domenica 31 agosto 2014

Lo sfogo di Variati (Pd): «Così il Governo crea clandestini»

Il sindaco attacca Renzi per la gestione dei profughi «Sta affrontando l'emergenza in modo scandaloso perché prende disperati e li manda a delinquere».
VICENZA. Prima il rifugiato politico ammalato, con permesso di soggiorno per cure mediche, arrestato perché a capo di una banda di spacciatori. Poi il profugo denunciato per il possesso di 33 grammi di marijuana. Il tutto a Campo Marzo. Il tutto pochi giorni fa, a poche ore di distanza l'uno dall'altro. Due episodi che non sono passati inosservati. Né agli occhi dei vicentini, né agli occhi di Achille Variati che ammette di essere «stanco» e di percepire «l'esasperazione dei cittadini» e così, vestendo panni inusuali, lancia un pesante attacco «all'amico» Renzi: «Ora basta».
DA SINDACO AD EX SINDACO. Il sindaco non intende lasciare questioni in sospeso o parlare tra le righe. Le parole sono schiette, pesanti e dirette a «chi - commenta - come il Governo sta affrontando la questione profughi in maniera inadeguata e scandalosa». E il primo riferimento è proprio il suo ex collega, quel Matteo Renzi che «ho sostenuto sin dalla prima ora e che adesso avverto, come fanno gli amici quando le cose non vanno. (...)

GdV 30.08.14

venerdì 29 agosto 2014

Schio come Bitonci a Padova. Verifica e messa in rete dei dati sulle famiglie in stato di necessità

Orsi come il sindaco Bitonci di Padova. Controlli a tappeto, ma più che altro una rete che possa gestire i nominativi delle persone bisognose a Schio affinchè queste non attingano da più parti è in sintesi, il progetto che Valter Orsi intende realizzare per due motivi. Il primo per accertare lo stato di reale necessità di chi si definisce bisognoso, il secondo, razionalizzare gli aiuti in modo che se c'è una famiglia in stato di degenza ed è in carico alla Caritas, non gravi su altre realtà di volontariato.
'Ci sono extracomunitari che in una sola giornata, fanno il giro di due e tre associazioni - ha spiegato il primo cittadino, che non intende togliere a Schio il primato di città solidale che ha conquistato negli anni, con una cifra di circa 250mila destinata al sociale - . Questi prelevano vestiario, mobilia e cibo. Non sa quante volte, ho visto personalmente abbandonare per strada e sprecare cassette di frutta - racconta Orsi - non deve più accadere che si sprechi in un momento in cui aiutare i bisognosi è un lusso per i Comuni sempre più deboli economicamente. Quello che vogliamo fare è verificare lo stato di reale necessità, mettere in rete i dati anagrafici, nel rispetto della privacy, di chi non può attingere da più realtà ed evitare lo spreco delle risorse affinchè vengano ripartite tra tutte le famiglie degenti in maniera equa'.
Alla domanda su Casa Bakhita, una struttura che accoglie oltre cento persone e che rappresenta un punto di riferimento per tutto l'Alto Vicentino, Orsi risponde che intende mantenerla in vita, ma anche lì promette controlli a tappeto per accertare provenienza e stato di reale necessità degli ospiti.
Il sindaco di Padova, Massimo Bitonci , nei giorni scorsi, ha stilato e reso pubblico l'elenco degli immigrati che nella 'sua' città occupano alloggi pubblici senza averne titolo.
"Duecentomila euro. Tanto -  ha spiegato il primo cittadino leghista - sono pesati sulla collettività 12 cittadini stranieri, con età comprese fra i 29 e i 42 anni, taluni con partner e minori a carico, che hanno beneficiato senza averne diritto di un'assistenza ingiustificata, per omesso controllo delle giunte precedenti". Case che ora Bitonci intende 'recuperare'.
di redazione Thiene on line

Il profugo era il capobanda. Riforniva di droga Vicenza

Arrestato a Lodi un nigeriano che era arrivato a Lampedusa nel 2008.
È stato arrestato a Lodi lo scorso 22 agosto, dove si era trasferito da qualche mese con la propria famiglia, I.B., di anni 25, considerato il capo della banda di nigeriani che, con base in via Eulero a Padova, riforniva, ormai da tempo, diverse piazze di spaccio nel Veneto, tra cui l’area di Campo Marzo, nel capoluogo berico.
Il giovane africano era, infatti, riuscito a sottrarsi al blitz del 26 marzo scorso, durante il quale i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza avevano fatto irruzione in due appartamenti abitati da numerosi nigeriani. In uno dei due alloggi erano stati rinvenuti decine di panetti di marijuana, di diverso taglio (dal ½ kg ai 2 kg) per un peso complessivo di 25 chilogrammi, pronti per essere venduti all’ingrosso.  In quell'occasione erano stati arrestati, in flagranza di reato, S.U.O. di 32 anni residente a Vicenza, A.C.I. di anni 33 ed E.N. di anni 44, tutti nigeriani. Un ulteriore soggetto, E.P. di anni 36, sempre di nazionalità nigeriana, inizialmente sfuggito al blitz arrampicandosi sul tetto della palazzina (di quattro piani), era stato successivamente individuato e, quindi, catturato dopo un rocambolesco tentativo di fuga lungo la grondaia dell’edificio.
Inoltre, nell’occasione erano stati rinvenuti circa duecento confezionamenti in cellophane già utilizzati, ciascuno relativo a 2 chili di marijuana, che testimoniano uno smercio complessivo, già avvenuto, di circa 400 chili di sostanza stupefacente.
I 25 chili sequestrati avrebbero fruttato all’organizzazione criminale, dalla vendita all’ingrosso, circa 50mila euro, mentre sul mercato al dettaglio il valore della partita è di circa 125mila euro.
Tra l’altro, la medesima indagine aveva già portato, lo scorso 22 febbraio, al fermo di un altro cittadino nigeriano – A. K. di anni 24 – domiciliato a Vicenza, che nascondeva nella propria auto 4,4 kg di marijuana, appena acquistati a Padova, in via Eulero.
Le recenti indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Padova, dott. Marco Peraro, hanno quindi permesso di risalire alla nuova dimora del capo dell’organizzazione.
Il capobanda che si trova in carcere a Lodi, era arrivato a Lampedusa nell’agosto del 2008 e subito aveva chiesto asilo politico.
Al momento del fermo non aveva alcuna occupazione lavorativa e poteva muoversi liberamente sul territorio italiano grazie ad un permesso di soggiorno per cure mediche.
GdV 28.08.2014

giovedì 28 agosto 2014

Rischio infiltrazioni terroristi islamici. Per Zaia i predicatori devono parlare in italiano

Infiltrazioni del terrorismo islamico in Italia: per il Governatore Luca Zaia una piccola soluzione per scoraggiare questo grave rischio, di cui si fa un gran parlare in questi giorni, è quello di  far parlare in italiano i predicatori affinchè si conoscano i contenuti dei messaggi che lanciano. 
"Le prediche in italiano non sono la soluzione, ma aiutano, oltre ad essere un atto di rispetto nei confronti di chi non parla arabo. Non tutti, ma tanti si rifiutano di farle; e chi lo fa, ritengo che abbia qualcosa da nascondere".
Per il presidente del Veneto, questa sarebbe un' ipotesi di contrasto al rischio di infiltrazioni del terrorismo di matrice islamica aggiungendo però, che "ci vuole anche la collaborazione della 'parte buona' che si chiama fuori da posizioni estreme".

mercoledì 27 agosto 2014

Turismo. Zaia:"Contro la crisi lo stato abbassi la fiscalità per rendere concorrenziale il settore"


