lunedì 14 ottobre 2013

Roberto Ciambetti: grazie a Letta porte aperte a clandestini e carceri, ma chiuse a lavoro



“Chi chiede l’abolizione della legge Bossi Fini dovrebbe ricordare che La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 22/2007 sancì che il rapporto reato-pena previsto in quella legge non viola il canone della ragionevolezza; pensare che la legge Bossi-Fini sia sbagliata significa solo dire una cosa: si vuole aprire  indiscriminatamente le frontiere ai flussi clandestini.
Bisognerebbe spiegare perché un provvedimento del genere dovrebbe fermare le carrette dei neoschiavisti nel canale di Sicilia e impedire nuove stragi”. L’assessore regionale del Veneto al Bilancio ed enti locali, Roberto Ciambetti,  replica alle dichiarazioni del premier Letta che, “sulla scia dell’emotività suscitata dalle recenti tragedie” ha detto Ciambetti, vorrebbe abolire l’attuale normativa che colpisce l’immigrazione clandestina. “Chi contesta i centri di accoglienza, poi, dovrebbe riflettere pensando che essi furono istituiti dalla legge Turco Napolitano: chi scarica sulla legge Bossi Fini le responsabilità di una situazione devastante è per lo meno disinformato  per non dire altro.  Sapete quanti rom stanno scalpitando  in Romania e Bulgaria  perché dal prossimo anno potranno arrivare nelle nostre città senza dover superare alcun controllo? perché i governi di Germania, Francia, Olanda hanno adottato una linea dura proprio su questi temi, mentre in Italia si continua nel lassismo?  In verità quello di Letta è  il governo delle porte aperte – ha detto Ciambetti –  che si tratti delle carceri o dell’immigrazione clandestina Letta e Soci spalancano le porte,  mentre le porte sono chiuse in faccia ai nostri giovani che cercano lavoro o ai troppi disoccupati. 
Porte aperte di Letta che contrastano con le serrande abbassate  di troppi esercizi commerciali o i cancelli chiusi di troppe imprese, soffocate da troppe tasse e da una imposizione fiscale insopportabile. Il tutto mentre va delineandosi una Legge di stabilità he sottrare ancora risorse a Comuni e Regioni, cioè a chi deve garantire nel territorio la sanità, l’assistenza sociale, gli interventi di sostegno ai più bisognosi, a chi, facendo lavorare le imprese locali, cerca di rimettere in circuito capitali e risorse economiche: di questo passo non ci saranno più soldi per i nostri poveri, per i nostri anziani, per i disabili e per chi ha bisogno. Non ci sarà nemmeno la possibilità di dare una accoglienza degna di questo nome a chi cerca rifugio nella nostra terra, ma di questo non si parla, quasi non esistesse il problema. Da una parte –ha concluso Ciambetti - si parla di solidarietà esasperata, dall’altra si sta azzerando lo stato-sociale: qualcosa non quadra più anche il governo vorrebbe scaricare nei Comuni e nelle Regioni dalle gestioni virtuose i costi della quadratura del cerchio”.  
Roberto Ciambetti, assessore Regione Veneto

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