stile da partito unico, da “ancien régime”, dell’amministrazione maranese.
Mentre il primo foglio viene archiviato con un semplice sorriso, che spunta sulle labbra di chi si chiede come mai non siano arrivati i messaggi dei bambini del nido comunale, nel secondo vi è un palese, maldestro, tentativo di fare propria una cosa che è di altri. L’intento di sfruttare il lavoro, e le spese, di aziende private per cercare di farlo proprio.
Molte persone del paese ci hanno chiesto, a proposito, delle delucidazioni.
Ma per rispondere basta solamente riportare la dichiarazione rilasciata dal sindaco Piera Moro, al Giornale di Vicenza: “L’abbattimento dello stabile incompiuto di viale Europa, assieme a quello dell’ex discoteca Ciao Ciao, era tra gli obiettivi annunciati nel programma elettorale. Fin da subito è stata chiara la nostra ferma volontà di bloccare il degrado del paese, trovando soluzioni tangibili e concrete. I fatti di questi giorni lo stanno dimostrando”.
E’ un peccato che, sfogliando il programma di “Marano Bene Comune”, facilmente reperibile sull’omonimo sito web, alla pagina Qualità del territorio (Urbanistica-Ambiente-Lavori Pubblici-Viabilità), non si trovi alcuna traccia di citazione relativa all’abbattimento di stabili, ne tantomeno si parla di quello incompiuto in viale Europa e dell’ex discoteca Ciao Ciao.
Forse l’amministrazione maranese si rende conto di non riuscire, nell’impresa titanica, di realizzare le promesse elettorali, quelle che qualcuno, a suo tempo, amò definire “il libro dei sogni”? Possibile.
Allora si cerca di aggrapparsi agli specchi, ma questi ultimi essendo scivolosi, ti fanno rapidamente scendere verso il fondo.
La nota della sezione Lega Nord – Liga Veneta di Marano Vicentino e Gruppo politico Noi di Marano.
Di Redazione VicenzaPiù | Domenica 19 Luglio 

Genocidio cristiani, Bizzotto: oltre 100 deputati europei sottoscrivono mia proposta

Centododici Parlamentari Europei di varie nazionalità e varie estrazioni politiche: tanti sono, ad oggi, i deputati che hanno formalmente aderito all’iniziativa, promossa dall’europarlamentare della Lega Nord Mara Bizzotto, che chiede alla UE di riconoscere il genocidio dei cristiani nel mondo e di istituire una Giornata europea contro la persecuzione e la discriminazione dei cristiani.
Attorno alla sua proposta, l’eurodeputata Bizzotto ha saputo raccogliere un consenso trasversale, da destra a sinistra: hanno aderito all’iniziativa leader di partito come il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini e la presidente del Front National Marine Le Pen, ma anche molti deputati del PPE (ben 36, tra cui gli italiani Gardini, Comi, Patriciello, Salini), dei Conservatori (20), 8 dei Socialisti (tra cui gli esponenti del PD Enrico Gasbarra, Nicola Caputo e Luigi Morgano), 7 dell’EFDD (con i deputati 5 Stelle Corrao, Agea, Aiuto) e rappresentanti dei Verdi, dei Liberali e dell’ENF.
“I terrificanti attacchi terroristici degli ultimi mesi, in Europa e nel mondo, e i dati diffusi dalle più autorevoli fonti internazionali confermano una drammatica realtà: quella cristiana continua ad essere la comunità religiosa più perseguitata e discriminata al mondo – spiega l’on. Bizzotto - Proprio per non dimenticare le migliaia e migliaia di cristiani uccisi ogni anno dall’intolleranza religiosa, soprattutto di matrice islamica, chiediamo all’Europa una presa di posizione forte e chiara che inizi dal riconoscimento ufficiale di una Giornata contro la persecuzione dei cristiani”.
I dati disponibili descrivono un’escalation di violenze contro i cristiani senza precedenti: il prestigioso centro americano di statistica religiosa 'Center for Study of Global Christianity', conta in oltre 100 mila i cristiani uccisi nell’ultimo anno, vale a dire quasi uno ogni cinque minuti. L’OCSE conferma che l'80% delle persone perseguitate per motivi religiosi in tutto il mondo sono cristiane, e l’organizzazione ‘Open Doors’ calcola in 100 milioni il numero di cristiani vittime di discriminazioni, persecuzioni o atti di violenza da parte di adepti di altre religioni o da parte di regimi totalitari. Secondo ‘Open Doors’ inoltre, “il 2014 sarà ricordato nella storia per aver avuto il più alto livello di persecuzione dei cristiani nell'era moderna, ma le condizioni attuali suggeriscono che il peggio deve ancora venire".
L'Organizzazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (ACS) ha certificato che, mentre i Paesi di matrice cristiana tollerano pacificamente attività di altre confessioni religiose nel loro territorio, lo stesso principio non vale assolutamente per i Paesi musulmani, dove la libertà di culto è spesso repressa nel terrore e nella violenza.
"Numeri e situazioni che fanno rabbrividire e che impongono una seria riflessione e una presa di posizione forte ed univoca da parte di tutta la comunità internazionale – conclude l’eurodeputata Mara Bizzotto – Gli episodi di cristianofobia si ripetono con drammatica regolarità, con un solo obiettivo: cancellare la presenza cristiana nel mondo. L’Europa non può continuare ad ignorare queste stragi di cristiani, e, anzi, ha il dovere morale di opporsi e di mettere in atto ogni azione, anche la più clamorosa, che serva a frenare questa drammatica escalation di violenza religiosa, fosse anche l’interruzione dei rapporti diplomatici e commerciali con i Paesi teatro di questi crimini".
La nota della parlamentare europea Lega Nord Mara Bizzotto sul riconoscimento del genocidio dei cristiani nel mondo  

