mercoledì 8 maggio 2013

Maledetta realtà che discrimina i rom



Maledetta realtà e maledetti fatti, realmente accaduti, che discriminano sempre gli stessi. È di oggi il comunicato dell’associazione Naga, che si occupa di assistere le persone in difficoltà, che denuncia un atteggiamento diffuso di ostilità – da parte della stampa – a danno dei rom. Un’opinione che pare molto diffusa anche all’interno della stessa comunità rom-sinti che, nella riunione tenuta in Comune qualche settimana fa, ha lanciato una seri di appelli accorati e continui ai giornalisti presenti chiedendo di non discriminarli. 
Ma analizziamo, punto per punto, cosa dice Naga attraverso le parole dei suoi volontari. Dice Natascia Curto: «L’indagine che abbiamo svolto parte dal presupposto che anche attraverso la stampa si costruisce un’immagine sociale negativa dei rom e sinti». Insomma non proprio un’analisi scevra di pregiudizi ma, piuttosto, uno studio che – data una serie di premesse stabilite a priori – giunge a una serie di conclusioni: un’indagine che, per quanto ben documentata possa essere, non risulterà mai comunque imparziale. Poi prosegue dicendo che «si può affermare che inserire i rom in articoli che parlano di fatti negativi è un’abitudine molto diffusa, in tutti i giornali, e relativamente a differenti tipologie di fatti […]. Spesso queste associazioni raggiungono livelli discriminatori e vengono fatte ricorrendo a dichiarazioni riportate tra virgolette». Peccato che il dovere di cronaca imponga a un giornalista di riportare gli eventi negativi, indipendentemente dal fatto che i loro protagonisti siano italiani, rom o cittadini di altra nazionalità: onestamente non ci è mai capitato di vedere una sola notizia (di cui i media hanno costantemente fame) censurata per via della provenienza dei suoi protagonisti sempre identificati con nome, cognome ed età (ad eccezione, ovviamente, dei minori). I virgolettati sono, peraltro, mezzi di cronaca giornalistica che ottemperano, perfettamente, a quanto enunciato nell’articolo 21 della Costituzione che recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». «Dalla nostra analisi – proseguono le volontarie di Naga – emerge che nel 30% degli articoli sono presenti dichiarazioni che si possono considerare discriminatorie»: bisognerebbe quindi censurarle? 
Allo stesso modo ha poco senso dire che una «modalità riscontrata nel trattamento dei rom nella stampa è quella di creare una separazione, un noi e un loro, i “cittadini” e i rom: due gruppi divisi, diversi ontologicamente, che non si intersecano e il cui benessere è alternativo». Italiani e rom sono due gruppi etnici diversi e la cui convivenza può creare momenti di difficoltà: un dato di fatto cui Naga, certo, ha tutto il diritto di voler porre rimedio ma con cui bisogna comunque fare i conti. 
In definitiva i volontari farebbero meglio ad occuparsi della vera integrazione, senza accusare i giornali. Ricordando che se una vera vittima attira su di sé il favore dell’opinione pubblica, chi la vittima la fa non attira alcuna simpatia.

di Matteo Borghi (L'Intraprendente)

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