giovedì 25 settembre 2014

Agricoltura, Manzato: perché lo Stato ha premiato le regioni che non spendono?


Stupore e “ammirazione” per la distorsione della verità. Sono questi i “sentimenti” dell’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato di fronte alle affermazioni della ministra degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, fatte rispondendo al question time su questo tema. Secondo la ministra, come riportato da una nota d’agenzia “la riduzione della quota di finanziamento nazionale” dei fondi europei “non costituisce una scelta del governo a svantaggio delle Regioni ma risponde ad una richiesta dalla Commissione europea” ed è legata alla bassa capacità di spesa da parte di alcune amministrazioni”.
“Questo avrebbe consentito, secondo Lanzetta – fa presente Manzato – “di evitare il disimpegno automatico delle risorse comunitarie” mentre bisogna impedire “un inutile e ingiustificato rischio di perdita di risorse”. Prendo per buone queste affermazioni e non dubito della buona fede della ministra – dice ancora l’assessore del Veneto – però onestamente non riesco a trovare traccia di queste motivazioni sul taglio del tasso di partecipazione nazionale alla programmazione dello sviluppo rurale. Ripeto quanto detto ancora nel gennaio scorso: si vede che pianificare bene e concretizzare programmazioni agricole efficienti capaci di utilizzare il 95 per cento della spesa, in questo Paese è una capacità che va punita”.
“Sulla base delle modalità di riparto di fatto imposte dal Ministero e accettate dalle Regioni del Sud, il Veneto dovrà trovare nel suo bilancio 202 milioni di euro su 1,18 miliardi per l’attuazione del suo Programma di Sviluppo Rurale, mentre, ad esempio, alla Puglia basteranno 194 milioni dalle proprie casse a fronte di un totale di 1,67 miliardi di finanziamento totale. Il tutto con meccanismi contabili circa la quota di partecipazione statale e regionale che non hanno altra logica, se non proprio quello di portare più fondi al Mezzogiorno a spese del settentrione. Questa scelta non ha alcun aggancio con la capacità di spesa e nemmeno con quella di creare ricchezza e lavoro, né con la realtà del peso delle agricolture di territorio sui mercati mondiali. Insomma: anche in questa occasione il Governo mette una pezza, tardiva, che è peggio del buco”.

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