"Faccio mie le motivazioni della rivolta degli operatori padovani del turismo. Contro la crisi, ma anche e soprattutto per rilanciare il settore e sostenere gli investimenti migliorativi dell'offerta e della qualità, serve una seria defiscalizzazione, altro che ospitare profughi a 35 euro al giorno".
Non usa mezzi termini Luca Zaia, presidente del Veneto, prima regione turistica d'Italia che da sola registra un sesto delle presenze nel bel Paese (i pernottamenti nelle strutture ricettive sono mediamente 63 milioni l'anno, il 65 per cento dei quali generati da ospiti provenienti dall'estero), che conta circa 400 mila posti letto, un fatturato valutabile sui 17 miliardi di euro con l'indotto e quasi mezzo milione di addetti, anche in questo caso indotto compreso.
"Questi numeri, che si riferiscono ad un'industria non delocalizzabile - aggiunge Zaia - che valorizza il territorio, crea ricchezza e contribuisce a mantenerne la qualità e l'ambiente. I risultati del Veneto sono il frutto della capacità dei nostri imprenditori e dell'offerta disseminata ovunque al massimo livello: culturale, di accoglienza ed enogastronomico. Contro questo settore rema però una fiscalità ossessiva: i nostri alberghi faticano a offrire prezzi concorrenziali con il resto d'Europa perché il fisco qui è vorace: sia sui redditi, sia con l'IVA, sia con i canoni Rai, sia con contributi addizionali vari. A questo prelievo si aggiungono le nuove imposte comunali decise dallo Stato per "compensare" a spese dei cittadini i minori trasferimenti necessari agli enti locali".
Gli albergatori padovani hanno calcolato che, tra Imu e Tasi, devono pagare fino a 770 euro a stanza solo per il fatto che questa esiste. L'IVA nel comparto ha un'aliquota tra le più alte del vecchio continente, mentre i redditi sono assorbiti dalle tasse per circa il 50 per cento. Aggiungi anche il maltempo di quest'anno e si aprono prospettive per nulla rosee.
"Se il Governo vuole aiutare davvero il turismo - conclude Zaia - intervenga su queste rapine ed eviti di additare gli emigranti come risposta all'attuale situazione di crisi".

martedì 26 agosto 2014

Lega Nord Lombardia: "Legge anti moschee e referendum obbligatorio"

In Regione Lombardia Romeo (Lega) chiede l'obbligo di referendum prima di concedere l'autorizzazione
«Le moschee che ci sono bastano e avanzano. Casomai va incrementato il controllo». A dirlo la Lega che in Regione chiede una legge per imporre norme più restrittive per la loro costruzione.
A cominciare dal permesso all'edificazione che andrà concesso dal consiglio comunale, ma solo dopo un referendum obbligatorio tra i cittadini. Un'iniziativa firmata dal capogruppo Massimiliano Romeo con il consigliere Fabio Rolfi che dopo gli ultimi rapporti delle organizzazioni internazionali sul rischio terrorismo islamico, annunciano battaglia in aula.
«È un momento molto critico - spiega Romeo - I servizi segreti hanno confermato l'allarme terrorismo nel territorio italiano, è arrivato il momento di dire basta alla proliferazione delle moschee». Di qui la presentazione di un Progetto di legge per la modifica della numero 12 sull'Urbanistica con la richiesta di «regole più severe che rendano più difficile realizzarle». Per Rolfi «è assodato che sono luoghi di indottrinamento ideologico e di reclutamento di aspiranti combattenti per la jihad». Per questo «occorre fermarle» con la richiesta di stabilire «distanze minime da zone sensibili, tra cui i luoghi di culto cattolici». Già nella scorsa legislatura la Lega con l'assessore Daniele Belotti aveva chiesto che la costruzione fosse prevista preventivamente nel Piano di governo del territorio. «Un modo - sottolinea Romeo - per vanificare l'artifizio di registrare i locali come centri culturali per poi, con un semplice cambio di destinazione, trasformarli in moschee». La nuova legge dovrebbe impedire questi sotterfugi e imporre che le nuove costruzioni siano concesse dal consiglio comunale, ma solo dopo un referendum. «Non possiamo permettere - dice Rolfi - che per le scelte di taluni nobili benpensanti di sinistra, come vorrebbero a Milano e Cantù, in nome del politicamente corretto si scavalchi il volere della cittadinanza».
Una battaglia condivisa dal membro del coordinamento cittadino di Forza Italia Alessandro De Chirico. «Nessuno osanna più le primavere arabe. Oggi il Medio Oriente è una polveriera perché non era pronto alla democrazia importata e imposta dall'Occidente. La risposta in molti Paesi dell'Islam è stata la persecuzione dei cristiani e delle minoranze religiose». Per questo «a Milano non deve essere eretta alcuna moschea. E se Pisapia ci tiene tanto, lo chieda ai milanesi con un referendum». Di tutt'altro parere Davide Piccardo, il leader del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano che ad Affaritaliani.it dice che «in Italia ci sono un milione e 700mila musulmani e non c'è mai stato nessun atto di violenza. Sono allarmismi inutili, non esistono rischi». Approvando, perciò, il bando che il Comune ha promesso per settembre. Ma per il membro del assemblea provinciale del Pd Roberto Caputo «l'allarme dei servizi segreti e del ministero dell'Interno sulla presenza in Italia di duecento reclutatori jidhaisti riguarda anche Milano. Un pericolo reale che non può essere sottovalutato».
di Giannino Della Frattina (Giornale)

lunedì 25 agosto 2014

Embargo russo, la crisi del settore agroalimentare approda al Parlamento Europeo


L'embargo russo e le pesanti ripercussioni economiche ai danni del settore agroalimentare italiano e veneto arrivano nelle aule del Parlamento Europeo. A portare la questione all'attenzione di Bruxelles è l'europarlamentare e vice segretaria veneta della Lega Nord, Mara Bizzotto, che ha presentato un'interrogazione urgente alla Commissione UE con le esplicite richieste di procedere allo "stanziamento di fondi europei straordinari e all'attivazione di un piano europeo di sostegno per tutti i settori e gli operatori colpiti dall'embargo russo".
Inoltre, l'eurodeputata Bizzotto chiede alla Commissione UE "se e quando ha intenzione di interrompere le sanzioni contro la Russia che hanno provocato, come risposta da parte di Mosca, la chiusura del loro mercato per un lungo elenco di prodotti Made in Italy".
"L'embargo russo sta producendo conseguenze terribili per tutta l'economia del nostro territorio e rischia di mettere davvero in ginocchio il comparto agroalimentare di casa nostra, a tutto vantaggio di Paesi extra UE come la Turchia -spiega l'on. Bizzotto- Le stime dei possibili danni economici, diretti ed indiretti, sono impressionanti: circa 100 milioni di euro per il solo Veneto, quasi 1 miliardo di euro per l'Italia. Ma questo è ancora nulla rispetto ai danni devastanti che l'embargo russo può provocare nel tempo, soprattutto se verrà esteso anche ad altri comparti".
"I 125 milioni di euro che la UE ha finora stanziato per tutta Europa per fronteggiare l'embargo russo, sono una presa in giro perché del tutto insufficienti a coprire le pesanti perdite - continua l'eurodeputata Bizzotto - Si impone quindi, da parte europea, una seria riflessione sulle proprie decisioni ed un urgente piano di azioni compensative in grado di fornire, il prima possibile, finanziamenti straordinari a favore degli operatori del settore agroalimentare danneggiati dall'embargo".
L'eurodeputata Bizzotto annuncia inoltre "che la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo affronterà il caso dei danni provocati dall'embargo russo all'intero settore agroalimentare nelle prossime sedute in programma il 3 e 4 settembre".
"Sarà questa un'importante occasione per chiedere subito misure urgenti e concrete a tutela dei produttori dei nostri territori e per ribadire l'assurdità delle sanzioni UE contro la Russia che si stanno rivelando un pericolosissimo boomerang per la nostra economia" conclude Mara Bizzotto, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo.