Protesta la tendopoli di Padova: "Cibo cattivo e non c'è nemmeno la tv"

I profughi davanti alla tendopoli di Padova si lamentano dell'ospitalità offerta dall'Italia. Uno di loro accetta di parlare: "Abbiamo bisogno di un luogo più confortevole"
I profughi a Padova li troviamo in un parchetto ai limiti del centro storico, poco distante dalla tendopoli che da qualche settimana li ospita. 
Non vogliono starci, perché il livello dell'ospitalità - a quanto pare - non è adeguata a quello che si attendevano. Le lamentele sono diverse, e vanno dalla qualità alla quantità del cibo, alla temperatura nelle tende, ai vestiti che sono pochi e non sono di loro gradimento.
Uno di loro, Adimkra Gabriel, che viene dal Ghana, decide di comunicarci le sue lamentele anche in video con alcune battute. Una volta davanti al registratore, Adimkra si lamenta: "Alcune cose qui non sono buone". Gli chiediamo cosa non gli piaccia: "Nelle tende fa troppo caldo e il cibo non è buono".
Poi, se la prende con il fatto che non hanno nulla da fare durante il giorno. "Non c'è nemmeno la televisione", afferma. Infine conclude: "Abbiamo bisogno di un luogo confortevole. Perché questo posto dove viviamo non è buono".
E si aspetta che lo Stato italiano gli conceda quanto richiesto, documenti e libertà di girare per il Paese comprese. 
di Giuseppe De Lorenzo (Il Giornale)

venerdì 24 luglio 2015

Eventi calamitosi, Finco: fondo regionale per polizze collettive a prezzi calmierati

