lunedì 10 febbraio 2014

10 Febbraio. Decima giornata Nazionale del ricordo, in onore delle vittime dell'odio

Il 10 febbraio è la Giornata del Ricordo, festa solenne nazionale Italiana , istituita con la Legge 30 marzo 2004, per commemorare le Vittime dei massacri delle foibe e l’esodo Giuliano – Dalmata.
Non tutti sanno, oppure non tutti vogliono ricordare quello che dal 1943 al 1947 accadde a Trieste, a Gorizia e in Istria, a migliaia di Cittadini Italiani, per mano dei partigiani comunisti e delle  truppe Jugoslave comandate da Josip Broz, noto come il Maresciallo Tito.
Fu una pulizia etnica da fare invidia, per metodi e crudeltà, ai Nazisti. Torture e violenze di ogni tipo, su donne, bambini, vecchi e adulti, militari del Regio Esercito Italiano, Carabinieri, Finanzieri, colpevoli solo di essere Italiani.
Il vertice  degli infoiba menti, si ebbe nel 1945, con il disfacimento del regime repubblicano e con il tracollo delle formazioni armate Repubblichine che tutelavano le popolazioni civili dagli attacchi dei Titini del famigerato IX Corpus che esibivano un feroce odio di carattere etnico – ideologico.
Le persecuzioni  continuarono, violentissime e sanguinarie,  sino al 1947, per eliminare fisicamente ogni Italiano dalla futura Federazione Jugoslava, che era organica al blocco sovietico.
Il metodo usato era quello delle foibe, cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell'Istria, che fra il 1943 e il 1947 furono gettati, sia morti che vivi, quasi diecimila italiani.
La prassi era questa : i partigiani Titini, rastrellavano nella notte, nei centri abitati gli Italiani, dopo averli picchiati, torturati e depredati, li conducevano in fila indiana, verso le foibe che erano sulle alture circostanti , dopo avergli legato i polsi dietro la schiena con del filo di ferro in una catena umana.
Giunti all’imbocco della foiba, sparavano ai primi della fila che precipitavano in basso nel precipizio, trascinando con sé tutti gli altri.  Le foibe erano profonde minimo venti metri . Non c’era alcun scampo per gli infoibati. Fatto questo, uno dei boia gettava una bomba a mano nell’orrido per finire eventuali superstiti e come gesto scaramantico gettavano una carogna di un cane nero, per impedire alle anime dei morti di risalire a perseguitare gli assassini.
Pochissimi furono quelli che riuscirono a salvarsi, ma qualcuno ci riuscì e raccontò quello che era accaduto. Anche numerosi partigiani Italiani e soprattutto non comunisti, furono eliminati nello stesso modo.
Negli anni seguenti, le foibe in territorio Italiano, furono esplorate per dare una cristiana sepoltura a questi poveri resti, sul fondo di esse furono trovati cumuli su cumuli di corpi di persone , morte fra atroci sofferenze nel buio di questi precipizi.
Ma non è finita. Nel febbraio del 47, fu ratificato tra Italia e Jugoslavia il trattato di pace: Istria e Dalmazia vengono cedute ufficialmente alla Jugoslavia.
Quasi mezzo milione di Italiani fuggono in Italia, da questi territori e soprattutto dal terrore di essere infoibati o internati nei gulag di Tito. Questi esuli, abbandonano in mano Jugoslava tutto : case, soldi, terreni, lavoro, aziende.
Tutti i loro beni vengono requisiti dalla Jugoslavia, come i Nazisti fecero con gli Ebrei.
La cosa vergognosa fu il silenzio che il PCI  adottò verso questa immane tragedia, ma non solo i Comunisti Italiani furono omertosi, anche la classe dirigente della DC non diede la necessaria rilevanza a questo esodo e non approfondì le atrocità delle foibe. Molti pensarono ad una leggenda metropolitana mentre era una terribile realtà.
Per quasi cinquanta anni , un colpevole silenzio coprì in Italia questa spaventosa vicenda che grida vendetta a distanza di tanti anni e che è bel presente nella mente e nell’anima di chi subì questa pulizia etnica.
Finalmente il 10 febbraio del 2005 il Parlamento Italiano , dopo tante esitazioni, ha dedicato la giornata del ricordo ai morti nelle foibe e ai profughi Istriani e Dalmati.
Inizia , tardissimo, un percorso di rielaborazione teso alla ricerca della Verità di una delle pagine più dolorose della nostra Storia.
Di Roberto Nicolick


Nessun commento:

Posta un commento