Padova, i vigili sequestrano l'elemosina: la battaglia dei sindaci contro i mendicanti

Da vent’anni, quando qualcuno mi chiede della mia Padova, mi rabbuio. Glisso. Cerco di cambiare discorso: troppo desolante descrivere lo stato di degrado in cui l’hanno relegata tre giunte del comunista Zanonato. Così a maggio i padovani, nauseati dal lassismo progressista che agevolava lo spaccio indisturbato e una moltitudine di mendicanti nel centro storico, hanno sorprendentemente deciso di affidare il governo della città alla Lega, nella persona dell’ex senatore Bitonci. 
Il neo sindaco si è messo subito all’opera per mettere in sicurezza il capoluogo del Santo: lo sforzo è ammirevole quanto probante, perché riportare ordine dopo vent’anni di caos non è semplice. Le varie associazioni sinistrorse e i rappresentanti del Pd hanno subito tacciato di razzismo Bitonci. La Procura ha aperto un’indagine per istigazione al sequestro di persona, quando il nuovo assessore alla sicurezza Saia ha dichiarato: «Dobbiamo trattenere il più possibile i mendicanti nei presidi di polizia». Segnali inequivocabili che la giunta di centrodestra è sulla strada giusta per ripristinare un minimo di decenza e civiltà a Padova. Il primo cittadino patavino spesso stupisce per le misure di sicurezza innovative che intende applicare: «A settembre farò approvare in Consiglio comunale una riforma del Regolamento di Polizia urbana, inserendo il divieto di accattonaggio, inasprendo le multe e - novità assoluta - prevedendo il sequestro dei soldi raccolti dai mendicanti, la maggior parte dei quali svolge quest’attività in maniera molesta, importunando le persone ed esibendo menomazioni fisiche che spesso nemmeno sono vere». Queste le dichiarazioni agostane del sindaco Bitonci: insomma, il giro di vite contro delinquenti e mendicanti non va in ferie, anzi raddoppia.
Corretta l’intenzione del sindaco leghista, perché è inutile multare accattoni che mai pagheranno le sanzioni pecuniarie dei verbali a loro carico, ma continueranno indisturbati la loro attività. Solo il sequestro in flagranza dei denari raccolti a garanzia del successivo adempimento della sanzione pecuniaria può essere deterrente valido nei confronti di mendicanti e accattoni. Altrimenti siamo alle solite: ovvero multe e tasse le pagano solo le persone perbene, gli altri sono liberi d’infischiarsene senza alcuna conseguenza.
Complimenti per l’iniziativa, sindaco, ma si accerti sino in fondo che la Polizia municipale applichi le disposizioni, altrimenti rimarranno ottime sulle carta, ma troveranno l’ostruzione di chi desidera che tutto rimanga come prima. Se poi si leverà qualche Cassandra rossa per strimpellare ai quattro venti che Bitonci è un fascista perché se la prende con i mendicanti, sarà solo la conferma che il provvedimento è giusto. Per un decennio i perbenisti rossi hanno vituperato e accusato di nefandezze il leghista Gentilini che ha tenuto Treviso ordinata e pulita come una bomboniera. Se la città del Santo sciatta e stracciona splenderà come Treviso, Bitonci sarà razzista e Padova una perla…

di Matteo Mion

domenica 24 agosto 2014

Quel che non sapevano Vanessa e Greta sull’Islam

Da Hamas all'Isis, da Israele al burqa, le due volontarie hanno studiato la lezione dell'Occidente politicamente corretto. Speriamo l'Occidente e loro non debbano farci i conti...
Marzullo e Greta Ramelli sapevano almeno un paio di cose, prima di partire per la Siria dopo aver marciato indossando i colori palestinesi: avevano chiaro che la guerra è ingiusta, noi aggiungiamo che lo è per definizione, e che un popolo di stenti e dolore perisce sotto gli occhi di un’Occidente inerte. Sapevano, Vanessa e Greta, che quei bambini profughi innocenti sono da aiutare, accudire, salvare. Poi arrivano guai, ovvero arriva tutto quello che Vanessa e Greta non sapevano e avremmo preferito non scoprissero sulla loro pelle: come in tutte le cose del mondo, angoli di nero si celano nell’Islam. Non nella sua storia lontana di crociate e colonizzazioni ma nell’attuale e cieca guerra all’infedele, che per inciso secondo il Corano va “sterminato ovunque si trovi”. E loro due sono delle infedeli. Quel che non sapevano Vanessa e Greta è che il popolo palestinese viene affamato e sterminato prima di tutto dall’estremismo, dal terrorismo, e che la più grande colpa dell’Occidente è quella di fingere di non vedere, ché tanto quando esagerano e le fosse comuni e le infibulazioni e le crocefissioni dei cristiani sono impossibili da ignorare ci pensa l’America. Quel che non realizzavano le due volontarie rapite in Siria a fine luglio è che Hamas non smetterà di bombardare Israele mai, perché i bambini ebrei li vuole morti, come le donne e gli uomini liberi e pensanti, paradossalmente primi tra gli altri i palestinesi stessi. Il resto sono scuse. Loro, volontarie vive dell’animo dei diciotto anni, non sapevano che l’Isis il reporter americano lo sgozzerebbe ancora e ancora e Dio non voglia loro siano finite in mano loro. Quel che non potevano sapere è che non può esistere un Padre divino sanguinario, non secondo le dottrine delle bestie che in suo nome dicono di agire. Non sapevano che i guai di quella terra sono cuciti a doppia mandata con l’Islam perché l’Islam non ammette parità né uguaglianza. E che ammettere questo non è dire che tutti i musulmani sono cattive persone, anzi, significa dar loro una via d’uscita. Quel che non sapevano Vanessa e Greta è che il mondo è un mosaico dai tantissimi tasselli e che loro per età, interesse e “indottrinamento” non hanno né avevano neanche idea di quanto sia più complesso, colmo di luci e ombre.
E allora oggi che sono nell’ombra, a un passo dalla libertà come dagli sgozzatori, non puoi non sperare che un sacco di cose su quel ventaglio scuro non le stiano imparando affatto. E poi non puoi non domandarti quanta responsabilità abbiamo noi, abbiano i media europei da decenni compiaciuti nel raccontare un Vecchio continente imbruttito e cattivo, giocosi nel guardare alle dittature altrui (prima di tutto ideologiche) con affascinata malizia. A furia di sputare sulla propria civiltà, sui propri valori, si è finiti per negare valori e disvalori altrui. Allora che per un islamico, sovente e in certi posti, la donna sia un essere inferiore che non deve godere, né sorridere, vivendo senza diritti, non lo puoi dire, perché è politicamente scorretto. E devi difendere le femministe alla Boldrini ma la donna velata no. Dunque no, Vanessa e Greta, a diciotto anni, non potevano sapere un sacco di cose sull’Islam.
Ora conoscono qualcosa in più, ma a che prezzo? Noi le aspettiamo, pregando che dell’Isis scoprano qualcosa solo qui, magari leggendo le geniali stronzate di Di Battista.
di Federica Dato

sabato 23 agosto 2014

"In sto amaro momento": il 23 agosto 1797 a Perasto ultimo atto Repubblica Serenissima

"In sto amaro momento, che lacera el nostro cor; in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, el Gonfalon de la Serenissima Repubblica..." credo che chiunque ami la propria bandiera veda nell'omaggio reso dal conte Giuseppe Viscovich, ultimo Capitano di Perasto, al Gonfalone da Guerra di Venezia il più bel saluto immaginabile per un vessillo, simbolo dell'identità e della storia di un popolo (nella foto Il Bacio di Perasto al Gonfalone di San Marco in un quadro di Giuseppe Lallich).
Ancora oggi quelle parole sincere sulle quali tramontò la parabola della Repubblica Serenissima di Venezia commuovono e spingano a riflettere: il 23 agosto del 1797 Perasto, ultimo baluardo della Serenissima, tre mesi e mezzo dopo la caduta di Venezia, ammainava il vessillo marciano invitto in quella località dell'Albania veneta, oggi Montenegro, che per oltre 377 anni era stata la custode della bandiera da guerra di Venezia.
A Perasto era stato concesso il titolo di "fedelissima Gonfaloniera" per l'aiuto reso alla flotta veneziana nell'assedio di Cattaro nel 1368 e con decreto del Senato marciano alla cittadina fu riconosciuto il privilegio di custodire il Gonfalone da Guerra di Venezia, che veniva issato sull'ammiraglia del Capitano da Mar e difeso in battaglia da dodici perastini, la guardia personale del Doge, armati di sciabola: nelle battaglia di Lepanto, otto gonfalonieri morirono e i rimanenti quattro rimasero feriti pur di difendere la bandiera marciana. Non fu l'unico atto d'eroismo che la guardia di Perasto dedicò alla bandiera di San Marco: lo stesso atto finale, con l'ammainabandiera tramandatoci dalla cronaca di mons. Vincenzo Ballovich è un esempio credo unico nella storia di molte nazioni, che andrebbe perlomeno narrato nelle nostre scuole venete assieme ad altri eventi che costituiscono pietre miliari della storia che il Veneto ha dato all'Europa e al Mondo. 
Chiedere spazio allo studio della cultura e storia Veneta non significa scivolare in uno sciovinismo di provincia, vuoi per il peso che quella storia ebbe nelle vicende continentali, vuoi per i suoi protagonisti nell'arte e nelle cultura, senza i quali l'Europa non sarebbe quello che conosciamo. Il Trentino difende la sua autonomia anche sviluppando istituti di storia locale, musei, percorsi didattici nelle scuole e così facendo fa conoscere e amare ai propri cittadini la loro terra.
Conoscere per amare, per difendere ciò che vale, come ci insegna ancor oggi Giuseppe Viscovich che, come tramanda la cronaca, al termine del suo commovente elogio al Gonfalone da Guerra di Venezia si sarebbe rivolto al bambino che aveva al fianco, suo nipote Annibale: "Inzenocite anca ti, Anibale, e tiente in la mente par tuta la vita". Mercoledì 23 agosto 1797 a Perasto, ancor oggi piccolo gioiello veneziano incastonato nelle Bocche di Cattaro dove vive una splendida comunità italiana che non ha perso la sua memoria.
di Roberto Ciambetti

