domenica 31 marzo 2013

Se per l'Unione (sovietica) europea i veneti sono un popolo di serie B


Il commissario José Manuel Barroso ha dichiarato sicuro che l’Unione europea non intende conferire alcun riconoscimento al referendum per l’indipendenza del Veneto, che è stato sottoscritto nei mesi scorsi da decine di migliaia di cittadini. Sarebbe interessante conoscere i criteri con i quali il signor Barroso discrimina fra diverse comunità: nell’agosto dello scorso anno aveva ritenuto legittimo il ricorso al diritto internazionale sull’indipendenza della Catalogna e anni fa aveva prontamente riconosciuto la secessione e la successiva proclamazione di indipendenza del Kossovo. Se ne deve dedurre che per questo signore – e per l’istituzione che rappresenta pur senza essere mai stato eletto – esistono comunità e popoli di serie A e di serie B, o peggio. Se per il caso del Kossovo è piuttosto evidente l’influenza esercitata dalle pressioni politiche americane e dall’appecoramento alle pretese islamiche, per il caso catalano non si può che pensare a una ipocrita presa d’atto davanti a una forte richiesta della volontà popolare e all’impossibilità di fermare un processo storico se non con le armi della violenza e della coercizione. 
Più complesso è il ragionamento sulla situazione veneta e sul comportamento del Barroso che è sempre molto attento a non recare dispiacere ai suoi sodali del Bilderberg e coerente nella sua dimestichezza con eleganti grembiulini. Si tratta di sodalizi politici e finanziari che non amano molto la volontà popolare e che sono sempre molto più interessati a mantenere inalterati gli assetti nelle cui acque navigano sicuri. Sono disposti a modificare il loro affetto per la mummificazione dei quadri esistenti solo di fronte a interessi considerati più proficui e convenienti (Kossovo) o quando proprio non possono sperare in diverse soluzioni (Catalogna). Le richieste venete sono evidentemente considerate sufficientemente deboli per essere ignorate. Le firme raccolte non fanno paura e non interessano neppure i sondaggi che evidenziano un 56% di veneti favorevoli all’indipendenza. È gente – Barroso e sodali – che conosce solo il valore del proprio tornaconto personale o di congrega, oppure della forza contro cui si deve misurare. Nel nostro specifico caso, torna di stringente attualità quanto ha sempre affermato Gianfranco Miglio circa la necessità di tutte le comunità padane di coalizzarsi per confrontarsi con sufficiente energia con i loro avversari. Aveva sempre detto che nessuna delle regioni poteva da sola fare paura a Roma, figurarsi a Bruxelles. Urge una rettifica di rotta delle forze autonomiste padano-alpine che si debbono federare per fare pesare la forza morale, politica ed economica delle comunità che rappresentano. Bisogna avere le spalle larghe per andarsene dall’Italia e da questa Europa che le somiglia sempre di più.

di Gilberto Oneto (L'Intraprendente)

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