giovedì 31 ottobre 2013

Halloween? No grazie, mejo la Suca baruca


Non diversamente da altre feste profondamente radicate nelle culture antiche e intimamente connesse ai cicli vitali della natura  anche Halloween ha subito una sorta di plagio, una trasformazione, quasi un depotenziamento se non censura della sua carica e forza, che l’ha mutata profondamente facendola diventare una sorta di carnevalata divertente per bambini o spunto per un neopaganesimo privo di stimoli e idee.  Ciò che lascia perplessi di questa festa non è infatti l’antico rituale legato probabilmente ai culti celtici pre-cristiani, così profondamente radicati da spingere la Chiesa a spostare già nel IX secolo la festività dei Santi da maggio al 1 novembre e a far seguire a questa anche il giorno dedicato ai Defunti, quanto  la gazzarra di una mascherata autunnale che sembra un inno alla religione consumista esportata e imposta dagli Usa. Halloween è, in questo senso, uno dei riflessi di quel processo di omogeneizzazione di gusti e pensieri, stili di vita e abitudini che sembra segnare la globalizzazione o, meglio, la  macdonaldizzazione del mondo, con maggiore  o minore intensità a seconda dei luoghi. In Italia la macdonaldizzazione, e la trasformazione antropologica del cittadino in mero consumatore,  non è di certo fatto degli ultimi decenni.  E a proposito di questo consumismo, già Pasolini aveva colto nel segno notando come l’impianto centralistico dello stato fosse funzionale ad un progetto di sviluppo estraneo alla nostra storia e tradizione; il centralismo statale, secondo Pasolini,   “ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha imposto cioè... i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane”.
Rifiutare la carnevalata di Halloween? Yes, we can e lo possiamo fare mantenendo lo spirito della festa di Ognissanti e dunque l’anima originale della tradizione celtica.   Rovesciamo il tavolo del gioco, riappropriamoci della festa  senza dover rendere nulla alle stravaganze statunitensi.  E non sarebbe la prima volta che noi veneti ci appropriamo di qualcosa che arriva dall’altra parte dell’Oceano per creare qualcosa di originale, di nostro: la Mosa, ad esempio, crema di zucca cotta nel latte e addensata con farina di mais, è  fatta partendo da prodotti del Nuovo Mondo che la nostra tradizione ha saputo rileggere e reinterpretare.
Possiamo ripartire, coniugando l’alta cultura con quella popolare,  da “Zucca barucca, barucca calda” con cui Canocchia   cerca di attirare gli avventori nel  primo atto delle  “Baruffe chiozzotte “ di Carlo Goldoni in cui sarà proprio la fetta di zucca barucca calda  offerta da Toffolo,  Marmottina,  a Lucietta, promessa sposa a Titta-Nane,  innescare incomprensioni e litigi.
La Suca barucca è prodotto per eccellenza di Ciosa, Chioggia, come della Saccisica, Piove di Sacco,  dove si celebra la Suca col mocolò impissà.  Insomma, motivi per festeggiare Ognissanti e l’inizio della fase finale del contratto agricolo che da noi scadeva a san Martino, ce ne sono e non sono pochi senza dover pagare lo scotto all’omogeneizzazione culturale e alla macdonaldizzazione.
di Roberto Ciambetti

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