lunedì 10 febbraio 2014

La Svizzera sbatte la porta all'Europa

Dopo una lotta all’ultima scheda, al referendum vincono col 50,3% i "sì" alle quote d’ingresso. In bilico gli accordi di libera circolazione con l’Ue.
La Svizzera ha dovuto at­tendere con il fiato so­speso il tardo pomerig­gio, dopo una lotta al­l’ultima scheda, per conoscere l’esito della combattutissima vo­tazione sull’iniziativa federale contro l’immigrazione di massa lanciata dall’Udc,il partito di de­stra.
E alla fine, non senza una certa sorpresa, e di strettissima misura (19.516 schede di diffe­renze a livello naziona­le) il popolo ha accolto la proposta di modifi­ca costituzionale con il 50,3% delle preferen­ze.
Sconfessati clamo­rosamente dunque go­verno, parlamento, or­ganizzazioni economi­che e sindacati, che unite avevano racco­mandato il loro «no» a una proposta temuta per i suoi effetti verso l’Ue, principale part­ner commerciale della Confederazione.
A schierarsi con gli iniziativisti sono stati ben 17 cantoni, fra cui - come si poteva imma­ginare - il Ticino, che è risultato determinan­te come nel 1992 in oc­casione del rifiuto al­l’adesione allo spazio economico europeo: il cantone a sud delle Al­pi ha presentato la percentuale di favorevoli di gran lunga mag­giore del paese (68,17%). La ri­sposta del Ticino è un chiaro se­gnale di insofferenza verso l’in­vasione di frontalieri, con una crescita che negli ultimi anni si può tranquillamente definire «inarrestabile»: il numero di la­voratori che fanno la spola gior­nalmente dall’Italia alla Svizze­ra ha raggiunto ormai quota ses­santamila unità, con tutte le im­plicazioni del caso.
Hanno invece votato contro l’iniziativa, la Svizzera francese compatta, Basilea Città, Zurigo e,per un soffio,Zugo.Una rimon­ta che ha del clamoroso quella del comitato per il «sì»: dagli ulti­mi sondaggi si poteva evincere una crescita dei favorevoli all’ini­ziativa -dati al 43% in occasione dell'ultimo rilevamento a cam­pione- ma in pochi oggettiva­mente pronosticavano un sor­passo su scala nazionale. E inve­ce, la vittoria dell'Udc si è concre­tizzata proprio al fotofinish. Complessivamente hanno ap­provato l’iniziativa contro l’im­migrazione di massa 1.463.954 persone, mentre i contrari sono stati 1.444.428. Dalle urne è emerso un paese spaccato, in una forma così chiara non si ve­deva da tempo: Romandia e grandi città favorevoli all’apertu­ra, resto del paese-Ticino in pri­mis, dunque- contrario.
Ma che ripercussioni avrà il vo­to in Svizzera verso -per esem­pio­il mezzo milione di italiani che abitano nella Confederazio­ne o appunto nei confronti dei sessantamila frontalieri (ma non dimentichiamo i tedeschi che giornalmente invadono Zu­rigo o Basilea, o i francesi che la­vorano a Ginevra e Losanna, o ancora gli austriaci nella parte orientale del paese)? Nessuna chiusura delle frontiere, come potrebbe temere qualcuno, che si immagina una Svizzera chiu­sa a riccio pronta a sventare la «minaccia straniera»;no,l'inizia­tiva approvata dal popolo di strettissima misura impone en­tro tre anni di negoziare, in parti­colare con l'Unione europea (il principale partner commerciale della Confederazione), delle re­strizioni possibili in materia di li­bera circolazione delle persone. La modifica oggi approvata ha come obiettivo la reintroduzio­ne di un sistema di contingenti che diano la priorità dell’impie­go ai cittadini svizzeri o domici­liati, spesso «minacciati» dalla mano d’opera straniera. In so­stanza, è stata propria questa in­quietudine, questa paura sem­pre più diffusa e palpabile, a spin­gere il «sì» ad avere a sorpresa la meglio su governo, parlamento, organizzazioni economiche e sindacati, usciti tutti sconfitti in­sieme al loro «no».
di Paride Pelli (Giornale)


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