“Dal 2006 ad oggi, solo in Veneto, abbiamo avuto quasi 3 miliardi di euro di danni causati da eventi calamitosi. Bisogna quindi intervenire per dare ai cittadini strumenti di tutela e prevenzione dalle catastrofi naturali che sempre con maggiore frequenza colpiscono le nostre zone”.
Lo afferma il capogruppo leghista in Consiglio regionale Nicola Finco, che dopo quanto accaduto recentemente nel Veneziano e in considerazione degli altri numerosi eventi che hanno colpito il Veneto nel recente passato, ha depositato a Palazzo Ferro-Fini la proposta di legge per dotare i veneti di uno strumento di prevenzione che va ad integrare il già ottimo lavoro svolto dalla protezione civile e dagli enti locali in materia di calamità.
“E’ un testo innovativo – spiega Finco – perché, diversamente da quanto fatto fino ad ora, è cioè con interventi post calamità, con questa proposta potremo dare ai nostri cittadini la possibilità di prevenire e tutelarsi dai danni causati da un qualsiasi evento come quello che ha colpito la Riviera del Brenta, del tutto indipendente dalla volontà umana”.
“La legge, se approvata – continua il capogruppo leghista – andrà ad intervenire sulla prevenzione, formazione degli operatori e sulla sensibilizzazione legata alle problematiche calamitose, normando anche il monitoraggio, le analisi e studi sulla vulnerabilità dei centri urbani e degli edifici strategici. Inoltre, sarà creato un Fondo di solidarietà regionale che verrà alimentato da stanziamenti annuali provenienti dal nostro Bilancio, da donazioni volontarie, da finanziamenti dello Stato e dell’Unione Europea”.
“Infine – conclude il capogruppo Finco – la Regione potrà stipulare contratti collettivi che permetteranno ai cittadini e agli Enti locali di assicurarsi con premi molto agevolati. In questo modo ci sarà un sicuro abbattimento delle polizze al quale potrà aggiungersi un contributo regionale fino al 20% del costo del premio assicurativo. E’ fondamentale in questo momento storico di scarse risorse economiche, trovare nuovi dispositivi per tutelare i beni pubblici e privati, non pesando eccessivamente sulle casse pubbliche, ma contando su una migliore e più seria pianificazione delle risorse da destinare ad eventi improvvisi e imprevedibili”.
La nota del Gruppo Lega Nord in Consiglio regionale del Veneto

giovedì 23 luglio 2015

CITTADELLA (PD) 25 luglio 2015. Marcia "Lepanto 2015": manifestazione contro l’islamizzazione forzata in Veneto

Da oltre un decennio, stiamo assistendo a una regolare immigrazione a tappe forzate, di individui (quasi sempre giovani maschi) di religione islamica, che nei primi tempi timidamente, poi in modo sempre più debordante, si stanno insediando con i loro usi e costumi tribali e d’imposizione coranica, nella nostra società, spesso sconvolgendone la tranquilla quotidianità e letizia mondana.
In seguito all’ascesa al potere del governo Renzi, con l’abrogazione della legge di contenimento immigratorio Bossi-Fini, abbiamo assistito a un riversamento di masse umane a maggioranza islamica, prima nelle coste meridionali italiane, poi dirottate imperativamente, nelle regioni del nord, tra le quali il nostro VENETO !
Questo ha comportato gravi sconvolgimenti alla nostra popolazione nativa e residente, che si sente sempre più in pericolo da atteggiamenti spesso arroganti e violenti, con usi , costumi e consuetudini che non appartengono alla nostra gente, ma, anzi, che vengono ritenuti arcaici, tribali, asociali e spesso irrispettosi per la dignità umana, specie se di sesso femminile. L’integrazione con queste persone è impossibile ! Oltre al fattore d’identità e costumanze in opposizione, la nostra gente Veneta, sempre più oppressa da nuove tasse e balzelli, unite alla perdita del lavoro, reputa un’indegna scelta governativa, quella di focalizzare decine di milioni di euro, tra sostentamento dei singoli, sanità e sicurezza di questi invasori legalizzati, che spesso provocano tensioni, scontri sociali, divisioni e una volta inseritisi nel territorio, sganciandosi dai vincoli istituzionali, vanno spesso ad ingrossare le file della delinquenza urbana. Non ultimo l’episodio d’accesa protesta cittadina, di Quinto di Treviso, contro la forzata immissione improvvisa di più di 100 immigranti in un tranquillo complesso residenziale.
Invitiamo pertanto a raccolta a tutela dell’identità Veneta in un corteo unitario durante la manifestazione di CITTADELLA del 25 luglio 2015 con partenza dalle ore 17.00.
Urge pertanto richiamare l’attenzione delle autorità e dei cittadini, in modo esteso e condiviso ( prima che organizzino analoghi cortei le destre italiche ), con una manifestazione unitaria indipendentista, che dimostri la volontà del popolo Veneto ( gonfaloni marciani in asta ), di non abbassare la testa alle imposizioni della sinistra governativa, che pretenderebbe tra l’altro, l’uso del manganello contro la popolazione civile e pacifica che difende il proprio mondo sociale e la propria armonia di vita !
Albert Gardin, Comitato organizzatore marcia "Lepanto 2015"