mercoledì 20 agosto 2014

Profughi violenti a Vicenza? Bizzotto: la pazienza è finita

La violenta aggressione commessa da due clandestini nigeriani nei confronti di alcuni operatori di una comunità di Vicenza, è un fatto inquietante e gravissimo, che conferma tutta la pericolosità di questi presunti profughi che devono al più presto sloggiare dalle nostre città. Non esistono scuse o alibi: questi personaggi vanno mandati via subito! E male hanno fatto i volontari aggrediti a non sporgere querela”.
Lo dichiara l’europarlamentare vicentina Mara Bizzotto, vice segretaria veneta della Lega Nord, alla notizia che due profughi nigeriani hanno picchiato gli operatori della comunità “Via Firenze 21” di Vicenza.
“Basta con questi violenti, basta con questi soprusi, basta con queste angherie e con lo sperpero di denaro pubblico: questa gente non solo non va accolta nel nostro Paese ma, anzi, va rispedita a casa loro in fretta e furia, anche con le brutte maniere se necessario – continua l’on. Bizzotto - Non è tollerabile che questi extracomunitari, che già ricevono vitto e alloggio gratuito, pretendano i nostri soldi e si comportino in maniera violenta. A questi personaggi va fatto capire con estrema urgenza che non siamo disposti a subire la loro arroganza e violenza, e che i nostri paesi e i nostri cittadini sono stanchi di assistere ai loro vergognosi comportamenti: la nostra pazienza è finita, ed è bene che questi elementi se lo mettano bene in testa”.

Profughi a Vicenza: Prefetto prenda provvedimenti per evitare altri episodi violenti


“La misura è colma. Il prefetto e il Comune capoluogo rendano noti i dati sui costi e le presenze di profughi e clandestini nel nostro territorio. Non sono più tollerabili episodi come quello verificatosi ieri al centro di accoglienza in via Sala, dove degli ospiti nigeriani hanno picchiato gli operatori della comunità pretendendo di ricevere subito il sussidio mensile previsto dallo Stato”.
Il consigliere regionale Nicola Finco e il segretario cittadino della Lega Nord Matteo Celebron tornano ad intervenire sulla questione dei clandestini assegnati alla provincia di Vicenza, che risulterebbe seconda in Veneto dopo Venezia per quantità di migranti ospitati. “Oggi scade il bando della Prefettura per l’accoglienza degli immigrati, per il quale il Governo investe quasi 1.200.000 euro di tasse dei vicentini. Ai clandestini vengono assegnati menù non in contrasto con i principi e le loro abitudini alimentari, con diete adeguate e di prima qualità, come si legge nel bando. Questo oltre a tutti i beni utili al confort della persona, un vestiario adeguato alla stagione, buoni spesa in strutture convenzionate, tessera telefonica da 15 euro, servizi di assistenza linguistica e culturale, sostegno psicologico, assistenza sanitaria, orientamento al territorio, lavanderia, raccolta rifiuti. Quanti saranno i beneficiari di tale trattamento di favore, erogato con le nostre tasse mentre gli anziani vivono con una misera pensione e i giovani restano disoccupati?”. “Ci chiediamo – dichiarano Finco e Celebron – perché venga tollerato che dei clandestini nigeriani, evidentemente non fuggiti dalla fame, aggrediscano degli operatori che li ospitano pretendendo dei soldi, magari per poi fuggire come fatto da molti di loro. Ci domandiamo con che misura l’assessore al Sociale del Comune di Vicenza, Isabella Sala, proponga l’accoglienza di questa gente nelle nostre famiglie. E infine, vorremmo capire quali provvedimenti intenda porre in campo il Prefetto per impedire altre aggressioni come quella avvenuta in via Sala, che riteniamo inaccettabili anche perché iterate nel tempo”.

martedì 19 agosto 2014

La libertà d’espressione vale anche per i veneti (vero Matteo?)

Per il governo le due consultazioni approvate dalla Regione, su statuto speciale e indipendenza, sono incostituzionali. Delle due l'una: o hanno torto, oppure cosa aspettano a riformare una Costituzione che nega il libero pensiero? E' in ballo qualcosa in più del numero dei parlamentari...
Negli scorsi giorni il Consiglio dei ministri ha preso in esame due leggi recentemente approvate a larga maggioranza dal Consiglio regionale del Veneto. Entrambe intendono convocare gli elettori alle urne: la prima per chiedere loro il sostegno al progetto di fare anche del Veneto una regione a statuto speciale (come il Friuli Venezia Giulia o la Sardegna, per fare due esempi) e la seconda per chiedere loro se sarebbe oppure no favorevoli alla compiuta indipendenza. In questo secondo caso si tratterebbe di un referendum di carattere consultivo, ma con un peso politico assai rilevante.
Per il governo attuale queste due leggi sarebbero in contrasto con la Costituzione e questa loro tesi va considerata con attenzione. Per moltissimi studiosi di diritto, è assurdo sostenere che un referendum mirante all’autonomia o anche all’indipendenza possa essere considerato illegittimo. Le ragioni sono di varia natura, ma per quanto riguarda la più discussa delle due leggi (quella che introduce un referendum consultivo sull’indipendenza) appare del tutto evidente che in una società libera non si capisce come sia possibile impedire la libera espressione del pensiero. In secondo luogo, non solo il referendum consultivo è legittimo, ma lo è la stessa secessione, dal momento che si basa su un diritto che si pone al di sopra delle costituzioni.
Quelle due leggi non possono essere bloccate e la nostra costituzione – se letta con attenzione – non ha certo un carattere talmente liberticida da legittimare chi ritiene che essere debbano essere abrogate d’autorità. Anche se sotto vari aspetti è in contrasto con i principi fondamentali di una società libera, la Costituzione repubblicana non arriva a negare la libera manifestazione del pensiero. Se così fosse – come sostiene il governo Renzi – è chiaro che sarebbe fondamentale fare qualcosa. Ben prima che operare una risibile modifica del Senato si dovrebbe intervenire su questo punto. Se la Costituzione italiana impedisce alla comunità dei veneti di esprimersi sulle loro aspirazioni, è chiaro che si tratta di un testo liberticida che va immediatamente trasformato. La libertà di pensiero e la  facoltà delle popolazioni ad autodeterminarsi sono diritti fondamentali e quindi hanno un rilievo assai superiore a ogni riduzione del numero dei parlamentari e a ogni superamento del bicameralismo perfetto. Matteo Renzi è figlio di un mondo politico basato sullo scambio di favori, sul compromesso tra gruppi di interesse, sulla gestione degli apparati pubblici e sulla gestione politica della spesa. È chiaro che nella sua visione delle cose non c’è spazio per la protezione delle libertà cruciali. Non è sorprendente, insomma, se si è impegnato direttamente a bloccare il processo di libera espressione e di libera autodeterminazione dei veneti.
Quanti gli hanno dato il voto alle ultime elezioni, però, ora sono costretti a constatare come dietro a una retorica genericamente efficientista non vi siano principi, non vi siano valori, non sia alcuna intenzione di tutelare le libertà fondamentali. E una società in cui il potere si dilata e lo spazio dei singoli e delle comunità si riduce sempre più è fatalmente una società senza futuro.
di Carlo Lottieri (Intraprendente)

sabato 16 agosto 2014

Dall'Australia un monito a tutto l'occidente sulla questione immigrazione

Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici.

