lunedì 12 gennaio 2015

Marocchino veneto che inneggia al terrorismo, Ciambetti: allerta elevatissima


Una persona da 12 anni in Italia, un marocchino, un operaio che gode di una libertà e una qualità della vita ben maggiori di quelli che avrebbe nel suo Paese d’origine, un uomo che può usufruire per sé e la propria famiglia di un servizio socio-sanitario tra i migliori d’Europa, che lavora e può dare a sua figlia un futuro che al di là del Mediterraneo non avrebbe, ebbene questa persona si permette di scrivere che quanto ha visto in televisione da Parigi non gli piaceva.
'Perché è durato poco. Quello dell'11 settembre era più bello’, aggiungendo poi che ‘12 sono pochi, poi neanche una foto con il sangue, forse muoiono di paura’.
La sua è la testimonianza di quanto profondo sia l’odio nei confronti della nostra società, della nostra cultura e del nostro modello di vita. Inutile spiegare a quest’uomo che quella qualità della vita di cui qui può godere è frutto di un percorso complesso, in cui sull’irrazionalità, sulle superstizioni, sulle credenze ha prevalso il lume della ragione: per lui noi siamo i suoi nemici e i suoi insulti ne sono una riprova. Farneticazioni? Non credo, perché dopo 12 anni vissuti in Italia questo signore sapeva benissimo lo sdegno che le sue affermazioni avrebbero provocato. Queste frasi postate su Facebook dimostrano quanto il livello d’allerta sia elevatissimo. Ogni buonismo e le forme di solidarietà, ricerca di dialogo, rischiano di trasformarsi in collateralismo: bisogna fare attenzione, perché a questa gente non interessa nulla del dialogo. Vogliono vedere il sangue. Dobbiamo ricordare che il terrorismo venne sconfitto proprio qui in Veneto facendo terra bruciata attorno ai terroristi, incidendo sui fiancheggiatori, demolendo ogni possibilità di sostegno o adesione: questa è l’unica strada da percorrere. Per il signore marocchino, ex giocatore di calcio, operaio nel rodigino non ci siano scuse, né attenuanti.

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