lunedì 6 maggio 2013

E la sorella del ministro Kyenge chiese aiuto alla Lega


Nei giorni in cui la Lega tuona contro la nomina a ministro di Cècile Kyenge, si apprende un retroscena dai risvolti curiosi. Siamo a Pesaro, provincia marchigiana in riva all’Adriatico: qui vive Kapya Kyenge, per gli amici Dora, sorella di Cècile. Ha 46 anni, lavora all’IperCoop e gestisce una piccola sartoria nel centro della città, dove risiede anche la figlia del ministro, studentessa universitaria a Urbino.  
Nel 2008 a Dora viene assegnata una casa popolare nella periferia pesarese. Al momento del trasferimento l’alloggio risulta occupato abusivamente da una famiglia marocchina, ragion per cui la Kyenge decide di chiedere aiuto alle autorità competenti e alla Lega Nord di Pesaro. «L’idea di rivolgermi alla Lega - spiegava lei - mi è venuta guardando uno dei manifesti del partito affisso su un muro cittadino, uno di quelli che mostrano un indiano rinchiuso nelle riserve. Ho pensato che c’era della verità, così ho deciso di chiamare un dirigente locale».  
Da lì nasce un curioso patto per la legalità tra la sorella dell'attuale ministro e l’allora segretario comunale della Lega Dante Roscini. «Chiedere il rispetto delle regole - incalzava la Kyenge - non è razzismo, ci sono tanti immigrati come me che hanno sempre fatto il massimo per integrarsi e hanno sempre seguito la legge». La vicenda, documentata dall’edizione locale del Resto Del Carlino, si è protratta per alcuni mesi fino alla liberazione dell’appartamento grazie alla conclusione della causa avviata dall’Erap, ente che gestisce gli alloggi. All’annuncio della notizia, la Kyenge ha preso carta e penna per esprimere la propria gratitudine ai tanti che si erano interessati al caso: «ringrazio il sindaco, il Comune e l’Erap per avermi ascoltata, ma il grazie più sentito va al segretario della Lega che ha combattuto questa battaglia con me». «Quando l’ho chiamato per chiedergli aiuto pensavo che mi avrebbe chiuso il telefono in faccia, partivo con il pregiudizio che i leghisti ce l’avessero con tutti gli extracomunitari».  
Invece a Pesaro le cose sono andate diversamente. «Quello che abbiamo ottenuto - ribadisce Dora - va a favore di tutti coloro che in futuro avrebbero potuto trovarsi nella mia situazione se noi non avessimo vinto questa “battaglia” per la legalità». Il lieto fine della vicenda ha avuto un forte eco mediatico in provincia e ha fatto balenare nella testa di Roscini, oggi consigliere comunale, l’idea di candidare Dora Kyenge in quota Lega alle amministrative del 2009. La proposta rimase nel cassetto e non è mai stata avanzata, ma agli atti restano la stima reciproca e la soddisfazione per una sfida vinta a quattro mani da un segretario leghista e una cittadina italiana di origine congolese.

MarcoFattorini (Linkiesta)

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