Sembra che il primo ministro John Howard abbia scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando:
GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!
“Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altre parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che Vi ha accettati”.

mercoledì 13 agosto 2014

Padova. Bitonci rivoluziona l'iter delle case popolari: prima i residenti


Il primo cittadino di Padova: assegneremo 8 punti in più a chi risiede nella nostra città da almeno 10 o 15 anni.
Prima la battaglia contro i dipendenti pubblici fannulloni. Ora Massimo Bitonci, sindaco leghista di Padova, è pronto a ribaltare lo status quo nelle assegnazioni delle case popolari, spesso, numeri alla mano, destinate a cittadini stranieri. Come? «Semplice - spiega il primo cittadino veneto - : assegneremo otto punti in più per chi risiede a Padova da almeno 10 o 15 anni». Il nuovo regolamento di assegnazione potrebbe essere già pronto entro fine settembre. C'è solo da limare eventualmente sugli anni di residenza. «Lo porteremo in aula, durante il prossimo Consiglio comunale utile» - evidenzia ancora Bitonci -. «Dopo anni e anni di mala gestione e favoritismi nei confronti di alcuni privilegiati, ristabiliremo la giustizia sociale - attacca ancora il sindaco che fa suo il recente appello di Vittorio Feltri - La nostra gente è sfinita. Non può esistere accoglienza dello straniero se questa deve passare attraverso l'abbandono del nostro fratello. Per questo il nuovo regolamento di assegnazione della case popolari prevederà fino a otto punti in più per chi risiede a Padova da 10/15 anni. Lo chiedono i nostri disoccupati, le giovani famiglie in difficoltà, gli anziani con la pensione minima». E ancora: «Lo impone la realtà: appartenere a una comunità significa prendersene cura. Dimenticarla per privilegiare altri significa dimenticare se stessi, le proprie radici e la propria storia. Mentre Renzi prosegue con la politica degli slogan, Padova lancia la rivoluzione: taglio delle tasse e priorità ai cittadini residenti». Insomma Bitonci è uno di parola. In campagna elettorale e prima ancora da presidente dei senatori era intervenuto più volte contestando le modalità di assegnazione delle case Ater e chiedendo l'introduzione di un "coefficiente" di residenza nelle graduatorie, non solo per la casa, ma anche per asili e altri servizi gestiti dal Comune. Di fatto fino ad oggi proprio i padovani sono risultati essere più penalizzati rispetto agli stranieri nell'assegnazione delle case popolari. Più del 50% delle nuove assegnazioni Ater riguarda famiglie di stranieri. «Bisogna privilegiare i residenti, i padovani, così come si fa nel resto del Veneto. Non per egoismo, ma per la necessità di ridurre al minimo un dramma, quello della perdita dell'abitazione, che chi ha contribuito a costruire il benessere di Padova non può affrontare da solo, come se non fosse parte di una comunità». Da qui la proposta di applicare, a chi fa richiesta di un alloggio popolare, un coefficiente basato sulla residenza, che gli consenta di scalare le graduatorie e non finire sempre nelle ultime posizioni, scavalcato da famiglie non residenti ma con più figli. «Questo criterio dovrebbe essere seguito non solo per la casa, ma anche per asili e altri servizi gestiti dal Comune», rimarca Bitonci. Un tema delicato e attuale visto che proprio nel capoluogo veneto l'emergenza abitativa ha raggiunto un livello prima sconosciuto. I dati riportati dalle associazioni e dai sindacati «sono agghiaccianti», ricordava Bitonci a inizio 2014 negli ultimi sei mesi del 2013, a Padova, gli immobili pignorati per l'incapacità di pagare mutui e utenze erano già più di cinquanta. La Padova targata sinistra che in questi anni ha promosso un razzismo al contrario. Lo stesso Bitonci meno di un anno fa aveva interrogato i ministri Alfano e Kyenge (oggi spedita in Europa) proprio sul tema della case popolari. A Padova andava di moda far occupare spazi verdi pubblici ai rom. Questi - denunciava a suo tempo l'attuale sindaco - lo recintavano per poi comprarlo a prezzi stracciati e in contanti. Una pratica impossibile per qualsiasi altro. Questo permetteva ai nomadi di vedersi assegnato un numero civico e la residenza. Tradotto l'iscrizione alle liste comunali e via con le case popolari. A tutto svantaggio dei padovani. Da settembre si cambia musica. Almeno nelle assegnazioni della case popolari.

martedì 12 agosto 2014

«Gli 80 euro? Tolti da Renzi a noi». E Zaia fa ricorso

«Non ce l'ho con i soldi dati in tasca agli italiani ma il Governo non li aveva e li prende altrove E nel modo peggiore: penalizza gli enti virtuosi»
VENEZIA. Non vuole cancellare gli 80 euro in più giunti da maggio nella busta paga di molti italiani, il governatore Luca Zaia: «Solo che quegli 80 euro li danno con un braccio e li tolgono con un caterpillar perché li portano via al territorio: il Governo quei soldi non li ha, dev'essere chiaro alla gente. E ricordatelo che quei soldi non vanno a chi guadagna meno di 8mila euro l'anno (e più di 24mila), né ai pensionati o ai disoccupati», rimarca ai giornalisti dopo la tradizionale riunione di giunta convocata per dimostrare che la Regione lavora anche a Ferragosto.
«TAGLIANO DI PIÙ NOI». Non vuole cancellare gli 80 euro, e lo ha ribadito in serata quando tante voci del Pd hanno cominciato ad accusarlo di voler impoverire gli italiani. Solo che lui non sopporta che quei 6,3 miliardi di costo dell'operazione “80 euro” siano stati fatti «senza copertura» - tuona Zaia - e sono stati così tradotti in tagli scaricati in parte sugli enti locali e sulle Regioni. Ma non basta: quei tagli sono stati fatti - rimarca - con il solito criterio del taglio percentuale uguale per tutti, calcolato sulla spesa di ciascun ente. (...)

GdV 13.08.2014

Bonus da 80 euro, Zaia annuncia ricorso alla Consulta sulle coperture

Il governatore del Veneto chiede spiegazioni sulle coperture, ottenute "togliendo soldi a Regioni e comuni".
"Troppo facile - attacca il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia - fare copertura togliendo soldi a Regioni e comuni". 
Convinta di questo, la giunta ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale, contestando le modalità in cui il governo vuole recuperare le risorse per gli 80 euro in più in busta paga.
"Non abbiamo niente contro chi gli 80 euro li prende, al di là del fatto che vengono lasciati fuori i più bisognosi, i disoccupati e i pensionati", ha spiegato Zaia, aggiungendo però che "il modo per recuperare le risorse, il 'montepremi' che vale 6 miliardi e 400 milioni di euro, è una farsa: se decidi di fare un finanziamento, lo devi fare con soldi tuoi".
La via scelta dal governo invece, accusa il governatore, rischia di premiare "le Regioni più sprecone: se, ad esempio, per i siciliani si tradurrà in una limatura di unghie, a noi taglierebbero un braccio".
di Lucio di Marzo (Giornale)

lunedì 11 agosto 2014

Referendum, i parlamentari leghisti veneti: "parte la resistenza democratica"