mercoledì 22 luglio 2015

Tbc, Mondardo: pericolo per Forze dell'ordine e cittadini, Vicenza è a rischio

Non bastava l'arrivo casuale e disorganizzato di profughi nei nostri paesi, ora (ma non è una novità perché la Lega da tempo aveva messo in guardia il Governo) siamo costretti a far fronte all'emergenza sanitaria. Non è un'esagerazione. L'episodio del presunto caso di TBC (tubercolosi) che ha messo a rischio la salute di numerosi agenti di polizia e carabinieri ne è un esempio tragico e lampante.
Sette agenti di polizia e  quattro carabinieri che avevano effettuato il servizio di accompagnamento dei migranti sono stati messi sotto osservazione. Uno dei profughi arrivato all'inizio del mese scorso aveva accusato malori ed era stato ricoverato al reparto malattie infettive del San Bortolo. Gli agenti e i carabinieri lo avevano accompagnato all'Hotel Adele e il primo luglio sono stati sottoposti ad analisi perché vi era fra i profughi accompagnati un presunto caso di TBC.
Una situazione assurda. Non solo i cittadini devono difendere i loro quartieri e il loro quieto vivere da questa invasione di immigrati economici, ma addirittura sono disarmati di fronte al problema sanitario, tremendamente sottovalutato da questo governo cialtrone e pericoloso. I poliziotti e i carabinieri sono stati visitati qualche giorno dopo, quando, qualora vi fosse stato effettivamente un caso di TBC, la loro salute poteva essere pesantemente compromessa. Ma quante volte sono costretti a correre rischi, per uno stipendio basso, sottratti alle normali funzioni di tutela dell'ordine pubblico? Quando succederà qualcosa di grave, chi darà una spiegazione ai loro famigliari? Renzi con un tweet o Alfano con una dichiarazione in qualche talk show?
Cosa aspetta questo governo a dare un taglio a questa situazione assurda che mette cittadini contro cittadini, poveri contro poveri? Pensiamo al caso di Quinto di Treviso o ai 200 profughi spediti in un unico posto nel Veronese o a quelli che rifiutandosi di fotosegnalarsi vagano per le nostre città. In alcuni casi potrebbero rappresentare un pericolo sanitario micidiale. Ma in Italia, come sempre, si aspetta di avere la notizia del morto per intervenire"
Antonio Mondardo, Segretario Provinciale Lega Nord Vicenza

La follia del PRC di Vicenza: accoglienza stranieri e condizioni sinti e rom come in ventennio fascista