“Renzi vuole tappare la bocca al popolo veneto. Lanciamo la Resistenza democratica, nel segno del Leone di San Marco. Questa è una battaglia di legittima difesa nei confronti di uno stato che ci sta uccidendo di tasse”. Così i deputati leghisti veneti Matteo Bragantini, Filippo Busin, Roberto Caon, Marco Marcolin, Emanuele Prataviera e i senatori veneti del Carroccio Raffaela Bellot, Patrizia Bisinella, Emanuela Munerato, Erika Stefani, Paolo Tosato.
Dopo che il consiglio dei ministri, su proposta del ministro Lanzetta, ha deciso di impugnare le leggi regionali 15 e 16, che prevedono il referendum consultivo sull'autonomia della regione. “Il governo Renzi trema e, impaurito fino al midollo, propone ricorso per silenziare la voce dei tanti veneti che vogliono l'indipendenza. Se pensano di poter azzittire un popolo si sbagliano di grosso”.
“È il vergognoso rigurgito dello stato centralista, che vuole mettere in sordina la voce di 100mila firmatari veneti, di 181 consigli comunali e 4 consigli provinciali (Venezia, Verona, Treviso e Padova) che hanno chiesto il referendum sull'indipendenza. Dal governo alla corte costituzionale, passando per le procure, pezzi di stato si stanno mobilitando per intralciare il percorso verso libere consultazioni. Nel giro di una settimana Roma ha bocciato la nostra proposta di emendamento per lo statuto speciale e ha presentato ricorso contro il referendum, dimostrando arroganza, incapacità di ascolto, chiusura alle aspirazioni indipendentiste che arrivano dai cittadini. Se pensano di poter soffocare la libera e democratica espressione della volontà di un popolo che si riconosce sotto comuni storia, valori e tradizioni, si illudono. O otterremo l'autonomia o le tasse di Roma uccideranno la nostra economia. Solo gestendo le nostre risorse potremo abbassare la pressione fiscale. Per questo, più tenteranno di accanirsi contro il Leone di San Marco, più scateneranno l'indignazione di una terra che è stanca di regalare ogni anno 21miliardi di tasse a Roma, per non ricevere in cambio mai niente. Come diceva Micheal Collins: è iniziata la battaglia democratica per dar voce ai cittadini, vedremo se vincerà la frusta o la schiena”.

domenica 10 agosto 2014

Il Governo dice ‘No’ al Veneto indipendente. Zaia: “I veneti hanno il diritto di decidere”

Il Governo Renzi ha detto ‘no’ al veneto indipendente, ma il governatore della Regione Luca Zaia ha deciso di dare battaglia a Roma per tutelare le idee dei suoi cittadini. “Abbiamo il dovere di difendere in tutte le sedi il diritto dei nostri cittadini di esprimere la loro volontà – ha commentato Zaia – Roma è contraria a Regioni e Autonomie e celebra il ritorno al più bieco centralismo impugnando le leggi venete sull’autonomia e l’indipendenza. Ma noi non ci arrendiamo”.
Il governatore del Veneto non ha dubbi e si impegna a portare avanti l’idea di indipendenza che negli ultimi anni ha preso piede nella regione guadagnando il consenso della maggioranza dei veneti.
Il governo ha di fatto impugnato le leggi approvate dal Consiglio Regionale del Veneto lo scorso giugno, finalizzate a indire un referendum consultivo sull’autonomia e uno sull’indipendenza della Regione.
“Oppormi al sopruso del Governo – ha sottolineato Zaia – non è solo un compito che svolgo con convinzione e con la consapevolezza di fare la cosa giusta, ma è anche il senso del dovere, morale e istituzionale, che mi impegna a difendere in tutte le sedi il progetto promosso dal Consiglio regionale di consultare i veneti per conoscere la loro volontà sull’autonomia e l’indipendenza della nostra Regione”.
Zaia non si aspetta da Roma entusiasmo per la sua presa di posizione, ma si dice decisamente contrariato “che sia impedito in modo arrogante di ascoltare la voce di un popolo. Dicendo ‘no’ a un referendum si nega di fatto una delle forme più vere della democrazia diretta. Significa negare il diritto di espressione”.
Luca Zaia condivide il pensiero di Voltarie ‘Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere’ e senza mezzi termini accusa il governo italiano di non fare altrettanto, negando di conseguenza la libertà di espressione di molti suoi cittadini.
“L’Italia ha un governo che dimostra di non essere democratico – ha commentato il governatore del Veneto – La Regione non ha organizzato un’operazione separatista, vuole consentire ai veneti di esprimersi sull’autonomia e sull’indipendenza della terra nella quale vivono, nel rispetto delle leggi e della Costituzione. E’ forse la paura della volontà popolare a generare questo rifiuto a consultare i cittadini? Vorrei rassicurare – ha aggiunto – a quanti ingiustificatamente temono l’esito delle consultazioni indette, se dovessero vincere i ‘sì’, avvieremmo un percorso di autonomia o di indipendenza costituzionale e rispettoso delle norme. Al contrario, se gli elettori negassero queste prospettive, ne prenderemmo atto e la partita si chiuderebbe nel rispetto di tale scelta. Ma è proprio questo – ha concluso Zaia – che Roma, il Governo, lo Stato con i suoi potenti apparati, vogliono negare ai veneti e ai loro rappresentanti eletti nel Consiglio regionale: la libertà di esprimere una scelta, una volontà”.
Anna Bianchini (ThieneOnLine)  

venerdì 8 agosto 2014

Referendum indipendenza Veneto, Ciambetti: i promotori aprano un conto corrente


“Abbiamo verificato tutte le procedure per la costituzione del fondo di finanziamento del referendum per l’Indipendenza del Veneto e abbiamo concluso che la soluzione ottimale, che consente di evitare tutte le pastoie burocratiche, è quella di invitare il Comitato promotore del referendum a costituirsi in maniera formale, come prevede la legge, a individuare un istituto di credito e ad aprire presso di esso un conto corrente finalizzato a tale scopo, proprio come prevede la stessa legge regionale n. 16 del giugno scorso”.

A fornire questa spiegazione è l’assessore regionale al bilancio del Veneto, Roberto Ciambetti, che aggiunge: “Al raggiungimento della cifra, i fondi così raccolti verranno girati alla Regione, legittimata a questo scopo dalla legge, e la Ragioneria regionale si attiverà per aprire i capitoli di spesa dedicati esclusivamente a tale finalità”.
“E’ questa la strada che permette di affrontare in maniera dinamica la raccolta – prosegue Ciambetti –, evitando alla Regione una serie di costi e di aggravi impropri, permettendo al Comitato promotore di spuntare le migliori condizioni economiche per la tenuta del conto, per le commissioni, per eventuali rimborsi, in termini di rendimento e interessi e via dicendo”.
“Il fondo del Comitato – precisa l’assessore – potrà essere alimentato anche attraverso donazioni con carta di credito o sms, operazioni che per un eventuale conto aperto dalla Regione avrebbero determinato, invece, costi inopportuni o tali da scoraggiare questa forma di finanziamento. Diversamente dai conti aperti in caso di calamità, in cui la banca tesoriere si fa carico di spese proprio per le valenze sociali e in nome della solidarietà, il conto corrente per il referendum per l’Indipendenza, se aperto dalla Regione, dovrebbe sottostare a tutte le norme del contratto di Tesoreria, per non parlare delle regole rigide che vincolano gli uffici regionali”.
“Il comitato promotore dovrà, a mio avviso, avere dei garanti – conclude Ciambetti –, garanti nei confronti dei donatori come verso la Regione, affinché tutto avvenga nella massima trasparenza, che rappresenta un biglietto da visita essenziale per la serietà e la concretezza di quanti credono in questa consultazione popolare”.

giovedì 7 agosto 2014

Vicenza, l'accattona che scappa in Mercedes

Il marito la aspettava a bordo del suo “Sprinter” Per lui è scattata una doppia multa: non aveva fatto la revisione e aveva parcheggiato in Ztl.
VICENZA. Sembrava svenuta. Pensavano avesse avuto un malore improvviso e si fosse accasciata. Era stesa a terra, in mezzo alla strada. Ma non stava male, stava solo cercando di impietosire i passanti. Vicino a lei un pezzo di cartone con scritto «Ho fame». Peccato solo che dopo essere stata fatta allontanare non una ma ben due volte dagli agenti della polizia locale, sia salita su un grosso furgone Mercedes sprinter. Non esattamente un modello economico che chiunque si può permettere.
Per lei è scattata la sanzione per accattonaggio. Ma nei guai è finito anche suo marito, che come se niente fosse aveva guidato e parcheggiato in Ztl. Per l'uomo doppio verbale: per non aver rispettato la zona a traffico limitato ma anche perché viaggiava con la revisione scaduta.
IL CONTROLLO. È successo martedì mattina in centro. Durante un controllo gli agenti della polizia locale hanno notato quella donna, stesa a terra che, tra corso Fogazzaro e corso Palladio, chiedeva i soldi. Le hanno detto di andarsene, di smettere di mendicare. Ma il semplice invito non è bastato. (...)
GdV 07.08.2014