Nell'Italia del 2015 governata da un sedicente centro-sinistra che ha molto poco di sinistra, ma molto di destra si ripresentano situazioni che pensavamo retaggio di un triste passato. Ci riferiamo a come sono trattati gli stranieri, i profughi, ma anche le minoranze sinti e rom. La situazione di questi giorni ci ricorda molto da vicino quella dell'ultimo periodo del ventennio fascista: allora, a causa di accordi con la Germania nazista, gli “stranieri” soprattutto se “colorati” o “zingari” venivano rinchiusi in campi di raccolta, veri e propri campi di concentramento italiani, per essere spediti in Germania e di questo la vicina Chiesanuova di Padova, ne sa qualcosa; nel 2015 gli “stranieri”, gli “extracomunitari” vengono cacciati, non accolti, rinchiusi in quel grande campo di sterminio che sono il Mediteranno, i Paesi da dove essi fuggono ma anche le scogliere di Ventimiglia, i Centri di prima accoglienza etc., a causa di governi nazionali ademocratici e di direttive del governo europeo , succube di trattati economici che i poteri finanziari e alcune nazioni hanno imposto.
Con le leggi razziali del 1933, i rom e i sinti furono spediti nelle impervie aree di confino della Sardegna o della Basilicata, o concentrati nel campo di concentramento nell'Isola (ora croata) di Rab, dove in molti perirono perchè costretti a vivere accampati sotto le intemperie invernali o il sole cocente estivo senza alcunchè da ripararsi, con poche, e a volte senza, razioni alimentari ed insufficienza di acqua, senza pensare al vestiario e altro che anche a quel tempo rendeva la quotidianità almeno sopportabile.
Oggi, nel 2015, li lasciamo abbrustolire a più di 50 gradi nei campi come quello di Viale Cricoli di Vicenza o in tendopoli come quelle di Cosenza. E questo grazie a governi locali, comunali e regionali, che a volte si ammantano di “sinistrismo” ( ed in effetti sono governi sinistri) e a prefetti che evitano qualsiasi responsabilità appellandosi alla legge ed applicandola con rigore e in modo restrittivo, e senza tenere conto, in tutto questo dell'aspetto umanitario e delle situazioni di urgenza, per non scontrarsi con la macchina politica, delegando le questioni ad associazioni che gestiscono i propri affari sulla pelle di queste persone.
Crediamo che le cose debbano cambiare, crediamo che in situazioni di vera emergenza le scelte delle autorità debbano andare oltre le leggi scritte ed entrare nel campo degli aiuti umanitari.
La riflessione firmata per Rifondazione Comunista di Vicenza da Irene Rui, responsabile politiche straniere ed etniche e da Roberto Fogagnoli Segretario provinciale

Vicenza. Profughi, i sindaci ignorano l’appello «Non c’è spazio»

«Datemi una mano». L’appello è stato scritto, timbrato e inviato più di dieci giorni fa. «Ho bisogno del vostro aiuto - recitava la lettera messa nero su bianco dal prefetto Eugenio Soldà - perché sono previsti nuovi arrivi di profughi. E non ci sono spazi. Confido nella sensibilità e attendo concrete manifestazioni di disponibilità di strutture». Il messaggio rivolto e spedito ai sindaci della provincia era chiaro, coinciso, diretto e in qualche modo cortese. Peccato, però, che alla richiesta di aiuto lanciata dal rappresentante del Governo a Vicenza, non sia seguita alcuna risposta positiva. Almeno fino a questo momento. (...)
GdV 22.07.2015

martedì 21 luglio 2015

Zaia: federalismo universitario spinto e fondi attribuiti su risultati scientifici