Genitori soli, approvato il bando regionale proposto dalla Lega Nord


Via libera definitivo da parte della Giunta Zaia al bando da 800.000 € per il sostegno agli affitti o alle spese sanitarie a vantaggio di genitori soli, divorziati o in difficoltà economica. Il Fondo, istituito dalla legge 29/2012 proposta dalla consigliera leghista padovana Arianna Lazzarini, ha aiutato nel 2013 (primo anno di sperimentazione) 78 nuclei monoparentali assegnatari di prestiti a tasso zero per le spese sanitarie, e 80 per i canoni di locazione.
Dal 1° settembre al 10 dicembre prossimi, quindi, si riaprirà il bando per le due misure, che dovranno essere richieste unicamente con procedura on-line al portale sociale della Regione, in via autonoma dai cittadini o attraverso il proprio Comune di residenza.
“Per la graduatoria di accesso alle due misure di prestito – specifica Lazzarini – viene attribuito un punteggio maggiore a quei genitori soli che risiedono in Veneto da almeno due anni, e avranno priorità famiglie con figli disabili o in disagio psicofisico, oltre che a basso reddito Isee. Pur nelle difficoltà del momento per le casse regionali, si sono riuscite ad aumentare rispetto al 2013 le risorse per questo Fondo, che costituisce uno strumento fattivo nelle mani dei Sindaci per segnalare situazioni di oggettiva difficoltà e permettere alle famiglie monoparentali di condurre un’esistenza dignitosa. Il bando, come nel 2013, non ha niente di meramente assistenzialistico, anzi, intende sostenere i genitori in difficoltà attraverso prestiti a tasso zero, consentendo loro di risollevarsi e rendersi nuovamente autonomi”.
“Per fortuna esiste anche la buona politica, quella che sostiene una categoria troppo spesso invisibile come i nuclei monoparentali maggiormente legati al territorio, dando concretezza al Prima i Veneti che evidentemente non è rimasto solo uno slogan”, conclude Lazzarini.

Zaia paga, la Serracchiani no Così il treno viaggia piombato

Due carrozze sono inutilizzabili finché non si passa il confine regionale. Pendolari e turisti costretti ad alzarsi e a cambiare scompartimento.
Non aprite quelle carrozze è l'ordine draconiano sui treni dei pendolari, che transitano dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia.
Due vagoni vengono immediatamente «piombati», neanche si passasse la cortina di ferro. Se ci sono dei malaugurati passeggeri vengono fatti alzare per spostarsi sulle altre carrozze con la speranza che ci sia posto. È già capitato che i pendolari si ritrovino in piedi. Una figura ancora più barbina se l'ingrata sorte colpisce qualche turista giapponese o di chissà dove, che da Venezia decide di arrivare a Trieste per visitare il bianco castello di Miramare.
In pratica i treni regionali veloci transitano in Veneto con 8 carrozze ed in Friuli-Venezia Giulia con 6 disponibili perché due vengono sprangate. Il motivo è semplice: la giunta della stellina Pd, Debora Serracchiani, ha un contratto con Trenitalia, che prevede solo 6 carrozze. Un paio in più costerebbe 2 milioni di euro e secondo l'assessore competente non servono. In realtà, il quotidiano locale Messaggero Veneto ha rivelato che sono stati proprio i pendolari a protestare scrivendo alla Regione. «Il sistema ormai è al collasso con mezzi rotabili vetusti non più in grado di offrire un servizio secondo i parametri contrattuali - denunciano i poveretti - e una rete infrastrutturale fragilissima, soggetta giornalmente a guasti che mettono in tilt la circolazione. Prendete provvedimenti». Gli addetti ai lavori sostengono che sarebbe bastato un maggiore coordinamento con il Veneto e mettere in riga Trenitalia per evitare ai friulani di trovarsi due carrozze «piombate».
Dal 21 luglio la Regione ha tagliato i fondi ed i treni regionali veloci sulla tratta Venezia-Trieste per i convogli che transitano via Udine e pure per Portogruaro subiscono la «decimazione» dei posti sul territorio friulano. In un giorno ci sono 18 corse. Si tratta di un caso unico in Italia, che colpisce direttamente i pendolari. L'assessore regionale alla Mobilità, Mariagrazia Santoro, si difende a spada tratta: «Non stiamo togliendo servizi ai cittadini. Abbiamo la nostra autonomia e non dipendiamo dalle esigenze del Veneto, pertanto non intendiamo pagare una o due carrozze utilizzate da altri, che ci costerebbero 2 milioni di euro in più, per farle circolare semivuote nel nostro territorio regionale».
Da fonti interne a Trenitalia arriva una staffilata sulle colonne della stampa locale: «I viaggiatori pendolari se ne faranno una ragione, ma un turista certo non potrà dirsi soddisfatto del servizio. Questo è un unicum a livello nazionale». In Consiglio regionale a Trieste Riccardo Riccardi di Forza Italia promette lotta ad oltranza sul Tagliamento, fiume che verso la foce separa il Veneto dal Friuli-Venezia Giulia. «Nessuno sia fatto alzare mentre attraversa il Tagliamento. È una vergogna - tuona l'ex assessore della giunta di centrodestra - È vero, il contratto di servizio con sei carrozze l'ho fatto io, ma le esigenze possono essere cambiate e non è possibile fare viaggiare le persone in piedi fino a Portogruaro, né tanto meno farle alzare per chiudere due scompartimenti».
Gli esperti del mondo su rotaie puntano il dito contro il famoso «Catalogo» di Trenitalia, che stabilisce il costo dei servizi con una formula «prendere o lasciare». Assurdo che le due carrozze chiuse in Friuli-Venezia Giulia viaggino lo stesso con usura del materiale piuttosto che trovare un accordo, al di fuori del rigido listino, su un prezzo scontato.
di Fausto Biloslavo

mercoledì 6 agosto 2014

Stefani al Prefetto: abbiamo già dato, anche la sinistra non vuole i clandestini

“Destra e sinistra i clandestini non li vogliono, Vicenza ha già detto no”. La senatrice leghista Erika Stefani, facendo seguito all’appello all’accoglienza del prefetto Soldà. “Il nostro territorio ha già dato, la situazione sta degenerando. Non a caso anche gli stessi sindaci Pd si stanno ribellando. Non può reggere un sistema basato sull’assistenzialismo continuo, mentre la nostra gente, che sta vivendo un drammatico momento economico, si trova totalmente ignorata dalle istituzioni”.

“Il governo sta scaricando sui territori la sua incompetenza a gestire i fenomeni immigratori. E anche all’estero se ne sono accorti. E’ di ieri, infatti, l’allarme della Francia, che lamenta il picco di immigrati irregolari in arrivo dall’Italia. Mare Nostrum continua ad essere un costoso fallimento, scaricato, a suon di oltre 9milioni di euro al mese, sulle spalle dei contribuenti. E il tanto sbandierato aiuto europeo ancora non si è visto, a dimostrazione della poca credibilità di cui gode questo governo a Bruxelles”. Le nuove emergenze internazionali, vedi ebola, rendono urgente il blocco degli invii. La Regione, grazie all’iniziativa del governatore Zaia, sta tutelando i cittadini disponendo controlli sanitari nelle strutture di accoglienza, ma lo Stato deve interrompere l’infinita girandola di arrivi”. Stefani “alla strategia degli sbarchi continui” oppone la “ricetta Lega”: “Stop a Mare Nostrum. Aiutiamoli a casa loro. Servono accordi bilaterali per l’insediamento di campi profughi nei Paesi d’origine e altre adeguate misure di prevenzione, secondo quanto virtuosamente fatto dall’ex ministro Maroni”.