Alla luce dei riconoscimenti arrivati agli Atenei veneti dalla classifica del Sole 24 Ore, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia chiede nuova reale autonomia in materia di organizzazione degli studi universitari, maggiori finanziamenti sulla base dei risultati ottenuti, una reale differenziazione di trattamento tra “le Università virtuose e quelle che sopravvivono solo grazie ai meccanismi del sistema attuale, che tende a fare di ogni erba un fascio”.
“A fronte del successo delle Università venete, nella top ten della classifica nazionale del Sole 24 Ore, non abbiamo alcuna intenzione di dormire sugli allori. Vogliamo che l’intero sistema nazionale sia gestito in maniera federalista, con un’adeguata valorizzazione delle migliori pratiche, forte incremento del meccanismo premiale in base ai risultati ottenuti con la ricerca, veri costi standard e non quelli parzialmente definiti dal Miur con criteri non sempre condivisibili nell’assegnare i fondi agli Atenei. L’esempio c’è: Trento, dove il forte aumento delle competenze assegnate in materia alla Provincia Autonoma ha ampiamente sostenuto il buon risultato di quella Università”.
“Nell’insieme – aggiunge Zaia -  sono proliferati gli atenei e il sistema è ancora troppo burocratizzato e autoreferenziale. Il risultato ottenuto dal Veneto dimostra anche in questo ambito l’eccellenza della nostra Regione, ma gli esiti sarebbero ancora migliori se al sistema universitario si applicasse con maggiore rigore quel meccanismo dei costi standard che, con una battaglia a tutti i livelli (e in particolare per la sanità), il Veneto da tempo sta ormai portando avanti da alcuni anni, contro l’irragionevolezza della spesa storica e dei tagli lineari che premiano solo inefficienza e sprechi”.
“Ma non solo- incalza Zaia - il successo di Trento all’interno della classifica si spiega anche perché dal 2009 sono state fortemente aumentate le competenze della Provincia autonoma al riguardo: anziché rimanere legata alle normative indifferenziate valide per tutta Italia, la Provincia autonoma di Trento può amministrare con maggiore efficienza il budget di spesa che prima era gestito da Roma. Questo dimostra come un nuovo federalismo universitario applicato al sistema universitario veneto, di alta qualità e efficacia, valorizzato all’interno della Regione, permetterebbe di superare i molti meccanismi perversi che ancora rimangono nel sistema centralizzato e favorire nuove sinergie con le istituzioni e il sistema produttivo”.
“In Germania è già così – conclude Zaia -  e quanto avviene tra università e Länder tedeschi rappresenta un modello che si dovrebbe iniziare a introdurre in alcune realtà regionali virtuose, come appunto il Veneto. Se la riforma costituzionale di Renzi questa prospettiva non la considera minimamente e fa di tutta un’erba un fascio ricentralizzando oltre il dovuto anche le regioni virtuose, il Veneto è intenzionato comunque a dare battaglia, vista anche la recente apertura della Corte costituzionale in tema di referendum sul regionalismo a geometria variabile. 

Tbc tra i profughi a Vicenza? Stefani: basta dilettantismo

E' angosciante vedere come vengono lasciati soli i tutori dell'ordine da questo governo. Il presunto caso di tbc verificatosi a Vicenza mostra come l'organizzazione improntata sia insufficiente a tutelare la popolazione. Siamo vicini ai poliziotti e ai carabinieri per il momento drammatico che stanno vivendo con le loro famiglie e ci auguriamo vada tutto per il meglio.
Questo però deve servire da esempio e da monito per coloro che hanno preso la decisione di aprire le frontiere del nostro paese in modo così scellerato.
Un caso simile si era già verificato a Brescia lo scorso anno e da allora nulla è cambiato. Non vengono fatti esami medici adeguati, i migranti si rifiutano di farsi fotosegnalare, figurarsi di farsi fare un prelievo.  Masse di migranti vengono recapitate come pacchi postali in giro per l'Italia senza nessuna logica e nessun filtro. La gente è stanca, i poliziotti sono stanchi di assistere a queste spedizioni senza logica che vengono comunicate anche alle undici di sera alle varie Questure per il giorno dopo. A Vicenza sono addirittura arrivati poliziotti da Bologna per far da balia ai migranti che arrivano in pullman, le risorse sono scarse e dirette pessimamente da questo governo. E' intollerabile come si stia affrontando l'emergenza immigrazione esponendo la popolazione e i suoi servitori a rischi di malattie che avevamo dimenticato. Credo che il ministro Alfano voglia trasformare le nostre Forze dell'Ordine nell'esercito di Franceschiello.
Venga lui a fotosegnalarli e a prendersi le malattie! Faremo una interrogazione parlamentare al proposito, c'è il diritto di sapere, basta dilettantismo.
Erika Stefani, senatrice Gruppo Lega Nord e Autonomie 

Vicesindaco Pd (democratico) minaccia Salvini: "Posso fargli male"

Gianluigi Ubiali, vicesindaco di Mozzo (Bergamo) si scaglia contro la visita di Salvini a Eraclea, minacciando di "agire" con violenza contro il leader della Lega.
Matteo Salvini va ad Eraclea per controllare la situazione dell'immigrazione in Veneto, e i politici locali del Pd minacciano di prenderlo a botte.
Mentre sulla pagina del leghista compaiono le foto dei profughi sui balconi a sollazzarsi, nelle bacheche virtuali del Pd si scrivono le minacce.
È successo oggi, sulla pagina Facebook di Gianluigi Ubiali, vicesindaco Pd di Mozzo, un comune in provincia di Bergamo. "Amici... - scrive Ubiali sui social - c'è Salvini che sta facendo il suo show ad Eraclea. Agisco?". Dicendosi "disgustato" per la presenza del leader del Carroccio (sintomo della democraticità dei politici Pd), aizzava così le risposte degli amici su Facebook. "Agisci", scrive Massimo. "Massacralo", aggiunge Rina.
E così Gianluidi Ubiali rincara la dose: "Non sono un violento, ma con questo potrei diventarlo. E credo di potergli fare male".
In serata il vicesindaco ha fatto una piccola retromarcia, dicendosi pronto domani a parlare con il suo sindaco delle conseguenze politiche delle sue parole d'odio contro Matteo Salvini.
di Claudio Cartaldo (Giornale)

lunedì 20 luglio 2015

Immigrazione. Ragazza veneta vittima di violenza a Reggio Emilia

REGGIO EMILIA. Seguita, afferrata e violentata da un uomo di colore in un parco pubblico non molto distante dal centro storico: questo il racconto di una turista veneta di 24 anni, trovata ieri in stato shock al parco delle Caprette, sul Lungocrostolo, a Reggio Emilia. La dinamica è al vaglio dei carabinieri del Nucleo radiomobile di Reggio Emilia, che da 24 ore stanno cercando il violentatore. La giovane è stata trovata ieri poco dopo le 13 da due ciclisti nei pressi di Rivaltella: subito sono stati chiamati i soccorsi e le forze dell’ordine, che hanno aperto le indagini sotto il coordinamento della procura reggiana. La giovane è stata condotta in ospedale per accertamenti clinici.
GdV 19.07.2015

venerdì 17 luglio 2015

Profughi nel vicentino, Bizzotto al Prefetto: “pronti a rivolta maggiore di Treviso”

Il Prefetto di Vicenza si metta l’anima in pace: nella nostra Provincia ci sono già troppi clandestini e nei nostri territori e nei nostri Comuni non c’è né il posto né la volontà di accollarsi nuovi presunti profughi. Se poi, come qualcuno ipotizza, da Roma si facesse strada la folle idea di utilizzare la Caserma Montegrappa di Bassano del Grappa per ospitare i clandestini in arrivo, sappia che siamo pronti ad una guerra totale e senza quartiere per impedire che si compia un tale misfatto.
La Caserma Montegrappa non si tocca. Il Prefetto sappia che troverà le porte ermeticamente chiuse non soltanto per qualunque ipotesi di utilizzo della Montegrappa, ma anche per l’inserimento in abitazioni, condomini o appartamenti privati. Il “caos clandestini” scoppiato a Quinto di Treviso sarà niente rispetto alle barricate e alla ribellione che metteremo in atto, insieme ai cittadini, per difendere il nostro territorio e i diritti della nostra gente. I nostri cittadini sono all’esasperazione e il Governo e il Prefetto dovrebbero rendersene conto, evitando di creare nuove situazioni di tensione.
La folle gestione dell’emergenza immigrazione da parte del Governo Renzi-Alfano, che prima ci hanno fatto invadere da migliaia di clandestini e poi hanno scaricato il problema sui nostri territori, è una bomba a orologeria che potrebbe esplodere da un momento all’altro.
I clandestini andrebbero rimpatriati subito, non accolti con vitto e alloggio a nostre spese. Se proprio vogliono trovare loro una sistemazione, Governo e Prefetto accolgano questi immigrati negli spaziosi e dorati uffici di Ministeri e Prefetture. 
Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega Nord