Profughi a Vicenza, la Lega Nord: immorale diktat del Prefetto

“La serenità con cui il Prefetto di Vicenza (nella foto) accoglie centinaia di clandestini africani a Vicenza, è disarmante. E’ una vergogna che un rappresentante dello Stato si preoccupi dei nuovi arrivi senza aver mai speso una parola per i nostri cittadini che non arrivano a sera. E’ questo il ruolo di un rappresentante dello Stato?”.
Il consigliere regionale Nicola Finco e il segretario cittadino della Lega Nord Matteo Celebron reagiscono così alla notizia dell’imminente arrivo di 27 nuovi migranti a Vicenza, e alle dichiarazioni del prefetto che li ha etichettati come “non pericolosi”. “Al di là della notizia di 4 migranti fermati per spaccio di droga in Campo Marzio qualche giorno fa – sottolineano Finco e Celebron –, troviamo scandaloso il bando indetto dal Prefetto per la gestione dei migranti. Si trova sul sito della Prefettura, a disposizione di tutti, ed ‘investe’ quasi 1.200.000 euro di tasse dei vicentini per l’accoglienza dei clandestini. Che, per chi non lo sapesse, include alcuni benefit… citiamo testualmente: ‘Nella scelta degli alimenti sarà posta la massima cura nel proporre menù non in contrasto con i principi e le abitudini alimentari degli ospiti(…), dovranno essere fornite diete adeguate (…), i generi alimentari dovranno essere di prima qualità (…)’. Ai migranti dovranno inoltre essere forniti beni utili ‘al confort della persona (…),vestiario adeguato alla stagione’, buoni spesa in strutture convenzionate, tessera telefonica da 15 euro, servizi di assistenza linguistica e culturale, sostegno psicologico, assistenza sanitaria, orientamento al territorio, lavanderia, raccolta rifiuti. Ma stiamo scherzando?”. “Secondo noi – aggiungono Finco e Celebron – è scandaloso che tutto ciò sia garantito a clandestini e non a cittadini italiani, nei confronti dei quali mai il Prefetto Soldà ha speso una sola parola. A noi non interessa se questi immigrati, il cui status di rifugiati è tutto da verificare, sono delinquenti o meno. Troviamo immorale che per loro si spendano milioni mentre per i vicentini nulla, in un periodo di recessione tecnica sancita dai dati Istat. Questa cosa deve finire: dalla Lega resta il NO incondizionato ad ogni forma di ospitalità sul nostro territorio. Ed in caso di evento infausto, criminale o sanitario, qualcuno si assumerà la responsabilità piena dell’accaduto”.

martedì 5 agosto 2014

Patto di stabilità, Ciambetti: nessun vincolo deve esistere per sicurezza territorio

Regione Veneto - “Non si può annegare per il Patto di stabilità”: l’assessore veneto al bilancio e agli Enti locali, Roberto Ciambetti, a margine dei lavori della Conferenza delle Regioni a Roma,  dà pienamente ragione al presidente Luca Zaia che ha chiesto di escludere dal Patto di stabilità le spese sostenute per la messa in sicurezza del suolo e per la salvaguardia dal rischio idrogeologico.
“Zaia ha ragione – spiega Ciambetti –, avere i soldi e non poterli spendere è una follia, a maggior ragione se muoiono delle persone. Stando ai dati Bankitalia, la Pubblica amministrazione italiana spende complessivamente in Veneto il 15,21 per cento in meno della media nazionale e siamo la Regione dove lo Stato spende meno in assoluto. A causa del tetto obiettivo di spesa del Patto di Stabilità, fissato dal governo e votato dal Parlamento, la Regione del Veneto può spendere per cittadino solo 312 euro. Se riuscissimo a escludere dal Patto di Stabilità le somme per la sicurezza ambientale e la mitigazione dei rischi idrogeologici e magari, come suggerisce il presidente Zaia, garantire corsie preferenziali a chi ha lavori immediatamente cantierabili, nel volgere di pochi anni potremmo dare inizio a una svolta epocale. Anche solo assicurando al Veneto un tetto di Patto pari alla media nazionale, potremmo da subito mettere in circuito 760 milioni di euro che abbiamo bloccati”.
“Ho ritrovato la mia prima dichiarazione in cui chiedo da assessore regionale al bilancio la revisione del Patto di stabilità – ricorda Ciambetti, che ben conosce anche dal punto di vista professionale i temi della Protezione civile –: era il 5 luglio del 2010 e da allora ho sempre sollevato il problema della necessità di una svolta anche finanziaria per  mitigare i rischi ambientali in tutte le sedi. Ho scritto al presidente della Repubblica, ho informato i primi ministri e i ministri dell’economia, ho scritto anche ai Commissari per la spending review. Ho sempre sostenuto con tutti la necessità di togliere dal Patto di Stabilità le spese sostenute per la messa in sicurezza ambientale: in una Regione che è contribuente netta sia dello Stato che dell’Unione Europea, è troppo chiedere un tetto di spesa medio pari a quello delle altre Regioni per interventi che mitighino i rischi idrogeologici?”

Ebola: Lega Nord deposita una richiesta per controllare i migranti

La Lega Nord ha presentato un'interrogazione per sapere quali iniziative la Regione Lombardia ha adottato in merito alla diffusione dell'epidemia Ebola, che in pochi mesi ha contagiato l'intera Africa e ora si teme l'esportazione in giro per il mondo per mezzo dei migranti, ma anche degli alimentari.
Le misure della Lega - Il capogruppo del Carrocio Fabio Rolfi ha depositato un'interrogazione nel Consiglio regionale all'assessore lombardo alla Salute, Mario Mantovani, e a nome di Lega Nord ha spiegato che: "L'obiettivo è di istituire una quarantena preventiva per i clandestini in arrivo. Alcuni stati europei hanno aumentato le misure di sicurezza. Riteniamo che le medesime procedure debbano essere adottate anche in Lombardia. In particolare se pensiamo che l'invasione di immigrati che sta subendo l'Italia a causa della scellerata operazione di raccolta in mare denominata 'Mare Nostrum', ha come destinazione ultima, nella gran parte dei casi, proprio la nostra Regione".
Selvaggina di sottobanco a Londra - La preoccupazione di Lega Nord su questa faccenda è aumentata da quando hanno iniziato a giungere notizie sull'individuazione di carne africana venduta sottobanco a Londra e potenzialmente contagiosa. A rivelarlo è stato il Daily Telegraph, che ha condotto un'inchiesta speciale sul commercio illegale di carne di scimmia, gorilla, antilope e roditori vari che popolano le savane africane. Charles Campion, esperto di alimentazione contattato dal Telegraph, malgrado questo ha calmato le acque: "Certo, questa carne viene affumicata in modo non igienico ed e' di dubbia provenienza. Ma per ora non si è trovata alcuna traccia di Ebola" c'è tanta paura e preoccupazione.
Da Libero Quotidiano

Moschea a Vicenza. Celebron (Ln): "Esiste ancora una maggioranza?"

A chiederlo è il segretario cittadino della Lega Nord Matteo Celebron, in merito alla dura presa di posizione del Partito Democratico contro il Sindaco Variati sul caso moschea. «Le uscite di questi giorni - afferma il segretario leghista - hanno portato alla luce del sole le fratture interne alla maggioranza che governa Vicenza, rimettendo così in discussione la leadership di Variati, anche in vista delle prossime elezioni provinciali». «In merito al caso moschea - continua il segretario leghista - la nostra posizione non può che essere in linea con quando affermato dal governatore Zaia, che ha tutto il diritto di intervenire su un tema quando mai attuale, replicando così a quanto dichiarato da un esponente della giunta Variati il 30 luglio scorso sul Giornale di Vicenza». «In merito alle dichiarazioni di Poletto - evidenzia Celebron - ci tengo a precisare che sì la Costituzione tutela la libertà religiosa, ma non quella islamica. Questo lo si evince proprio dall’articolo 8 della Carta Costituzionale quando si afferma che ‘I rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze’. Ad oggi l’Islam in Italia non ha raggiunto alcun tipo di accordo con lo Stato, proprio perché al loro interno non sono in grado di riconoscere un referente unico universale che li rappresenti. Questo lo si può verificare anche dall’intervista rilasciata da Abd al-Ahad al Giornale di Vicenza il 30 luglio scorso quando afferma che ‘…Nonostante molti tentativi manca ancora una legge che definisca i rapporti tra Stato e comunità islamiche’ ».
«Politicamente - conclude il segretario cittadino - va fatta una seria riflessione sull’Islam, che oggi più che mai non è solo una confessione religiosa ma soprattutto politica. Mi piacerebbe sapere come la pensano gli esponenti democratici sulla pena di morte, sull’amputazione della mano per i ladri, sulla lapidazione delle donne sposate che commettono adulterio e sul matrimonio poligamico, principi sacrosanti per molte comunità islamiche».

GdV 05.08.2014